Monsignor Alfonso Maria de Liguori, il missionario che insegnava a parlare con Dio

Giuseppe Antonio Lomuscio,
Sant’Alfonso fondatore e moralista,
1997, Roma, Casa Generalizia dei Redentoristi
(fonte)


Nota mia: per secoli l’iconografia di sant’Alfonso
 lo ha presentato soprattutto come anziano
 e incurvato per via dell’artrite.
 Ho preferito quest’immagine,
realizzata in occasione del terzo centenario della nascita,
perché la trovo più corrispondente
 alla sensibilità di oggi.


Chi è?

 

Alfonso Maria (al Battesimo, Alfonso Maria Antonio Giovanni Francesco Cosimo Damiano Michel Angelo Gasparro) de Liguori nacque il 27 settembre 1696 a Marianella, oggi quartiere di Napoli, da Giuseppe de Liguori, la cui famiglia apparteneva al ceto dei cavalieri napoletani, e Anna Caterina Cavalieri dei marchesi d’Avenia.

Insieme ai fratelli, fu educato nel rispetto dei valori religiosi, cui tenevano sia il padre, sia la madre. Studiò sotto la guida di precettori privati, che l’istruirono nelle discipline letterarie, scientifiche e artistiche.

Ad appena dodici anni terminò gli studi superiori e fu iscritto, nel 1708, alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli. A sedici anni, grazie a una particolare dispensa, poté laurearsi in diritto canonico e civile, ma il secondo campo fu la sua vera specialità.

Durante gli anni di tirocinio, alimentò la propria fede frequentando i Padri dell’Oratorio di san Filippo Neri, come già faceva da tempo, e assistendo i malati nell’Ospedale degli Incurabili. Il padre, a quell’epoca, gli presentò due proposte di matrimonio, che non andarono a buon fine.

Dopo cinque anni di smarrimento spirituale, si decise ad abbandonare la vita mondana dopo un ritiro seguito presso i Preti della Missione. Nel 1723, dopo anni di successi professionali, perse per la prima volta una causa: lui difendeva il duca Filippo Orsini di Gravina, che nulla poté contro le influenze di Cosimo III de’ Medici, granduca di Toscana.

Nello stesso anno, il 29 agosto, mentre si trovava all’Ospedale degli Incurabili, fu spinto da una voce interiore a consacrarsi interamente a Dio: come segno di quella scelta, depose sull’altare della chiesa della Madonna della Mercede la propria spada da cavaliere.

Inizialmente pensò di entrare tra gli Oratoriani, anche se suo padre non era d’accordo. Frequentò allora il Seminario diocesano come esterno e cominciò a seguire la Confraternita dei Missionari Diocesani detta delle Apostoliche Missioni: in quel modo, cominciò a conoscere la povertà del popolo napoletano. Il 6 aprile del 1726 venne ordinato diacono e, il 21 dicembre seguente, sacerdote.

Insieme ad alcuni amici, tra i quali Gennaro Sarnelli (beatificato nel 1996), avviò le “cappelle serotine”, formate da piccoli gruppi di fedeli seguiti da laici appositamente preparati e assistite spiritualmente da lui e dagli altri preti.

Nel 1729 lasciò la casa paterna per stabilirsi al Collegio dei Cinesi, per sacerdoti che intendevano prepararsi alle missioni in Cina, ma capì di dover essere missionario tra il popolo di Napoli e delle regioni vicine. Nel 1732, dunque, si stabilì a Scala, sulla Costiera Amalfitana, per avviare la fondazione a cui era stato incoraggiato da parte di Maria Celeste Crostarosa, monaca visitandina (beatificata nel 2016).

Il 9 novembre 1732 nacque ufficialmente la Congregazione dei Padri del Santo Salvatore, preceduta, il 17 maggio 1731, dall’Ordine del Santissimo Salvatore, femminile. Il 9 maggio 1740 don Alfonso fu eletto superiore generale a vita. Nelle missioni al popolo che lui e i compagni predicavano, cominciò a diffondere brevi opuscoli scritti da lui stesso (centoundici, nell’arco di tutta la sua vita) e canzoni su melodie già conosciute, ma con testi religiosi.

Con l’approvazione delle Regole da parte di papa Benedetto XIV, il 25 febbraio 1749, la fondazione cambiò titolo in Congregazione del Santissimo Redentore, i cui membri vennero detti Redentoristi (lo stesso avvenne, l’anno successivo, per le monache) legati, almeno per il momento e solo per ragioni politiche, da un voto di perseveranza. La casa madre, invece, era stata stabilita a Nocera dei Pagani, l’attuale Pagani.

Il 2 maggio 1762 padre Alfonso fu nominato Vescovo di S. Agata dei Goti, ricevendo l’ordinazione a Roma il 20 giugno dello stesso anno e facendo il solenne ingresso l’11 luglio seguente. Le sue preoccupazioni maggiori furono per la formazione del clero e per la cura dei monasteri delle religiose. Continuò, in pari tempo, a seguire la sua congregazione, assistito da un vicario generale.

Dopo tredici anni di episcopato, il 17 luglio 1775, papa Pio VI accettò le sue dimissioni. Tuttavia, a causa di alcune incomprensioni, il Pontefice operò una separazione tra le cinque case del Regno delle Due Sicilie, che avevano finito con l’adottare un Regolamento modificato, e le quattro nel territorio dello Stato Pontificio.

Monsignor de’ Liguori, sempre più ammalato e affetto anche da un’artrite deformante, dopo questi fatti si aggravò. Continuò ugualmente a impartire i suoi insegnamenti ai confratelli della comunità di Pagani, dove si era ritirato, fin quasi alla morte, avvenuta il 1° agosto 1787.

Fu beatificato nel settembre 1816 e canonizzato il 26 maggio 1839 da papa Gregorio XVI. Il Beato Pio IX, il 23 marzo 1881, lo proclamò Dottore della Chiesa, mentre papa Pio XII, il 26 aprile 1950, gli attribuì il patronato su tutti i confessori e i moralisti.

I suoi resti mortali sono venerati dal 1821 in un’apposita cappella nella Basilica di Sant’Alfonso a Pagani, posti sotto l’altare.

 

Cosa c’entra con me?

 

Il mio primo contatto con sant’Alfonso è avvenuto tramite un libro della collana Fiori di Cielo, appena passata alle Edizioni San Paolo. In più, era il primo volumetto con la grafica rinnovata, ovvero senza lo sfondo azzurro per un personaggio maschile o rosa per uno femminile. Come per altri soggetti trattati nella stessa serie, l’avevo preso per ragioni collezionistiche, ma mi ero trovata davanti una storia veramente da scoprire.

Il primo aspetto che mi colpì fu l’impegno che Alfonso prese in giovane età, ossia di non perdere mai tempo. Essendo ancora poco meno che adolescente, mi domandavo come potessi fare, dato che le mie giornate mi sembravano già abbastanza piene, concentrata com’ero sulla scuola. Anni dopo, ormai concluso il mio percorso di studi, mi è risultato evidente che non dovevo davvero sprecare il parecchio tempo libero che avevo a disposizione, tant’è che adesso, se mi capita di oziare, mi sento subito in colpa.

Il secondo fu la sua reazione di fronte al fallimento professionale, grazie al quale capì che non doveva misurare il proprio valore rispetto alla riuscita nella vita. Neanche a me è sempre riuscito bene tutto, specie durante l’università. Al primo anno ho passato un momento di sconforto perché, avendo sostenuto due esami di fila, non avevo ottenuto risultati corrispondenti alle mie aspettative. Riflettendo, ho ridimensionato quella reazione e mi sono impegnata a migliorare, come di fatto è accaduto, al netto di altri due voti inferiori alla mia media.

Negli anni seguenti, la sua storia s’intrecciò di nuovo con la mia per tramite di san Gerardo Maiella, che meriterebbe un post tutto suo. Per farla breve, quest’ultimo personaggio era conosciuto nella mia famiglia, ma non nei dettagli: di conseguenza, di passaggio per il Santuario di Pompei, presi una sua biografia. Lì ritrovai sant’Alfonso, in quanto superiore generale, o meglio, Rettore Maggiore, della congregazione nella quale Gerardo era entrato come fratello laico, fondata da lui stesso appena sedici anni prima.

Nel maggio 1754 lo convocò a Pagani perché aveva ricevuto una lettera nella quale Nerea Caggiano, che fratel Gerardo stesso aveva indirizzato al monastero del Santo Salvatore di Foggia, ma che era rientrata in famiglia dopo tre settimane, accusava il religioso di aver disonorato una ragazza. Visto che lui non rispondeva alle accuse, sant’Alfonso gli proibì di aver corrispondenza con laici e di ricevere la Comunione fino a nuovo ordine.

Dodici giorni dopo, gli concesse di tornare a comunicarsi; annullò le altre proibizioni due mesi dopo, quando l’accusatrice ritrattò in due lettere. Richiamato san Gerardo a Pagani, gli domandò perché non si fosse difeso: lui ribatté che la Regola dell’Ordine non ammetteva che ci si potesse scusare davanti ai rimproveri dei superiori. A quella risposta, il santo fondatore si commosse e invocò la benedizione di Dio su di lui,

La televisione, poi, ha innescato in me la scintilla per avviarmi più concretamente sulle sue orme. Durante le vacanze estive del 2012, infatti, mentre saltavo di canale in canale, scoprii Telenuova 2, emittente riservata a programmi religiosi curati dai padri Redentoristi.

A ridosso del 1° agosto, cominciò a trasmettere degli speciali su sant’Alfonso e sul suo santuario di Pagani. Facendo qualche controllo, appurai che non c’era molta distanza, percorribile anche in treno, da Portici, dove mi trovavo in vacanza, a quella località. Così, dopo aver provato a convincere i miei parenti, mi feci accompagnare lì.

Il tragitto dalla stazione al santuario era breve, ma io e le mie accompagnatrici ci perdemmo; fu solo grazie all’aiuto di una signora del posto che recuperammo la strada giusta. Visitammo la chiesa, dove un sacerdote molto gentile ci aspettava per aprirci, come da mia richiesta, le stanze con i ricordi del Fondatore, come le avevo viste in televisione. Quindi partecipammo alla Messa e pregammo a lungo di fronte all’urna con i resti del Santo.

Mi fu dato un piccolo libro stampato per commemorare il duecentocinquantesimo anniversario del suo ingresso come vescovo a Sant’Agata dei Goti, che solo di recente ho ripreso in mano. In questo modo, ho appurato che ho almeno un aspetto in comune con lui: nel 1775, quasi alla fine del suo episcopato, diede alle stampe Vittorie de’ Martiri, libro che nella prima parte racconta dei martiri più noti dei primi secoli del cristianesimo, mentre nella seconda espone le vicende di quelli più vicini a lui cronologicamente, vale a dire i martiri giapponesi uccisi tra il 1597 e il 1636. L’agiografia non era il suo interesse principale, ma di certo l’ha adottata per stimolare soprattutto i ragazzi e i giovani a essere generosi e animati da vera carità, come i personaggi da lui descritti. Più o meno, è quanto cerco di fare anch’io.

A dirla tutta, per parecchio ho creduto che sant’Alfonso non abbia sufficiente popolarità in questi tempi. Certo, qualcuno continua a cantare le canzoncine spirituali, di suo pugno o derivate, a volte travisandone inconsapevolmente il testo. Al di là di questo, però, mi sembrava che a lungo ci fosse stato un certo disinteresse nei suoi riguardi.

Dimenticavo, però, che la trasmissione Bel tempo si spera su TV 2000, aveva parlato di lui due volte, quattro anni fa: il 30 marzo e il 4 luglio 2017. Alla prima trasmissione appartiene il video qui sotto, in cui sono mostrate le stanze che io stessa avevo visitato.


Due anni fa, invece, mi era venuto naturale inserirlo nella mia proposta di figure alternative a quelle che la Fondazione Oratori Milanesi aveva selezionato per l’Oratorio Estivo 2019. A Beati e Santi vissuti in epoca contemporanea, ma già parecchio famosi, avevo idealmente sostituito altri di epoche più remote (tranne una): sant’Alfonso ne faceva parte, come esponente dell’arte della Musica, sebbene s’intendesse anche di pittura. 

Avevo poi pensato di dedicargli un articolo della rubrica Santi da giovani, nella quale, durante il Sinodo dei Vescovi sui Giovani, avevo iniziato a immaginare come alcuni Santi morti in tarda età (lui rientrava decisamente nella categoria, essendo tornato a Dio a novant’anni, dieci mesi e quattro giorni) raccontassero in prima persona i loro anni giovanili. Purtroppo è un progetto che ho accantonato per mancanza di tempo, ma potrei pur sempre riprenderlo, un giorno.

Infine, spero che le celebrazioni della Messa che TV 2000 ha garantito da Pagani lo scorso aprile e il Messaggio di papa Francesco nel centocinquantesimo anniversario della proclamazione di sant’Alfonso come Dottore della Chiesa abbiano incuriosito qualche persona in più.

 

Cosa c’entra con san Giuseppe?

 

La devozione per san Giuseppe da parte di sant’Alfonso era grandissima, come dimostra una delle sue Opere ascetiche, il Settenario di meditazioni in onore di San Giuseppe per li sette giorni precedenti alla sua festa, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1758.

Come dimostra questo articolo sul sito dell’Accademia Alfonsiana, in quell’opera lui dà una lettura concentrata sulla dimensione umana del Santo: medita sulle sue preoccupazioni, ma anche sulle sue consolazioni, fino all’ultima, ovvero la morte alla presenza del Figlio che aveva curato con tutte le forze.

 

Il suo Vangelo

 

Sant’Alfonso ha preso sul serio la scelta di abbandonare il mondo con i suoi successi per mettersi al servizio del Signore, anche se inizialmente aveva idee vaghe. È stata la sua esperienza di missionario itinerante a fargli capire che il popolo del suo tempo aveva bisogno di qualcuno che non solo lo convertisse a Dio, ma che gli desse anche gli strumenti giusti, in modo da sapere come perseverare.

Le responsabilità come Rettore Maggiore di una congregazione in via di espansione, a cui si aggiunsero quelle come vescovo, non spensero in lui l’ardore per la missione, intesa come spinta ad andare incontro a tutti, a cominciare dalle masse che non conoscevano Dio o che di Lui avevano visioni distorte o scorrette. Sapeva in prima persona cosa volesse dire passare da un’interpretazione basata sul rigore a una che tenesse da conto le fragilità umane, così da aiutare le coscienze a camminare verso il bene, anzi, verso la santità.

Per alimentare questo cammino, indicava il ricorso frequente alla preghiera, sia nella predicazione, sia nelle sue centoundici opere, intendendola come un continuo dialogo con Colui che ci ha creati, ringraziandolo e provvedendo a migliorare, riparando a tanto male commesso.

In quella intitolata Modo di conversare alla familiare con Dio, al punto 316, appoggiandosi al versetto 31 del capitolo 8 del libro biblico dei Proverbi, raccomanda:

Il paradiso di Dio, per così dire, è il cuor dell'uomo. Dio vi ama? Amatelo. Le sue delizie sono di esser con voi, e le vostre sieno d'esser con esso lui, e di passare tutto il tempo della vostra vita con chi voi sperate di passare l'eternità beata, nella sua amabile compagnia.

Queste esortazioni continuano a risuonare: del resto, anche se le opere alfonsiane non compaiono nella classifica settimanale dei libri religiosi più venduti, non per questo significa che abbiano perso il loro valore.

 

Per saperne di più

 

Ezio Marcelli, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori – L’Avvocato che annuncia la Misericordia, Velar-Elledici 2015, pp. 48, € 3,50.

Un profilo breve per avvicinarsi alla sua storia.

 

Raffaele D'Addio, S. Alfonso Maria de Liguori e le missioni popolari - Il carisma missionario alfonsiano strada per la nuova evangelizzazione, Tau Editrice 2020, pp. 112, € 11,00.

Studio che cerca di dimostrare come sant’Alfonso abbia saputo mettere i suoi talenti a servizio del Vangelo.

 

Alfonso Maria De Liguori, Pratica di amar Gesù Cristo, San Paolo Edizioni 2015, pp. 224, € 12,90.

Trattato in cui il Santo invita il lettore all’amore e alla fiducia in Gesù, appoggiandosi, nella seconda parte, al capitolo 13 della lettera di san Paolo ai Corinzi.

 

Alfonso Maria De Liguori, Le glorie di Maria, Shalom 2010, pp. 544, € 10,00.

Un testo in cui sant’Alfonso usa la preghiera del Salve Regina per meditare sulle virtù della Madonna, nella prima parte, mentre nella seconda invita a contemplare i suoi sette dolori e le sette feste principali a lei dedicate.

 

Alfonso Maria De Liguori, Conversare con Dio – Il gran mezzo della preghiera, Shalom 2012, pp. 256, € 7,00.

Volume che contiene due scritti sul tema della preghiera come dialogo con Dio.

 

Su Internet

 

Bibliotheca Alphonsiana Intratext, sito che contiene tutte le opere di sant’Alfonso in formato ipertestuale

Sito della Provincia Romana dei Redentoristi 

Sant’Alfonso e dintorni, sito con materiale biografico, di preghiera e di riflessione su sant’Alfonso e sui Redentoristi in genere, a cura di padre Salvatore Brugnaro 

Scala News, portale internazionale di notizie dal mondo redentorista

Sito dell’Accademia Alfonsiana 

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