Tre domande a... don Pierluigi Banna: prete, per amare come Cristo



Il poster, tradizionalmente chiamato tableau,
con cui i Preti 2014 si sono presentati
alle parrocchie e alle comunità religiose ambrosiane
(don Pierluigi è il primo della lista).

Chi è?

Nato a Catania il 14 febbraio 1984, Pierluigi Banna, detto “Pigi”, è l’ultimo di tre fratelli. Trasferitosi a Milano per motivi di studio quasi dodici anni fa, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze dell’Antichità, precisamente in Letteratura Latina (con una tesi su alcune lettere di sant’Ambrogio) nel 2008. Nel settembre dello stesso anno, è entrato nel Seminario Arcivescovile dell’Arcidiocesi di Milano, presso l’allora sede di Seveso.
Ordinato diacono dal Cardinale Arcivescovo Angelo Scola il 28 settembre 2013, diventerà sacerdote, insieme ai suoi ventiquattro compagni di studio, il prossimo 7 giugno. Attualmente risiede presso la parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola a Milano.

Cosa c’entra con me?


Non ricordo con esattezza quando ho incontrato per la prima volta don Pierluigi. Forse è accaduto durante uno dei corsi che seguivo come matricola presso l’Università degli Studi di Milano. Ho però la certezza che lo vedevo spesso in occasione dei gruppi di studio in preparazione dell’esame di Letteratura Latina I, tenuti da alcuni suoi amici più grandi. Non mi ci volle molto per intuire che quegli amici e Pigi stesso appartenevano a Comunione e Liberazione e che i gruppi di studio erano uno degli strumenti da loro offerti a tutti gli studenti. Altri, a quel punto, avrebbero deciso di fuggire, ma io no: volevo farmi aiutare da quei ragazzi, anzitutto per comprendere come vivere da credente il mio nuovo percorso di studi, pur non aderendo alla loro via. L’esame poi l’ho passato ma, insieme a quello, ho riconosciuto che Dio mi si faceva vicino anche tramite persone come me.
Col tempo, i nostri percorsi universitari si sono separati, ma ogni tanto ci capitava di scambiare qualche parola nei corridoi. L’avevo ormai perso di vista quando una mia compagna, con la quale partecipavo alla Messa degli universitari alle 12:35 del giovedì, nel raccontarmi della sua partecipazione al Gruppo Samuele (per i non ambrosiani: un percorso vocazionale che dura un anno), riferì di aver conosciuto un seminarista fresco di laurea in Lettere, di nome Pierluigi.
Ammetto di essere rimasta piacevolmente sorpresa: certo, sapevo che era credente, ma non avevo mai ipotizzato che avrebbe scelto il sacerdozio diocesano. Mi sono congratulata con lui in un breve incontro fuori dall’università, ma da allora in poi ho deciso di non cercarlo più e di attendere che la sua decisione si facesse più salda. L’8 settembre 2010 ne ho avuto la conferma, quando, nel Duomo di Milano, Pigi e i suoi compagni di III Teologia sono stati ammessi tra i candidati al diaconato e al presbiterato.
Da allora, ci siamo ritrovati più volte, ma solo in occasione di solenni celebrazioni in Duomo o altrove, o di qualche serata organizzata in Seminario per i giovani della Diocesi: non volevo, infatti, che la mia amicizia fosse per lui un ostacolo o, peggio, una fonte di distrazione nel cammino che l’avrebbe condotto a salire l’altare. Per tenermi aggiornata sui suoi progressi, in realtà, mi bastava leggere la rivista La Fiaccola, che spesso ospitava suoi interessanti contributi sulla vita in Seminario o sulle conferenze a cui aveva partecipato. I suoi ultimi articoli sono stati dedicati al viaggio a Roma che lui e compagni hanno compiuto lo scorso febbraio (qui le impressioni sull’incontro con papa Benedetto XVI, qui il racconto della “lezione di tenerezza” impartita da papa Francesco).
Sempre per non dargli fastidio, avevo pensato d’intervistarlo dapprima in occasione del Mensilario Giovani, un incontro inserito in una serie di appuntamenti con cui i futuri sacerdoti si fanno conoscere a varie categorie di fedeli (le religiose, gli iscritti all’Associazione Amici del Seminario, i giovani appunto, per finire con la tradizionale “Festa dei Fiori”). A causa di un impegno familiare, don Pigi non era presente, così, dopo averlo rivisto in occasione della veglia in traditione Symboli dello scorso 12 aprile, ci siamo accordati per svolgere l’intervista con calma.
Ecco quindi il risultato di una conversazione telefonica, svolta nel mattino di lunedì 14 aprile.

“Come io ho amato voi” è il motto che tu e compagni avete scelto per identificarvi come classe di ordinazione. Come tu ti sei sentito amato dal Signore? Tramite quali incontri?
Innanzitutto, negli anni ho scoperto che il Signore mi ha amato sin dalla mia nascita. Mia madre, per avermi, è rimasta immobile a letto per sei mesi, non potendosi quindi occupare delle faccende di casa: in questo ho visto la grande cura di Dio perché io ci fossi in questo mondo. Poi questa cosa l’ho scoperta nel tempo con persone di fede cristiana che con la loro attenzione, la loro vita, la loro gioia mi hanno sempre testimoniato l’amore misericordioso di Dio nei miei confronti, anche di fronte alla mia miseria e al mio peccato.
Come la tua appartenenza alla Chiesa e al movimento di Comunione e Liberazione ti ha aiutato a crescere come credente e a maturare la tua vocazione?
L’incontro col Movimento mi ha sempre aiutato ad amare tutta la Chiesa, anche chi aveva sensibilità diverse dalla mia o non appartenesse alla Chiesa. La mia vocazione è maturata vivendo in essa: secondo me, la si può far crescere se, percorrendo questa via, si sente che è una vita bella. A quel punto, vai avanti e ti fidi.
Per concludere, spero che mi concederai un’anticipazione: qual è il versetto biblico o la frase che hai scelto per la tua immagine-ricordo di Prima Messa?
È tratta dal Vangelo di Giovanni (Gv 21, 7): «È il Signore!». Giovanni, stupito, riconosce il Signore Risorto che compare sulla riva. L’ho scelta perché il compito, anzi, la bellezza dell’essere cristiano e dell’essere prete risiede nello stupore che viene dal riconoscere il Crocifisso Risorto nelle nostre giornate.

La gioia di sapere che un amico con cui ho condiviso gli anni dell’università diventerà sacerdote è cresciuta con gli anni e continua ad aumentare. Ora che don Pierluigi è vicinissimo a quel fatidico momento, non posso che far mia la speranza del nostro Arcivescovo, lasciata a noi giovani alla Traditio del 12 aprile: che la sua vita possa continuare ad essere un’eco del Vangelo, che è buona notizia dell’amore di Cristo per la Chiesa e per il mondo. 

P.S. Se cercate lo spartito in formato PDF del canto dei Candidati 2014, Come io ho amato voi (composto dai futuri preti e da don Claudio Burgio), eccolo! L’audio, invece, è reperibile sul CD A tutto campo.
 

Su Internet

Fanpage ufficiale dei Preti ambrosiani 2014.

Commenti

  1. Un'altra testimonianza di don Pigi, unita a quella del suo compagno don Patrizio (c'entra anche lui con me, dato che ho cantato per lui il mese scorso col Gruppo Shekinah): http://www.incrocinews.it/chiesa-diocesi/le-emozioni-dei-futuri-preti-1.92941

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