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lunedì 1 dicembre 2014

Padre Clemente Maria Rebora, poeta in attesa di Qualcuno (Corona d’Avvento dei Testimoni 2014 #1)

Chi è?

Ritratto di padre Rebora
realizzato dal pittore trentino Fabio Nones
Clemente Rebora nacque a Milano il 6 gennaio 1885 e ricevette il Battesimo due giorni dopo. Dopo la formazione accademica, si diede all’insegnamento e all’attività di conferenziere, interessato in particolare alla letteratura russa. Diede anche alle stampe due raccolte poetiche, poco considerate alla sua epoca. Il servizio militare lo sconvolse, spingendolo al disgusto per la vita, peggiorato con la partecipazione alla prima guerra mondiale.
Incaricato di tenere alcune lezioni sulle grandi religioni, per comprendere il cattolicesimo cominciò a leggere gli Atti dei Martiri. Ma nel 1928, prima di iniziare a parlare in una conferenza su Cristo e la donna, rimase bloccato e disorientato: fu quello l’inizio della sua conversione. Grazie all’Arcivescovo di Milano, il cardinal Alfredo Ildefonso Schuster (Beato dal 1996), venne indirizzato a un direttore spirituale, si confessò e ricevette i Sacramenti.
Comprese di essere chiamato al sacerdozio ed entrò come novizio, nel 1931, nell’Istituto della Carità, fondato da don Antonio Rosmini (Beato dal 2007). Nel 1936, prima di diventare sacerdote, d’accordo con i superiori vece voto di scomparire “polverizzato” (è la parola usata da lui stesso) e cessò l’attività poetica, per dedicarsi invece alla predicazione e alla direzione spirituale a Domodossola, Rovereto e Stresa. Riprese a scrivere dopo più di vent’anni, ma nel 1952 ebbe un attacco di emorragia cerebrale, a cui si aggiunse, tre anni dopo, una grave forma di arteriosclerosi. Morì venticinque mesi dopo, alle 6.54 del 1°novembre 1957, presso il Collegio Rosmini di Stresa (VB).
I suoi resti mortali riposano dal 1985, a cent’anni dalla nascita, nella navata destra della chiesa del Crocifisso, annessa al Collegio Rosmini.

Cosa c’entra con me?

Il nome di Rebora non mi era affatto sconosciuto. Non l’avevo studiato a scuola, ne sono sicura: più probabilmente, deve avermene parlato uno dei miei educatori in oratorio, membro di Comunione e Liberazione. Per inciso, non so perché a don Giussani piacesse tanto, però ho rintracciato alcuni suoi brevi commenti ad altrettante poesie. 
So per certo di aver letto due suoi lavori, Il gran grido e Il sacerdote, in un libro allegato a Famiglia Cristiana uscito nella Settimana Santa del 2005. Il primo è particolarmente adatto a queste pagine, perché parte dal grido di Gesù in croce per arrivare, lungo una schiera di testimoni rappresentati da Santi canonizzati, al «Fammi buono!» del Beato Antonio Rosmini; il secondo, invece, mi era piaciuto così tanto che devo averlo adoperato per fare gli auguri a qualche prete novello di mia conoscenza.
L’occasione per andare oltre queste vaghe reminiscenze mi è stata offerta lo scorso finesettimana, durante un ritiro spirituale presso il Collegio Rosmini di Stresa. Ho aderito con molto piacere alla proposta di andarci: pregustavo il panorama del lago e, soprattutto, di potermi procurare qualche immaginetta del Fondatore di quel collegio. Ero da poco arrivata, quando le ho trovate: insieme ad esse, c’era anche del materiale divulgativo su Rebora, compresi dei santini con la preghiera per chiederne l’intercessione (ma non mi risulta che per lui sia in corso una Causa canonica).
Il predicatore ha aperto e chiuso le meditazioni che ci ha offerto con altre sue liriche, accompagnandole con delle lectio su alcuni passi dei profeti Geremia e Isaia. Nel presentarci i suoi tratti biografici, ha fatto presente come abbia molto in comune con le inquietudini degli uomini di oggi, pur se tra lui e noi ci sono cent’anni di distanza.
Terminata la prima meditazione, mi sono messa a girare il Collegio cercando un posticino tranquillo per mettere per iscritto le idee che mi sorgevano. L’ho trovato nella chiesa del Crocifisso, al centro del complesso, dove riposano le spoglie sia di questo poeta sia del suo Fondatore. Ci sono rimasta nonostante facesse freddino, per sentire ancora più vicini entrambi.
Più o meno intorno alle 16.30, ho visto entrare quello che mi sembrava uno dei Padri del luogo, così gli ho domandato di poter aumentare l’illuminazione in chiesa perché potessi vederci meglio. Per tutta risposta, si è seduto accanto a me e ha iniziato a farmi domande sulla mia provenienza: per una volta, una persona consacrata ha attaccato bottone con la sottoscritta e non l’inverso!
Pian piano, mentre gli spiegavo da dove venissi e cosa ci facessi lì, gli ho esposto anche alcune preoccupazioni che le domande proposte dal predicatore mi avevano suscitato. Il religioso, compiaciuto perché gli avevo detto anche delle due poesie di cui facevo cenno prima, me ne ha citata un’altra, che ha goduto di un’inattesa ripresa da parte di papa Francesco, nel suo recente discorso al Consiglio d’Europa a Strasburgo: Il pioppo. Come quella pianta, pur scossa dai venti ma col tronco ben piantato in terra, anch’io non devo crollare di fronte alle angosce che mi prendono, curando di avere le radici, ossia la fede, profondamente avvinte al suolo.
A proposito della medesima poesia, ha aggiunto che fa parte delle ultime uscite dal suo ingegno e dalla sua fede, nel tempo della malattia. Anzi, con un’inattesa confidenza, mi ha rivelato di essere stato suo infermiere e copista (ormai Rebora era paralizzato) fino ai suoi ultimi giorni. Mi sa tanto che si tratta del medesimo Rosminiano che, alcuni anni fa, era stato intervistato da Avvenire in un articolo che ho letto mentre mi documentavo per questo post.
Qualche critico più esperto di me è arrivato a parlare di damnatio memoriae per la sua produzione religiosa, mentre altri, non solo del Movimento succitato, lo stanno rivalutando anche per proporlo in momenti come quelli che ho vissuto ieri e il giorno precedente.
Propongo adesso la prima parte di un documentario su di lui, andato in onda nel 2011 su TV 2000 per il programma La selva delle lettere; le restanti tre sono visionabili sul canale YouTube del regista, Luigi Boneschi.


Il suo Vangelo

Il motivo per cui inizio la Corona d’Avvento dei Testimoni 2014 parlando di Rebora, dopo l’anticipazione con l’intervista alle Piccole Sorelle di Gesù che stanno a Betlemme, risiede nel componimento con cui si è aperta la riflessione del predicatore del ritiro, Dall’imagine tesa.


Dall’imagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa -
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

Non è quel che si dice una poesia d’occasione. Risale al tempo di poco precedente la sua conversione e risente di una tensione innegabile verso un “nessuno” che dichiara con insistenza di non aspettare, ma che poi è diventato “qualcuno”, una Persona incontrata con la mediazione di credenti convinti; a Lui si è donato completamente, tanto da rinunciare per lungo tempo a produrre poesia. Questo almeno finché il fuoco che sentiva nelle sue ossa, per riprendere l’immagine del profeta Geremia, non l’ha spinto ad esprimere in versi anche la sua coscienza di essere parte della Chiesa.
Penso proprio che faccia parte di quei consacrati talentuosi che ho incrociato nella mia vita. Immagino, quindi, che potrà far sentire il suo aiuto a quanti hanno a disposizione delle abilità artistiche spiccate e le adoperano, con risultati variabili, per il Vangelo. Non solo: credo che abbia molto da dire pure a quanti, come accadde a lui, sono in attesa di un incontro che li cambi e a chi, pur avendolo sperimentato, non attende più e non si proietta verso il futuro.

Per saperne di più

Clemente Rebora, Le poesie (1913-1957), Garzanti Libri 1999, pp. 635, € 21,50.
La più recente edizione di tutti i suoi componimenti.

Clemente Rebora, Frammenti lirici. Edizione commentata, Interlinea 2008, pp. 854, € 36,00.
La sua prima raccolta poetica, uscita nel 1913, qui riproposta con un ampio commento.

Clemente Rebora, Un vocabolario cristiano, Edizioni Feeria – Comunità di San Leolino 2010, pp. 60, € 10,00
L’abbozzo di un vocabolario col quale il poeta intendeva presentare le grandi parole create dal cristianesimo o da esso caricate di nuove accezioni.

Su Internet
  
Sezione a lui dedicata del sito ufficiale italiano dei Padri Rosminiani
Sezione del sito del Centro Novarese di Studi Letterari Onlus a lui dedicata.

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