Juliette Colbert e Carlo Tancredi Falletti, marchesi di Barolo: l’amore sopra ogni cosa
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| Pietro Ayres, Juliette Françoise Colbert e Carlo Tancredi Falletti di Barolo, due oli su tela conservati a Palazzo Barolo (fonte) |
NOTA
PREVIA: metto prima il nome di lei perché, per consuetudine, nel rito del
Matrimonio si riporta prima il nome della sposa.
Chi sono?
Juliette-Françoise Colbert nacque il 26 giugno 1786 nel castello di Maulévrier, in Francia, più precisamente nella regione della Vandea, figlia del conte Édouard Colbert, ministro plenipotenziario di re Luigi XVI presso l’Elettore di Colonia, e della contessa Anne-Marie-Louise Quengo de Crénolle.
A causa
della rivoluzione francese, dovette fuggire insieme alla sua famiglia, la quale
aveva perso tutti i suoi beni e anche molti membri, morti sotto la
ghigliottina. Rientrata in Francia con l’avvento al potere di Napoleone,
Juliette divenne dama di compagnia di Josephine Beauharnais, diventata poi
imperatrice.
Carlo
Tancredi Falletti di Barolo nacque invece a Torino il 26 ottobre 1782, figlio
unico del marchese Ottavio Alessandro Falletti di Barolo e di Paolina Teresa d’Oncieux.
Fu istruito privatamente da alcuni precettori, ma frequentò anche il Collegio
di San Rocco per i corsi di grammatica e retorica. Insieme al padre, che aveva
lasciato i suoi impegni, viaggiò per molti Paesi d’Europa.
Entrò
poi nel Corpo della Guardia Nobile del Re di Sardegna e, a partire dall’aprile
1805, nel Dipartimento della Guardia d’Onore a cavallo, entrando quindi al
servizio di Napoleone, che gli diede altri incarichi, compreso quello di
ciambellano.
Proprio
alla corte napoleonica avvenne l’incontro tra i due giovani. Il loro matrimonio
fu favorito da Napoleone, che mirava ad alleanze strategiche anche tramite le
nozze tra nobili: la celebrazione si svolse il 18 agosto 1806. I due sposi
vissero tra Parigi e Torino, dove si trasferirono definitivamente nel 1814,
dopo la caduta di Napoleone.
Il 14
aprile 1814 Giulia (da adesso in poi userò il nome in italiano), visitando le
carceri di Torino, rimase sconvolta dal trattamento e dalle condizioni dei
detenuti, uomini e donne, rinchiusi negli stessi ambienti.
Per le
donne e le bambine in difficoltà creò varie strutture e opere educative, alcune
delle quali affidate alle Suore di Sant’Anna, fondate dal suo sposo per
l’educazione dei più piccoli. A sua volta fondò una congregazione, quella delle
Sorelle Penitenti di Santa Maddalena (oggi Figlie di Gesù Buon Pastore),
accogliendo il desiderio di alcune delle donne che, avendo cambiato vita,
volevano consacrarsi a Dio.
Tancredi
fu decurione (oggi diremmo consigliere comunale) del Comune di Torino, di cui
fu sindaco per due mandati, nel 1826 e nel 1827. Il re Carlo Alberto lo volle
nel Consiglio di Stato, ma lui si dimise nel 1831.
Durante
l’epidemia di colera che colpì la città nel 1835, fu nominato direttore
dell’Ospedale San Luigi, che Giulia visitava spesso per consolare gli ammalati.
Ancora prima, tra il 1825 e il 1829, avevano aperto nel loro palazzo una “sala
d’asilo”, un vero e proprio asilo d’infanzia.
L’epidemia
debilitò gravemente il marchese, a cui, nell’estate 1838, fu suggerito un
periodo di riposo. Lui e la moglie decisero allora di partire per il Tirolo, ma
dovettero fermarsi a Verona, perché Tancredi fu assalito da forti febbri.
Rientrato in Piemonte, fu ospitato nel palazzo del conte Cavalli a Chiari: vi
morì il 4 settembre 1838.
Dopo la
morte del suo sposo, da cui non aveva avuto figli, Giulia lasciò completamente
la vita mondana, dedicandosi interamente a sostenere le opere di carità avviate
insieme a lui o da sola e a finanziarne di nuove. Il 3 aprile 1846 ottenne da
papa Gregorio XVI il Breve di approvazione delle Suore di Sant’Anna e delle
Sorelle Penitenti di Santa Maddalena. Morì nel suo palazzo di Torino il 19
gennaio 1864.
I
decreti sulle virtù eroiche dei marchesi di Barolo sono stati promulgati il 5
maggio 2015 per Giulia, il 21 dicembre 2018 per Tancredi. I resti mortali di
entrambi riposano nella chiesa di Santa Giulia a Torino: quelli di Giulia dal
1899, quelli di Tancredi dal 2013.
Cosa c’entrano con
me?
Proprio non ricordo quando ho sentito parlare per la prima volta di entrambi i marchesi come coppia, anche se come singoli ho una vaga idea. Per Giulia, credo che sia avvenuto durante una trasmissione per nulla religiosa (aveva una rubrica sul Santo del giorno, ma era più occasione per irridere Santi dalle vite o dai nomi assurdi che per fare catechesi), in cui si esaltava la sua inventiva a proposito del vino Barolo, senza tralasciare però il suo impegno filantropico (volutamente non uso il termine “caritativo”). Per Tancredi, dev’essere accaduto leggendo qualcosa sull’allora Servo di Dio Silvio Dissegna: le loro inchieste diocesane (insieme a quella di monsignor Barberis) si sono aperte nello stesso giorno, l’8 febbraio 1995.
Nel
2004, quando è uscita la fiction su san Giovanni Bosco con Flavio Insinna nel
ruolo principale, c’era anche il personaggio della marchesa, interpretata da
Alessandra Martines. Tuttavia, per quel che ricordo, non emergeva come una
figura positiva, anzi, mal sopportava che don Bosco avesse scelto di non essere
più cappellano dell’Ospedaletto di Santa Filomena da lei fondato (il che rende
Giulia una degli “amici celesti” della Santa venerata a Mugnano del
Cardinale, alla quale ho dedicato questo post); i fatti sono andati diversamente.
Alcuni
anni dopo, nel 2010, ho partecipato a una delle Prime Messe di un amico
sacerdote, celebrata nella Cappella Pinardi, parte del complesso del primo
oratorio salesiano a Valdocco. Dopo la celebrazione, insieme a lui e ad altri
amici, sono andata a mangiare una pizza: mentre camminavo, uno dei presenti mi
ha indicato Palazzo Barolo, che di fatto era ed è piuttosto vicino alla
basilica di Maria Ausiliatrice e alle opere annesse.
Non
sono però andata più in là di quella prima conoscenza, almeno finché non ho
appreso del decreto sulle virtù di Tancredi prima, di Giulia poi. Non ricordo
come abbia fatto a chiedere alle Suore di Sant’Anna del materiale su di loro:
forse è accaduto proprio mediante l’amico torinese (ho provato a cercare l’e-mail
che avevo inviato, ma non l’ho rintracciata).
Di
certo, so di aver domandato alla suora perché i decreti non fossero arrivati
nella stessa data e, soprattutto, se fosse meglio chiedere l’intercessione
congiunta dei due sposi o considerarli singolarmente. Mi rispose che solo in
anni recenti si è proceduto ad avviare contemporaneamente le cause di due Servi
di Dio coniugati tra loro e che, comunque, le suore hanno sempre invocato
entrambi i fondatori, considerati tali a pari merito e a pieno titolo.
Poco
dopo, mi ha spedito un pacchetto, che conteneva parecchie copie di una piccola
biografia dei marchesi – l’autore era proprio l’amico che mi aveva indicato il
loro palazzo! – una solo di Tancredi e gli immancabili santini, sebbene
portassero ancora, per entrambi, la qualifica di Servi di Dio. Ho distribuito i
libri più piccoli in vario modo, anche come regalo di nozze per un mio cugino.
Nel
frattempo, era uscita con Famiglia Cristiana una collana di romanzi
ispirati alle vite di vari Testimoni. Non tutti mi sembravano riuscitissimi, ma
quello su Giulia mi era piaciuto a tal punto da regalarlo a mia sorella,
appassionata di Storia e insegnante.
In anni
più recenti sono passata molto spesso per Torino (l’ultima volta è avvenuto
quando ho partecipato, tra i relatori, a una giornata di studi storici su san Pier Giorgio Frassati),
ma non ho mai avuto occasione di visitare Palazzo Barolo, né da sola, né
accompagnata.
Detto
questo, non pensavo di aver molto da raccontare sui marchesi, finché non ho
appreso la notizia che oggi, a Torino, sarebbe stato inaugurato un monumento a
Giulia, la prima statua pubblica dedicata a una donna in quella città. Non
potendo andarci, ho colto l’occasione per tornare sulla sua storia, anche se mi
dispiaceva tralasciare il marito: ho quindi pensato di dedicare il post a
entrambi.
Peraltro,
quest’anno ricorrono anche due anniversari significativi: il centoventesimo
delle nozze e il duecentoquarantesimo della nascita di Giulia. L’occasione del
monumento, però, mi convinceva di più. Se ne avessi parlato durante il Giubileo
appena concluso, sarebbero cascati ugualmente a fagiolo: In Spe, “Nella
Speranza”, è il motto sotto il loro blasone congiunto, ereditato dall’Opera
Barolo, che oggi continua il loro compito educativo e caritativo.
Di
Giulia mi ha colpito il modo di pensare alla condizione delle donne carcerate:
inizialmente più assistenziale, poi mirato a non far sprecare il tempo della
detenzione, organizzando lezioni, attività manuali e anche un po’ di
catechismo. Mi ha anche meravigliato il fatto che fosse rimasta delle sue
opinioni politiche perché aveva sperimentato gli eccessi della rivoluzione
francese, ma sapeva difenderle e ascoltava chi non la pensava come lei, ad
esempio Camillo Benso conte di Cavour.
Tancredi, dal canto suo, non va dimenticato perché ha messo il bene comune prima del proprio interesse personale, avviando politiche a favore dei poveri della città di Torino, la quale lo ha commemorato solo tardivamente, dedicandogli, il 26 ottobre 2015, il piazzale del Cimitero Monumentale, che aveva contribuito a far edificare e dov’era sepolto fino a due anni prima (la targa lo ricorda come “benefattore e sindaco di Torino”: mi fa pensare a quella intitolazione come “filantropo” che accompagna una via qui a Milano e riferita nientemeno che a don Bosco).
È poi stato
un uomo dalle mille risorse: non solo un politico, ma anche uno scrittore di
opere letterarie, di testi eruditi e di piccole opere destinate all’educazione
dei ragazzi.
Cosa c’entrano con
san Francesco d’Assisi?
Dato che è stato inaugurato l’Anno di San Francesco per l’ottavo centenario della morte, anzi, della nascita al Cielo (per lui si può dire), nei post da adesso in poi cercherò di evidenziare i tratti comuni tra lui e le figure che tratto.
Non mi
risulta che i marchesi, nei loro numerosi viaggi, abbiano mai visitato Assisi,
ma forse ricordo male. Penso però che abbiano avuto un’affinità con san
Francesco per quanto riguarda la povertà, intesa come modo corretto di
rapportarsi ai beni, di cui comunque disponevano largamente.
Giulia,
in un certo senso, è stata convertita dai poveri non diversamente da quel che
accadde al giovane Francesco quando accettò di abbracciare un lebbroso.
Tancredi, come abbiamo visto, è invece morto più o meno come un povero (era
comunque ospite di un conte), in un letto non suo, assistito solo dalla moglie.
Il loro Vangelo
La storia dei Venerabili marchesi di Barolo potrebbe sembrare distante da noi, sia cronologicamente sia per via del loro ceto sociale. Anche dalle loro esperienze singole e dalla comune unione d’intenti possiamo comunque ricavare insegnamenti validi ancora oggi.
Il
primo mi pare che sia quello secondo cui i beni terreni sono fatti per essere
condivisi: vale anzitutto per quelli materiali, ma anche per le risorse
d’intelligenza e di cultura, di cui tutti e due erano molto provvisti.
È
possibile trovarne un altro pensando a quel che Silvio Pellico, assunto come
bibliotecario ma diventato presto un vero amico per i suoi padroni di casa,
racconta nella prima biografia di Giulia: nel corso delle loro giornate, piene
di visite, d’incontri, di tempo trascorso lontani l’uno dall’altra, lei e Tancredi riuscivano
a trovare un momento per confrontarsi, ascoltarsi e confidarsi.
Infine,
può apparire scontato pensare che, non avendo avuto figli, si siano ritrovati a
vivere la maternità e la paternità in senso più ampio: non lo era al loro tempo
e non lo è neanche nel nostro, in cui si fanno sempre meno figli per le più
disparate ragioni.
A
questo punto dovrei trovare una citazione che confermi queste mie riflessioni,
ma, come faccio quando racconto le vicende di una coppia (principalmente di
sposi), ne prendo una per ciascun Venerabile.
Per
Giulia credo che la frase più rappresentativa sia contenuta in quella che è
nota come la “lettera all’amico inglese”, scritta dopo la morte del marito:
Io devo scontare i
secolari privilegi degli avi, devo saldare i debiti che essi hanno contratto
coi paria e con gli sfruttati; devo pareggiare l’implacabile conto, che
ciascuno ha con la propria coscienza. Una voce cara e indulgente m’incita! Io
non avrò più altra dolcezza che obbedire a quel comandamento.
Traggo
invece il pensiero significativo di Tancredi dal suo romanzo storico La
pittrice e il forestiere. È una frase che mette in bocca alla protagonista
di quell’opera, ma penso che a sua volta l’abbia resa vera:
Adoperiamoci nel
giovare agli altri, perché così si vive felici, e poi ancora per far le veci di
coloro che non conoscono questa felicità. Tergiamo il pianto altrui: Iddio
tergerà il nostro.
Da oggi
l’immagine di Giulia emerge all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane, indicando anche al
più distratto tra i passanti cosa l’ha guidata in tutta la sua vita, condivisa
a lungo con quella del marito.
Per saperne di più
Daniele Bolognini, Carlo Tancredi e Giulia – Marchesi di Barolo - Un unico cuore che batte per la carità, Velar 2019, pp. 47, € 4,00.
Una
sintetica ma completa presentazione della vita e delle opere di entrambi i
marchesi.
Moreno Giannattasio, Giulia - La bellezza, l’amore e il vino della marchesa di Barolo, San Paolo Edizioni 2016, pp. 160, € 12,00
Un romanzo
storico molto fedele, che si concentra su Giulia e sulle sue realizzazioni
caritative.
Angelo Montonati, Giulia Colbert di Barolo - Marchesa dei poveri, Paoline Edizioni 2011, pp. 224, € 15,00.
Un’opera biografica dedicata alla sola Giulia.
Cristina
Siccardi, Matrimonio, quel vincolo chiamato libertà – L’unione di Fede,
Speranza e Carità di Tancredi Falletti di Barolo e Juliette Colbert, La
Fontana di Siloe 2013, pp. 312, € 24,00.
Opera
che descrive come i coniugi Falletti di Barolo hanno esercitato, come coppia
oltre che come persone singole, le virtù cristiane.
Primo Soldi, Poveri a palazzo – Carlo Tancredi e Giulia, marchesi di Barolo: una santa storia d’amore, Itaca 2021, pp. 208, € 16,50.
Già
parroco di Santa Giulia a Torino e sensibile al tema educativo per la sua
appartenenza a Comunione e Liberazione, l’autore delinea la storia e la
posterità dei due sposi.
Su Internet
Sito delle Suore di Sant’Anna, che ospita anche una nutrita sezione dedicata agli scritti di Giulia
Sito dell’Opera
Barolo
Scheda unitaria di entrambi come coppia di sposi nell’Enciclopedia dei
Santi, Beati e Testimoni
Pagina con la biografia (senza l’iter della causa) di Tancredi sul sito del
Dicastero delle Cause dei Santi
Pagina con la biografia e l’iter della causa di Giulia sul sito del Dicastero
delle Cause dei Santi


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