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giovedì 19 novembre 2015

Squarci di testimonianze #12: la calda buona notizia di Alberto Ravagnani




Perché quest’immagine?
Leggete più avanti…
È trascorsa quasi una settimana dai fatti di Parigi. Si continuano a diffondere notizie dolorose di morte, o di minacce che potrebbero colpire luoghi più o meno impensati. Eppure, nonostante queste preoccupazioni, c’è qualcuno che prova ad alzare lo sguardo, da un posto non tanto lontano da me.
Mentre, a buon diritto, su Facebook rimbalzava il post del francese Antoine Leiris e il suo proposito di non provare odio verso i terroristi che gli hanno ucciso la moglie, io ho ricevuto via messaggio privato il collegamento a un filmato, caricato sul profilo di qualcuno che aveva un nome a me conosciuto: Alberto Ravagnani. Ho sperato con tutta me stessa anzitutto che fosse un caso di omonimia, poi, se effettivamente fosse il ragazzo che pensavo, che il filmato non riportasse nulla di negativo o scandaloso. Il motivo si spiega in breve: Alberto è un seminarista, che attualmente frequenta la IV Teologia nel Seminario arcivescovile di Venegono Inferiore, nella mia diocesi di Milano. Se mi seguite da parecchio, immagino sappiate perché tenga tanto a quelli come lui, con un affetto che a molti pare smodato perché, secondo loro, io ignoro cosa accada davvero tra le mura di quel luogo e mi baso su resoconti edulcorati e ufficiali.
Ho incontrato Alberto per la prima volta nel gennaio di due anni fa, durante un incontro con i giovani della parrocchia vicina alla mia, nel corso della Settimana pastorale. Si tratta di un periodo in cui i seminaristi del Biennio teologico, divisi in gruppetti, visitano alcune parrocchie e incontrano le realtà ad esse collegate. Lui in particolare mi colpì, per l’entusiasmo con cui aveva commentato le scelte di alcuni giovani miei compagni.
Nel mese di aprile il gruppo ha ricambiato la visita, così l’ho ritrovato. Mi sono però accontentata di segnarmi nome, cognome e classe d’appartenenza, per non dargli fastidio e seguirlo a distanza, principalmente tramite le pagine del mensile La Fiaccola. L’8 settembre dello scorso anno, come d’uso dalle mie parti, ha vestito la talare, ma nel momento di festa seguito alla Messa sono riuscita solo a dirgli le mie confuse congratulazioni.
Dopo queste precisazioni, che forse potrete ritenere inutili, passo a commentare il filmato. Se ho ben capito, da un po’ di tempo Alberto usa pubblicare dei brevi video sul suo profilo, ma questo, non per caso, penso sia uno dei più visualizzati.



Non lasciamoci rubare la speranza dalle cattive notizie di questi giorni. C'è sempre spazio per #unabuonanotizia!#prayforparis #dalvangelodioggi
Posted by Alberto Ravagnani on Domenica 15 novembre 2015
La mia prima reazione è stata di parziale sollievo: il contesto non è qualche locale equivoco, ma la sua stanza del Seminario. Volevo però andare fino in fondo, per capire che cosa avesse di tanto importante da comunicare.
Insomma, alla fine mi sono trovata d’accordo con il messaggio che ha voluto trasmettere. Davvero, in questi giorni, siamo circondati da eventi che, se non restano in superficie, entrano nelle ossa e congelano, quasi anestetizzandolo, il cuore. Allora fa bene, esattamente come una tazza di una bevanda calda, sentirsi ricordare che le tragedie provocate dall’uomo o le catastrofi naturali sono cose penultime e che la fine di tutto sarà, nella migliore delle ipotesi, una festa, un incontro d’Amore.
Può far sorridere il modo di porsi davanti alla videocamera del telefonino (immagino) di questo giovane, come pure il suo modo di parlare. Si potrebbe anche pensare che sia ancora inesperto e ingenuo: in fondo, se Dio vorrà e i superiori pure, gli mancano poco più di due anni per diventare prete. Eppure trovo lodevole il suo tentativo di sfruttare i mezzi di comunicazione per lanciare un segnale speranzoso in un mondo che appare confuso a più livelli. Inoltre, lo trovo in consonanza con l’espressione «Rilassati e credi al Vangelo!» coniata da don Pierluigi Torriani, parroco di Vizzolo Predabissi, morto nel 2011. In fondo, un modo per rilassarsi è assumere una tisana fumante, specie con questi freddi anche atmosferici.
Quanto a me, sento ancora più deciso il desiderio di pregare per questi giovani (più o meno) fratelli, non solo per quelli ambrosiani a me più vicini, ma anche per tutti quelli che, attualmente, stanno verificando se il sacerdozio sia la via per la loro felicità. Prego, allora, che non smarriscano il coraggio, l’entusiasmo e la passione per Gesù e per la Chiesa che li porta, in casi sempre più evidenti, a impiegare la musica o le comunicazioni sociali per il Bene, purché, appunto, rimangano mezzi, non fine del loro operato.

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