Giuseppe Maria De Lillo: gratitudine e gratuità, non solo a Natale (Corona d’Avvento dei Testimoni 2024 #2)

 

Fonte

Chi è?

 

Giuseppe Maria De Lillo nacque a Roma il 5 novembre 1974, ultimo dei sette figli (tutti maschi) di Fulvio De Lillo, medico, e Luisa Illuminati, farmacista. Fu allievo dei Fratelli delle Scuole Cristiane per gran parte dei suoi studi: alla scuola La Salle di Roma, per le elementari e le medie, e all’Istituto Villa Flaminia, per il liceo scientifico. Negli anni dell’adolescenza cominciò a manifestare una caratteristica che si era formata in lui molto presto: l’attenzione a chi si trovava in difficoltà.

Conseguì il baccalaureato in Scienze dell’Educazione alla Pontificia Università Salesiana di Roma, quindi la licenza in Psicologia. Affrontò un nuovo corso di studi all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, ma intanto credette di avvertire la chiamata alla vita consacrata.

Nel 2000, quindi, entrò nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano e cominciò il noviziato. Negli anni seguenti continuò la formazione a Salamanca, Roma, Thornwood e Atlanta. Di ritorno dagli Stati Uniti, però, decise di lasciare i Legionari di Cristo; fu comunque aperto a collaborare con loro come laico, ad esempio nell’Università Europea di Roma.

Come psicologo, scelse di non affiliarsi a nessuno studio medico, neanche a quello del fratello Stefano, per esercitare invece la professione a favore dei ragazzi di Villa Letizia, che avevano disagi mentali e problemi giudiziari; lo fece dopo che, nell’ottobre 2012, aveva conseguito l’abilitazione.

Affiancava al lavoro numerose collaborazioni e iniziative politiche e culturali, nelle quali s’impegnava a favorire l’unità e l’accordo tra le parti. Nel 2015 diede vita a Natale 365, un’associazione i cui aderenti promettevano di vivere il vero spirito del Natale tutto l’anno, particolarmente a favore dei poveri che trovavano riparo nel colonnato di San Pietro. Nello stesso anno si fidanzò con Arianna Leggeri, conosciuta durante uno degli eventi caritativi che lui aveva promosso.

Per il 30 ottobre 2017 Giuseppe Maria aveva organizzato una serata intitolata «La Bellezza salverà il mondo», e si era impegnato in tutti gli aspetti relativi. Tuttavia, il 6 agosto precedente, venne colpito da una colica biliare, che degenerò rapidamente in pancreatite acuta. Fu subito ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, ma insorsero molte complicazioni, nonostante le cure e gli interventi chirurgici a cui fu sottoposto. Durante la degenza, consolò come poteva i parenti, la fidanzata e quanti venivano a trovarlo.

Giuseppe Maria morì il 16 dicembre 2017, poco dopo aver compiuto quarantatré anni. I suoi resti mortali riposano nel camposanto di Monteprandone, il paese in provincia di Ascoli Piceno dov’era nata sua madre e dove, con tutta la famiglia, trascorreva le vacanze estive.

Il 20 novembre 2022 è stata fondata l’Associazione Giuseppe Maria De Lillo, che si è resa parte attrice della sua causa di beatificazione e canonizzazione.

 

Cosa c’entra con me?

La storia di Giuseppe Maria è una scoperta veramente recentissima, per quanto mi riguarda. Precisamente, lo scorso 4 settembre avevo visto l’uscita di una sua piccola biografia, il cui sottotitolo mi aveva subito incuriosita: Vivere ogni giorno lo spirito del Natale con benedicenza, pregustando scintille di Paradiso.

Se la prima parte me lo faceva subito ipotizzare come uno dei protagonisti della Corona d’Avvento dei Testimoni, il ciclo di post per l’Avvento che già stavo iniziando a progettare, la parola “benedicenza” mi sembrava, invece, un refuso per “beneficenza”.

Lo stesso giorno ho cercato informazioni sui social media, cominciando da quelli di Natale 365, perché, sulla copertina, c’era una sua foto in cui indossava un cappellino e una felpa col logo dell’associazione. Ho quindi appurato, sperando di non sbagliarmi, che, mentre altre realizzazioni di Giuseppe Maria sono quasi morte con lui (come la testata L’Ottimista), quell’attività è viva e attiva.

Precisamente, ogni 25 del mese, i suoi membri visitano Casa di Andrea Tudisco, una struttura per i bambini in cura negli ospedali romani e le loro famiglie, portando loro piccoli regali proprio come se fosse Natale. Finita la visita, partono per piazza della Città Leonina, da cui si disperdono per il colonnato di San Pietro e incontrano i senzatetto, portando generi di prima necessità e, soprattutto, parlando con loro. Posso solo immaginare quanto sia stato duro il Natale del 2017, il primo senza il loro amico e fondatore (peraltro, contando dal 16 compreso, risulta che lui sia morto il primo giorno della Novena di Natale).

L’occasione per procurarmi il libretto è arrivata durante il convegno Non c’è amore più grande – Martirio e offerta della vita, a Roma, a cui ho partecipato un mese fa (qui le due puntate del mio resoconto). Mi sono imbattuta nell’autrice, nonché postulatrice designata per la causa di Giuseppe Maria, con la quale ero già entrata in contatto per via di un altro candidato agli altari che segue, il Servo di Dio Pier Luigi Quatrini.

Le ho quasi subito chiesto un chiarimento relativo proprio all’avvio della causa: sulla pagina Facebook ufficiale, infatti, non trovavo alcuna traccia delle tappe relative. Mi ha risposto che è stato presentato il Supplice Libello, primo atto formale in tal senso (quindi la qualifica di Servo di Dio, presente già sulla copertina del libro, gli spetta), ma, per via della riorganizzazione del Vicariato di Roma e delle nomine a esso collegate, la prima sessione dell’inchiesta diocesana è stata rimandata. Naturalmente, chiunque avesse delle testimonianze relative a lui può farle avere a lei o all’associazione attrice della causa.

Il giorno dopo la mia richiesta, mi ha portato il libretto, con un santino allegato, facendomi felicissima. Ho ricambiato con un Rosario di quelli che realizzo con le mie mani, trovandola altrettanto felice.

Poco dopo essere tornata dal convegno, mi sono data alla lettura. Ho riscontrato un primo, tenue collegamento tra me e Giuseppe Maria: nel 2018, per via del mio impegno canoro nell’incontro dei giovani italiani con papa Francesco, ho alloggiato a Casa La Salle, annessa alla casa generalizia dei Fratelli delle Scuole Cristiane come le scuole dove lui ha frequentato le elementari e le medie e ha ricevuto la Prima Comunione e la Cresima.

Un altro legame, leggermente più forte, risiede nell’impegno che lui si assunse quando studiava al Regina Apostolorum, promuovendo la pratica dei Primi Venerdì del mese in onore del Sacro Cuore di Gesù. La viveva già grazie ai suoi familiari, ma ne approfondì il senso teologico grazie ai Legionari di Cristo: sentiva quindi di dover condurre molti colleghi a seguirla. Non solo: già da liceale, quando qualche amico gli confidava una pena che l’angustiava, lo incoraggiava a metterla nel Cuore di Gesù.

Personalmente, in quanto segretaria diocesana della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, ovvero l’Apostolato della Preghiera, a mia volta ho riscoperto la ricchezza di cosa significhi vivere facendo propria la compassione del Sacro Cuore; inoltre, proprio negli anni universitari, avevo cercato di praticare i Primi Venerdì.

Devo invece imparare meglio a entrare in relazione con i più poveri secondo lo stile che Giuseppe Maria, a detta delle testimonianze raccolte nel libretto, aveva fatto proprio: non solo portare cibo, coperte e vestiti, o perfino qualche libro, ma anche fermarsi a parlare con coloro che, col tempo, lo avevano considerato il loro “fratellino”.

Procedendo con la lettura, ho appurato che la “benedicenza” del sottotitolo non era tanto un refuso, quanto un neologismo, che lui aveva coniato, se ho capito bene, negli anni del noviziato tra i Legionari di Cristo. Consiste nell’opposto della maldicenza e, più direttamente, nel disporsi a riconoscere il bene presente nelle persone. Un esercizio spirituale ma anche assai concreto, specie se si considera che la maldicenza, purtroppo, è diffusa anche in ambito ecclesiale.

Tra i post che mi sono saltati all’occhio mentre scorrevo la pagina Facebook della sua causa, ho selezionato quello che rimandava alla puntata di Cristiani per l’Europa, rubrica mensile tenuta da Marina Casini su Radio Maria, del 30 dicembre 2023. È intervenuto Stefano, secondo dei fratelli di Giuseppe Maria, raccontando alcuni episodi della sua vita in famiglia e delle sue molteplici opere di apostolato, ma anche evidenziando i tratti più comuni della sua personalità.

 

Il suo Vangelo

Verrebbe quasi da dire che Giuseppe Maria avesse il destino scritto nel nome: in realtà, i suoi avevano deciso di chiamarlo così come ringraziamento alla Sacra Famiglia perché era nato sano, nonostante la madre avesse contratto la varicella in gravidanza. Dei due genitori di Gesù ha incarnato, sempre secondo quello che raccontano la piccola biografia e il fratello nella testimonianza sopra citata, il senso di protezione e la tenerezza verso chi era abbandonato o si sentiva escluso dalla società.

Inoltre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ha mai serbato rancore contro i suoi ex superiori nel seminario dei Legionari di Cristo, ma riconoscenza perché l’avevano accompagnato a discernere la sua vera vocazione; non fu grato solo a loro, ma anche ai Fratelli delle Scuole Cristiane, suoi primi educatori dopo la famiglia (aveva perso il padre a sedici anni).

Proprio di gratitudine ha parlato in uno dei suoi pensieri, che gli amici di Natale 365 hanno condiviso sulla loro pagina il 26 dicembre 2018 (non riesco a risalire alla data in cui l’avesse pronunciato o scritto lui):

La vera fiaba si dischiude nella vita quotidiana vissuta con gratitudine e gratuità. Vivere lo spirito del Natale 365 giorni all'anno significa seminare doni, affetto e calore nelle piccole cose e nei gesti più semplici.

La causa, che già ha mosso i primi passi, si occuperà di verificare se questa seminagione di doni in tutti i giorni della vita di Giuseppe Maria sia stata costante, coerente ed eroica e se, quindi, lui abbia tenuto fede agli impegni del suo Battesimo, che fu celebrato proprio cinquant’anni fa.

 

Per saperne di più

Valentina Vartui Karakhanian, Servo di Dio Giuseppe Maria De Lillo – Vivere ogni giorno lo spirito del Natale con benedicenza, pregustando scintille di Paradiso, Velar 2024, pp. 48, € 5,50.

Il profilo che presenta la sua vita, le sue opere e la sua eredità spirituale.

 

Giuseppe Pandolfi (a cura di), Diamo una chance a La Bellezza che è in noi – Testimonianza sulla vita di Giuseppe Maria De Lillo e raccolta dei suoi scritti, Il Cigno GG Edizioni 2018, € 19,00.

Poco dopo la morte di Giuseppe Maria, uscì questa prima raccolta di testimonianze e di scritti, a cui era abbinato un CD con alcune delle sue poesie recitate su musiche composte dal suo amico Fabio Lombardi (si possono ascoltare qui).

 

Su Internet

Pagina Facebook ufficiale della postulazione della sua causa

Pagina Facebook dell’associazione Natale 365

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