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venerdì 20 luglio 2018

Sorridi, sei su «WikiChiesa»!


Qualche post fa raccontavo quale fosse la motivazione che mi avesse spinta a impegnarmi nella blogosfera cattolica italiana:
Se rispondessi: «Lo faccio solo per Gesù», sarei un’ipocrita: soprattutto da quando ho aperto «Testimoniando», infatti, ho come mira principale quella di costruirmi una buona reputazione nel web cattolico, così che un giorno qualche giornalista serio mi possa prendere al suo servizio o, magari, chiedermi un’intervista per qualche periodico importante.
Col tempo, questo desiderio si è realizzato in parte: due volte, per altrettante collaborazioni.
Tuttavia, c’era ancora qualcosa a cui aspiravo: essere presentata nella rubrica WikiChiesa di Avvenire. Curata da Guido Mocellin, giornalista bolognese per trent’anni tra le firme de Il Regno, indaga come l’informazione, anche non di settore, tratti gli argomenti religiosi, con uno sguardo particolare rivolto a Internet e ai social network. Compare sul quotidiano d’ispirazione cattolica e sul relativo sito tre volte a settimana: la domenica, il mercoledì e il venerdì, a pagina 2 dell’edizione cartacea e digitale.
Interessata dal particolare taglio dato da Mocellin, ho cercato d’intuire il modo per attirare la sua attenzione. Ho messo in atto il tentativo più grosso – citando espressamente la sua rubrica – col post sul video di quel gruppo di fedeli che canta Chi non salta non ci crede in una chiesa, a costo di venire meno a un appuntamento importante. Il giorno dopo, invece, lui non parlò di quella notizia.
Quando quasi non ci speravo più, ecco che la versione lunga della mia intervista a Lodovica Maria Zanet è stata letta dalla responsabile dell’Ufficio Stampa delle Edizioni Dehoniane di Bologna (EDB), a cui l’avevo segnalata. Lei l’ha girata a Mocellin, perché colpita dalla domanda relativa a come considerare, nei processi di beatificazione e canonizzazione, e-mail, profili social e messaggini vari.
Domenica 27 maggio, come faccio di solito, sono andata in edicola dopo aver partecipato alla Messa domenicale nella mia parrocchia. Sempre come mio solito, ho sbirciato pagina 2 di Avvenire, mentre ancora camminavo. Mi sono bloccata dopo pochi passi: nell’articolo Santi e ambiente digitale: i postulatori si organizzano, il giornalista mi aveva menzionata, rinviando all’articolo originale, come fa sempre. Le persone uscite di chiesa dopo di me non riuscivano a capire perché emettessi gridolini che, a un orecchio più attento, suonavano come: «È il più bel giorno della mia vita! Ho vinto l’Internet cattolico italiano!».
Neanche tre giorni dopo, un’altra “vittoria”, stavolta condivisa: Mocellin parlava di CattOnerD, il sito dove alcuni giovani credenti (me inclusa, ma dovrei scrivere qualcosa di nuovo) cercano di trovare elementi di fede in serie televisive, musica, cinema, videogiochi, animazione e fumetti. A quel punto, grazie all’Ufficio Stampa delle EDB, ho ottenuto l’e-mail del curatore di WikiChiesa. In questo modo, l’ho ringraziato e gli ho spiegato direttamente quali fossero stati gli intenti che mi avevano portata ad aprire Testimoniando. Gli incoraggiamenti che ho ricevuto da lui mi hanno spronata a migliorarmi ancora di più.
Ieri ho ripreso qui la mia riflessione, inizialmente pubblicata su La Croce – Quotidiano, sull’Editto che ha portato all’apertura della causa di beatificazione di Chiara Corbella Petrillo. Poco più di un’ora e mezza dalla pubblicazione, ho ricevuto un’e-mail da Mocellin, che mi domandava di telefonargli con una certa urgenza. Senza mettere tempo in mezzo, ho telefonato, scoprendo che il mio desiderio sarebbe diventato realtà proprio oggi.
Facendo ovviamente riferimento al fatto che Chiara non sia «una vera e propria nativa digitale» (ma l’SMS con cui il marito Enrico annunciò agli amici che lei stava per morire è comunque una nuova forma di comunicazione), Mocellin assume la mia intuizione sulla sua fama di santità sorta e circolata via Internet, che mi onoro di essere tra i primi ad aver intuito, con un post che resta tra i primi cinque più visualizzati.
Quanto al mio stile, lo definisce così:
Un blog dunque specializzato in figure di testimoni, appunto, che la giovane autrice […] conduce agilmente tra la santità canonica di ieri e di oggi e quella dei cristiani «della porta accanto», con sguardo libero e una passione davvero intensa (che tuttavia non fa velo all'accuratezza). E con quella quota di soggettività di cui la comunicazione digitale non può fare a meno, e che l'agiografia tradizionale non poteva permettersi di esplicitare.
Sono più che felice, lo ammetto. Per una come me, che spesso tende a sottovalutarsi, questo fatto è una notevole consolazione. Lo unisco ai messaggi d’incoraggiamento che ogni tanto ricevo e alle volte in cui altri miei conoscenti hanno parlato di “missione” e “vocazione” relativamente alla mia attività sul web.
Credo che in questo caso sia innegabile l’intercessione di Chiara: eccomi quindi accomunata a tutte quelle persone che affermano di aver ricevuto favori, per non dire grazie segnalate, per mezzo di lei.
Il titolo di questo post, che rimanda alla frase con cui veniva smascherato qualche scherzo televisivo, ha una doppia ragione. È un invito a ricordarmi di sorridere più spesso: c’è qualcuno che crede alla bontà di quello che scrivo, sebbene io non sia una firma autorevole.
In più, è una raccomandazione a non prendermi troppo sul serio. Lo stesso Gesù, dopo aver ascoltato i settantadue discepoli che erano tornati pieni di gioia dalla loro prima missione, aveva commentato (cfr. Lc 10, 20):

Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.
Anch’io, quindi, mi devo rallegrare non tanto per il fatto che per due volte il mio nome è comparso su WikiChiesa, o per i numeri che ottengo con le visualizzazioni dei post, quanto perché il Signore mi protegge, mi aiuta e mi consola. Voi che leggete, pregate perché non me lo scordi e non mi arrenda mai.

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