Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

venerdì 10 giugno 2016

La biblioteca di Testimoniando #15: “Il senso chiede ospitalità” (e un excursus sui Preti 2016)



Domani si svolgeranno le ordinazioni sacerdotali nella mia diocesi di Milano. Il numero dei candidati di quest’anno, 26, credo sia il più alto da dieci anni a questa parte, ossia da quando ho capito di dovermi interessare di più alla vita del Seminario e ai preti giovani.
Se mi seguite da un po’, non credo vi stupirà sapere che anch’io stavolta ho un personale record: sono almeno dieci, infatti, i diaconi che hanno avuto la sorte (buona o no, sta a Dio deciderlo) d’incontrarmi in vario modo.
Uno di loro, due anni fa, ha pubblicato da solo un piccolo saggio di estetica musicale, dove ha fatto confluire le riflessioni che gli sono venute nel corso dei suoi studi in Conservatorio e di quelli, ora conclusi, in vista del sacerdozio. Ecco, dunque, quello che ho capito del suo lavoro.

In sintesi


Il senso chiede ospitalità, per stessa ammissione di chi l’ha scritto, è una riflessione sul concetto di sinestesia, ovvero di accordo tra le sollecitazioni che i sensi del corpo umano ricevono. La trattazione parte da come l’uomo primitivo si sia accorto dei suoni, che di natura rimandano a qualcosa di altro da sé, per affrontare l’idea per cui la musica, in particolare nell’Ottocento, abbia mirato a unire l’ascolto e le opere visive, fino ad arrivare alla moderna incarnazione di questo sistema nel musical teatrale.
Alla base di questa ricerca di accordo sta il termine “senso”, inteso non solo come percezione visiva, uditiva o tattile, ma anche come direzione verso cui tendere, come qualcosa che aspira ad essere accolto, anzi, ospitato, tramite le capacità del corpo umano. Una volta che questo accade, sembra di capire, l’uomo diventa più completo, più riuscito, capace di avere una sensibilità matura e autentica.
Il discorso si dipana in maniera abbastanza comprensibile, anche se non pochi errori di battitura e refusi vari rendono meno agevole la lettura. Le intuizioni sembrano molto buone, ma sicuramente necessitano di un ulteriore approfondimento. La buona volontà dell’autore, comunque, va rilevata e apprezzata.

L’autore

Emmanuel Santoro è nato il 18 dicembre 1991. Dopo un lungo discernimento è entrato nel Seminario della diocesi di Milano e, nel frattempo, ha portato avanti gli studi al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, laureandosi in Tromba nel 2012. Dal 2013 al 2015 è stato batterista dei ParRock, il progetto musicale del Seminario.
Ordinato diacono dal cardinal Angelo Scola il 26 settembre 2015, è stato destinato alla Comunità Pastorale Beato Paolo VI di Milano, nel decanato Centro Storico, che comprende le parrocchie di San Bartolomeo, San Marco, Santa Maria Incoronata e San Simpliciano. Sarà ordinato sacerdote domani, sabato 11 giugno 2016.

Consigliato a…

I destinatari di questo piccolo libro sono sicuramente quanti cercano di capire come imparare ad ascoltare e a ricevere in sé le sensazioni che il mondo offre, sapendole incanalare e utilizzare per il bene di tutti. Il linguaggio a tratti specialistico lo rende comunque più appetibile a un pubblico di cultura universitaria, specie se orientato alle materie filosofiche.

* * *

Fin qui la recensione, forse eccessivamente arida. Stavolta, però, voglio fare un’eccezione rispetto ai post di questa rubrica.
Non conosco don Emmanuel da molto, anche se non mi era passato inosservato sin dalle mie prime visite nell’allora Seminario di Seveso. Nel corso dei nostri sporadici incontri mi è sempre sembrato un giovane entusiasta, determinato a compiere quello che ha compreso di dover vivere, lieto pur nelle difficoltà. Quando a mia volta mi sono confidata con lui, a dispetto dei sette anni di differenza anagrafica che ci separano, ho sperimentato che sa davvero ascoltare chi si trova di fronte. Spero che abbia anche accolto i miei amichevoli rimproveri e le mie raccomandazioni, sebbene avessero un tono eccessivamente paternalistico.
Temo di essere eccessivamente ingenua, ma preferisco tuttavia guardare al bene che ha saputo compiere nei miei riguardi. Lo stesso vale per gli altri suoi compagni con cui ho avuto a che fare, qui presentati in rigoroso ordine di conoscenza.
Il tradizionale tableau
con cui i Preti 2016 si sono presentati alle parrocchie
(fonte: pagina Facebook ufficiale)
Don Marco, che ho incontrato nel corso dei miei primi Esercizi spirituali seri e che, cinque anni dopo, ho ritrovato seminarista; don Daniele, capace d’infondere lo stesso sorriso sia in una conversazione faccia a faccia, sia tramite un messaggio capace di valicare i confini geografici (prodigi del www!); don Asiri, sul quale perfino le cronache nazionali, anche dei media non cattolici, si sono concentrate per la sua provenienza estera; don Gilbert, che anche lui viene da lontano; don Christian, dotato di un piglio determinato ma delicato; don Michael, cui avevo già dato voce qui; don Michele, a Milano per studio e poi per fede; don Filippo, quasi d’altri tempi e moderno al tempo stesso.
A loro aggiungo don Nazario, che non conosco bene, ma col quale ho parlato una volta sola e che a breve rivedrò perché farò un concerto-meditazione nella sua parrocchia di destinazione, e don Fabio, che mi è stato affidato dalle suore estraendo la sua fotina ritagliata dal tableau di classe.
Insieme ai loro compagni mi sembrano, ma spero di non essere smentita, l’orchestra ben accordata presentata da don Emmanuel sulle pagine de La Fiaccola, e non solo perché lui suona la tromba e un altro è stato clarinettista della banda del suo paese. Il ruolo che mi compete è solo quello di applaudirli a distanza; fuor di metafora, di accompagnarli perché non smarriscano mai la gioia dello Spirito Santo cui si riferisce il motto della loro classe.

P.S. Non ho affatto idea di dove trovare l’audio di Con la gioia dello Spirito Santo, il canto dei Preti 2016, ma la partitura si può scaricare da qui.

Emmanuel Santoro, Il senso chiede ospitalità, Gruppo Editoriale L’Espresso 2014, pp. 56, € 15,00. Disponibile esclusivamente online sulla piattaforma ilmiolibro.it.

Nessun commento:

Posta un commento