Giuseppe Castagnetti, il sindaco-padre dallo spirito francescano
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| Giuseppe (in piedi, all'altezza della banda bianca del Tricolore) durante la cerimonia di conferimento dell'onorificenza per anzianità di lodevole servizio di medico condotto al dottor Berti (dal sito del Comitato Giuseppe Castagnetti) |
Chi è?
Giuseppe Castagnetti nacque il 15 marzo 1909 nella borgata Ringola di Montebaranzone, frazione di Prignano sulla Secchia, attualmente in diocesi di Modena-Nonantola. Era il penultimo dei nove figli sopravvissuti all’infanzia (compresa Luisa, un’orfana presa in affido) di Antonio e Marianna Codeluppi, che, per il loro mestiere di casari, si spostavano per i vari caseifici della zona.
A
sedici anni iniziò lo stesso mestiere lavorando in un caseificio di Portile
(frazione di Modena). Tornò a Montebaranzone per sostituire il fratello Adolfo,
detto Dolfo, alla conduzione dell’azienda degli Sterpatelli, che contribuì a
far crescere e prosperare. Frequentando i Frati Cappuccini della vicina Pavullo
e dopo l’incontro con alcuni missionari, pensò di farsi religioso, ma suo padre
e il suo parroco lo dissuasero.
Durante
il servizio militare, cominciò a soffrire di forti dolori allo stomaco. Fu operato
per risolvere tre ulcere, una delle quali molto grave, ma non servì. Di conseguenza,
prima delle conclusioni del corso per la nomina a caporalmaggiore, si diresse a
San Giovanni Rotondo, dove viveva da tempo il cappuccino padre Pio da
Pietrelcina (canonizzato nel 2002). Dopo l’incontro con lui si ritrovò guarito:
da allora decise di affidarsi alla sua guida spirituale.
L’11
febbraio 1939 sposò Giovannina Sghedoni: dalla loro unione nacquero dodici
figli. Tolti i due morti ancora in fasce, si prese cura di tutti, sistemandoli
in collegio e provvedendo a loro anche quando tornavano a casa. Nel frattempo,
con la moglie, era diventato proprietario di un caseificio a Prignano.
Nel
secondo dopoguerra venne designato come successore da Igino Macchioni, sindaco
di Prignano, nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale di Modena. Il
parroco di Montebaranzone, che conosceva Giuseppe per la sua partecipazione
all’Azione Cattolica e per la sua adesione al Terz’Ordine Francescano, lo
esortò ad accettare l’incarico.
Uscito
vincitore dalle elezioni amministrative del 31 marzo 1946 nelle file della
Democrazia Cristiana, si adoperò per ridare vita al suo Comune: attraverso i
contributi che lui stesso richiedeva agli uffici centrali del Governo italiano,
provvide a far arrivare l’acqua corrente nelle case dei prignanesi, dotandole
anche dell’energia elettrica.
Convinto
della necessità dell’istruzione per aver sperimentato direttamente cosa
significasse non esserne del tutto dotato, ideò borse di studio per studenti
meritevoli; fu tra i primi, se non il primo in assoluto, in tutta la Provincia
di Modena. Dal 1954 al 1959 fu inoltre il primo presidente del Consorzio del Dragone,
che univa i comuni del circondario nel beneficiare delle risorse idriche.
Dopo
tre mandati consecutivi, tuttavia, Giuseppe iniziò a sperimentare
incomprensioni, critiche e invidie. Anche alcuni colleghi di partito presero a
osteggiarlo, perché non consideravano la politica come invece lui la intendeva,
ossia come un’estensione del suo compito principale di padre di famiglia.
Annunciò quindi le sue dimissioni il 4 giugno 1959, prima della fine del terzo
mandato.
Ridotto
ormai in povertà e privo anche della direzione del caseificio, accettò lavori
pesanti e umilianti, pur di avere qualche entrata e mantenere moglie e figli.
Il bene che aveva compiuto fu ripagato da offese pesanti, ma lui non ricambiò
con altro male. Provato da questi dolori, morì il 22 giugno 1965: prima di
spirare, domandò perdono a tutti coloro che credeva di aver danneggiato.
L’inchiesta
diocesana su vita, virtù e fama di santità di Giuseppe Castagnetti si svolse
dal 21 dicembre 2013 al 12 giugno 2015 nella diocesi di Modena-Nonantola. Il 23
marzo 2026 papa Leone XIV autorizzò la promulgazione del decreto sulle virtù
eroiche. La sua tomba si trova nel cimitero di Montebaranzone.
Cosa c’entra con
me?
Poco dopo l’estate del 2012, ovvero il periodo in cui ho iniziato a collaborare più stabilmente con l’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni, il webmaster mi ha mandato molti santini che aveva in più, così da arricchire la mia collezione. Nel mucchio ce n’era uno anche di Giuseppe Castagnetti, che m’incuriosì perché, nell’immagine, portava la fascia tricolore (era in bianco e nero, ma si capiva) da sindaco.
Qualche
anno dopo, sicuramente dopo il 2017 e quasi non ricordando più quel santino, ho
comprato una sua piccola biografia alla libreria Elledici di Napoli,
assolutamente a caso, perché mi sarebbe dispiaciuto uscire a mani vuote.
Per
anni quel libretto è rimasto senza neanche essere stato sfogliato, magari
spolverato qualche volta, perché, nonostante quell’acquisto d’impulso, non
avevo avuto voglia di leggerlo. Sapevo però vagamente che trattava di un uomo
politico e che sarebbe venuto, prima o poi, il momento d’interessarmene.
Quando
ho iniziato a lavorare al libro Otto alla Costituente con Luigi
Accattoli, quest’ultimo mi ha incaricato di scrivere una postfazione sul tema
“Santi della politica e dei parlamenti”. Come ho già scritto, mi sono limitata a
istituzioni repubblicane, ma ho esteso lo sguardo anche oltre l’Italia. Giuseppe
mi è venuto quasi subito in mente, ma altrettanto rapidamente l’ho escluso: era
stato solo un sindaco, per quello che ricordavo, e non credevo che avesse
lasciato il segno in maniera tanto netta.
Il 23
marzo scorso mi sono subito ricreduta, leggendo rapidamente il profilo presente sul sito
del Dicastero delle Cause dei Santi: se in tanti avevano riconosciuto che il
suo operato si era svolto secondo i principi cristiani e, col decreto sulle
virtù eroiche, era ormai certo che non presentava storture morali, valeva la
pena di pensare a un approfondimento. Nel frattempo, però, avevo dovuto
scrivere un articolo per dare la notizia, su Avvenire cartaceo, di
quella tornata di Decreti.
Ho
iniziato finalmente la lettura, ma avevo una curiosità da sciogliere: perché la
sua causa fosse sostenuta, stando al santino, dalle Suore Francescane
Missionarie di Cristo; una di esse, suor Miranda Canaletti, era peraltro
l’autrice del libretto. L’ho risolta nelle prime pagine, quando ho letto il
racconto degli ultimi istanti di Giuseppe e la menzione di Antonietta, in
religione suor Anna Maria, religiosa di quella congregazione.
Ho
quindi messo in atto le mie ricerche, visto che il sito indicato sul santino
non è più attivo. Fatto curioso: l’indirizzo, www.castagnettisindaco.it, mi
sembrava più adatto a una campagna elettorale che alla promozione della sua
fama di santità!
Almeno
il numero delle Suore Francescane Missionarie di Cristo di Sassuolo, presente
appunto tra i contatti dell’immaginetta, era giusto. La suora con cui ho
parlato mi ha riferito che suor Anna Maria è ancora viva: quando le ho parlato,
è stata molto felice di questo mio interesse, come anche di quello per le
figure esemplari più direttamente appartenute alla congregazione.
Sia
lei, sia sua sorella Maria Pia, di cui avevo ricevuto i contatti, mi hanno però
suggerito di fare riferimento a Laura Niero, componente del Comitato promotore
della causa del loro “babbo” (ho provato una certa tenerezza nel sentirlo
definire così), nonché membro della Commissione storica che ha collaborato
all’Inchiesta diocesana e autrice di una delle ultime biografie. L’ho intervistata,
ma il mio elaborato è rimasto sospeso per qualche tempo, a differenza della versione aggiornata del profilo su santiebeati.it.
Sul finire del mese di giugno, però, dalla redazione di Catholica mi è arrivato una
sorta di compito per le vacanze: ogni settimana nei mesi estivi, sul giornale
del mercoledì e anche sul sito, avrei dovuto presentare la storia di un Beato, Venerabile o
Servo di Dio, italiano, relativamente recente, che si prestasse a qualche aggancio
con l’attualità.
Dato
che il pezzo su Castagnetti era praticamente già pronto, siamo rimasti
d’accordo che avrei esordito con lui, come di fatto è accaduto. Ancora una
volta ho ricevuto sostegno, incoraggiamento e osservazioni dal Comitato:
ringrazio in particolare le figlie suor Anna Maria e Maria Pia, poi Sandra
Delle Donne, nipote di Giuseppe, Patrizia Turrini, Rosanna Ciarli e la già
citata Laura Niero.
A
quest’ultima avevo posto una domanda circa il parallelismo tra il sindaco
Castagnetti, che solo dopo il Decreto sulle virtù è diventato più noto a
livello nazionale, e colui che è il “sindaco santo” per eccellenza, ovvero
Giorgio La Pira, attualmente anche lui Venerabile. Non l’ho coniato io: un
articolo su di lui fu intitolato «Il “La Pira” della nostra montagna».
Mi ha
risposto che l’elemento che li accomunava era l’ispirazione al Vangelo per la
loro carità in politica e che valeva per tutta quella generazione di uomini e
di donne che si sono impegnati in tal senso, spesso loro malgrado, per
riprendere un’espressione di un altro degli otto Costituenti del libro già
citato, il Venerabile Giuseppe Lazzati.
Anche
se l’articolo era praticamente già pronto, ho dovuto reimpostarlo perché
l’avevo pensato come un’intervista. Ho quindi nuovamente preso il libretto: mi
sono commossa rendendomi conto che le testimonianze in esso contenute
restituivano pienamente l’umanità e la carità di Giuseppe, esercitata in azioni
grandi e in gesti minimi, in suppliche alle massime autorità dello Stato (compreso
il capo del Governo, il Servo di Dio Alcide De Gasperi, che ammirava e di cui
leggeva attentamente gli articoli e gli interventi pubblici) e in visite ai
malati.
Mi sono
poi addolorata con lui per le umiliazioni subite da parte di colleghi del suo
stesso partito, i quali non intendevano la politica come lui, né consideravano i
concittadini come un’estensione della loro famiglia: mi hanno fatto pensare a
quel che il Venerabile Enrico Medi patì durante i lavori della Costituente e di
cui diede notizia nelle lettere a moglie e figlie.
Infine, ho appurato che gli intrecci di santità nella sua vicenda non si limitano a quello con san Pio, né alla coincidenza della data della morte con il giorno in cui si commemora san Tommaso Moro, dal 2000 patrono di politici e governanti: Giuseppe, infatti, era in ottimi rapporti con Alfonso Ugolini, sacrestano della parrocchia di San Giorgio Martire a Sassuolo, laico consacrato dei Servi della Chiesa e, in età adulta, ordinato sacerdote. Anche lui Venerabile (dal 2020), ha lasciato una testimonianza in cui elogia l’equilibrio cristiano del suo amico come uomo, padre, cristiano impegnato e pubblico amministratore.
Dai
ricordi della figlia Maria Pia, citati in un’altra pubblicazione, emerge tra
l’altro che Giuseppe voleva dimettersi già da prima di essere obbligato, ma
padre Pio lo esortò a tenere duro per il bene della gente di montagna e perché,
in quel momento, nessuno poteva sostituirlo.
La
grandezza, anzi, l’eroicità della sua fede e delle virtù annesse emergono
ancora di più da questa fase, ultima e dolorosa, del suo cammino. Nell’ultimo
giorno di vita, fu visto più abbattuto che mai, quasi sconsolato nel pensare
che forse aveva sbagliato tutto, ma le sue ultime parole, con le quali se ne
andò finalmente in pace, furono una richiesta di perdono.
Tra i
numerosi video che circolano sulla storia di Giuseppe, segnalo questa parte
della trasmissione Just Today di Padre Pio TV, andata in onda alla
vigilia del sessantesimo anniversario della morte, una delle tante in cui l’emittente
dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo ha (giustamente) parlato di lui: interviene
Maria Pia, per sottolineare altri aspetti del suo caro padre.
Cosa c’entra con san
Francesco d’Assisi?
Anche questa volta, i legami tra il protagonista del post che scrivo e il Santo di Assisi sono palesi e per nulla forzati. Il primo risiede nell’adesione di Giuseppe a quello che oggi è l’Ordine Francescano Secolare, oltre all’incontro con san Pio da Pietrelcina. Viene quasi da affermare che avesse sposato Giovannina, ma anche Madonna Povertà, dato che disponeva dei propri beni per chi stava peggio, fino a diventare lui stesso povero.
A
questo spirito francescano rimanda una caratteristica del suo abbigliamento,
che quasi mi era sfuggito quando avevo ricevuto il suo santino: aveva fatto
voto di portare i sandali finché fosse stato sindaco, anche in pieno inverno e quasi
sempre senza calze. Poteva sembrare una bizzarria, ma gli serviva per
presentarsi immediatamente come un figlio di san Francesco.
Infine,
credo che ripensare all’episodio della “perfetta letizia” lo abbia sostenuto negli
ultimi anni, quando era pressoché abbandonato, messo ai margini della vita
politica e del suo paese, oggetto di gesti che non erano scherzi di pessimo
gusto, ma azioni al limite del persecutorio: qualcuno chiuse col piombo i tubi
dell’orto di casa, mentre qualcun altro avvelenò le sue galline, limitando
quindi i mezzi di sostentamento della famiglia. Eppure i suoi contemporanei attestano
che non se la sia mai presa con nessuno.
Il suo Vangelo
La testimonianza evangelica del Venerabile Giuseppe si è esplicata nelle due direttrici della famiglia e della politica, ma per lui la seconda era un’estensione della prima. Lo confermano i racconti di tutte quelle persone che hanno ricevuto in vario modo aiuti da lui, ma anche dei colleghi all’amministrazione comunale, oltre che dei familiari stretti.
Se
anche nell’ultimo periodo poteva essere stato accusato di paternalismo, lui,
invece, riteneva di poter compiere quanto gli era possibile, in un contesto
geografico e storico segnato dalla seconda guerra mondiale, dalla lotta
partigiana, dagli scontri e dalle rappresaglie (riuscì a evitarne una proprio a
Montebaranzone), mentre la popolazione attendeva che si realizzassero le promesse
di quanti avevano scelto di occuparsi del bene comune.
Un
documento d’archivio dell’Azione Cattolica di Modena, datato 1945, riporta una
sua dichiarazione in tal senso:
Tutti gli uomini
devono dare la loro opera per la ricostruzione, dovere che essi devono compiere
nel campo politico e sindacale, ovunque i cittadini si adunino […] ciascuno
faccia il proprio dovere. Lavoriamo […].
È ormai
sicuro che Giuseppe abbia fatto la propria parte, ma ora occorre un altro aiuto
da parte sua, quel segno celeste che, dopo i debiti esami, certifichi
ufficialmente la sua intercessione, di cui, come mi hanno riferito dal
Comitato, molti continuano a beneficare.
Per saperne di più
Luciano Bettelli, Il sindaco di Dio – Giuseppe Castagnetti (scaricabile da qui)
La
prima raccolta organica di testimonianze, uscita nel 1991 e ristampata nel
venticinquesimo della morte.
Laura Cristina Niero, Mariagiulia Sandonà (a cura di), Amministrare con i sandali – Giuseppe Castagnetti “sindaco di Dio”, Edizioni San Paolo 2008, pp. 172, € 12,00
Biografia
storica basata sulle testimonianze e sui documenti d’archivio, uscita in occasione
dell’avvio dell’Inchiesta diocesana. Non è più in catalogo, ma si può
richiedere al Comitato attore della sua causa.
Miranda Canaletti, Giuseppe Castagnetti. Un maestro di vita, Editrice Shalom 2017, pp. 112, € 5,00.
Una
consorella di suor Anna Maria Castagnetti raccoglie le testimonianze più
significative su Giuseppe attraverso brevi sprazzi. È esaurito, ma si può
richiedere anche questo al Comitato della sua causa.
Su Internet
Sito ufficiale del Comitato Giuseppe Castagnetti



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