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mercoledì 3 ottobre 2018

La biblioteca di Testimoniando #18: “Giovani Campioni”



In questi mesi di preparazione, non sono mancate proposte editoriali collegabili ai temi del Sinodo sui giovani, come altre iniziative per dare risalto a figure, temi e storie virtuose provenienti dal mondo giovanile.
L’editrice Ares ha fatto la sua parte, accogliendo la proposta di Francesco Maria Nocelli: raccontare un certo numero di vicende esemplari per far capire che anche la giovinezza è un tempo favorevole per santificarsi.

In sintesi

Giovani Campioni – 20 storie di santi a lieto fine presenta venti storie di bambini, ragazzi e giovani, la cui esemplarità è stata già resa ufficiale (l’unica canonizzata è Maria Goretti, ma ci sono anche tre Beate) o la cui buona fama circola, ma deve ancora consolidarsi nella decisione di aprire una causa di beatificazione e canonizzazione.
Per ciascuno di essi, elencati in base al nome proprio, sono riportati la data di nascita e di morte, l’eventuale appartenenza a qualche aggregazione ecclesiale e, soprattutto, il luogo dove sono stati sepolti o sono venerati.
La fascia d’età non copre quella abitualmente oggetto della Pastorale Giovanile, ossia dai diciotto ai trent’anni, ma è più ampia in basso e più stretta in alto: si va dai sei anni e mezzo della Venerabile Antonietta Meo, socia di Azione Cattolica, ai ventisette di Jacques Fesch, che, incarcerato per una rapina, incontrò Dio prima di essere condannato a morte. Quanto al periodo storico in cui sono vissuti, appartengono quasi tutti alla seconda metà del ventesimo secolo, ma molti sono vissuti in anni più vicini a noi.
Non è il primo repertorio di vite esemplari giovanili mai edito, né l’unico in circolazione, ma si distacca dagli altri per un elemento di rilievo: a ciascun “Campione” non solo è abbinato un tema – la vocazione, il sacrificio di sé, le relazioni con gli amici – ma anche un riferimento a qualche autore spirituale che ha lasciato i propri insegnamenti al mondo giovanile.
Alcuni autori sono direttamente collegati ai personaggi, mentre altri costituiscono una sorta di gioco a incastro: un giovane appartenente a un movimento si trova spesso affiancato un pensiero del fondatore di un’altra realtà analoga. Altri ancora, per la loro ricerca di senso culminata nella scoperta o riscoperta di Dio, sono abbinati a riflessioni dei cardinali Giacomo Biffi e Carlo Caffarra, destinate inizialmente ai giovani bolognesi.
Larghissima parte hanno poi estratti dal magistero dei Pontefici recenti: sono disseminati in vari punti, ma si concentrano nell’appendice che l’autore ha voluto dedicare alla chiamata universale alla santità.

L’autore

Francesco Maria Nocelli è Segretario Generale del Comune di Loreto. Sposato, è padre di tre figli, che sono stati fonte d’ispirazione per questo libro e per Le più belle preghiere dei santi (Mimep-Docete 2016).

Consigliato a...

Più che ai ragazzi, il suo lavoro sembra più adatto agli educatori, sacerdoti, religiosi e laici, che si occupano della loro formazione nei gruppi parrocchiali, nelle associazioni e nei movimenti. L’affetto e la passione che Nocelli vi ha riversato sono palesi, come anche la speranza che il libro diventi come quei testi di storia sacra o di vite sante che un tempo venivano letti in famiglia o circolavano nelle biblioteche parrocchiali.

Francesco Maria Nocelli, Giovani Campioni – 20 storie di santi a lieto fine, Ares 2018, pp. 248, € 15,00.

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Fin qui la recensione, in cui mi sono volutamente tenuta al di sopra delle parti. Permettetemi però di trasmettervi la mia esultanza perché questa è la prima raccolta di storie esemplari, edita a livello nazionale, dove si parla di Alessandro Galimberti. È anche la prima volta in cui, a scrivere di lui, non è nessuno che l’ha conosciuto in vita (professori del Seminario, parenti e amici), fatta eccezione per gli articoli scritti da me che, ripeto, non l’ho mai incontrato di persona.
Gli sforzi che ho impiegato perché la sua vicenda venisse conosciuta al di là della nostra diocesi di appartenenza si sono finalmente concretizzati, ma non devo prendermi il merito: devo piuttosto ringraziare Dio perché ha messo sulla mia strada quel seminarista, proprio come tanti altri giovani di cui spero di poter scrivere in questi giorni di Sinodo.

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