Suor Maria Veronica del Volto Santo: con umiltà per la riforma della Chiesa e del clero

Teresa in una foto giovanile

Chi è?

Teresa Sofia Algranati nacque il 19 settembre 1901 ad Ancona, ultima dei nove figli (due femmine e sette maschi) di Cesare Algranati ed Ernesta Stafferi. Il padre, giornalista, nel 1902 si trasferì con la famiglia a Bologna, dopo essere stato nominato direttore del quotidiano L’Avvenire d’Italia.

Tuttavia, Teresa fu portata a vivere dalla nonna materna, perché suo padre, passato al cattolicesimo dall’ebraismo prima del matrimonio, era ancora in conflitto con la famiglia d’origine; anche la vita dell’ultima nata appariva a rischio.

Trascorse comunque un’infanzia serena, tra la casa della nonna a Torino, non lontano dal primo Oratorio salesiano, e quella in campagna, a Cuneo, nella frazione di Madonna dell’Olmo. La sua Prima Comunione, ricevuta il 31 marzo 1910, fu anche la sua prima esperienza spirituale intensa.

Nel 1914 tornò con i genitori, perché circa due anni prima aveva progressivamente perso la vista, ma il 18 aprile 1916 tornò a vedere in modo sorprendente e, a detta dei medici che la curarono, quasi miracoloso.

Imparò a cucire e a ricamare dalle Suore Mantellate Serve di Maria, anche per prepararsi a un buon matrimonio, ma rifiutò la proposta di matrimonio che le fece un giovane farmacista; non voleva, però, entrare in qualche Istituto religioso, considerandosi indegna di essere la sposa di Gesù.

Dopo la morte del padre, avvenuta il 31 gennaio 1926, si trasferì a Madonna dell’Olmo con la madre; lì divenne responsabile del locale gruppo delle Figlie di Maria. Morta anche la madre il 18 settembre 1933, tornò a Bologna, assumendo la direzione di Vita Femminile, un settimanale fondato dal padre, nel quale già collaborava con racconti e novelle. Curava anche la rubrica delle lettere alle abbonate, dove si firmava “Nonna Susanna”.

Nell’inverno del 1921, mentre si trovava dalla nonna, era venuta a sapere che in un paese poco lontano un sacerdote, quasi morto di fame, si era tolto la vita. Domandandosi cosa potesse offrire per riparare a quel gesto, aveva intuito che nulla potesse essere più efficace della celebrazione della Messa. In particolare, ebbe delle luci sul formulario della Messa, chiamato “Messa del Perdono”. Nel 1926 un altro fatto l’aveva addolorata profondamente: un sacerdote della sua parrocchia aveva lasciato il ministero.

Anche in questo caso Teresa suggerì la celebrazione di Messe del Perdono con il concorso dell’intera parrocchia: si ottenne la conversione del sacerdote. Ella promosse in tutti i modi possibili la pratica delle Messe del Perdono, arrivando anche a ottenere, il 7 marzo 1945, l’approvazione da parte del cardinal Giovanni Battista Nasalli Rocca, arcivescovo di Bologna.

Un’altra intuizione spirituale che l’accompagnò in quegli anni fu l’idea dell’Opera della Riconoscenza, secondo la quale, sull’esempio di colei che, secondo la tradizione, si accostò a Gesù sulla via del Calvario, ovvero la Veronica, alcune donne avrebbero dovuto assistere i sacerdoti nelle loro necessità spirituali e materiali.

L’8 dicembre 1950, Teresa e due compagne formarono la Pia Unione delle “Veroniche dell’Opera della Riconoscenza”. In obbedienza alle autorità ecclesiastiche, accettarono di vestire un abito religioso: Teresa prese il nome di suor Maria Veronica del Volto Santo.

Fino al marzo 1952 le Veroniche prestarono servizio nell’asilo parrocchiale di Capanne presso Pisa, ma poi si trasferirono a Villa Luisa, a Bologna, una casa tutta per loro, nella quale adibirono una stanza a cappella, intitolata a Maria Madre Umilissima: quel titolo veniva da una delle “luci” che suor Maria Veronica aveva ricevuto, tempo prima, pregando nel santuario della Santa Casa di Loreto.

Nei vent’anni successivi, suor Maria Veronica visse un’acuta crisi: Vita Femminile subì un crollo negli abbonamenti, lei perse suo fratello Ernesto e anche le due compagne, suor Maria Giuseppina e suor Maria Maddalena, che morirono tra il 1973 e il 1974. In più veniva maltrattata dalle persone di servizio, a causa della sua crescente sordità. Nel 1976 conobbe don Carlo Mondin, della diocesi di Ferrara, che accettò di trasferirsi a Villa Luisa, insieme al fratello Silverio e alla cognata Bruna, per prendersi cura di lei.

Suor Maria Veronica, che aveva continuato a scrivere su Vita Femminile (la rivista avrebbe cessato le pubblicazioni nel 1999), morì all’alba del 3 settembre 1985 nella casa di cura “Toniolo” di Bologna. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Musiano, in provincia di Bologna.

 

Cosa c’entra con me?

Quando ancora abitavo nella mia parrocchia d’origine, ogni tanto partecipavo anche a gite e a momenti ricreativi, come la giornata sulla neve, a Cervinia, nel mese di gennaio. Credo fosse il 2008 o più probabilmente il 2009, quando, in una gita di quel tipo, mi sono imbattuta in alcune giovani donne che non avevano affatto il tipico abbigliamento da sci: indossavano, piuttosto, quello che sembrava un abito religioso. Inoltre portavano al collo una croce piuttosto insolita: accanto a Gesù Crocifisso c’era una donna, forse proprio la Madonna, che reggeva un calice in cui veniva versato il Sangue uscito dalla ferita del Costato.

Avevo da poco presente che quell’immagine si chiama “Croce dell’Unità” ed era nata all’interno del Movimento di Schoenstatt, diffondendosi anche al di fuori, per cui ho chiesto a quelle signorine di quale istituto o congregazione facessero parte: si sono presentate come Figlie di Madre Umilissima, provenienti da Vigevano, e mi hanno spiegato che il loro scopo specifico era l’aiuto ai sacerdoti, in ogni forma. Tornata a casa, ho appurato che erano state accolte nella diocesi di Vigevano nel 2002.

Alcuni anni dopo, ormai trasferita in un nuovo quartiere, ho appreso che una ragazza della parrocchia vicina a quella che avevo iniziato a frequentare, legata alla mia da un cammino che solo recentemente ha portato alla costituzione di una Comunità pastorale, aveva deciso di consacrarsi tra le Figlie di Madre Umilissima: subito mi sono ricordata di quell’incontro sulla neve.

Qualche tempo dopo, nella stessa chiesa, ho trovato delle immaginette con la storia di suor Maria Veronica, ma non ricordo più dove le abbia fatte finire. Inoltre, ho visto più di una volta quella giovane consacrata, evidentemente a casa in vacanza, ma non ho mai avuto il coraggio di rivolgermi a lei.

All’inizio di settembre, tra le novità librarie del sito Libreria del Santo, ho visto l’uscita di un libro con gli scritti spirituali di suor Maria Veronica, o meglio, di Teresa alias Nonna Susanna (sulla copertina è riportato sia il nome al secolo, sia lo pseudonimo). Ho subito capito che era lei, perché ricordavo vagamente alcuni dettagli del santino che avevo trovato, che combaciavano con la sinossi.

Dato che lei era figlia di un giornalista, il quale aveva a lungo diretto uno dei due quotidiani che poi si sono fusi in Avvenire, ho chiesto alla redazione di questo giornale di poter recensire il libro, dopo aver chiesto all’editore una copia a scopo di recensione (ringrazio ancora per la disponibilità); la recensione è uscita solo sul giornale cartaceo il 7 ottobre.

Per cercare di stare nei tempi, ho dovuto leggerla piuttosto velocemente, ma avrei dovuto soffermarmi su molte di quelle “lezioncine” (le chiama così, oppure “luci”) che suor Maria Veronica asseriva di ricevere da Gesù, che le si presentava ora Bambino, ora adulto, molto spesso con il Sacro Cuore. Lei afferma di non riuscire a capire né a descrivere tutto, ma la sua abilità nella scrittura rende vivacissime le immagini interiori di cui parla: giardini, campi da arare, sentieri di montagna su cui cammina Gesù carico della Croce seguito da molti sacerdoti. Per come sono fatta io, non mi soffermo molto su racconti mistici e simili: preferisco indagare l’effetto che quelle intuizioni e le immagini che le hanno prodotte hanno avuto sul soggetto che le racconta.

Ciò nonostante, mi hanno commossa nel profondo le pagine in cui suor Maria Veronica dichiara che non bisogna evidenziare i difetti dei sacerdoti, né parlar male di loro: le do pienamente ragione nel sostenere che spesso sono coloro che si dicono “buoni” a voler rimarcare le mancanze di questo o di quel sacerdote, anzi, io stessa finisco col comportarmi così.

Questa lettura è arrivata in un momento della mia vita in cui ho ripreso a interrogarmi su come devo essere vicina ai preti con cui ho più direttamente a che fare, ovvero sul modo giusto di correggere i loro sbagli, ma anche su cosa devo chiedere nella preghiera per quelli che ho incrociato sul mio cammino e di cui leggo a volte sui media, senza esagerare né in un senso né nell’altro.

Mi è parso di trovarci un incoraggiamento a non arrendermi, quando mi viene insinuato che aiutare i sacerdoti non è normale, oppure quando mi viene rimproverato di essere troppo diretta con loro, ma anche un’esortazione a non abbandonarli sotto il pretesto di dovermi distaccare da loro così da evitare di rappresentare un pericolo per il loro ministero. L’esempio di suor Maria Veronica, ma anche di altre donne che hanno vissuto la maternità spirituale per i sacerdoti, costituisce quindi una consolazione per il mio cammino.

La passione per la scrittura che fu già della giovane Teresa, che me la rende molto affine, è un’evidente eredità paterna, ma lei l’ha espressa in modo personalissimo: anzitutto firmandosi con uno pseudonimo che poteva indurre a pensare che, a rispondere alle lettrici e ai loro dubbi sentimentali o familiari, fosse effettivamente una signora anziana, non una donna poco più che trentenne.

Negli scritti spirituali, che provengono da un dattiloscritto trovato nel 2022 dalle Figlie di Madre Umilissima in un cassetto di Villa Luisa (sembra un artificio letterario, ma è un fatto vero), ho notato altrettanta creatività, ma con questo non intendo sostenere che avesse inventato tutto. Anzi, l’ha espressa fino nelle sue ultime parole, quando ha promesso che dal Cielo avrebbe mandato «tante grazie come tante palline di neve»; quella stessa neve che l’aveva meravigliata nel giorno della Prima Comunione e sulla quale ho incontrato le sue eredi spirituali.

Ho anche apprezzato i suoi rapporti con i Salesiani, che la renderebbero un’ottima candidata per la mia rubrica sulla rivista dell’Opera Salesiana del Sacro Cuore di Bologna. Già in quel santino che avevo trovato, ricordo che era raccontato come suo padre e sua madre si fossero conosciuti al primo Oratorio salesiano e che san Giovanni Bosco medesimo avesse favorito non solo il loro fidanzamento, ma la scelta di Cesare Algranati di farsi cristiano, a costo di entrare in contrasto con la famiglia d’origine.

A sua volta, Teresa si sentiva un po’ salesiana: frequentò a sua volta l’Oratorio di Valdocco ed era in ottimi rapporti col primo successore di don Bosco, il Beato Michele Rua: fu lui a incoraggiare suo padre, ormai diseredato, a intraprendere la via del giornalismo.

Spulciando nel canale YouTube dove le Figlie di Madre Umilissima pubblicano periodicamente altri fatti e aneddoti sulla loro fondatrice, ho scovato il racconto di un altro legame nella Comunione dei Santi. La piccola Teresa aveva come compagno di giochi Gustavo Maria Bruni, un bambino torinese morto in fama di santità (santiebeati.it lo censisce tra i Testimoni): lui celebrava la Messa per gioco, mentre lei faceva la parte del popolo.

Tutte queste relazioni l’hanno condotta a tentare una nuova via nella Chiesa, che è stata fatta rientrare nella vita religiosa con tanto di abito, ma che ha rischiato di morire con lei. Ora le Figlie di Madre Umilissima stanno cercando di farla rivivere, in tempi dove da una parte si rischia l’attaccamento eccessivo, dall’altra molti, credendo di poter fare a meno dei sacerdoti, si distaccano da loro.

 

Ha testimoniato la speranza perché…

Suor Maria Veronica, a giudicare dai testi recentemente pubblicati, sapeva che molti sacerdoti si lasciavano irretire dalle logiche del mondo, o distrarre dalla cultura o dalla scienza, dimenticando che esse sono solo dei mezzi per arrivare alla Verità rivelata. Allo stesso tempo, era conscia che il diavolo operasse nelle anime, convincendole che il sacerdote non era più necessario come intermediario tra loro e Dio.

Le intuizioni che riceveva l’instradavano su di un percorso diverso, convincendola che il sacerdote è necessario perché dona Gesù agli uomini, ma per fare questo deve assomigliare ancora di più al suo Signore. Inoltre, la mettevano in guardia non solo dai danni dei “cattivi”, ma anche da quelli dei “buoni”, che, invece di amare la Chiesa, la demolivano con le loro chiacchiere.

 

Il suo Vangelo

La lunga vita di suor Maria Veronica ha avuto un filo conduttore nella maternità spirituale, quasi a compensare il fatto che lei, per molto tempo, è vissuta lontano da sua madre, la quale comunque non le è mai stata davvero lontana. L’ha esercitata sia con i rapporti interpersonali con le giovani Figlie di Maria della parrocchia che frequentava, sia con le risposte firmate “Nonna Susanna” dalle colonne di Vita Femminile.

La sua maternità si è sviluppata ancora più precisamente a favore dei sacerdoti, secondo quanto intuiva col passare del tempo. In questo senso rientra anche la sua determinazione nel far riconoscere e celebrare la “Messa del Perdono”, il cui formulario è presente anche nella nuova edizione del Messale Romano (nonché di quello Ambrosiano, ma differisce leggermente da quello Romano nelle antifone e nelle orazioni: dovrei chiedere perché a qualche liturgista) come Messa per la Remissione dei Peccati.

Maternità, ma anche umiltà, la virtù da cui era convinta bisognasse partire per un’autentica riforma della Chiesa: non voleva dire disistima di sé, ma capacità di stare al posto che Dio ha assegnato a ciascuno, senza prevaricare o schiacciare il prossimo. Per questo ha lasciato, in quelle pagine dattiloscritte destinate con tutta sicurezza a un direttore spirituale rimasto anonimo:

Gesù mi ha fatto comprendere che le mancanze di carità derivano dalla superbia, perché essa giudica, mormora, fa sgarberie. Tutto questo perché si accarezza il proprio io. Allora senza volerlo ci si sente superiori agli altri, tanto da non prestarsi volentieri a servire, ma piuttosto si pretende di essere serviti.

L’esatto contrario di quel che Gesù è venuto a portare nel mondo, mi viene da pensare.

 

Per saperne di più

Teresa Algranati “Nonna Susanna”, Ora è il tempo della Veronica. Scritti spirituali, Editrice Ancilla 2025, pp. 172, € 12,00.

Una selezione degli scritti spirituali, riportati in capitoli tematici, anticipata da una sintesi della sua vita.

 

Su Internet

Sito ufficiale delle Figlie di Madre Umilissima serve della Redenzione  

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