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giovedì 29 novembre 2018

Ambrogio di Milano: da sorvegliante a pastore, con Gesù al centro


Mosaico nella basilica di SantAmbrogio,
sacello di San Vittore in Ciel dOro
Chi è?

Aurelio Ambrogio nacque a Treviri in Gallia (oggi Trier in Germania) intorno al 340, ultimo dei tre figli di un funzionario imperiale. Dopo la morte del padre, ancora bambino, si trasferì con la madre e i fratelli a Roma, dove studiò i classici latini e fu educato alla fede, ma non ricevette il Battesimo.
Iniziò la carriera di magistrato a Sirmio (l’attuale Srijemska Mitrovica, in Serbia), diventando poi, nel 370, consularis, ovvero governatore, delle provincie imperiali della Liguria e dell’Emilia, stabilendosi a Milano. Durante un tumulto popolare cercò di placare gli animi: la folla, ascoltandolo parlare, lo acclamò vescovo. Venne quindi battezzato il 30 novembre 374 e, il 7 dicembre, ordinato vescovo.
Nel corso del suo ministero insegnò ai fedeli come pregare e meditare sulle Scritture, come lui stesso faceva. In particolare, promosse la verginità consacrata e curò la formazione dei catecumeni. Si oppose agli imperatori per difendere la Chiesa e le sue prerogative, restando fedele al Papa di Roma. Morì il 4 aprile 397.
La sua memoria liturgica cade il 7 dicembre, anniversario della sua ordinazione episcopale, ma nel calendario della diocesi di Milano è anche ricordato il giorno del suo transito, il 4 aprile. I suoi resti mortali sono venerati nella cripta della basilica milanese che porta il suo nome, originariamente edificata da lui stesso in onore dei martiri Gervaso e Protaso.

Cosa c’entra con me?


Sant’Ambrogio è il patrono della mia città e della mia Diocesi, ma non ho mai scritto di lui qui, prima d’ora. In questi giorni, però, si stanno moltiplicando incontri, studi scientifici, pubblicazioni più o meno divulgative su di lui: l’occasione sembra proprio quella giusta.
Ero in terza o quarta elementare quando chiesi ai miei genitori di portarmi a vedere la fiera degli Oh Bej Oh Bej, che all’epoca si teneva ancora a lato della basilica di Sant’Ambrogio. Ricordo che ebbi un’impressione di confusione, che non venne meno neanche quando, con tutta la famiglia, riuscii a entrare per vedere l’interno della chiesa. Gli scheletri del vescovo e dei martiri Gervaso e Protaso non mi fecero tanta paura: ero invece affascinata dallo splendore della cripta e dalla luce delle candele.
In prima media, come mi era già capitato, vinsi un concorso collegato al percorso di catechismo. Il premio fu una biografia a fumetti di sant’Ambrogio, ma non mi attrasse granché e non ricordo neanche per quali ragioni. Non credo sia più disponibile, ma spulciando in qualche bancarella parrocchiale se ne trova ancora qualche copia.
Negli anni delle scuole medie la basilica divenne per me oggetto di un approfondimento sull’architettura romanica. Mi stupì molto scoprire che ogni capitello del chiostro raffigurava un animale diverso, ma al di là delle bellezze artistiche non mi venne da capire cos’avesse fatto sant’Ambrogio nella sua vita.
Il momento in cui ho iniziato a scoprirlo davvero è stato durante l’università. Nel 2006, leggendo del Beato Luigi Biraghi, mi fece quasi sorridere il fatto che il sepolcro di Ambrogio fosse stato ritrovato né più né meno di come lui stesso aveva rinvenuto i resti dei martiri accanto ai quali volle essere deposto.
Dopo la laurea triennale in Letteratura Cristiana Antica, volevo continuare su quella linea per la specialistica. Seguire il corso di Letteratura Latina, che quell’anno era sulle lettere di Ambrogio al prefetto del pretorio Simmaco sulla questione dell’Altare della Vittoria, mi fece scoprire la ricchezza del suo stile retorico, tanto da farmi prendere una decisione: avrei discusso la tesi su una delle sue opere, ma solo se avessi preso 30 e lode in quell’esame. Appena la professoressa mi riferì che avevo meritato proprio il massimo, le chiesi subito di poterla avere come relatrice e di lavorare su Ambrogio. Giustamente, lei mi suggerì di aspettare: dopotutto, era il mio primo esame.
Non sapevo, però, su quale opera concentrarmi. Pensavo agli Inni, ma mi sembravano un’opera troppo ampia. Andai quindi a chiedere aiuto a uno dei sacerdoti che costituivano un po’ la mia ancora di salvataggio quando il mio direttore spirituale non era disponibile. Peraltro, anche se era ormai anziano (sarebbe morto di lì a poco), costui aveva fama di possedere doni speciali.
Non ero e non sono il tipo da cercare personalità dotate di strani carismi, ma quella volta ho pensato che avrei dovuto ricorrere a lui. Appena gli dissi che mi sarei laureata su sant’Ambrogio, lo sentii ripetere più volte che avrei dovuto studiare il De Virginibus, ovvero la sua prima opera, dedicata alla verginità consacrata.
Dopo giorni di ricerche, di colloqui, di scrittura e riscrittura (che mi fece rinunciare a un viaggio ad Assisi, ma poi mi sono rifatta), la tesi era pronta. Purtroppo ero finita fuori corso di sei mesi, per cui non ho potuto neanche, come speravo, partecipare a un concorso indetto dalla Veneranda Fabbrica del Duomo. In compenso, avevo imparato qualcosa di più importante ancora dell’analisi stilistica e grammaticale del latino ambrosiano: ovvero, che la verginità consacrata promossa da lui poteva avere dei corrispettivi anche nel mondo di oggi.
Da allora, ogni volta che mi capitava, andavo a pregare in basilica, anzi, proprio in cripta. Le ragioni per cui pregavo erano tante: per il mio Arcivescovo e i suoi Vicari, per i sacerdoti e i seminaristi, per i consacrati e le consacrate, per i fedeli laici, compresi i giovani che, con me, partecipavano ogni anno agli Esercizi Spirituali serali, inizialmente per tutta la Diocesi, poi solo per la Zona Pastorale di Milano città.
Ho vissuto tanti incontri sotto il tetto di sant’Ambrogio - volutamente minuscolo, come se volessi dire che ero proprio in casa sua - ma due in particolare mi sono rimasti nel cuore. Il 1° settembre 2011, quasi in una restituzione di ciò che avevo imparato alle medie, ho accompagnato un folto gruppo di Suore di San Giuseppe dell’Apparizione (quelle di santa Emilia de Vialar) in visita lì, oltre che in Duomo. Poco più di un anno dopo, proprio durante gli Esercizi serali per i giovani, ho fatto la prima conoscenza di quelli che sarebbero diventati, di lì a poco, i miei nuovi compagni di cammino nella parrocchia nel cui territorio stavo per trasferirmi.

Il suo Vangelo

L’azione pastorale di sant’Ambrogio ha avuto tantissimi aspetti, alcuni dei quali temo di aver tralasciato già nella sintesi iniziale. Tuttavia, penso che il suo modo particolare con cui ha tradotto gli insegnamenti di Gesù risieda nel modo in cui abbia imparato a fare il vescovo e a crescere nella fede.
Nel suo volto asimmetrico, come restituito dalle recenti indagini anatomopatologiche, sembrano quasi riflettersi la sua fermezza con i governanti che osteggiavano la Chiesa e la dolcezza del suo modo di esporre le Scritture. Non dimenticò i propri trascorsi come funzionario imperiale, ma divenne ben più di un sorvegliante del suo popolo (nel latino dell’epoca, sacerdos era quello che noi chiamiamo “vescovo” mentre episcopus era, appunto, il sorvegliante).
Il suo primo biografo, il segretario Paolino, ha raccontato che sapeva piangere i peccati degli altri come se fossero i propri. Si realizzava così quanto aveva chiesto nella preghiera e trascritto nell’opera La penitenza (II, 8, 73):

Signore, dammi la compassione in ogni caduta che mi testimonia come cade un peccatore; che io non lo punisca pieno di presunzione e di orgoglio, ma che io pianga e mi affligga con lui.

Spero proprio che valga per chiunque vive e abita non solo nella mia città, Diocesi e Regione, ma anche per quanti visitano, in questi giorni e nel resto dell’anno, la chiesa dove lui riposa, affiancato dai suoi “difensori” Gervaso e Protaso.

Per saperne di più

Cesare Pasini, Ambrogio di Milano – Azione e pensiero di un vescovo, San Paolo 1997, pp. 272, € 16,53.
Una biografia corposa e accurata, uscita in occasione dei milleseicento anni dalla morte.

Michele Aramini, Sant’Ambrogio – Padre della Chiesa di Milano e Dottore universale, Velar-Elledici 2009, pp. 48, € 3,00.
Una sintesi degli aspetti principali della sua vita e delle sue opere.

Marco Navoni, Ambrogio maestro di vita consacrata, Centro Ambrosiano 1997, pp. 176, € 9,30.
Uno dei dottori della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana presenta le caratteristiche fondamentali del pensiero del santo vescovo riguardo alla consacrazione femminile.

Luca Frigerio, Ambrogio - Il volto e l'anima, Centro Ambrosiano 2018, pp. 280, € 35,00.
Un percorso nelle varie rappresentazioni artistiche del volto e della vita di Ambrogio.

Marco Gianola, Non come giudice ma come vescovo - Lo Spirito nell'umanità di sant'Ambrogio, San Paolo 2018, pp. 192, € 18,00.
Un percorso nella vita di Ambrogio per capire come abbia incarnato le tre virtù teologali.

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