Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

mercoledì 30 dicembre 2015

CineTestimoniando #4: «Chiamatemi Francesco»



CineTestimoniando torna alla sua natura originaria, ossia di rubrica dedicata alle recensioni cinematografiche, con uno sguardo sia alle scelte tecniche, sia alla rappresentazione del messaggio credente. L’uscita del primo film dedicato a papa Francesco non poteva che avere spazio qui, anche se in ritardo rispetto all’uscita.
Ammetto di essere partita un po’ prevenuta: per certi versi sono stata sorpresa, per certi altri avrei operato diversamente. Ma andiamo con ordine (seguono blande anticipazioni, per cui attenzione!).

La trama in breve

Buenos Aires, anni ’50. Il giovane perito chimico Jorge Mario Bergoglio (Rodrigo De La Serna) sorprende familiari, amici, colleghi e la fidanzata annunciando loro di voler diventare missionario e di partire per il Giappone. Entra quindi nella Compagnia di Gesù, della quale diventa Superiore Provinciale negli anni della dittatura del generale Videla. S’impegna quindi a nascondere dapprima solo i seminaristi della sua congregazione, poi anche alcuni amici. Apprende dell’uccisione del vescovo Enrique Angelelli (Pompeyo Audivert) e delle torture mortali subite da altri suoi confratelli, ma prosegue nella sua opera.
Dopo un mandato in una comunità rurale, viene nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e inizia a conoscere ancora più da vicino gli abitanti dei quartieri più poveri. Quindici anni dopo essere stato nominato arcivescovo titolare di Buenos Aires e a dodici dall’essere stato creato cardinale (Sergio Hernández), partecipa al Conclave da cui sarà eletto come 266° successore di san Pietro.

Considerazioni di stile

giovedì 24 dicembre 2015

I presepi di casa mia (Le 5 cose più, speciale Corona d’Avvento dei Testimoni # 4)

Questi sono i miei Bambini... Gesù!
Come al solito, mi riduco all’ultimo per il post della vigilia, anzi, per l’ultimo della Corona dei Testimoni di quest’anno. Dato che non mi piaceva vincere facile con un post sull’ormai quasi santa Teresa di Calcutta e che per quello che avevo in animo mi è venuta l’ispirazione troppo tardi per chiedere consulenza a certe suore, ho pensato di mettere in mostra i presepi che ho per casa. Mettete su un sottofondo adeguato (magari questo) e sgranate gli occhi!

martedì 15 dicembre 2015

Antonietta Meo, che attese con gioia Gesù Bambino (Corona d’Avvento dei Testimoni 2015 # 3)




Antonietta Meo nella foto ricordo
della Prima Comunione
(scattata in realtà

qualche giorno

dopo la celebrazione)

Chi è?

Antonietta Meo nacque il 15 dicembre 1930 a Roma, ultima dei quattro figli (di cui una sola arrivò ad età matura) di Michele e Maria Meo. Fu battezzata il 28 dicembre nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, la sua parrocchia di appartenenza. Vivace di temperamento, aveva in più una speciale attrattiva verso la religione. Colpita da un osteosarcoma a cinque anni, subì l’amputazione della gamba sinistra. Iscritta all’Azione Cattolica, dapprima tra le Piccolissime poi tra le Beniamine, fu eccezionalmente ammessa alla Prima Comunione prima dell’età prescritta, nella notte di Natale del 1936, cui fece seguito la Cresima il 15 maggio 1937. Morì il 3 luglio dello stesso anno, non molti giorni dopo aver subito un altro intervento per la resezione di tre costole, a causa dell’avanzamento delle metastasi. In 158 brevi lettere e 19 pensierini è raccolto il suo progressivo cammino di assimilazione alla croce di Gesù, che la Chiesa si è impegnata a verificare tramite il processo di beatificazione. La fase diocesana si è svolta quindi nel Vicariato di Roma dal 27 aprile 1968 al 23 marzo 1972. Papa Benedetto XVI l’ha dichiarata Venerabile con decreto del 17 dicembre 2007.
La tomba di Antonietta, che i suoi devoti chiamano con il vezzeggiativo di “Nennolina”, già adoperato dai suoi familiari, si trova dal 5 luglio 1999 nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, in una piccola cappella adiacente a quella che conserva le reliquie della Passione di Gesù.

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sabato 12 dicembre 2015

Don Tonino Bello, o l’accoglienza fatta vescovo (Corona d’Avvento dei Testimoni 2015 #2)



Don Tonino fra gli extracomunitari della sua diocesi (fonte)
Chi è?

Antonio Giuseppe Mario Bello nacque ad Alessano in provincia di Lecce il 18 marzo 1935, figlio di Tommaso e Maria Imperato. Terminate le elementari, fu avviato a proseguire gli studi nel seminario diocesano di Ugento, perché la madre aveva intuito in lui una probabile vocazione al sacerdozio. Completò poi la sua formazione nel Pontificio seminario regionale Pio XI di Molfetta. Dal settembre 1953 fu a Bologna, presso l’Istituto Santa Cristina per la formazione dei cappellani del lavoro, e seguì i corsi di teologia nel seminario della stessa città. Ricevette gli ordini minori il 30 novembre 1955, il suddiaconato il 22 dicembre 1956 e il diaconato il 7 luglio 1957. Fu ordinato sacerdote l’8 dicembre 1957.
Dopo aver svolto numerosi incarichi come docente in seminario e a livello diocesano, accettò la nomina a vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi (cui poi verrà annessa la diocesi di Ruvo di Puglia), compiendo il suo ingresso ufficiale il 21 novembre 1982 e accettando come unico appellativo “don Tonino, vescovo”. Da subito iniziò ad impegnarsi per la pace, per il sostegno agli operai e ai profughi.
Dopo aver scoperto, il 29 agosto 1991, di avere un tumore allo stomaco, volle ugualmente accompagnare cinquecento pacifisti nella Sarajevo sconvolta dalla guerra e presiedere la Marcia per la Pace promossa da Pax Christi, organismo alla cui guida era dal 1985. Morì nel palazzo vescovile di Molfetta il 20 aprile 1993. La fase diocesana del suo processo di beatificazione si è aperta a Molfetta il 30 aprile 2010 e si è conclusa il 30 novembre 2013. La sua tomba si trova ad Alessano.

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martedì 1 dicembre 2015

«Leggero sorriso di grazia»: una guida all'ascolto (Corona d'Avvento dei Testimoni 2015 #1)


A cinque anni dal primo lavoro discografico organico, Basterà una voce, e a dieci circa dalla sua formazione, il Gruppo Shekinah, della Pastorale Giovanile della diocesi di Milano, ha prodotto il suo nuovo CD.
Leggero sorriso di grazia è il titolo, programmatico come lo stesso nome del coro: la shekinah, infatti, è la presenza di Dio in mezzo al suo popolo, nella tenda che, durante l’esodo del popolo d’Israele, custodiva l’arca dell’alleanza. Con questa nuova fatica gli oltre cento giovani membri del Gruppo, provenienti da luoghi e realtà diversissime della diocesi più vasta d’Europa, sperano di poter sollevare gli animi delle persone che li ascoltano e che li hanno apprezzati nei sempre più numerosi, applauditi e affollati concerti-meditazione.

giovedì 19 novembre 2015

Squarci di testimonianze #12: la calda buona notizia di Alberto Ravagnani




Perché quest’immagine?
Leggete più avanti…
È trascorsa quasi una settimana dai fatti di Parigi. Si continuano a diffondere notizie dolorose di morte, o di minacce che potrebbero colpire luoghi più o meno impensati. Eppure, nonostante queste preoccupazioni, c’è qualcuno che prova ad alzare lo sguardo, da un posto non tanto lontano da me.
Mentre, a buon diritto, su Facebook rimbalzava il post del francese Antoine Leiris e il suo proposito di non provare odio verso i terroristi che gli hanno ucciso la moglie, io ho ricevuto via messaggio privato il collegamento a un filmato, caricato sul profilo di qualcuno che aveva un nome a me conosciuto: Alberto Ravagnani. Ho sperato con tutta me stessa anzitutto che fosse un caso di omonimia, poi, se effettivamente fosse il ragazzo che pensavo, che il filmato non riportasse nulla di negativo o scandaloso. Il motivo si spiega in breve: Alberto è un seminarista, che attualmente frequenta la IV Teologia nel Seminario arcivescovile di Venegono Inferiore, nella mia diocesi di Milano. Se mi seguite da parecchio, immagino sappiate perché tenga tanto a quelli come lui, con un affetto che a molti pare smodato perché, secondo loro, io ignoro cosa accada davvero tra le mura di quel luogo e mi baso su resoconti edulcorati e ufficiali.

sabato 14 novembre 2015

Madre Francesca Cabrini: volare con la luce di Dio



Chi è?

Maria Francesca Cabrini nacque a Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi, il 15 luglio 1850, ultima dei numerosi figli di Agostino e Stella, contadini. Educata energicamente dalla sorella maggiore Rosa, che fu anche sua maestra a scuola, iniziò a interessarsi alle missioni estere tramite la lettura che lei faceva ai familiari degli Annali della propagazione della fede.
Dopo essersi diplomata maestra elementare, insegnò nella scuola elementare di Vidardo. Fu poi chiamata, nel 1872, a diventare responsabile di un orfanotrofio a Codogno, la Casa della Provvidenza. Emise i voti religiosi tre anni dopo, tra le Sorelle della Provvidenza che si occupavano dell’orfanotrofio, e assunse il nome di Francesca Saverio (proprio così, al maschile) in onore del santo patrono delle missioni.
Quando il vescovo di Lodi, monsignor Domenico Gelmini, sciolse le Sorelle della Provvidenza, le suggerì di fondare un istituto missionario, per corrispondere alle sue vere aspirazioni. Il 14 novembre 1880, insieme alle ragazze che l’avevano seguita e alle orfanelle, passò nella nuova casa di Codogno, dando il via alle Missionarie del Sacro Cuore.
L’incontro col vescovo di Piacenza, monsignor Giovanni Battista Scalabrini, le mise in cuore il desiderio di occuparsi degli emigrati italiani nelle Americhe, ma interiormente non voleva lasciare l’idea di partire per la Cina. Papa Leone XIII, invece, le indicò che la sua missione doveva volgersi all’Occidente, non all’Oriente: a quel punto, obbedì.
Madre Francesca Cabrini varcò l’oceano oltre ventiquattro volte, nonostante la sua salute fragile, istituendo orfanotrofi, scuole, educandati, ma anche ospedali e dispensari, per venire incontro ai connazionali che, cercando un futuro migliore, rischiavano di perdere la dignità umana e la consapevolezza di essere figli di Dio. Morì a Chicago il 22 dicembre 1917.
La sua causa di beatificazione, introdotta il 30 marzo 1931, ebbe come prima tappa il decreto con cui divenne Venerabile, il 21 novembre 1937. Beatificata il 13 novembre 1938, è stata canonizzata il 7 luglio 1943 da papa Pio XII, il quale, con il Breve Apostolico Superiore iam aetate dell’8 settembre 1950, la dichiarò celeste patrona degli emigranti.
I suoi resti mortali sono venerati nel santuario a lei dedicato a New York, mentre la reliquia del cuore è conservata nel Centro di Spiritualità Madre Cabrini a Codogno. Il Martirologio Romano la ricorda il 22 dicembre, ma nelle diocesi di Milano e Lodi viene ricordata il 13 novembre, giorno anniversario della beatificazione.

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giovedì 12 novembre 2015

Squarci di testimonianze #11: il nuovo umanesimo di madre Anna Fiorelli Lapini




Madre Anna Lapini in un dipinto della sua epoca
Abitualmente riservo alla rubrica “Squarci di testimonianze” un commento a fatti d’attualità ecclesiale. Stavolta faccio un’eccezione, ma non troppo: mi aggancio al Convegno nazionale della Chiesa italiana di Firenze per raccontare di una candidata agli altari, nata e vissuta proprio a Firenze oltre centocinquanta anni fa, erede e continuatrice di un cammino di carità che prosegue anche adesso.

La Chiesa italiana sta vivendo in questi giorni a Firenze il suo quinto Convegno nazionale, il cui impegnativo tema è «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo». Nello stesso luogo, centocinquanta anni fa, è vissuta una donna che ha sperimentato, come tante, le condizioni di giovane, sposa e vedova. Ha allargato il suo senso di maternità a numerose bambine povere, incarnando in prima persona le “cinque vie” su cui i partecipanti al Convegno si stanno interrogando, prese dai cinque verbi centrali nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Stiamo parlando di Anna Maria Fiorelli Lapini, fondatrice delle Suore Stimmatine.

sabato 7 novembre 2015

Tre domande a… suor Daniela Sanguigni, figlia di un prete santo



Chi è?

Suor Daniela non è la ragazza coi capelli raccolti, ovviamente.
Daniela Sanguigni è nata il 21 novembre 1977 a Terracina ed è cresciuta a San Felice Circeo, un paese sulla costa laziale, in provincia di Latina. Nell’adolescenza ha aiutato uno zio nello stabilimento balneare da lui gestito. Nel 2001, mentre completava gli studi in economia, si è trasferita a Milano per iniziare uno stage e ha trovato alloggio in un pensionato per studentesse e lavoratrici dell’Acisjf (Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane), situato in corso Garibaldi. La struttura era gestita, e lo è tuttora, dalle suore Figlie dell’Oratorio, fondate da san Vincenzo Grossi perché fossero d’appoggio ai parroci nell’educazione delle ragazze, specie quelle più abbandonate.
Frequentando il pensionato e partecipando alle attività proposte dalle suore, mentre lavorava come analista finanziario (in quanto nel frattempo lo stage si era tramutato in un contratto a tempo indeterminato), Daniela iniziò a farsi qualche domanda più seria sul suo futuro. L’evento decisivo furono alcune giornate di ritiro con altri giovani a Villa Immacolata di Castelveccana, casa di esercizi spirituali delle Figlie dell’Oratorio in provincia di Varese.
Nel 2007, quindi, iniziò il suo percorso di discernimento, che la portò a visitare molte comunità dell’istituto e, nel 2008, a trasferirsi come aspirante nella comunità di Prato. Nel 2009, durante una breve esperienza missionaria nella comunità di Nueve de Julio, in Argentina, proprio mentre si stava inserendo in quel Paese, ebbe una recrudescenza del morbo di Crohn, di cui aveva già sofferto nel 2004. Così fu costretta a tornare in Italia e fu ricoverata nell’ospedale Sacco di Milano. Tra una ripresa e un’operazione, tra una novena e un messaggino con l’aggiornamento sulle sue condizioni, poté infine essere dichiarata fuori pericolo, pur con l’obbligo di sottoporsi a controlli periodici.
Proprio cinque anni fa, il 7 novembre 2010, nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio a Lodi, Daniela poté iniziare il Postulandato, che svolse poi in Basilicata, a Sant’Arcangelo, mentre il 7 novembre 2011 ci fu il suo ingresso ufficiale in Noviziato. Fu inizialmente destinata alle comunità di Codogno, per collaborare nella scuola primaria, e di Lodi, per la vita di parrocchia che è il compito principale di una Figlia dell’Oratorio. Ha poi trascorso i mesi estivi del 2013 di nuovo in Basilicata, ma a Policoro, a contatto con gli ospiti della casa per ferie. Il 7 novembre dello stesso anno ha poi emesso la professione dei primi voti e da allora svolge il suo apostolato a Codogno, nella scuola primaria e in parrocchia.

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mercoledì 4 novembre 2015

Carlo Acutis, una vita originale

Chi è?

Figlio di Andrea Acutis e Antonia Salzano, Carlo nacque a Londra, dove il padre si trovava per lavoro, il 3 maggio 1991. Trascorse l’infanzia circondato dall’affetto dei suoi cari e imparando da subito ad amare il Signore, tanto da essere ammesso alla Prima Comunione all’età di sette anni.
Frequentatore assiduo della parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano, allievo delle Suore Marcelline alle elementari e alle medie, poi dei padri Gesuiti al liceo, s’impegnò a vivere l’amicizia con Gesù e l’amore filiale alla Vergine Maria, ma fu anche attento ai problemi delle persone che gli stavano accanto.
Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, presso l’ospedale San Gerardo di Monza.
Il 13 maggio 2013 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione, aperta nella diocesi di Milano il 15 febbraio 2013. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Assisi.



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sabato 31 ottobre 2015

CineTestimoniando #3: litanie dei Santi... al cinema e in TV





Per il post di Ognissanti di quest’anno mi è venuta un’idea particolare. Dopo aver raccontato perché sono tanto interessata alle figure esemplari ufficialmente canonizzate (e anche alle altre), aver cercato di rispondere con esiti più o meno esaltanti ai quiz organizzati da una collega blogger e aver presentato uno dei tanti libri con ricette agiograficamente ispirate, stavolta ho provato a ricostruire quali sono i Santi e i Beati (quindi, ad esempio, papa Giovanni Paolo I è tagliato fuori, finché non verrà beatificato) a cui sono state dedicate opere cinematografiche o televisive.
Personalmente, sono abbastanza favorevole all’uso di queste produzioni come Bibbia dei poveri del terzo millennio, come gli affreschi, le vetrate e le statue di tanti secoli fa. Il problema è che a volte le sceneggiature vanno incontro a semplificazioni e stravolgimenti della storia originale. Ad esempio, temo che molti abbiano immaginato, dopo aver visto la miniserie su di lui, che san Giuseppe Moscati fosse impegnato in un triangolo amoroso con la ragazza di cui era innamorato il suo migliore amico, quando invece si mantenne celibe.
Ho quindi composto le litanie che vedete sotto. In verità, l’ispirazione mi è venuta da un vago ricordo che avevo: sapevo, infatti, che il Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, aveva composto una speciale Preghiera per il cinema, che comprendeva dieci invocazioni litaniche legate ai film religiosi prodotti al suo tempo, culminanti con il titolo mariano di “Nostra Signora Regina d’ogni bellezza”. A più di cinquant’anni da allora, l’elenco si è allungato, e di parecchio!
Ho evidenziato con colori diversi i santi e i beati protagonisti di:
lungometraggi per il cinema o per l’home video,
produzioni nate per la televisione, cioè fiction e film TV,
entrambi i tipi di prodotti,

docufiction spesso commissionate da istituti e congregazioni religiose e disponibili sui supporti audiovisivi (ieri VHS, oggi DVD).
Per non appesantire la lettura, non ho messo i collegamenti a pagine di siti specializzati come IMDB o che permettano di recuperarli, anche se sarebbe stato forse più completo. Se notate errori nell’impostazione, soprattutto nell’ordine cronologico, avvisatemi tramite i contatti che vedete nella colonna a lato, oppure pubblicate un commento. I nomi di santi stranieri sono stati italianizzati: so che fa specie leggere “San Giuseppe Maria Escrivá”, ma è per una questione di coerenza interna.

giovedì 29 ottobre 2015

Madre Teresa Casini: offrire e amare per un grande ideale


Fonte

Chi è?

Teresa Casini nacque a Frascati, cittadina dei Castelli Romani, il 27 ottobre 1864, primogenita dell’ingegner Tommaso Casini e di una nobildonna belga, Melania Rayner. Alla morte del padre, avvenuta quando aveva dieci anni, si trasferì a Grottaferrata, presso i nonni materni. Trascorse la giovinezza come tante ragazze della sua epoca, ma avvertiva come un vuoto nel cuore: cercò quindi di colmarlo intensificando la preghiera e affidandosi alla direzione spirituale di padre Arsenio Pellegrini, abate dell’Abbazia greca di Grottaferrata.
Dopo aver compreso di doversi offrire per riparare le offese che tanti sacerdoti compivano contro il Cuore di Gesù, entrò tra le Clarisse del monastero romano della Santissima Concezione, presso la basilica di San Pietro in Vincoli. La vita di quelle che popolarmente erano dette le “sepolte vive” non faceva per lei: tornò quindi a casa, ma il suo desiderio non si affievoliva. Padre Pellegrini l’indirizzò quindi da una donna che si faceva chiamare “la poveretta del Cuore di Gesù”, ma anche lì sorsero problemi, dovuti alle stranezze di quella donna e alle privazioni cui la sottoponeva.
Teresa tornò a Grottaferrata, ma non rientrò in famiglia. L’arrivo di altre giovani che condividevano le sue intenzioni rese però necessario l’acquisto di un’abitazione diversa dall’appartamento che aveva preso in affitto. Il 2 febbraio 1894 il gruppo prese il nome di “Vittime del Sacro Cuore” e iniziò la vita in stretta clausura. Con il decreto di lode, avvenuto due anni dopo, Teresa iniziò il noviziato con le sue compagne, assumendo il nome di suor Maria Teresa del Cuore di Gesù Trafitto (ma fu sempre conosciuta col solo nome di battesimo).
Gradualmente, anche mediante l’apporto del vescovo di Frascati, la comunità si aprì ad opere esterne, senza perdere di vista il fine principale, ossia l’impegno per i sacerdoti. Nel 1916 il nome fu modificato in “Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù”. Gli anni della prima guerra mondiale videro poi l’inizio di due nuove realtà: i collegi dei “Piccoli Amici di Gesù”, per accogliere bambini che sembravano inclini al sacerdozio, e l’assistenza a preti malati e anziani.
Nel maggio 1925 madre Teresa Casini fu colpita da paralisi. Trascorse gli anni seguenti tra riprese e ricadute, finché, alle 5 del mattino del 3 aprile 1937, non si spense in tranquillità, certa di sentire la presenza di Dio accanto a sé.
La sua fama di santità ha condotto all’apertura del processo di beatificazione nella diocesi di Frascati, dal 1952 al 1962. Il 7 luglio 1997 è stata dichiarata Venerabile. Sarà beatificata questo sabato, 31 ottobre 2015, sulla piazza della cattedrale di Frascati. Le sue spoglie mortali riposano nella cappella della Casa generalizia delle Suore Oblate del Sacro Cuore, in via del Casaletto 128 a Roma.

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martedì 20 ottobre 2015

Squarci di testimonianze #10: Pablo e i supereroi che pregano


Da sinistra, Pablo e i pupazzi di Superman, Flash, Wolverine, Batman e Robin
(foto: Mar
ía Juliana Escallon/Instagram)
Stavo leggendo alcune notizie dell’agenzia Aciprensa, quando ho notato questa foto molto curiosa. Secondo quanto riferito qui, il bambino ritratto nella foto si chiama Pablo, ha due anni e mezzo, è il minore di tre fratelli e vive a Bogotá, in Colombia.

sabato 17 ottobre 2015

Luigi e Zelia Martin, artigiani di un matrimonio santo



Chi sono?

Louis-Joseph-Stanislas Martin nacque a Bordeaux il 22 agosto 1823, figlio di un militare. A vent’anni intraprese la professione di orologiaio. Due anni dopo, nel 1845, chiese di entrare fra i canonici del Gran San Bernardo, ma dovette rinunciare per aver incontrato difficoltà nello studio del latino. Mantenne comunque un carattere riservato e incline alla meditazione.
Marie-Azélie Guérin, detta Zélie, venne invece alla luce il 23 dicembre 1831 a Gandelain, presso Alençon. Si sentiva incline alla vita religiosa attiva tra le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, ma comprese che non era quella la sua strada. Si dispose quindi a formare una famiglia e divenne un’abile merlettaia, specializzata nel famoso “punto d’Alençon”.
Le strade di entrambi s’incrociarono sul ponte San Leonardo di Alençon: Zélie, favorevolmente impressionata dal contegno di Louis (al quale avevano parlato di lei), sentì dentro di sé una voce che indicava in lui l’uomo giusto per lei. Si sposarono tre mesi dopo, alla mezzanotte del 12 luglio 1858.
Per i primi dieci mesi si astennero da rapporti coniugali, finché l’intervento di un confessore non li aprì a un’altra concezione del matrimonio. La prima figlia nacque nel 1860: le seguirono otto fratelli, due maschi e sei femmine; tutti ebbero come primo nome quello della Vergine Maria, cui per i maschi si aggiunse quello di san Giuseppe. Di essi, solo quattro arrivarono alla maggiore età: Marie Louise, Pauline, Céline e Françoise-Thérèse, l’ultima nata. Quando lei aveva quattro anni, il 28 agosto 1877, Zélie morì, colpita da un cancro al seno.
Dopo la morte della moglie, Louis si trasferì con le bambine a Lisieux, nel villino “Les Buissonnets”. Una dopo l’altra, le figlie manifestarono il desiderio di entrare in convento: Thérèse, a soli quindici anni, raggiunse le sorelle maggiori al Carmelo di Lisieux il 14 settembre 1894, prendendo il nome di suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo (canonizzata nel 1925). Céline, invece, rimase accanto al padre, malato di paralisi e arteriosclerosi, insieme a Léonie.
Louis morì nel castello di La Musse, presso Évreux, il 29 luglio 1894. Non molto tempo dopo, anche le altre due figlie divennero monache: Céline al Carmelo dove si trovavano le altre sorelle, Léonie alla Visitazione di Caen (per lei è in corso il processo di beatificazione).
Le cause canoniche di Louis e Zélie furono aperte separatamente, ma solo dalla fase romana, per espresso volere del Beato Paolo VI, procedettero unite. La loro beatificazione si è svolta a Lisieux il 19 ottobre 2008. Saranno canonizzati domenica prossima, 18 ottobre 2015 a Roma, quasi sette anni dopo, nel corso del Sinodo sulla famiglia. Le loro spoglie riposano nella cripta della Basilica-Santuario di Santa Teresa di Gesù Bambino, a Lisieux.

NOTA: Ho volutamente usato i nomi francesi per rispetto alla nazionalità dei personaggi trattati, ma da ora in poi, per seguire l’uso corrente, li riporterò in italiano.

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giovedì 15 ottobre 2015

Don Vincenzo Grossi, padre e fondatore con gioia

Ritratto ufficiale di don Vincenzo Grossi
usato per i santini della beatificazione
Chi è?


Figlio di Baldassarre Grossi e Maddalena Cappellini, Vincenzo nacque a Pizzighettone, in provincia di Cremona, il 9 marzo 1845. Avvertì la vocazione al sacerdozio, ma dovette attendere prima di entrare in Seminario per aiutare il padre nella sua professione di mugnaio. Il 4 novembre 1864 fu ammesso nel Seminario di Cremona: il 22 maggio 1869 fu ordinato sacerdote. Nel 1873 divenne parroco a Regona di Pizzighettone e dal 1883 fino alla morte resse la parrocchia di Vicobellignano.
Nel corso della sua esperienza pastorale maturò una speciale attenzione verso le ragazze di campagna: così, con alcune giovani cui faceva da direttore spirituale, iniziò l’istituto delle Figlie dell’Oratorio, ponendolo sotto la protezione di san Filippo Neri. Fu anche predicatore di missioni al popolo e dimostrò notevole carità verso i non cattolici, per la sua apertura verso i metodisti che risiedevano nel territorio di Vicobellignano. Morì a Lodi il 7 novembre 1917, a causa di una peritonite fulminante, pronunciando le parole: «La via è aperta, bisogna andare».
Il processo diocesano per l’accertamento delle sue virtù eroiche è stato aperto a Lodi nel 1947. Fu quindi dichiarato Venerabile il 6 maggio 1969. È stato beatificato dal Beato Paolo VI il 1° novembre dell’Anno Santo 1975. Sarà canonizzato questa domenica, 18 ottobre 2015, da papa Francesco, a Roma. I suoi resti mortali riposano nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio, in via Paolo Gorini 27 a Lodi.


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lunedì 12 ottobre 2015

Chiara Badano: passare la luce ai giovani




Chi è?

Figlia unica di Ruggero Badano, camionista, e Maria Teresa, casalinga, Chiara nacque a Sassello (provincia di Savona e diocesi di Acqui Terme) il 29 ottobre 1971. Di carattere espansivo e gioioso, sin da piccola si dispose ad ubbidire ai genitori e a donare del suo. Nel settembre 1980 fece il suo primo incontro col Movimento dei Focolari: la sua decisione di vivere l’ideale da esso proposto contagiò ben presto anche i genitori, già credenti. Trasferitasi a Savona per frequentare il liceo classico, si circondò di amici, che le furono vicini anche quando subì un’immeritata bocciatura in IV Ginnasio.
Verso la fine dell’estate 1988, a diciassette anni, cominciò a sentire dei dolori a una spalla durante una partita a tennis: dopo analisi più approfondite, le venne diagnosticato un osteosarcoma. Dopo aver appreso la natura del suo male, si dispose ad accettare quel dolore come volontà di Dio sulla sua vita.
Anche in ospedale e a casa continuò il suo apostolato con gli amici e con i medici. La fondatrice del movimento cui apparteneva, Chiara Lubich, dietro sua richiesta le diede il “nome nuovo” di Chiara Luce. Negli ultimi giorni preparò personalmente, aiutata dai genitori e dagli amici, la celebrazione del suo funerale. Partì per il Cielo all’alba del 7 ottobre 1990, poco prima di compiere diciannove anni.
Il suo vescovo, monsignor Livio Maritano, fu tra i primi a riconoscerne la potenziale santità. Ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 17 novembre 1998, la sua causa di beatificazione si è svolta nella diocesi di Acqui Terme dall’11 giugno 1999 al 21 agosto 2000 ed è stata convalidata il 22 giugno 2001. La “positio super virtutibus” è stata consegnata alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi nel 2004. A seguito delle riunioni dei consultori teologi e dei membri della Congregazione, il 3 luglio 2008 è stato promulgato il decreto per l’eroicità delle sue virtù. L’approvazione di un miracolo per sua intercessione, avvenuta il 19 dicembre 2009, ha portato alla sua beatificazione, celebrata il 25 settembre 2010 presso il Santuario del Divino Amore a Roma. È sepolta, sin dalla sua morte, presso il cimitero di Sassello. La sua memoria liturgica è stata fissata al giorno del suo compleanno, il 29 ottobre.

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martedì 6 ottobre 2015

La biblioteca di Testimoniando # 12: “Chiesa ascoltaci!”



Lo scorso anno sono apparsa completamente disinteressata alle questioni discusse dal Sinodo sulla famiglia. Ora che è entrato nella sua seconda fase, ho deciso di mettermi d’impegno e di dare qui il mio contributo. Più che raccontare in prima persona, ho pensato di farmi aiutare dalla lettura di un libro che mi concedesse di comprendere più direttamente le questioni più dibattute: separazioni, nuove unioni, coppie omosessuali.

In sintesi

giovedì 1 ottobre 2015

Tre domande a... don Lorenzo Nacheli: un segno di fiducia per i giovani e i poveri



Don Lorenzo (primo da sinistra) e i suoi due compagni (SERMIG / NP)

Chi è?

Lorenzo Nacheli è nato a Milano il 18 agosto 1972, primo dei tre figli di Calogero e Giuseppina Schembi. Ha frequentato dall’infanzia l’oratorio della parrocchia di San Barnaba in Gratosoglio a Milano, dove ha ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana ed è stato responsabile di un gruppo giovanile.
Nel 1996 è entrato a far parte della Fraternità della Speranza del Sermig di Torino. Tre anni dopo è stato inviato a San Paolo del Brasile, per avviare l’Arsenale della Speranza, che, come il primo Arsenale della Pace, accoglie migliaia di poveri. Affiancato da un suo compagno, Simone Bernardi, Lorenzo ha poi seguito i corsi di Filosofia e Teologia presso il Monastero di San Benedetto (São Bento) a San Paolo, che ospita la locale Facoltà Teologica. È rientrato a Torino nell’ottobre 2014 per l’ordinazione diaconale, ricevuta nella parrocchia del Santo Volto il 15 febbraio 2015 insieme a Simone e ad Andrea Bisacchi, della medesima Fraternità. Tutti e tre saranno ordinati sacerdoti sabato 3 ottobre. Sono i primi membri del Sermig a diventare preti, completando il quadro delle vocazioni da lì sorte e che comprendono laici e laiche consacrati (o meglio “monaci”), ma anche coppie di sposi.

Cosa c’entra con me?

martedì 8 settembre 2015

I cosplay di Gesù Bambino (Le 5 cose più # 4)


Il conduttore Costantino della Gherardesca mostra il Gesù Bambino oggetto della prova (fonte)

Pechino Express è un programma televisivo che delle bizzarrie di luoghi esotici ha fatto uno dei suoi punti di forza. Quelle religiose non fanno eccezione: nelle precedenti edizioni, ambientate in Asia, si sono visti monaci e asceti vari, coi quali i concorrenti hanno dovuto confrontarsi nelle varie prove. Nella quarta edizione, sottotitolata Il nuovo mondo e partita ieri sera su Raidue, l’avventura si è spostata in territori dove il Vangelo è arrivato, ma dove la commistione con le culture locali ha dato esiti davvero particolari.

domenica 23 agosto 2015

Squarci di testimonianze #9: le nozze speciali di Jessica Hayes


Foto di Joseph R. Romie (fonte)
Qualche ora fa stavo scorrendo un po’ pigramente la mia homepage di Facebook, quando un’immagine mi ha colpita: ritraeva una donna inginocchiata davanti a un vescovo, ma vestita da sposa. Non ho avuto bisogno della didascalia per dedurre che si trattava di una professione nell’Ordo Virginum. Ho voluto però approfondire la notizia e cercare di capire perché la signorina in questione indossasse proprio un abito bianco, identico a quello scelto da chi si sposa con un uomo.

venerdì 21 agosto 2015

Io c’ero #9: GMG 2005, congelata a Colonia




Non potevo aprire che col logo (fonte)
Sono trascorsi esattamente dieci anni dalla mia prima Giornata Mondiale della Gioventù. Attendevo davvero con ansia di potervi prendere parte, dopo gli entusiastici racconti dei giovani della mia vecchia parrocchia, i quali avevano vissuto giorni indimenticabili a Roma nel 2000. Anagraficamente, avrei potuto andare nel 2002 a Toronto, dato che stavo per compiere diciott’anni, ma dalle mie parti non si organizzò nessun gruppo. Quando ho saputo che per il raduno di tre anni dopo si sarebbe fatto qualcosa, ho iniziato a immaginare cosa mi sarebbe potuto succedere: ascoltare le catechesi dei vescovi, visitare chiese, conoscere giovani credenti come me da ogni parte del globo…
Le mie speranze sono state rese vane, ma non troppo.

sabato 8 agosto 2015

Bruno Marchesini: la vita come un regalo per Gesù


Le foto disponibili di Bruno
sono quasi tutte tratte dai suoi santini,
più o meno ritoccate:
questa l’ho scansionata alla meglio
dalla sua biografia.
Chi è?

Bruno Marchesini nacque l8 agosto 1915 a San Michele Arcangelo a Bagno di Piano (frazione del comune di Sala Bolognese, nellArcidiocesi e provincia di Bologna), ultimo dei sette figli di Giulio Marchesini, sarto e sacrestano, e Amalia Piagnoni. Educato cristianamente dai genitori e dai fratelli, già alletà di cinque anni era tra i chierichetti della sua parrocchia, Il 12 giugno 1927, il cardinal Giovanni Battista Nasalli Rocca, Arcivescovo di Bologna, venne in visita pastorale a Bagno di Piano: alla sua domanda se volesse diventare sacerdote, il dodicenne Bruno rispose di sì.
Nellautunno dello stesso anno iniziò il suo percorso nel Seminario diocesano di Bologna e il 2 febbraio 1932 compì la vestizione clericale. Scelto dai superiori in base al profitto e alla condotta, si trasferì al Pontificio Seminario Romano, frequentandovi dapprima il Biennio liceale e, dal 1934, i corsi di filosofia e teologia. Tre anni dopo, il 6 febbraio 1937, ricevette la tonsura, e, il 26 febbraio dellanno seguente, gli Ordini minori. Per rafforzare il suo proposito di essere interamente di Dio, nella notte di Natale del 1937 emise il voto di castità perpetua.
Dal 12 maggio 1938 venne assalito da una strana febbre, che glimpedì di terminare gli esami del secondo anno di Teologia e di raggiungere, nel mese seguente, i compagni in vacanza in montagna. Costretto quindi a fermarsi a Bologna, gli venne diagnosticata una forma di meningite tubercolare, Morì nelle prime ore del 29 luglio 1938, poco prima di compiere ventitré anni. I suoi resti mortali riposano attualmente nella cattedrale di San Pietro a Bologna.
La fase diocesana del suo processo di beatificazione si è svolta a Bologna dal 28 giugno 1955 al 18 maggio 1964. Con decreto del 20 dicembre 2002, firmato da san Giovanni Paolo II, è stata ufficialmente riconosciuta leroicità delle sue virtù e qui di il titolo di “Venerabile”.

Cosa centra con me?