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martedì 10 febbraio 2015

Madre Luisa Margherita e me #1: Autobiografia



Uno degli articoli più letti qui, completamente al di fuori delle mie aspettative, è quello, risalente al giugno di tre anni fa, sulla Venerabile Luisa Margherita Claret de la Touche.
Sono rimasta in contatto con le suore da lei fondate, che mi hanno chiesto di collaborare alla loro rivista, Betania – Ut sint unum, per tutto quest’anno. Dietro richiesta di una dei miei lettori, ho pensato di condividere i miei articoli anche qua: spero proprio che possiate gradirli almeno un po’. A differenza del cartaceo, metterò qualche rimando ad altre pagine di questo blog o di altri siti.
Ecco il primo articolo, dedicato alla mia lettura dell’Autobiografia di questa religiosa.

Per cominciare, mi presento: mi chiamo Emilia, vivo a Milano, sono laureata in Lettere antiche, ho trent’anni e conosco l’Opera dell’Amore Infinito da quattro. Durante tutto questo tempo, pur sentendomi decisamente affine alle intuizioni spirituali di madre Luisa Margherita, non sono mai andata più in là del suo breve profilo biografico uscito nel 2010, degli articoli pubblicati su questo periodico e del Libro dell’Amore Infinito, oltre alla tesi dell’Amica Annalisa M.
Ho quindi colto come provvidenziale l’occasione che, nello scorso mese di novembre, mi è stata offerta dalle suore di Betania: per tutto quest’anno centenario dal suo ritorno al Padre, produrrò una serie di articoli dai quali possano emergere le riflessioni di una giovane come me di fronte agli scritti della loro Fondatrice. Per farlo bene, mi sono stati quindi inviati i volumi dei suoi scritti che mi mancavano: in fondo, come sono da sempre persuasa, il miglior modo per conoscere da vicino un santo o un semplice testimone della fede è partire da quanto ha lasciato di autografo. In questo modo si ha la diretta percezione di come lui o lei si valutasse, pur con i naturali limiti umani.
Naturalmente, ho cominciato con l’Autobiografia La mia storia. Per chi non lo sapesse, comprende il testo composto dalla Madre, per ordine del suo direttore spirituale padre Charrier, a partire dal 25 ottobre 1904, integrato successivamente dal cosiddetto Quaderno delle Tentazioni.
Non posso negare di aver trovato delle affinità con quello che forse è il testo autobiografico più famoso del cattolicesimo: la Storia di un’anima di santa Teresa di Gesù Bambino. Come è fatto notare nella Prefazione, madre Luisa Margherita e la giovanissima carmelitana erano contemporanee: hanno quindi vissuto le congiunture storiche della Francia dell’epoca, che provava a rigettare Dio dalla società (niente di nuovo sotto il sole…) ma, allo stesso tempo, covava in sé figure che avrebbero segnato profondamente la storia della Chiesa moderna.
Ammetto di essermi molto divertita nel leggere il racconto degli scherzi che la piccola Margherita combinava a sua madre e a sua sorella. Con una mentalità più adulta, nel testo li definisce “sciocchezze”, ma credo che abbia fatto bene a riferirle: ancora troppi, perfino tra i cristiani, ritengono che la santità si rifletta in animi cupi e lamentosi, quando è vero il contrario.
Vedere come anche lei, per essere simile alle ragazze della sua età, si fosse messa in testa di dover avere un suo “ideale”, mi ha fatto tornare alla mente quando, per interpretare a dovere la parte della moglie di Putifarre in un musical parrocchiale, mi sono convinta di dover a tutti i costi trovare un ragazzo di cui innamorarmi, per capire come ci si sente quando si viene respinte (ma io non avrei mai simulato una violenza ai miei danni!). Anche nel mio caso, ho avuto una piccola delusione, ma non ci ho sofferto più di tanto.
Quanto alle pagine dove la Madre descrive i suoi travestimenti maschili, anche lì mi è venuto da sorridere, anche se li racconta con grande amarezza. Penso che tanti miei coetanei, pur col cambiamento dell’epoca, facciano qualcosa del genere, adottando stili di abbigliamento particolari o aderendo a questa o a quella moda: in realtà, nascondono il desiderio di farsi accettare, di lasciare un segno nel mondo.
Ho sofferto con lei nel vedere che il suo amore per il giovane ufficiale Leone era morto ancor prima di concretizzarsi in un fidanzamento, ma ancora di più nel leggere che era disposta perfino a ottenere di essere sciolta, in cambio di denaro, dal voto di verginità pronunciato a undici anni. Davvero Dio è stato misericordioso con lei, facendole interrompere quella relazione prima ancora che lei svendesse quel grande dono di sé stessa!
Un elemento in particolare, però, l’ha resa ancora più vicina a me: il fatto che è stata la lettura della vita di san Luigi Gonzaga, nella sua primissima biografia scritta da padre Cepari, a farle comprendere davvero cosa volesse dire offrire a Dio la propria verginità corporea. La lettura delle biografie di personaggi canonizzati o in procinto di esserlo, insieme a quelle di semplici testimoni, specie se dimenticati dopo un iniziale entusiasmo, è uno degli elementi fondamentali del mio modo di essere cristiana. Da quelle vicende comprendo sempre di più come il Signore si è manifestato nella storia dell’uomo, sia che si tratti di fondatori di piccole o grandi opere sia di gente molto meno conosciuta.
Procedendo nella lettura, ho condiviso la lotta di Margherita per riconoscere dove fosse esattamente chiamata e come farlo capire ai suoi familiari e ho ricordato un altro episodio della mia vita. Ho incontrato, tempo fa, una ragazza che si credeva incline alla consacrazione religiosa e che, per capirlo, ha vissuto per brevi periodi insieme ad alcune suore; tuttavia, per svariati motivi, ha cambiato strada. Nel raccontare le sue vicissitudini al mio direttore spirituale, ho ricevuto un suggerimento: «Trovare la vocazione non è come provare un paio di scarpe!». Credo che nel nostro caso sia valso lo stesso: dopotutto, non è stato un male per lei attendere altri due anni per entrare alla Visitazione, così è stata ancor più determinata.
Nella parte in cui riferisce dei suoi primi tempi in convento mi sono meravigliata di come fosse stata estromessa dalle ore di catechesi senza un motivo plausibile, quasi come quando, mentre viveva ancora in famiglia, era trascurata dalla madre. Eppure il Signore ha avuto cura di lei, iniziando a farsi sentire presente ma silenzioso, per così dire velato, poi rivelandosi pienamente con la sua voce.
Un punto in particolare mi ha colpita, ossia quando, durante una delle sue ricorrenti malattie, l’ormai suor Luisa Margherita dichiara di aver detto queste parole nel corso di quella che credeva sarebbe stata la sua ultima confessione sacramentale: «Ecco tutto quello che ho fatto e ciò che sono, ma tutto spero dalla tua misericordia». Mi ha fatto tornare in mente la Preghiera Eucaristica V, che è esclusiva del Rito Ambrosiano: «E noi, elevati a tale dignità da poter presentare a te, per l’efficacia dello Spirito Santo, il sacrificio sublime del corpo e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo, tutto possiamo sperare dalla tua misericordia». Proprio quest’ultima frase è stata scelta dai diaconi transeunti della mia Diocesi, che saranno ordinati il 13 giugno 2015, come motto caratteristico del loro anno di ordinazione: spero che, quando la pronunceranno per la prima volta nella Messa, abbiano lo stesso sentimento provato dalla nostra Venerabile.
L’ultima sezione, dedicata al rapporto di direzione spirituale con padre Charrier, mi ha condotta a ripensare al momento in cui ho chiesto al sacerdote di cui mi fidavo di più di aiutarmi nel cammino, un po’ come san Domenico Savio, quando si accordò con san Giovanni Bosco di confezionare, con la stoffa che era lui stesso, un abito da regalare al Signore. Penso quindi che lui fosse la persona giusta al momento giusto, tramite la quale l’anima di madre Luisa Margherita potesse essere guidata a comprendere quello che le si manifestava interiormente.
In sintesi, la lettura dell’Autobiografia è stata un ottimo punto di partenza per compiere quel lavoro d’approfondimento che da tempo avevo rimandato. Immagino che, quando affronterò anche le altre opere, potrò avere un’immagine ancora più completa di colei alla quale mi rivolgo spesso, per capire come voler davvero bene ai sacerdoti.
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Per ordinare copie dellAutobiografia, rivolgetevi ai contatti presenti sul sito ufficiale dellOpera dellAmore Infinito (qui), dato che nelle librerie non credo sia reperibile.

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