Sulla scia di... Silvio Dissegna
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| Da sinistra: don Domenico Cravero, io, Ottavio Dissegna; nel mezzo, la tomba di Silvio (chiedo scusa se la foto è troppo scura, ma nel testo spiego perché) |
Sabato
15 novembre ho visitato i luoghi legati alla testimonianza del Venerabile
Silvio Dissegna, approfittando del mio passaggio per Torino, motivato dalla
partecipazione, tra i relatori, alla giornata di studi storici Pier Giorgio
Frassati tra storia e memoria, svolta al Polo del Novecento.
Dato
che pensavo di pubblicare questo racconto solo dopo che sarebbe stato
disponibile il filmato integrale della giornata di studi e che, quindi, è
slittata anche la pubblicazione del relativo post, ho atteso prima di scrivere anche questo
articoletto, che uscirà, in forma ridotta, anche sul prossimo numero della
rivista Amici del venerabile Silvio Dissegna. Le foto sono tutte opera mia, tranne quelle in cui compaio.
Appuntamento a
Torino
Quando ho raccontato a fratel Marco Barozzi, il mio referente per la collaborazione alla rivista di cui sopra, di questa partecipazione, mi è anche venuta l’idea di poter visitare la chiesa di Santa Maria Maggiore a Poirino e il piccolo spazio espositivo a La Longa: ho trovato subito una pronta risposta da parte sua, nonché dai genitori del Venerabile e da don Domenico Cravero, parroco di Poirino.
Pranzo, poi saluto
a don Bosco
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| Anna, io, fratel Marco; alle nostre spalle, la statua di don Bosco |
Lì ho
incontrato Anna Tachis e Adriano Appendino, coi quali ho condiviso non solo il
pranzo, ma anche qualche suggerimento per implementare i mezzi di comunicazione
dell’Associazione Amici di Silvio Dissegna.
Nella
breve sosta di preghiera all’interno della basilica, di cui, nel viaggio di
andata, avevo controllato gli orari d’apertura, ho affidato a san Giovanni
Bosco il mio impegno sempre più lavorativo, un prete che si è raccomandato alle
mie preghiere e il rilancio del sito dell’Opera Salesiana del Sacro Cuore di Bologna.
Il
negozio di articoli religiosi ValdoccoShop era chiuso, per la felicità del mio
portafogli. A suggellare la nostra visita, ho chiesto ai miei accompagnatori di
poter fare una foto con me, accanto alla statua di don Bosco che sorge in mezzo
al cortile.
In mezzo alla
nebbia torinese
Da Valdocco ci siamo mossi in automobile, per accompagnare anzitutto fratel Marco a Chieri. Man mano che salivamo sulla collina dove si trova Villa Brea, la residenza dei Fratelli della Sacra Famiglia di Belley, fondati dal Venerabile Gabriel Taborin, di cui lui fa parte, ci siamo sempre più inoltrati nella nebbia: non l’ho mai vista così fitta neanche qui a Milano. Mi è subito salito un grido dal cuore, che non intendeva in nulla anticipare il giudizio ufficiale della Chiesa: «Silvio, salvaci tu!».
Scendendo
poi dalla collina, la nebbia si è diradata, fino a farmi intravedere il
cartello stradale che indicava l’arrivo a Poirino e i suoi prodotti più famosi,
ovvero gli asparagi e i tessuti. Mi sono chiesta se un giorno non verrà apposto
un altro cartello come quello che avevo visto a Pogliano Milanese, città natale
del Beato Francesco Paleari (qui il mio post su di lui).
L’incontro col
signor Ottavio
Sul piazzale di Santa Maria Maggiore ci aspettava il signor Ottavio, padre di Silvio; sua moglie Gabriella non era presente, a causa di alcuni malanni acuiti dall’umidità della giornata.
Mi è
venuto da ringraziarlo per il coraggio che aveva avuto nel raccontare, per
primo, la sua esperienza accanto a suo figlio maggiore, ma mi sono guardata
bene dal porgli quella domanda che trovo fastidiosissima e che tanti genitori
di ragazzi e giovani dichiarati Santi, Beati o in fama di santità si sono
sentiti rivolgere, spesso anche in lingue straniere: «Come ci si sente ad avere
un figlio santo?».
Ottavio
ha commentato: «Vorrei solo che nessuno passasse quel che abbiamo passato
noi!». A quel punto, ho evocato l’ultimo verso di quella filastrocca-canzoncina
che Silvio, ormai cieco, fu udito intonare nei suoi ultimi giorni: «Già: “E di
questo male non ne muoia mai più!”», immagino sottintendendo “nessuno”.
Come una piccola
luce
Siamo quindi entrati in chiesa: ho seguito i miei accompagnatori fino alla fine della navata sinistra, ossia alla tomba di Silvio che, nel buio della chiesa, era illuminata da una lampada. Ero felice per essere arrivata lì, dato che il mio scopo era rendere grazie dopo la pubblicazione del libro scritto da me e uscito ad aprile 2025 per l’Editrice Shalom, esposto in numerose copie lì accanto.
Ho
pensato che Silvio è davvero come una piccola luce che permette di vedere più
chiaro anche un aspetto tremendo come il dolore fisico nei bambini e nei
preadolescenti. Inoltre, la lampada mi ricordava la luce elettrica che lui
aveva fatto mettere accanto al suo letto, per poter leggere, meditare e pregare
senza disturbare suo fratello Carlo.
La mia preghiera
sulla tomba di Silvio
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| Il materiale disponibile in chiesa |
Signore
Gesù,
unico
datore di ogni santità,
Ti
ringrazio perché mi fai scoprire tante storie
di
amici Tuoi che poi diventano anche miei.
Tra
questi mi hai fatto incontrare
il
Venerabile Silvio,
con
la sua incontenibile voglia di vivere
e le
sue grandi domande sul “perché” della sofferenza.
Col
suo aiuto e la sua intercessione
concedimi
di accostarmi con rispetto
al
dolore di tanti fratelli e sorelle
e a
quanti custodiscono il ricordo
di
quelli che, come Silvio,
la
tua Chiesa propone come modelli.
Proteggi
me e tutti i miei lettori.
Amen.
Due parole con il
parroco
Nel frattempo, dietro di me, era comparso don Domenico. Ho ringraziato anche lui per la magnifica introduzione al mio libretto (pubblicata anche sul numero 103 del periodico di Silvio), nonché per l’intervista alla quale facevo riferimento nel Testimoniando in breve di luglio 2025, sui temi di Sclero, il suo ultimo libro. Subito dopo, gli ho chiesto di farci fotografare con Ottavio accanto alla tomba.
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| La Maria Bambina poirinese; chissà da dove arriva? |
Verso La Longa
Fuori dalla chiesa, abbiamo salutato il signor Dissegna (don Domenico era andato via prima), per dirigerci subito a La Longa. Mentre viaggiavamo, pensavo che a Silvio è andata molto meglio che a Domenico Zamberletti, i cui effetti personali sono andati dispersi: per poco anche i resti mortali di quel ragazzo non hanno rischiato di avere lo stesso destino.
Siamo
anche passati accanto alla “casa con le persiane verdi”, dove i familiari di
Silvio abitano ancora oggi, descritta nella primissima biografia.
Nel piccolo spazio
espositivo (non chiamatelo museo!)
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| Nella cameretta di Silvio, i libri di avventure fanno compagnia alle vite dei Santi... |
Anche a
La Longa ho visto esposto il mio libro, insieme a molte altre pubblicazioni
precedenti, alle quali ho largamente attinto per produrre qualcosa di personale
e originale, come i miei accompagnatori hanno effettivamente notato.
Lì sono
anche disponibili Rosari e braccialetti: ho preso un Rosario Missionario, del
tipo di quello che Silvio stesso si fece comprare visitando il santuario di
Colle Don Bosco, ma stavolta non l’ho tenuto per me.
Grazie
ad Adriano e Anna, sono riuscita a tornare a Torino in largo anticipo prima
dell’orario del mio treno. Mi hanno anche aiutata a recuperare la chiavetta Usb
che avevo dimenticato al Polo del Novecento, come accennavo nel post sulla
giornata di studi.
In conclusione
Insomma, ho portato a casa una scorta rinnovata d’immaginette e di giornalini da distribuire, ma soprattutto sono stata felice di poter vedere da vicino luoghi e persone che conoscevo solo di nome, sentendomi ancora di più in comunione col Venerabile Silvio.






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