Padre Lorenzo Maria di San Francesco Saverio, l’appassionato di Gesù Bambino (Corona d’Avvento dei Testimoni 2024 #4)
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Chi è?
Lorenzo Salvi nacque a Roma il 30 ottobre 1782, unico figlio di Antonio Salvi, maestro di casa dei conti Carpegna, e Marianna Biondi. Ebbe un’infanzia tranquilla, anche se perse la madre poco dopo la nascita; la seconda moglie del padre, Anna Maria Costa, non gli fece mancare il suo affetto.
Entrò
nel noviziato della Congregazione della Passione, ovvero i Passionisti, il 14
ottobre 1801, vestendo l’abito e cambiando nome in Lorenzo Maria di San
Francesco Saverio; professò i voti il 20 novembre 1802. Fu ordinato sacerdote
il 29 dicembre 1805.
Non è
chiaro perché avesse scelto proprio i Passionisti, nati da poco e di numero
molto esiguo: è possibile che la predicazione di padre Vincenzo Maria Strambi
(canonizzato nel 1950), chiamato a Roma per sedare i tumulti tra il popolo
seguiti al linciaggio di Ugo de Basseville, rappresentante del governo
napoleonico, avesse avuto influsso su di lui.
La
prigionia di papa Pio VII e la soppressione degli ordini religiosi voluta da
Napoleone fermò la vita religiosa di padre Lorenzo, il quale si rifiutò di
prestare giuramento di fedeltà all’impero napoleonico e non si rassegnò: saputo
che il ritiro (i conventi passionisti si chiamano così) di Pievetorina era in
stato di abbandono, ma ci vivevano ancora due religiosi, si unì a loro. Tornò a
Roma alla caduta di Napoleone e dopo il ritorno del Papa, dedicandosi alla
predicazione e alle missioni al popolo.
Dal
1813 una costante della sua predicazione fu la meditazione su Gesù Bambino:
distribuiva sue immaginette, o anche statuette di cera realizzate da lui
medesimo. A trentatrè anni, nel 1815, s’impegnò solennemente a diffondere la
devozione a quello che soprannominò «il mio Imperatorino».
Fu
superiore nei ritiri di Terracina, Monte Argentario, Todi, Cura di Vetralla, e
anche nella casa generalizia dei Santi Giovanni e Paolo a Roma, risolvendo la
delicata questione causata dalla fuoriuscita del suo predecessore e di altri
dieci confratelli.
Mentre
si trovava a Capranica, presso Viterbo, invitato dalla famiglia Porta, benefattrice
dei Passionisti, a benedire i malati, fu colpito da apoplessia: morì il 12
giugno 1856.
Fu
beatificato dal Papa san Giovanni Paolo II in piazza San Pietro a Roma il 1°
ottobre 1989. La sua memoria liturgica ricorre il 12 giugno, giorno della sua
nascita al Cielo. Le sue spoglie sono invece venerate nella chiesa del Ritiro
di Sant’Angelo a Cura di Vetralla.
Cosa c’entra con
me?
La data del mio primo incontro con padre Lorenzo, purtroppo, è tra quelle che non conservo con esattezza nella memoria e nemmeno nei miei archivi o diari. Sono però sicura che non mi sarei mai interessata di lui se una mia amica, un giorno, non mi avesse consegnato la biografia Il Beato Lorenzo Salvi – apostolo di Gesù Bambino, a firma di padre Adolfo Lippi e per le Edizioni Paoline, dopo averla presa in un mercatino parrocchiale.
Nel
ritratto in copertina, ho subito riconosciuto l’abito dei Passionisti, per cui
mi risultava singolare che un membro di una congregazione, la quale come “quarto
voto” ha la costante memoria della Passione del Signore fosse definito apostolo
della sua infanzia.
Nemmeno
ricordo per quanto tempo ho lasciato stare quel libro e cosa mi avesse infine
spinta a iniziarlo. A lettura terminata, avevo capito quanto quel mio
preconcetto fosse sbagliato: non solo perché lo stesso fondatore, san Paolo
della Croce, aveva una devozione particolare per Gesù Bambino senza per questo
trascurare l’intuizione che l’aveva portato alla fondazione, ma anche perché
padre Lorenzo l’ha espressa e incarnata in un modo tutto suo, senza per questo
trascurare quell’aspetto più specifico della sua vita da religioso.
Per
questa ragione, ho pensato che sarebbe stato interessante inserirlo nella mia
Corona d’Avvento dei Testimoni, ma ho finito per escluderlo ogni volta, perfino
in occasione del terzo centenario della Congregazione della Passione.
Rischiavo
di farlo anche adesso, dopo che mi sono accorta che il 12 giugno 2026 ricorrerà
il centosettantesimo anniversario della sua morte, ma, tenuto conto che i miei
piani per l’ultima “candela virtuale” di questa Corona sono saltati, ho pensato
che fosse il caso di non trascurarlo.
Nel
frattempo, come a volte mi accade, mi ero resa conto che la sua scheda
biografica sull’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni era molto
lacunosa e forse troppo breve. Il 5 novembre 2021 ho creato il file per la
correzione, a cui ho proceduto dal 9, concludendola il 29 dello stesso mese
(date che ho ricavato dalle proprietà di quei file) e pubblicandola il 1° dicembre.
Solo
ieri mi sono decisa a comporre questo post, tra i ritagli di tempo dei miei
impegni domestici, parrocchiali e un po’ più lavorativi. Ho ripassato
rapidamente la biografia che avevo ricevuto e gli appunti che avevo preso in
corso di revisione della scheda, ricordandomi che avevo segnato quali fossero
gli aspetti che mi accomunano a padre Lorenzo.
Essenzialmente,
sono due: l’amore per la musica e quello per i libri. Come ho spesso ricordato,
cantare è una parte fondamentale del mio modo di vivere la fede e mi rammarica
molto non avere il tempo d’imparare a suonare uno strumento, possibilmente l’organo
(solo perché nella mia parrocchia abbiamo un’organista volontaria e uno che
aiuta solo se necessario), così da ampliare le mie competenze musicali.
Padre
Lorenzo, invece, era un abilissimo organista, sin dagli anni del seminario:
dovunque fu superiore, restaurò l’organo o ne fece realizzare uno nuovo. Nel
Natale 1852, il superiore provinciale acconsentì alla richiesta di padre
Paolino Fissore, che lo volle a tutti i costi a Sant’Eutizio: l’intera comunità
passionista ascoltò con trasporto e con piacere la sua esecuzione, nonostante
lo strumento fosse molto vecchio.
Quanto
alla cura e alla passione per i libri, chi mi legge da tempo sa come ami
raccoglierne e comprarne, anche se non ho quasi più lo spazio per tenerli
tutti. Padre Lorenzo, dal canto suo, nel 1809 mise in salvo la biblioteca della
casa generalizia nascondendone i volumi in casa di suo padre. Inoltre riorganizzò
la biblioteca del Ritiro di Sant’Angelo a Cura di Vetralla e si adoperò perché
le sue stesse produzioni letterarie avessero la cura che meritavano, aiutato in
questo da suo fratello Gaspare.
A
proposito, non mi risulta che le sue opere siano più disponibili integralmente,
anche se lo meriterebbero, magari con una versione in lingua corrente. La
principale è L’anima innamorata di Gesù Bambino, in quattro volumi: tre
pubblicati nel 1852, l’ultimo l’anno successivo, tutti compendiati in uno dall’autore medesimo.
Il
titolo di un altro opuscolo, L’anima mistica nutrice di Gesù Bambino, pubblicato
solo nel 1923, mi ha subito ricordato quello di un’opera del Servo di Dio
Cosimo Berlinsani (ho parlato di lui qui), fondatore, con la Serva di Dio Anna Moroni
(di lei invece ho scritto qua), delle Suore Oblate del SS. Bambino Gesù. In effetti, il
biografo indica che padre Lorenzo conosceva quel testo, ma al tempo della
stesura era praticamente introvabile: di conseguenza, al di là del titolo
simile, lo sviluppo è pienamente suo. Sarebbe interessante un raffronto
stilistico e contenutistico, ora che il testo di padre Cosimo è stato
recuperato.
Ripassare
la biografia mi ha condotta a ricordare un altro aspetto che avevo voluto far
confluire nella scheda: il suo senso dell’umorismo. Era un frutto della lettura
della Gaudete et exsultate, dopo la quale mi sono impegnata a trovare,
nelle biografie che scrivo, piccole e grandi, aspetti che non solo spingessero
i miei lettori a migliorarsi come credenti, ma anche a farsi qualche risata.
Nel
caso di padre Lorenzo, mi ha sorpresa vedere che le testimonianze su di lui
affermassero come, nelle sue prediche catechistiche, muovesse all’ilarità il
suo uditorio (certo, c’erano altre occasioni in cui si flagellava in pubblico e
conduceva i peccatori più incalliti a pentirsi): non capita molto spesso di
leggere qualcosa di simile, nelle vite dei predicatori e dei missionari.
L’umorismo
era una dote che traspariva anche dalle sue lettere personali: in quella datata
dicembre 1857 (senza il giorno del mese), racconta che il 21 novembre
precedente aveva avuto un incidente di viaggio, nel quale per poco non
diventava «una pizzetta per Gesù Bambino», rimanendo schiacciato dalla sua
stessa vettura; essendo sopravvissuto, evidentemente, continua, «gli sarebbe
stata di leggieri [facilmente] indigesta»! E non fu l’unica volta che si sentì
protetto dal suo Imperatorino!
Un
aspetto che invece non avevo granché considerato era la sua ubbidienza nei
confronti dei superiori. Il confratello padre Domenico della Madre di Dio
(anche lui futuro Beato) lo voleva missionario in Belgio e da lì in
Inghilterra: il superiore generale, forse perché preoccupato per la sua
malattia di nervi, che a volte gli causava delle convulsioni, decise di
lasciarlo nel suo incarico.
In
un’altra occasione, nel Natale 1840, la sera della vigilia, padre Lorenzo
chiamò di nascosto il fratello laico fra Giuseppe e un altro passionista,
perché voleva fare una sorpresa: allestire il presepe prima che gli altri
religiosi si alzassero a mezzanotte. Il superiore generale se ne accorse: lui
si fermò subito e disse agli altri due di fare altrettanto. Evidentemente, la
voce del superiore suonava più forte del suo amore per Gesù Bambino.
Un
altro segno del suo amore alla Congregazione è il Diario necrologico dei
Passionisti e monache passioniste vissuti fino al 1848, tanto più prezioso
se si pensa che per decenni la Congregazione introdusse solo due cause di
beatificazione e canonizzazione.
Nemmeno
ricordavo che, per certi versi, gli si deve il recupero e la valorizzazione
della Sacra Culla, la reliquia tradizionalmente ricondotta al luogo dove Gesù
fu posto appena nato; conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore, quasi
sconosciuta ai più, veniva esposta al culto solo una volta l’anno.
Fece
quindi nascere il Drappello della Sacra Culla, un’associazione che garantiva
che ogni giorno ci fosse almeno una persona a pregare lì davanti.
L’associazione è durata fino al 1941, ma ha assolto pienamente il suo compito.
Per
quelle combinazioni che hanno del provvidenziale, fu lì davanti che il futuro
san Francesco Spinelli (qui il mio post su di lui) ebbe l’intuizione di una famiglia di vergini che si
dedicassero all’Eucaristia e alla carità.
Un’altra
di queste combinazioni è legata all’anno della sua morte. Padre Lorenzo, come
ho scritto sopra, rese l’anima a Dio il 12 giugno 1856. Il 21 settembre dello
stesso anno entrò in noviziato il giovane Francesco Possenti, ossia san
Gabriele dell’Addolorata (di cui ho parlato qui).
Tra
candidati agli altari non dovrebbe esserci confronto, ma una delle ragioni che
rallentò la causa di padre Lorenzo fu che il postulatore generale passionista
si concentrò sulla causa appunto di confratel Gabriele, che era iniziata
contemporaneamente, e su quella della sua “amica spirituale” Gemma Galgani (qui ho parlato di
lei); era anche molto impegnato per altri incarichi presso la Santa Sede.
Ci
furono però altre ragioni, che non videro d’accordo gli esperti chiamati a
discutere sulle sue virtù: la malattia di nervi sopra citata, ma anche la sua
devozione a Gesù Bambino, che non sembrava frutto di una personalità matura. Il
riesame della causa, come succede in molti casi, ha permesso di poter lodare
Dio anche per mezzo suo.
Il suo Vangelo
Contrariamente a quanto sembrava ai teologi che discussero sulla sua causa, il Beato Lorenzo non era un infantile né un ingenuo. La devozione a Gesù Bambino era per lui un modo di ricambiare l’amore che l’aveva spinto a incarnarsi, anche se è impossibile umanamente eguagliarlo del tutto. La vedeva come un mezzo, non come il fine della propria santificazione e di quella di tutti coloro a cui la raccomandava nella predicazione e negli scritti.
Nell’immedesimazione
col Figlio di Dio fatto bambino vedeva un modello per i fedeli, chiamati a un
abbandono filiale al Padre, in tempi in cui la predicazione insisteva sul fatto
che Dio, invece, fosse da temere e da ubbidire quasi tremando e nei quali la
vita religiosa era spesso soppressa o minacciata. Inoltre, considerava come lo
scopo dell’Incarnazione non fosse altro che il donarsi da parte di Gesù, fino
alla Croce.
Tra le
persone che padre Lorenzo ha guidato in questa via dell’infanzia spirituale
ante litteram (santa Teresa di Gesù Bambino doveva ancora nascere) c’era madre
Luisa Ignazia del Cuore di Gesù, monaca passionista a Tarquinia, colpita
continuamente da aridità spirituali, scrupoli e tentazioni.
Nelle
sue lettere, il passionista l’esortava continuamente a fidarsi di Dio e a
tranquillizzarsi. Lo fece anche nella lettera che le scrisse il 26 dicembre
1852:
Mi restringo a
raccomandarvi l’aumento della vostra fiducia nel Pargoletto di Paradiso Cristo
Gesù. Non lo fate vagire, il che succederebbe se anche in poco vi lasciaste
sorprendere dalla diffidenza: questa mai, mai, maissimo. Capitelo, figlia mia,
siete in buone mani, cosa volete di più? Forse la salvazione eterna? E bene,
questa ancora otterrete dal Santo Bambino se gli starete molto attorno.
Dal
necrologio che si conserva di lei, si evince che madre Luisa Ignazia lasciò
cadere i suoi scrupoli, diventando tanto matura da svolgere con attenzione
molti incarichi di responsabilità. Penso che avvenga lo stesso a quanti, ancora
oggi, seguono in vario modo una spiritualità come quella tramandata e vissuta
da padre Lorenzo.
Per saperne di più
Purtroppo, per quel che so, non esistono edizioni in lingua corrente delle opere di padre Lorenzo. Nemmeno la biografia che mi hanno dato è attualmente in catalogo, ma è reperibile attraverso i siti di e-commerce.
Su Internet
Pagina del sito del Dicastero delle Cause dei Santi, con un profilo biografico e l’omelia della beatificazione.
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