Padre Arturo D’Onofrio, dono della Provvidenza per il sorriso dei bambini poveri
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Chi è?
Arturo D’Onofrio (al Battesimo, Arturo Michele) nacque a Visciano, in provincia di Napoli e diocesi di Nola, il 8 agosto 1914, quinto dei sei figli di Luigi D’Onofrio, di professione sensale di animali e di derrate agricole, e Chiara Fusco, che gestiva un negozio di generi alimentari. Da bambino fu molto vivace e, appena iniziò la scuola, mostrò un grande desiderio d’imparare.
A circa
sette anni iniziò a pensare di dover diventare sacerdote e missionario, ma sua
madre, che era parecchio autoritaria, si oppose, tanto da mandarlo ad aiutare i fratelli nei campi; per questo, il bambino dovette ripetere la terza elementare. Alla fine, però, fu più tenace di lei:
nel 1926 entrò nel Seminario vescovile di Nola come convittore, ma
successivamente fu ammesso come seminarista (al tempo il convitto e il
Seminario erano separati).
Mentre
frequentava il liceo, si riaccese in lui l’ideale missionario. Superando ancora
una volta il conflitto con la madre (il padre era già morto) e con l’aiuto
finanziario di monsignor Cesarano, vescovo di Lacedonia, Arturo entrò nel
Pontificio Istituto Missioni Estere (in sigla, Pime), frequentando il Seminario
nella sede di Monza a partire dal 27 settembre 1933. Fu un alunno molto capace,
ma iniziò a soffrire di disturbi di digestione: dato che le cure non sortivano
effetto, fu rimandato in famiglia il 24 novembre 1936.
Lungo
il viaggio di ritorno, decise di andare a trovare monsignor Egisto Melchiori,
vescovo di Tortona, che aveva conosciuto quand’era vescovo di Nola:
quest’ultimo lo consolò e l’invitò a restare a Tortona per completare gli studi
teologici e, di pari passo, a entrare nell’associazione degli Oblati del Sacro
Cuore, che aveva fondato lui stesso.
Il 12
marzo 1938 Arturo fu ordinato sacerdote da monsignor Melchiori nel santuario
del Sacro Cuore di Stazzano (Alessandria). Subito dopo l’ordinazione, don
Arturo ebbe molti incarichi di responsabilità a livello diocesano.
Consapevole
della devastazione che la seconda guerra mondiale stava portando dappertutto,
specie nel Sud Italia, meditò a lungo sulla fondazione di un’opera che aiutasse
i bambini rimasti orfani in quei paesi. Ne parlò con monsignor Melchiori, il
quale lo mandò a Visciano in vacanza, ma anche per farlo riflettere sul da
farsi.
Arrivò
in paese il 22 agosto 1943, ma al momento di ripartire, sia la Circumvesuviana,
sia i treni delle Ferrovie dello Stato erano bloccate. Dopo l’8 settembre,
Visciano fu riempita da diecimila sfollati. Don Arturo colse quel disguido come
un segno: Dio voleva che restasse lì.
Il 13
ottobre dello stesso anno scrisse a monsignor Michele Camerlengo, vescovo di
Nola, per chiedergli il permesso di accogliere, nella propria casa paterna,
alcuni orfani. La vigilia di Natale seguente, portando a casa il piccolo
Vincenzo Nappi di Casamarciano, diede di fatto inizio alla Piccola Opera Fanciulli
Abbandonati ed Orfani, poi denominata Piccola Opera della Redenzione. La prima
iniziativa fu l’orfanotrofio nell’ex Casa del Fascio, che poi fu acquistata.
Nel
1945, a Torre Annunziata, padre Arturo (da ora in poi lo chiameremo così, sia
perché al Sud i preti diocesani hanno quell’appellativo, sia perché stava
diventando come un padre per gli orfani) conobbe due sposi senza figli, Angelo
Maresca e Anna Vitiello, che si misero a sua disposizione: nacque allora il
secondo orfanotrofio, intitolato a san Francesco di Paola.
Padre
Arturo pensava di affidare a delle suore i bambini dell’orfanotrofio, mentre
Anna, rimasta tragicamente vedova, ricominciò a considerare la vocazione
religiosa che aveva accantonato in gioventù.
Il 21
febbraio 1947 lei gli scrisse, dichiarandosi a completa disposizione della
Piccola Opera: il 25 agosto emise i voti religiosi provvisori e, nel febbraio
1948, insieme a Ermelinda Vitiello, giunse a Visciano. Suor Anna e suor
Ermelinda divennero quindi le prime Piccole Apostole della Redenzione.
Nel frattempo, padre Arturo aveva ottenuto l'escardinazione dalla diocesi di Tortona il 13 febbraio 1947 e l’incardinazione nella diocesi di Nola il 21 aprile 1947.
Il 6
novembre 1949, a Visciano, fu inaugurato il Villaggio del Fanciullo «Maria SS.
Consolatrice del Carpinello», intitolato alla Madonna venerata da secoli in
paese. Per la sua costruzione, padre Arturo aveva invitato i fedeli a
contribuire direttamente alla costruzione, trasportando a mano e in spirito di
penitenza le necessarie pietre di tufo giallo dalla cava di Schiava di Tufino:
fu il primo “pellegrinaggio delle pietre”, che si ripeté per altre quattordici
occasioni, ogni volta che fu necessaria la costruzione di una nuova opera.
Padre
Arturo ideò poi la rivista Redenzione, nel 1947, per far conoscere la
Piccola Opera, e la Libreria Editrice Redenzione (Ler) nel 1952, per la
pubblicazione di libri catechistici e biografie, spesso scritti da
lui medesimo.
Nel 1954, a dieci anni dalla nascita della Piccola Opera della Redenzione, padre Arturo capì che tanti ragazzi volevano continuare a restare a servizio dei bambini più poveri diventando sacerdoti: aprì quindi il vocazionario, poi Seminario minore, a Domicella (Avellino), affiancato da altre strutture a Crosara (Padova) e Albano Laziale. Nasceva quindi anche il ramo maschile, i Missionari della Divina Redenzione.
Dopo il riconoscimento di diritto diocesano, concesso il 28 dicembre 1968, padre Arturo fece la professione perpetua nelle mani del vescovo di Nola: da allora fu ufficialmente il superiore generale della congregazione.
Nel
1970 padre Arturo compì il primo viaggio missionario, per impiantare la Piccola
Opera a Medellin in Colombia, a favore dei gamines, ossia i bambini di
strada; l’anno seguente vi arrivarono anche le Piccole Apostole della
Redenzione. Nel 1976, a Visciano, diede vita a Radio Carpine, che trasmetteva
dal santuario della Madonna Consolatrice del Carpinello, ricostruito e
inaugurato cinque anni prima. Il 1989, invece, vide l’arrivo della Piccola
Opera in India.
Padre
Arturo morì il 3 novembre 2006, a novantadue anni, preceduto, il 23 luglio 2000
(giorno della festa della Madonna del Carpinello), da madre Anna Vitiello, prima
superiora generale delle Piccole Apostole della Redenzione. Fu immediatamente
sepolto nella cripta del santuario della Madonna Consolatrice del Carpinello.
L’inchiesta
diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione, per la verifica
dell’esercizio in grado eroico delle virtù cristiane, si svolse nella diocesi
di Nola dal 3 novembre 2012 al 9 novembre 2014; nel 2024 era in lavorazione la Positio
super virtutibus.
Cosa c’entra con
me?
Non ricordo l’anno preciso in cui ho scoperto la storia di padre Arturo, ma penso che fosse dopo il 2007, anno in cui avevo iniziato a confezionare corone del Rosario. So con certezza, invece, che il luogo in cui è successo è Pompei, all’ombra del santuario della Madonna del Rosario, nella libreria che si chiamava Apostolato Liturgico Mariano.
Non mi
ero accorta della sua esistenza prima d’allora, forse perché solitamente
arrivavo in santuario in automobile e quella volta, invece, avevo preso la
Circumvesuviana: l’insegna mi colpì, perché era quasi omonima dei negozi delle
Pie Discepole del Divin Maestro (c’è ancora la libreria, ma ha cambiato
gestione e insegna, a quello che ho capito).
Insomma,
in quella libreria ho trovato un po’ di minuterie, ma soprattutto ho scoperto
la vicenda di padre Arturo, prendendo un piccolo libro con alcuni suoi
pensieri. Sono tornata in libreria anche nella mia visita seguente e, avendo
saputo (non ricordo come) che per lui c’era la causa in corso, mi sono fatta
dare un po’ di suoi santini, oltre ad aver comprato una biografia più corposa.
Ricordo
che della sua storia mi colpì l’insieme di vicissitudini a cui era andato
incontro: dagli impedimenti familiari al mancato ritorno a Tortona, passando
per i problemi di salute che non gli avevano concesso di diventare un
missionario del Pime. In seconda battuta, mi appassionarono le vicende che
portarono alla fondazione dei due rami di consacrati, prima quello femminile,
poi quello maschile.
Non
molto tempo dopo, alcune suore mi regalarono una busta piena di santini: ce n’era
anche uno, che in realtà era un quartino, cioè un piccolo pieghevole, con una
cedola per la consacrazione dei bambini alla Madonna del Carpinello, da inviare
a padre Arturo medesimo.
Ho poi
avuto una sorpresa molto curiosa seguendo il programma televisivo Pechino
Express, che nell’edizione del 2016 (la quinta, col sottotitolo Le
civiltà perdute) aveva avuto come conclusione della seconda tappa la chiesa
di Nuestra Señora Consoladora del Carpinelo a Medellín: inequivocabilmente, era
una chiesa collegata alla Piccola Opera della Redenzione, a cui andò anche il
montepremi di puntata.
Quasi
dimenticavo che, in occasione della prima Giornata Mondiale dei Bambini, ho
recensito un libro della Ler, Bambini Testimoni della Fede, che
presentava vite di bambini e bambine esemplari, in gran parte con le cause in
corso; credo che a padre Arturo sarebbe piaciuto molto.
Pensando
di non aver molto da dire su di lui, non me ne sono occupata qui prima di oggi:
ho pensato di farlo perché ricorre il ventesimo anniversario esatto della sua
morte. Ho quindi ripescato la biografia che avevo preso e, in parallelo, ho
letto un analogo volumetto su madre Anna Vitiello, che invece avevo ordinato in
libreria qui a Milano, temendo che finisse fuori catalogo.
Il primo
aspetto a cui non avevo pensato, forse perché al tempo non ero tanto sensibile
a riguardo, è l’intreccio della vita di padre Arturo con altri Testimoni
eccellenti. Mi riferisco anzitutto a san Luigi Orione e a san Giovanni
Calabria: il primo, che c’entra un po’ anche con me, stava facendo muovere i primi passi
della sua Piccola Opera della Divina Provvidenza e, quando furono ordinati
diaconi Arturo e altri cinque nel santuario della Madonna della Guardia da lui
voluto, li invitò a fare colazione al Paterno, la casa madre. Il secondo, che
devo approfondire prima o poi (ho colpevolmente bucato il centocinquantesimo anniversario della nascita), è stato fondamentale nell’aiutarlo a capire che la sua
vocazione doveva essere diretta ai bambini abbandonati.
Negli anni in cui fu seminarista del Pime, invece, era superiore generale il Beato Paolo Manna, del quale solo recentemente ho capito l’importanza nella storia di quell’Istituto missionario.
L’orientamento ad gentes e la scelta del Pime gli vennero dall’aver partecipato, da studente di Liceo, non solo a una conferenza di padre Manna medesimo, ma anche a una di Raoul
Follereau, mentre aver ascoltato il barnabita padre Giovanni Semeria gli diede
una prima intuizione dei problemi del Meridione d’Italia, da cui comunque
proveniva.
Nella
Comunione dei Santi, poi, sentiva di essere affine a san Giovanni Bosco e al
suo metodo preventivo. Attingeva ai sussidi salesiani soprattutto per le
commedie che faceva allestire ai suoi ragazzi e che, a quanto pare, godevano di
un certo successo a Visciano.
Madre
Anna Vitiello, poi, costituisce un “grado di separazione” tra lui e un altro
sacerdote che, non lontano da Pompei, aveva abbinato a un santuario un’opera di
carità: in gioventù, infatti, la futura cofondatrice aveva frequentato il
santuario della Madonna del Buon Consiglio a Torre del Greco, fatto costruire
da don Raffaele Scauda (anche su di lui spero di svolgere un approfondimento).
Un
altro elemento che mi era sfuggito era come padre Arturo riuscisse a trovare
tempi e momenti per riflettere prima di compiere le piccole e grandi scelte
della sua vita. Da ragazzino, insieme ai suoi compagni di gioco, andava alla
collina dei Camaldoli di Nola, al confine con Visciano, e tirava per scherzo,
scappando subito via, la cordicella per chiamare il frate portinaio, ma ormai
cresciuto tornava lì per meditare, ricevendo sempre ottima accoglienza ed
essendo stimato dai padri camaldolesi come un vero uomo di Dio.
A
questa ricerca di pace in mezzo alle mille questioni da affrontare si
accompagnava la preghiera continua, specie durante i viaggi, tanto che i suoi
compagni a volte lo rimproveravano bonariamente per il numero di Rosari di fila
recitati. Altri testimoni, invece, attestano che a volte si estraniava durante
la Messa, tanto che, appena si riprendeva, a fatica ricordava a che punto fosse
la celebrazione.
Lo
sento invece molto vicino a me per la sua attività editoriale: si contano
almeno cinquantotto opere a stampa, diciassette delle quali dedicate alla
Madonna; anzi, era ancora seminarista quando fece uscire la sua prima
pubblicazione in assoluto, che era a tema mariano. Tra le biografie che
scrisse, dieci riguardano i Papi della sua vita, da Pio XII a Giovanni Paolo
II: ebbe modo di portare in udienza i suoi orfani da tutti tranne che da
Giovanni Paolo I, il quale, il 1° ottobre 1975, ancora Patriarca di Venezia, aveva
visitato Visciano e rivisto sua cugina suor Rosa Fontanive, la quale poi
sarebbe succeduta a madre Anna alla guida della congregazione femminile.
Ripassando
i dati della sua causa, mi sono accorta che l’inchiesta diocesana è iniziata a
sei anni esatti dalla morte, lasciando passare quindi solo un anno dal limite
minimo prescritto dal Diritto canonico. Non trovavo invece altri elementi su
come fosse proceduta, finché non sono finita sul numero del 28 gennaio 2024 di In
Dialogo, inserto mensile di Avvenire per la diocesi di Nola: lì
padre Vito Terrin, primo successore di padre Arturo, spiega che a quel tempo
era in corso la preparazione della Positio.
Essendo
vissuto in anni relativamente recenti, padre Arturo ha lasciato anche un’ampia
documentazione video, raccolta e divulgata o dai suoi religiosi o dagli
exallievi della Piccola Opera della Redenzione. Tra i tanti contributi che ho
trovato, segnalo un estratto di un’intervista televisiva (se ho capito bene, di
un’emittente televisiva del Connecticut che trasmetteva anche programmi in
italiano) in cui spiega come facesse a sfamare, ogni giorno, così tanti
bambini.
Cosa c’entra con
san Francesco d’Assisi?
Penso proprio che nei suoi scritti e nella sua predicazione padre Arturo possa aver fatto riferimento a san Francesco d’Assisi in maniera più corposa: di certo lo cita in uno dei suoi libretti, Se tu squarciassi i cieli e scendessi o Signore, del 1988, dove ricorda che Gesù s’incarna in ogni povero e ricordando che a quel Santo si presentò sotto le spoglie di un lebbroso.
Mi
viene però da considerarlo simile a lui anzitutto per l’amore per il Papa,
chiunque egli fosse, il che l’accomunava anche a don Orione. A ben vedere,
anche i pellegrinaggi delle pietre hanno un che di francescano: fanno pensare a
quell’affermazione del Santo assisiate riportata dalla Leggenda dei tre
compagni, in cui invitava a dargli una pietra in cambio di una ricompensa,
o anche il doppio.
Il suo Vangelo
Il Servo di Dio padre Arturo ha sperimentato più volte, nella sua lunga vita, l’amore provvidente di Dio: a volte lo preveniva, altre volte lo supplicava insieme ai suoi orfani. Quasi non si rendeva conto di essere a sua volta uno strumento affinché tanti bambini, spesso costretti a crescere prima del tempo, potessero recuperare non solo la loro dignità umana, ma anche la capacità di tornare a sorridere.
Come ha
sottolineato l’allora vescovo di Nola Beniamino Depalma, nell’omelia per le sue
esequie, celebrate il 5 novembre di vent’anni fa, si sentiva felice e
realizzato quando riusciva a dare un futuro e una speranza ai bambini e ai
giovani, che fossero gli scugnizzi del dopoguerra o i piccoli sfruttati
in Colombia o in India.
In
tutto questo, si sentiva guidato dalla protezione della Madonna, che da buon
viscianese venerava come Consolatrice del Carpinello, titolo che deriva dal
leggendario ritrovamento di quell’icona nel XVI secolo, ai piedi di un carpine, con due
boccette d’olio e una campana.
Nel già
citato testo Se tu squarciassi i cieli e scendessi o Signore, si
rammaricava che tanti fossero in cerca del volto di Cristo e non sapessero
scoprirlo. Lui, invece, sapeva dove trovarlo:
Gesù volle scegliere,
come dice Paolo, quelli che non sono per confondere quelli che sono, i deboli
per confondere i forti, quelli che sono emarginati ed ignobili per confondere
quelli che sono sapienti e nobili secondo la carne.
Il suo posto
preferenziale è tra i poveri, tra i reietti, tra gli emarginati di ogni epoca e
di ogni paese.
Là sta il vero volto
di Cristo.
Le
celebrazioni per il ventennale della morte di padre Arturo si sono aperte ieri
con una veglia di preghiera al Villaggio del Fanciullo, mentre oggi, alle 18,
il vescovo di Nola presiederà la Messa al santuario.
Per saperne di più
Vito Terrin, Padre Arturo D’Onofrio, Velar 2024, pp. 48, € 5,50.
Piccola
biografia di padre Arturo.
Vito Terrin, Speranza contro ogni speranza, Libreria Editrice Redenzione 2014, € 1,90.
Estratti
dagli appunti personali di padre Arturo sul tema della speranza.
Vito Terrin, Il Missionario Cattolico, Libreria Editrice Redenzione 2014, € 1,90.
Estratti
dai diari di padre Arturo sulla vita missionaria.
Interviste a padre Arturo, Libreria Editrice Redenzione, € 5,74.
Dialoghi
tra padre Arturo e varie persone che gli hanno chiesto di raccontarsi.
Vito Terrin, Il mio ideale - Padre Arturo, autobiografia postuma, Libreria Editrice Redenzione 2026.
Un'ideale autobiografia di padre Arturo, attinta dai diari, dalla corrispondenza e dalle omelie.
Come
vedete, non di tutti i libri sono riuscita a ricavare anno di pubblicazione e
numero di pagine, perché mi sono basata sul sito della Libreria Editrice
Redenzione, a cui possono essere comunque richiesti tutti tranne il primo, che
è ordinabile nei circuiti librari ordinari, e l'ultimo, di prossima uscita.
Su Internet
Sito ufficiale dei Missionari della Divina Redenzione
Sito
dell’associazione exallievi di padre Arturo
Primo e
secondo canale YouTube con interviste a padre Arturo e filmati d’archivio e
Canale ufficiale YouTube dei Missionari della Divina Redenzione



Mi sembra un contributo molto importante, per cui ringrazio Emilia. Il video fa parte di una collezione di videos che il nostro amico d.v.m., Lucio Ruzzier, italiano che viveva in USA, ha realizzato con la sua radio e TV private. Il nostro ex alunno (da piccolino quando era un orfanello) Vincenzo Cartiera ha avuto gli originali facendoli digitalizzare e noi abbiamo realizzato le trascrizioni
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