Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

sabato 27 ottobre 2018

Don Andrea Santoro, martire del dialogo (Cammini di santità #19)

Fonte

Prima che finisca il mese di ottobre, tradizionalmente dedicato alle missioni, riprendo l’articolo uscito questo mese su Sacro Cuore VIVERE.
Di don Andrea Santoro sapevo qualcosina, ma non mi ero mai addentrata a leggerne gli scritti e a capire cosa facesse prima di partire per la Turchia. Sono partita quindi dalle sue lettere, scoprendo quale fosse la sua idea di dialogo e come la concretizzasse.
Il titolo è lo stesso che ha messo il direttore. Per quanto ne so, per don Andrea non è aperta nessuna causa per dimostrarne il martirio; almeno, il sito ufficiale non ne fa menzione. Per questa ragione, nelle tags che accompagnano l’articolo non userò quella di “martire”, sebbene la fama che l’accompagna sia proprio quella di qualcuno che è stato ucciso perché testimoniava il Vangelo in un ambiente non cristiano e a rischio della vita.

lunedì 22 ottobre 2018

Bufale di Chiesa #3: san Giovanni Paolo II e il peso di una preghiera

«Mmh… Guarda un po’ cosa mi fanno dire…» (fonte).
Gli anglosassoni le chiamano inspirational stories, termine che potremmo tradurre con “racconti edificanti”. Sono quel genere di brevi storie con una morale, che in ambito cattolico spesso vengono utilizzate nelle omelie. Un esempio è costituito da quelli raccolti dal salesiano don Bruno Ferrero in una dozzina di piccoli volumi (parlavo qui della sua raccolta natalizia).
Con l’avvento della posta elettronica, hanno iniziato a circolare in maniera più massiccia. La diffusione di WhatsApp, poi, ha ulteriormente incentivato la circolazione di questi raccontini, tanto che spesso si smarrisce la fonte originaria, o si arricchiscono di particolari assenti nella versione primitiva.
Uno di questi apologhi è quello intitolato La bilancia o Il peso della preghiera. Mi è arrivato via WhatsApp da una persona che conosco, ma ho subito fiutato che avesse qualcosa di strano. Ecco il risultato della mia ricerca e di come ho scoperto che san Giovanni Paolo II, di cui oggi cade la memoria liturgica, nel giorno in cui ricorre anche il quarantesimo anniversario dell’inizio del pontificato, non c’entra nulla.

domenica 21 ottobre 2018

Monsignor Giancarlo Boretti: il servizio dovuto a Dio è bellezza


Mosè pascola il gregge del suocero Ietro,
 decorazione musiva,
chiesa di San Vitale, Ravenna (particolare)
Chi è?

Giovanni Carlo Mario Boretti (così al Battesimo) è nato a Cusago, in provincia e diocesi di Milano, il 14 giugno 1934. Ordinato sacerdote nel Duomo di Milano il 28 giugno 1957, si è poi laureato, il 1° giugno 1960, presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra. Subito dopo l’ordinazione è diventato professore di canto liturgico nel Seminario di Milano: dal 1957 al 1958 nella sede di Seveso, dal 1958 al 1982 in quella di Venegono Inferiore.
Nel 1982 è stato nominato parroco della parrocchia dei Santi Martiri Gervaso e Protaso a Trezzo sull’Adda, ma ha continuato a collaborare con gli uffici del Culto Divino e della Pastorale Liturgica della Curia milanese. Terminato l’incarico, è stato destinato come vicario parrocchiale, poi come residente, alla parrocchia di Santa Tecla nel Duomo di Milano.
Dal 1997 al 2009 è stato Responsabile del Servizio per la Pastorale Liturgica: nello stesso anno dell’inizio di quell’incarico è diventato Canonico onorario del Capitolo minore del Duomo di Milano, diventando in seguito Canonico effettivo.
È morto venerdì 19 ottobre 2018.

Cosa c’entra con me?

domenica 14 ottobre 2018

Papa Paolo VI: testimone e maestro, quindi Santo

Fotografia realizzata da Pepi Merisio
in occasione del viaggio apostolico a Manila nel 1970,
usata come base per l’immagine dell’arazzo
esposto in piazza San Pietro per la beatificazione (fonte)
Chi è?

Giovanni Battista Montini nacque a Concesio il 26 settembre 1897, secondo dei tre figli di Giorgio Montini, giornalista e politico, e Giuditta Alghisi. Dopo gli studi superiori, nel 1916 iniziò a seguire, come esterno, le lezioni presso il Seminario diocesano di Brescia. Ordinato sacerdote il 29 maggio 1920, proseguì la sua formazione a Roma, avviandosi verso il servizio diplomatico alla Santa Sede e venendo nominato Assistente nazionale della Federazione Universitaria Cattolici Italiani (FUCI). Negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale e durante il conflitto assistette i Pontefici in qualità di sostituto alla Segreteria di Stato e, dal 1944, come prosegretario di Stato.
Alla morte del cardinal Alfredo Ildefonso Schuster divenne il nuovo arcivescovo di Milano: ricevuta la nomina il 1° novembre 1954, venne consacrato vescovo il 12 dicembre dello stesso anno. Entrato solennemente nella diocesi ambrosiana il 6 gennaio 1955, si occupò di rendere più salda la fede del suo popolo, promuovendo la costruzione di nuove chiese, inaugurando nel 1957 la grande Missione di Milano e diffondendo gli insegnamenti che emergevano dalle sessioni del Concilio Vaticano II.
Convocato a Roma per il Conclave seguito alla morte di san Giovanni XXIII, fu proprio lui a succedergli: il 21 giugno 1963 assunse il nome di Paolo VI. Il suo pontificato è stato segnato in particolare dalla chiusura del Concilio e dai primi viaggi apostolici all’estero, nonché da molte situazioni difficili all’interno della Chiesa. Morì il 6 agosto 1978 a Castel Gandolfo, dopo una breve malattia.
L’11 maggio 1993 è stata avviata presso il Vicariato di Roma* la causa di beatificazione e canonizzazione. Dichiarato Venerabile col decreto del 20 dicembre 2012, è stato beatificato da papa Francesco domenica 19 ottobre 2014, nella Giornata Missionaria Mondiale e in chiusura del Sinodo straordinario dei Vescovi sulla famiglia. È stato canonizzato oggi, domenica 14 ottobre 2018, sempre da papa Francesco, durante il Sinodo dei Vescovi sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale.
I suoi resti mortali sono venerati, dal giorno della sepoltura, nelle Grotte Vaticane sotto la basilica di San Pietro. La sua memoria liturgica cade il 26 settembre, giorno del suo compleanno, tranne che nella diocesi di Milano, dove ricorre il 30 maggio, giorno della sua Prima Messa.

* Quando viene avviata la causa di beatificazione e canonizzazione di un Papa, il Tribunale ecclesiastico competente è quello del Vicariato di Roma, anche se il Pontefice in questione muore al di fuori del suo territorio (Castel Gandolfo è nella diocesi di Albano). Per Paolo VI si sono svolte anche delle inchieste rogatoriali a Brescia, dove visse la giovinezza, e a Milano, dove fu arcivescovo (mi rifaccio a quanto scrive qui Stefania Falasca).

Cosa c’entra con me?

Questo post, in realtà, è la versione aggiornata di quello che avevo scritto a ridosso della beatificazione. Lo riprendo, correggendo qualche espressione e aggiungendo quanto ho capito negli anni successivi.

venerdì 12 ottobre 2018

Tre domande a… don Alberto Vitali: monsignor Romero ci parla ancora


La copertina del libro di don Vitali su Romero
Chi è?



Don Alberto Vitali, ordinato sacerdote nel 1988, è attualmente responsabile della Pastorale dei Migranti della Diocesi di Milano. È anche parroco della parrocchia di Santo Stefano Maggiore a Milano, dal 2015 parrocchia personale dei migranti, e delegato arcivescovile delle ACLI. Ancor prima, ha avuto incarichi in Pax Christi Italia.

Nel 2010 ha dato alle stampe, per Paoline Editoriale Libri, Óscar A. Romero – Pastore di agnelli e di lupi, che nel 2017 ha visto una nuova edizione, riveduta e corretta.



Cosa c’entra con me?



Ho incontrato per la prima volta don Alberto in piazza Santo Stefano, durante un’uscita compresa in uno dei corsi per operatori pastorali della comunicazione. Ho scambiato qualche parola con lui, pensando che prima o poi mi sarebbe piaciuto intervistarlo: sapevo, infatti, che era autore di una delle biografie più recenti di monsignor Romero.

Appena ho saputo della canonizzazione di quest’ultimo, ho pensato che l’occasione era arrivata. Se non avessi saputo che l’altroieri, al Centro Missionario del PIME di Milano, si sarebbe svolta una serata speciale dedicata a monsignor Romero, credo che gli avrei scritto un’e-mail. Sono quindi andata al PIME e, dopo aver concesso che i giornalisti veri gli ponessero le loro domande, gli ho rivolto le mie.

 

martedì 9 ottobre 2018

Sulla scia di... don Vincenzo Romano e Nunzio Sulprizio


Edicola votiva in piazza Santa Croce a Torre del Greco 
Tra meno di una settimana si svolgeranno, a Roma, le canonizzazioni di sette Beati. Mi ero già espressa sulla questione, sperando che quelli meno noti lo diventino di più, per essere elevati al massimo onore degli altari insieme a papa Paolo VI e a monsignor Oscar Arnulfo Romero.
Due di essi sono collegati alle terre napoletane: sono don Vincenzo Romano, parroco per oltre trent’anni di Santa Croce a Torre del Greco, e Nunzio Sulprizio, un giovane che si trovò a Napoli per ragioni di salute, ma era abruzzese di nascita.
Durante le mie ultime vacanze estive, ho pensato di andare a trovarli, proprio come spesso faccio coi miei parenti al Sud. Se da Nunzio avevo fatto una breve visita il 17 agosto 2017, da don Vincenzo non ero mai stata. Così, per una volta, ho saltato una mattina in spiaggia e, accompagnata da mia madre, mi sono diretta a Torre del Greco. Dal secondo prossimo Santo, invece, sono tornata un giorno prima di ripartire per Milano.
Dimenticavo: tutte le foto del post sono opera mia. 

mercoledì 3 ottobre 2018

La biblioteca di Testimoniando #18: “Giovani Campioni”



In questi mesi di preparazione, non sono mancate proposte editoriali collegabili ai temi del Sinodo sui giovani, come altre iniziative per dare risalto a figure, temi e storie virtuose provenienti dal mondo giovanile.
L’editrice Ares ha fatto la sua parte, accogliendo la proposta di Francesco Maria Nocelli: raccontare un certo numero di vicende esemplari per far capire che anche la giovinezza è un tempo favorevole per santificarsi.

martedì 2 ottobre 2018

Accanto al suo gregge fino alla fine - Il Servo di Dio don Elia Comini (Cammini di santità #18)


Fonte
A settembre, per la rivista Sacro Cuore VIVERE, dell’Opera Salesiana del Sacro Cuore a Bologna, mi sono occupata del Servo di Dio don Elia Comini, salesiano. Il suo nome non mi era sconosciuto, dato che l’avevo visto in altre pubblicazioni salesiane. In più, visitando una chiesa, avevo trovato un libro su padre Martino Capelli, il sacerdote dehoniano che fu catturato e ucciso con lui.
Quando il direttore della rivista mi ha chiesto di scrivere di lui, mi domandavo come poter reperire altre informazioni sulla sua storia prima della cattura, fermo restando il principio per cui devo concentrarmi sugli aspetti biografici solo se mi aiutano a ricostruire la testimonianza offerta dal personaggio di cui scrivo. Provvidenzialmente, il direttore mi ha spedito un libro ricco di testimonianze, che conteneva anche parte degli scritti di don Elia.
Avevo iniziato a leggerlo da poco, quando mi è capitato di smarrirlo. Non essendo reperibile nelle librerie, non sapevo più dove cercarlo. Ho ricostruito mentalmente i miei spostamenti della giornata, quando mi è venuto in mente dove si trovasse: l’avevo infilato per sbaglio nel sacchetto con la fornitura di particole per la chiesa dov’è viceparroco il mio direttore spirituale, che ho subito allertato per chiedergli di verificare.
Alla fine sono andata di persona a recuperarlo, visti i tempi stretti per stendere il pezzo. Quando il don mi ha vista arrivare, ho elevato in alto il volume, quasi come quando, durante le celebrazioni più solenni, viene portato in processione l’Evangeliario. Quel piccolo incidente mi ha insegnato due lezioni: la prima, che devo stare più attenta a dove lascio i miei libri; la seconda, ancor più importante, che la vita di don Elia è stata davvero Vangelo vissuto e Pane donato per i fratelli. Non mi restava, dunque, che rendere a lui un buon servizio.
Avevo anche un dubbio di non poco conto: come mai le cause di don Elia e padre Martino sono state avviate per l’accertamento delle virtù eroiche, anche se, nelle rispettive congregazioni e non solo, entrambi hanno fama di martirio? Lo stesso direttore mi ha fornito la risposta tramite posta elettronica, così l’ho riportata in chiusura del pezzo.