Fra Jean Thierry di Gesù Bambino e della Passione, oltre vent’anni dopo

 

Due libri e l'immancabile santino 

Questa volta non ho programmato per tempo un post per ricordare il ventesimo anniversario della morte di fra Jean Thierry di Gesù Bambino e della Passione, religioso dei Carmelitani Scalzi, avvenuta all’Ospedale Civile di Legnano il 5 gennaio di vent’anni fa.

Lui si trovava lì grazie ai confratelli che l’avevano accolto come postulante, dopo un percorso vocazionale molto travagliato, compiuto nel suo Paese d’origine il Camerun, e che sembrava concludersi con la diagnosi di un osteosarcoma. I superiori, però, hanno ottenuto dalla Congregazione per i Religiosi il permesso di fargli professare i voti solenni benché fosse appena agli inizi del suo percorso formativo.

Il fatto che io non abbia programmato nulla non mi ha però impedito di riflettere sulla sua storia e di ripensare a come, negli anni intercorsi dalla chiusura dell’inchiesta diocesana su vita, virtù e fama di santità, l’abbia costantemente avuta presente. Peraltro, proprio quel giorno avevo pubblicato un post su di lui.

 

Avventurosamente a Legnano

Ho ancora in mente quel 9 settembre 2014, quando, insieme a mia madre, mi sono avventurata a Legnano per raggiungere la chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino, luogo dell’ultima sessione dell’inchiesta diocesana. Non avevo mai partecipato a una celebrazione del genere: prima di allora, ne avevo solo visto le foto su qualche libro, o riferito in qualche profilo biografico.

Siamo riuscite ad arrivare a destinazione solo dopo aver accettato un passaggio da un totale sconosciuto, dato che ci eravamo perse. Ricordo che il cardinal Angelo Scola, al tempo arcivescovo di Milano, si disse colpito dal fatto che le nostre terre ambrosiane potevano ancora essere luoghi accoglienti per sostenere un giovane fratello di un’altra Chiesa e accompagnarlo nel compimento della sua vita.

Nella stessa circostanza ho incontrato il signor Luigi Vigna, amico dei Carmelitani Scalzi di Legnano e, ben presto, diventato quasi un secondo padre per Jean Thierry, così come Anna Corona, sua moglie, era diventata per lui “mamma Anna”.

 

Un libro più corposo e una riflessione spirituale

Non ricordo quando, ma sicuramente dopo il 2016, passando per una copisteria che aveva anche uno spazio per il bookcrossing, ho scorto il volto di fra Jean Thierry sulla copertina di un libro ben più corposo di quello che mi era stato fornito dai Carmelitani Scalzi della chiesa del Corpus Domini qui a Milano. Tuttavia, ho atteso per leggerlo fino alla fine dello scorso dicembre e non l'ho finito in tempo per l'anniversario tondo, motivo per cui non sono riuscita a scrivere prima.

Oltre a quel volume, ho comprato il testo curato da monsignor Ennio Apeciti, il quale aveva seguito il Tribunale ecclesiastico che ha interrogato i testimoni nella fase diocesana, in qualità di Giudice delegato. Più che una biografia, mi è parso una meditazione sugli aspetti essenziali della storia di quel giovane camerunense.

 

Tra i personaggi sul cammino della fiducia indicato da santa Teresina

Quando è stata pubblicata l’Esortazione apostolica C’est la confiance di papa Francesco, ho immediatamente considerato anche lui tra i personaggi che si sono incamminati sulla medesima via, “piccola” solo in apparenza. Se al tempo avessi già iniziato a collaborare con Avvenire, credo che ne avrei parlato anche lì.

In sostanza, Jean Thierry ha scoperto santa Teresa di Gesù Bambino nei mesi di prenoviziato tra gli Oblati di Maria Immacolata, a Mokolo. L’insegnante di religione aveva parlato così tanto di lei ai giovani alunni che lui aveva deciso di prenderla come proprio modello.

L’approfondimento della sua dottrina, insieme naturalmente a quella di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce, madre e padre del Carmelo riformato, si è intensificato dopo la scelta di entrare in quell’Ordine, ma a ben vedere lui era già affine a santa Teresina perché, nonostante le numerose difficoltà, non aveva mai smesso di sperare in Dio e l’aveva sempre sentito presente.

 

Padre Benigno e padre Pio sul comodino e nel suo cuore

Nello stesso post citavo, tra gli altri personaggi, uno di cui vorrei da tempo parlare in maniera più diffusa, ma ho perso l’occasione giusta da una parte, dall’altra sono in attesa di tempi migliori. Mi riferisco a padre Benigno di Santa Teresa di Gesù Bambino, al secolo Angelo Calvi, giovane sacerdote del suo stesso Ordine.

Gli undici monasteri di Carmelitane Scalze della Provincia Lombarda e i tre in Camerun erano uniti nella preghiera, come chiesto da padre Giorgio Peruzzotti, per chiedere proprio a lui, al tempo (e a tutt’ora) Venerabile, il miracolo della guarigione. Avrebbe anche iniziato il noviziato proprio a Concesa, luogo dove padre Benigno visse a lungo e dov’è sepolto, ma non l’ha visto neanche da lontano: appena atterrato in Italia, infatti, è stato portato in ospedale.

In verità, l’intercessione non era univocamente rivolta a padre Benigno, ma anche a san Pio da Pietrelcina. Cinicamente, mi viene da pensare che, se i Carmelitani e le Carmelitane Scalzi avessero pregato solo chiedendo al confratello, forse la guarigione sarebbe avvenuta e ci sarebbe stato un miracolo più facile da dimostrare, ma non posso averne la certezza, naturalmente.

Sicuro è che, stando ad alcune sue confidenze, Jean Thierry voleva essere un sacerdote come padre Pio e dedicare gran parte del suo tempo, dato che ormai aveva perso la gamba destra, al ministero della Riconciliazione e alla direzione spirituale.

Le immagini dei due religiosi gli facevano poi compagnia sul comodino dell’Ospedale Generale di Yaoundé, dove fu operato, come dimostra una delle tante fotografie di quei giorni.

 

Due anni e due giorni (ma non solo) tra Alessandro Galimberti e lui…

Già nel primo post riscontravo la vicinanza cronologica, quando a date delle rispettive dipartite, tra quella di fra Jean Thierry e quella di Alessandro Galimberti, seminarista diocesano di Milano, il Testimone che più mi ha cambiato la vita: quest’ultimo è morto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2004, anche lui in ospedale (il Policlinico di Milano), mentre il giovane religioso ha emesso l’ultimo respiro poco dopo la mezzanotte del 5 gennaio 2006.

Rileggendo le biografie a mia disposizione e partecipando alla Messa nell’anniversario di Alessandro nella sua Lissone (avrei voluto andare anche a Legnano lo scorso 5 gennaio, ma non ce l’ho fatta; non potrò neanche andare ad ascoltare monsignor Apeciti stasera all'oratorio di Santa Teresa di Gesù Bambino), ho riscontrato altri parallelismi.

Credo che il principale risieda nell’espressione della propria fede tramite il canto e la poesia, naturalmente tenuto conto delle differenze stilistiche dovute all’ambiente in cui erano cresciuti. Un amico prete di Alessandro mi ha raccontato che, negli anni della formazione, quasi ogni seminarista si sente di scrivere pensieri spirituali più o meno profondi, ma i suoi erano sinceri, anche quando esprimeva la propria fragilità fisica. Verrebbe da pensare che anche quelli di Jean Thierry siano così, specie quando pensa ai fallimenti apparenti e rinnova, con slancio, il suo “fidanzamento” con la Sapienza divina.

Penso poi che Alessandro mise per iscritto il suo «voglio essere come nardo» per diventare «strumento di rivelazione» della presenza del Signore, ma poi capì che doveva uniformare il suo volere a quello di Dio. Jean Thierry, dal canto suo, voleva “diventare Gesù” per rassomigliare all’Oblato Missionario di Maria Immacolata, padre Eddy Mabyla, incontrato a otto anni nella cappella del carcere dove suo padre René lavorava come guardia, ma ci riuscì, anche se da religioso non sacerdote, dopo fallimenti, porte chiuse, prove morali e, da ultimo, nonostante il suo corpo fosse al limite.

 

… ma anche nove mesi e sette giorni (anche qui, non solo) tra lui e san Carlo Acutis

Mi sono invece ricordata pochi giorni fa, ma lo sapevo già, che nello stesso 2006 è andato in Cielo (per lui, dopo la canonizzazione, si può dire con sicurezza) anche san Carlo Acutis, precisamente il 12 ottobre.

A ben vedere, è possibile istituire dei collegamenti anche tra le loro esperienze spirituali. Anche Jean Thierry, in parrocchia e al liceo, ha cercato di essere un apostolo tra i coetanei, sia con la parola sia con l’esempio. Mentre Carlo era spesso l’unico a difendere, soprattutto da studente delle superiori, gli insegnamenti della Chiesa in materia di bioetica e sessualità, il ragazzo camerunense si scontrava con la disinvoltura dei suoi coetanei e delle sue coetanee, alcune delle quali, già madri, portavano in classe i loro neonati.

Ora che mi viene in mente, proprio la sua affermazione, rivolta alla madre, di voler restare casto per essere un buon prete, mi era servita per inserirlo nella nona stazione dello schema biblico della Via Crucis Sui passi del Maestro da me composta.

Per entrambi, inoltre, la Madonna è stata l’unica presenza femminile importante nelle rispettive vite, tolte le madri naturali. Il continuo confronto con la Parola di Dio, le lunghe soste in chiesa, l’adorazione dell’Eucaristia, le riflessioni tenute per sé ma messe su carta o digitate sul computer hanno poi punteggiato le loro storie.

Infine, i loro percorsi verso gli altari hanno una data comune: quella del 15 febbraio 2013, nella quale la Conferenza Episcopale Lombarda ha dato il benestare all’avvio delle rispettive cause, ma anche a quelle di Teresio Olivelli, ora Beato, e di fratel Ettore Boschini, che, come fra Jean Thierry, è ancora Servo di Dio.

 

Aspettando nuovi sviluppi

Grazie alle e-mail che mensilmente Luigi e Anna Vigna inviano a tutti gli Amici di Jean Thierry, con la traccia del Rosario che viene recitato nella chiesa carmelitana di Legnano ogni 5 del mese, sono stata anche aggiornata delle successive tappe della causa. L’ultima di un certo rilievo risale al 3 luglio 2023, data della consegna della Positio super virtutibus al Dicastero delle Cause dei Santi.

Mentre aspetto i passi seguenti della discussione sulle sue virtù, che non vanno assolutamente dati per scontati fino all’auspicata promulgazione del decreto, rileggo le dichiarazioni d’amore alla Sapienza di questo giovane, pregando che diventino ancora di più mie.

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