«E ti vengo a cercare» ... in corso Italia a Milano

Il santuario visto da fuori (foto mia)
Il 30 dicembre, nel santuario di Santa Maria dei Miracoli e San Celso, in corso Italia a Milano, ricorre l’anniversario di un fatto ritenuto prodigioso. Nel 1485, durante un’epidemia di peste, un’immagine della Madonna col Bambino, risalente ai tempi di sant’Ambrogio, prese vita. Poco dopo, la peste sparì.
Conosco bene quel santuario perché ci passo davanti col tram mentre vado verso il centro della città. A volte mi è anche accaduto di partecipare alla Messa e, in più, ho accompagnato una mia amica e suo marito a ricevere la benedizione per gli sposi, secondo un’usanza ancora oggi in vigore. Non immaginavo, però, che fosse stato scelto per concludere il videoclip di uno dei pezzi più profondi e suggestivi di un noto cantante.
Nell’estate dell’anno scorso, mentre saltavo da un canale all’altro, mi sono fermata su una rete che trasmetteva videoclip un po’ datati. Uno di questi era quello abbinato al brano E ti vengo a cercare, di Franco Battiato, tratto dall’album Fisiognomica, del 1988 e diretto dal cantante medesimo insieme a Luca Volpatti (secondo quanto è scritto nella copertina interna della raccolta Dal cinghiale al cammello). Mia sorella mi faceva spesso ascoltare i brani di quel cantautore, compreso questo, quando andava al liceo.

Ricordavo che il video è girato in soggettiva, seguendo i passi di un anonimo viandante che percorre, in bicicletta e a piedi, le strade di una città, fino ad arrivare sulla soglia di una chiesa. Dopo anni, sono riuscita a scoprire quale sia l’edificio davanti a cui termina il suo cammino: è proprio il santuario di cui sopra. In effetti, mia sorella mi ha raccontato (ma non so dove l’abbia saputo) che Battiato, nei suoi anni giovanili, abitava in corso Italia.
Ho quindi pensato di affiancare ai fotogrammi finali alcune foto, in cui ho provato a riprodurre le stesse inquadrature.

Lo zoccolo sul marciapiedi




Il porticato tra il santuario e quel che rimane dell’antica basilica di San Celso

S’intravvede la facciata

La soglia della chiesa


Qualcuno dei commentatori al video ufficiale è arrivato alle mie stesse conclusioni (eventualmente fate click per ingrandire):



Da anni gli appassionati s’interpellano su chi sia il “tu” a cui il cantante si rivolge, se una persona amata o Dio. Nel libro Franco Battiato. Tecnica mista su tappeto – Conversazioni autobiografiche con Franco Pulcini (EDT, Torino 1992, p. 21; citato da Paolo Jachia, E ti vengo a cercare – Franco Battiato sulle tracce di Dio, Ancora 2005, p. 77), dichiara:
È una canzone volutamente ambigua. C’è una ricerca doppia. Divini sono, per chi ama, anche una donna o un uomo, a seconda dei casi. Però la tendenza è verso un essere superiore. C’è anche il tema dell’emancipazione dalle passioni che fa pensare a qualcosa di divino, così come anche la ricerca dell’essenza. Si capisce che la firma in calce alla canzone, La Passione di Bach, è un siglare la canzone spingendola in un certo senso.
Nel video, quelle note si sentono proprio quando la telecamera rallenta fino a fermarsi prima di varcare il portico d’ingresso al santuario.
Mi piace pensare che la ricerca di tanti possa trovare quiete proprio là, tramite i Sacramenti dispensati dai padri Oblati Vicari (non religiosi, ma sacerdoti diocesani a completa disposizione dell’arcivescovo di Milano), o trovando qualche lettura interessante nel tavolino in fondo alla chiesa, o ancora mettendosi sotto la protezione della Madonna che, oggi come allora, mostra a tutti il suo Figlio.
L’affresco della Madonna di sant’Ambrogio (fonte)

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