Madre Maria Ignazia Isacchi, educatrice tribolata ma fiduciosa nel Cuore di Gesù
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ufficiale scelta per la beatificazione (per gentile concessione dell’Ufficio stampa delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù) |
Chi è?
Angela Caterina Isacchi nacque a Stezzano, in provincia e diocesi di Bergamo, l’8 maggio 1857, decima di undici figli; fu battezzata in casa dalla levatrice. A diciassette anni, Ancilla, come la chiamavano tutti in famiglia, perse il padre: il 28 giugno 1874, insieme alla madre e a una sorella si trasferì al seguito del fratello don Luigi Isacchi, che poi divenne parroco a Vercurago.
Quest’ultimo
era anche confessore e superiore delle Suore Orsoline di San Gerolamo, fondate
dalle sorelle Caterina (beatificata nel 2001) e Giuditta Cittadini per
interpretare al femminile l’eredità spirituale di san Gerolamo Emiliani,
fondatore dei Padri Somaschi, motivo per cui le suore sono dette anche Orsoline
di Somasca: Ancilla, che frequentava il loro Collegio, il 21 novembre 1889
chiese di entrare in quell’istituto religioso. Vestì l’abito il 4 dicembre
1880, prendendo il nome di suor Maria Ignazia, ed emise la professione dei voti
il 15 dicembre 1881.
Dopo
essersi diplomata maestra elementare, fu destinata come insegnante al Collegio
Cittadini di Ponte San Pietro, di cui divenne direttrice nel 1882. Sette anni
dopo venne nominata Vicaria Generale dell’Istituto e maestra delle novizie da
monsignor Camillo Guindani, vescovo di Bergamo.
Nel
1892 la contessa Bianca Liberati Stanga chiese alla superiora generale delle
Orsoline di Somasca alcune suore per dirigere una scuola di studio e di lavoro
in un suo possedimento a Gazzuolo, in provincia di Mantova e diocesi di Cremona.
Ottenuto il permesso da monsignor Guindani, la superiora acconsentì, ponendo
una condizione: che le religiose inviate formassero un istituto autonomo, con
Regola e nome diversi.
Madre
Maria Ignazia e altre sette suore aderirono alla proposta: il 5 settembre 1893
arrivarono a Gazzuolo, accolte con gioia dalla popolazione. Il 5 dicembre dello
stesso anno, monsignor Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, approvò il nuovo
istituto: il nome, suggerito dalla suora che collaborava più strettamente con
madre Maria Ignazia, suor Maria Margherita Lussana, fu Suore Orsoline del Sacro
Cuore di Gesù; quanto alla Regola, fu confermata da monsignor Bonomelli il 5
settembre 1894.
Dopo la
scuola di studio «Santa Clara», a pagamento per le alunne di famiglie abbienti,
gratuita per quelle più povere, le suore si dedicarono anche ai malati a
domicilio. Fu anche aperto, nel 1900, un asilo con una scuola serale a Seriate,
in provincia e diocesi di Bergamo. Col primo capitolo generale, il 20 ottobre
1894, madre Maria Ignazia fu eletta superiora generale e suor Maria Margherita
divenne madre vicaria.
Tuttavia,
la contessa pretendeva d’intervenire nelle questioni interne all’Istituto: nel
1903, quindi, allontanò le suore da Gazzuolo. In più, i nuovi vescovi di
Bergamo, Mantova e Cremona, non conoscendo le vicissitudini della fondazione,
mettevano in dubbio la validità del noviziato, della Casa Madre e perfino il decreto
di fondazione.
Madre
Maria Ignazia, sostenuta da madre Maria Margherita, fece ricorso a papa
Benedetto XV, che le assicurò: l’Istituto non avrebbe perso la propria
autonomia. Dall’altra parte, la Santa Sede invitò i vescovi delle diocesi dove
le suore avevano istituito delle case a dare loro una fisionomia più
giuridicamente precisa.
Il 1°
febbraio 1917 fu stabilita la casa madre ad Asola, in provincia e diocesi di
Mantova, dove le Suore Orsoline del Sacro Cuore erano state accolte poco tempo
prima; divennero quindi note anche come Orsoline di Asola. Nel 1918 madre Maria
Ignazia fu riconfermata superiora generale per un altro sessennio, ma nel
capitolo generale del 1924, per ragioni di salute, rinunciò all’incarico; venne
però dichiarata superiora generale ad honorem dal vescovo ausiliare di
Mantova Giovanni Battista Peruzzo.
Rimase
guida spirituale dell’Istituto, dedicandosi ormai solo alla preghiera e
all’incontro con le consorelle e con quanti ricorrevano a lei. Per trovare
qualche sollievo fisico si recava spesso a Seriate, ma proprio quello fu il
luogo dove morì, il 19 agosto 1934. Madre Maria Margherita Lussana, che le era
succeduta alla guida dell’Istituto, morì invece il 27 febbraio 1935.
Le
inchieste diocesane di entrambe sono state aperte a Bergamo il 3 maggio 1990 e
concluse il 3 maggio 1996; per madre Maria Ignazia fu necessaria un’inchiesta
rogatoria (cioè fuori dalla diocesi di competenza, ma per raccogliere più
testimonianze) a Mantova, durata dal 1990 al 1992. Il 17 dicembre 2022 papa
Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sull’eroicità delle sue virtù,
mentre il 22 gennaio 2026 papa Leone XIV autorizzò quella del decreto sul
miracolo.
Madre
Maria Ignazia è stata beatificata oggi, sabato 10 ottobre, nella basilica di
Sant’Andrea a Mantova – Santuario del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore
Gesù Cristo, nella Messa presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto
del Dicastero delle Cause dei Santi.
I resti
mortali della Beata Maria Ignazia e di madre Maria Margherita Lussana, che
invece aveva visto il decreto sulle virtù eroiche promulgato il 23 febbraio
2023, sono venerati dal 12 ottobre 1985 nella cappella della casa madre e
generalizia delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù, in via San Marco 10
ad Asola. La sua memoria liturgica ricorre invece il 19 agosto, giorno della
sua nascita al Cielo.
Cosa c’entra con
me?
Ammetto che, prima della beatificazione, sapevo proprio poco di madre Maria Ignazia. Non mi era sfuggita la notizia del decreto sulle virtù eroiche, peraltro seguito due mesi dopo da quello di madre Maria Margherita Lussana; come abbiamo visto, sono quasi associate anche nelle date di morte. Non ricordo neppure se avessi seguito in diretta la puntata di Verso gli altari su Padre Pio TV del 14 gennaio 2023, il cui terzo segmento fu dedicato a lei.
Lo
scorso 28 settembre, però, il mio contatto ad Avvenire mi ha inoltrato
la cartella stampa preparata per la beatificazione da Sara Alessandrini, il cui
nome mi era già noto: mi ero imbattuta nel suo profilo Instagram, dove parla di
viaggi religiosi e non solo, e l’avevo vista come inviata di TV 2000.
La
richiesta del quasi-collega era che io scrivessi un articolo su madre Maria
Ignazia per il giornale di sabato 10; mi segnalava anche il contatto del
direttore de La Cittadella, settimanale diocesano di Mantova, che esce
nello stesso dorso del nostro Milano Sette. In effetti, nei mesi scorsi,
avevo leggicchiato qualche articolo sul tema, ma senza soffermarmi troppo.
Il
giornalista, che non ho tardato a contattare, mi ha poi messa in contatto con
suor Maria Silvana Merlotti, attuale superiora generale delle Orsoline di Asola
e postulatrice sia della fondatrice, sia della cofondatrice. Grazie a lei ho
potuto capire qualcosa in più della vita della futura beata, ma anche
addentrarmi maggiormente nel suo stile di educatrice, di religiosa e, più in
generale, di credente.
Ho
impiegato qualche giorno prima di spedire a Sara e a suor Silvana il mio pezzo,
tanto più che avevo davvero parecchio materiale su cui lavorare. Ho prontamente
iniziato a seguire le pagine ufficiali (Facebook e Instagram) approntate per
l’occasione, cominciando con un video in cui veniva spiegata una caratteristica usanza
di madre Ignazia: ho infatti letto di Testimoni che mettevano biglietti e
preghiere sotto alcune immagini da loro venerate, ma mai di qualcuno che
chiedesse alla persona sacra lì effigiata di vegliare su lettere da inviare o consegnare, oltre che sulle scelte a esse collegate.
Madre
Ignazia faceva così con una riproduzione di una statua a cui anch’io sono molto affezionata,
quella della Vergine Maria Bambina venerata qui a Milano. Dalle parole di suor
Silvana ho capito che lei aveva davvero tanto su cui riflettere e molte
decisioni delicate da prendere per il governo dell’Istituto, specie nel tempo
in cui esso era a rischio di soppressione.
Di
fatto, appena ho iniziato le mie ricerche, mi aveva colpita la decisione
dell’allora madre generale delle Orsoline di Somasca, che praticamente portava
a staccare un ramo dall’albero piantato dalle sorelle Cittadini per rispondere
alla richiesta della contessa Casati Stanga. Abitualmente, infatti, mi accade
di leggere di fondatori, fondatrici o superiori che difendono l’autonomia della
loro congregazione e che non permettono scorpori.
Suor
Silvana mi ha spiegato che la separazione permetteva di rispettare le esigenze
della casa madre, che al tempo non accettava altre fondazioni oltre a quelle di
Somasca e di Ponte San Pietro, quasi in spirito claustrale, e quelle delle
suore che, come madre Ignazia, pensavano di espandere la loro missione
educativa.
Mi ha
anche rassicurata che le Orsoline di Somasca e quelle di Asola sono rimaste in
ottimi rapporti, tanto che una delegazione delle seconde ha partecipato alla
beatificazione di Caterina Cittadini e che lo stesso sarebbe accaduto per madre
Ignazia.
Nel mio
pezzo, uscito anche sul sito di Avvenire, non ho potuto dare conto di tutte le
iniziative che hanno preceduto la beatificazione, appunto perché dovevo
concentrarmi sulla data di oggi. Per giunta, ho commesso un mucchio di errori,
di cui sono dispiaciutissima e di cui chiedo perdono alle suore e ai lettori: ho scritto che don Luigi Isacchi era suo zio, non
suo fratello; ho usato il termine “tribolazioni” anziché “persecuzioni” in una
citazione dai suoi scritti; soprattutto, ho riferito che lo scorporo dalle
Orsoline di Somasca era stato imposto dalla contessa, non posto come condizione
dalla superiora generale.
Una tra
le celebrazioni preliminari mi ha interrogata, ossia l’arrivo di un’immagine
itinerante (non delle reliquie, perché appunto avveniva prima della
beatificazione) di madre Ignazia nella chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, sede del coordinamento dei Gruppi di Preghiera Padre Pio del Lazio.
Un
articolo di Laura Badaracchi per Credere mi ha svelato la ragione dell’arrivo
in quella chiesa: don Pietro Bongiovanni, il parroco, è nativo di Asola, città
nella quale, in gioventù, è stato anche assessore comunale. Legatissimo alle
Orsoline del Sacro Cuore di Gesù dalla prima infanzia, è debitore verso di loro
anche per un’altra ragione: nel 1986, mentre viaggiava con la sua fidanzata
dell’epoca, ebbe un incidente stradale, dal quale uscì vivo, ma con il femore
fratturato, un’ernia diaframmatica grave e una frattura alla schiena con
fuoriuscita del midollo. Prima di essere operato, chiese ai suoi di chiamare le
suore e di farle pregare per lui.
Nel
corso del ricovero (nell’articolo dichiara di non ricordare se fosse successo
mentre era in coma farmacologico o durante l’intervento) gli parve di vedere,
in una grande luce, madre Ignazia, più vicina a lui, e madre Margherita, mentre
una terza figura gli assicurava che madre Ignazia aveva ottenuto la sua
guarigione, a patto che cambiasse vita.
La
spina dorsale, di fatto, tornò a posto, mentre gli altri problemi si risolsero
nel giro di due mesi. Il giovane Pietro, di lì a poco, iniziò un percorso di
discernimento, nel quale le Orsoline di Asola lo sostennero costantemente,
anche quando entrò nel Seminario Romano e fu ordinato prete per la diocesi di
Roma.
Don Pietro ha presentato il suo racconto durante il processo diocesano, come prova della fama di segni che circondava madre Maria Ignazia. In quest’altro video, suor Silvana riferisce di altri casi di scampato pericolo accaduti a sue consorelle dopo incidenti stradali: sembrerebbe quasi una specializzazione della fondatrice!
In effetti, la storia del sacerdote ha qualche
punto di contatto col racconto del miracolo preso in esame per la
beatificazione: anche suor Maria Assunta Zappella, la sanata, dichiarò di aver
visto la fondatrice che le ridonava la salute, in due successivi episodi,
preceduti da un altro incontro soprannaturale con la Madonna del Rosario.
Cosa c’entra con
san Francesco d’Assisi?
La spiritualità di madre Maria Ignazia non è direttamente francescana, ma le sue lettere circolari contengono riferimenti ad aspetti della vita di fede collegabili, per certi versi, alla testimonianza di san Francesco d’Assisi: la concordia, l’obbedienza e l’umiltà, spesso vista in coppia con le umiliazioni.
Inoltre,
invitò le consorelle ad accettare i patimenti, per essere vere spose del
Crocifisso; per una combinazione della Provvidenza, la Lettera apostolica per
la beatificazione è stata firmata proprio nel giorno dell’Esaltazione della
Croce, 14 settembre 2026.
Di
fatto, lei stessa era andata incontro a prove che non aveva voluto, ma le ha
accolte e, quando le difficoltà si sono fatte più dure, ha portato il suo caso
al Papa, più o meno come san Francesco ai primi tempi della sua missione.
Il suo Vangelo
La Beata Maria Ignazia ha affrontato la perdita del padre, i ripetuti traslochi al seguito del fratello prete, la riflessione se separarsi o meno dalle Orsoline di Somasca, la messa in dubbio della bontà della nuova esperienza che aveva avviato con suor Maria Margherita e le prime sette suore. Eppure, come per altre storie, soffermarsi sulle sue prove (il cardinal Semeraro, nell’omelia, ha parlato di «percorso a ostacoli») impedisce di gustare la complessità della sua testimonianza.
Come mi
ha spiegato suor Maria Silvana, ogni istituto o congregazione religiosa non è
frutto di un capriccio, ma di un’ispirazione dello Spirito Santo, che fa
intuire quali sono i bisogni del tempo. Madre Maria Ignazia ha accolto la
proposta della contessa perché sentiva che rispondeva alla sua passione
educativa, che già aveva messo a frutto, aiutando soprattutto le ragazze
analfabete e i malati poveri. Per questo ha difeso l’Istituto dalle
incomprensioni, additando alle altre suore, che a volte si sentivano smarrite,
di «prendere stanza» (ovvero dimora) nel Sacro Cuore di Gesù.
Poco
fa, nella Messa della beatificazione, suor Silvana ha concluso i cenni
biografici della sua fondatrice citando un suo scritto dell’8 marzo 1917, quindi
risalente a un mese e una settimana dopo che la casa madre era stata stabilita
ad Asola. Non sono parole vuote o preconfezionate, ma pesate e pensate, perché
vissute e sperimentate nella sua vita:
Ne ho passate delle
tribolazioni, ma con l’aiuto di Dio non mi sono mai smarrita, perché avevo
motivo di stare tranquilla nelle mani di Dio.
Grazie
al lavoro dell’Ufficio stampa, credo che ora la vicenda di madre Maria Ignazia
sia un po’ più conosciuta e, sorprendentemente, ha fatto notizia; le è stato
dedicato perfino un servizio al TGR Lombardia. Con questo post conto di aver
dato il mio personale contributo.
Per saperne di più
Gaetano Passarelli, Madre Ignazia Isacchi – Una vita per Dio e per i fratelli, Velar 2018, pp. 48, € 4,00.
Un
piccolo libro con i tratti essenziali della sua spiritualità, non aggiornato
alla beatificazione.
Suor Silvana mi ha riferito che nel kit della beatificazione è incluso un opuscolo plurilingue, ma non ricordo il titolo; sicuramente sarà possibile richiederlo alle Suore Orsoline del Sacro Cuore.
Su Internet
Sezione del sito istituzionale delle Suore Orsoline del Sacro Cuore dedicata a lei e a madre Maria Margherita Lussana
Pagina del sito del Dicastero delle Cause dei Santi su di lei, col profilo biografico e alcuni cenni sul miracolo per la beatificazione



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