Martina Kluzer, un annuncio dell’amore di Gesù e della Madonna

 

Il volto di Martina sulla copertina del suo libro

Chi è?

Martina Kluzer nacque l’8 novembre 1999, primogenita di Giovanna Pupillo e Claudio Kluzer. Visse con i genitori e con la sorella minore Doriana a Trezzano sul Naviglio (in provincia e diocesi di Milano), dove frequentò la scuola materna. Inizialmente riservata, si aprì al mondo e agli altri con energia e curiosità, diventando a suo modo attenta ai bisogni del prossimo.

Nell'ottobre 2005 accusò per la prima volta dolori molto forti alla pancia. L’ecografia del mese seguente riscontrò una massa tanto grande da essere interpretata come un terzo rene, ma successivi accertamenti riscontrarono che si trattava di un rabdomiosarcoma alveolare metastatico al quarto livello.

Immediatamente ricoverata all’Istituto dei Tumori di Milano, Martina riuscì a infondere coraggio ai suoi familiari, informandosi su come funzionavano le terapie.

L’11 febbraio 2006, mentre, con i suoi genitori, viaggiava per andare a trovare una zia, visitò per la prima volta il santuario della Madonna della Bozzola, a Garlasco (in provincia e diocesi di Pavia): da quella stessa sera fu assidua alle Messe di guarigione e di liberazione che vi si celebravano il mercoledì sera. Un altro dei suoi luoghi di pellegrinaggio preferiti fu il luogo delle mariofanie a Pierina Gilli, Fontanelle di Montichiari.

Il 26 giugno 2006 la visita di controllo confermò l’esito negativo degli esami svolti poco prima, ma venne stabilito di continuare delle cure di mantenimento. Martina le seguiva, ma allo stesso tempo confidava pienamente in Gesù e in Maria, dei quali affermava di avvertire la presenza con i propri sensi. Nel mezzo delle cure, riuscì a iniziare a frequentare la scuola primaria, fino alla seconda classe

Una sera, di mercoledì, Martina riferì alla madre di aver sognato la Madonna, vestita come nelle apparizioni di Lourdes, la quale le aveva chiesto di venire con lei. La bambina rispose di sì, ma a patto che la seguissero la madre, il padre, la sorella e i nonni.

Poco dopo, il 5 ottobre 2006, arrivò la notizia che il tumore si era riformato: Martina iniziò quindi nuove cure all’ospedale di Desio (in provincia di Monza e della Brianza). Allo stesso tempo, non smise di pregare e di visitare santuari come quelli di Lourdes, di Collevalenza e di Isola del Gran Sasso.

Il 16 maggio 2007 lasciò definitivamente l’ospedale, per essere accompagnata a morire a casa. Il 24 maggio, ottenuti i permessi necessari, il parroco della parrocchia di Sant’Ambrogio a Trezzano sul Naviglio, don Franco Colombini, le amministrò la Prima Comunione e la Cresima, in casa Kluzer.

Martina ne andò per sempre la sera del 7 giugno 2007, a sette anni, sempre in casa sua. La sua tomba si trova nel cimitero di Trezzano sul Naviglio.

 

Cosa c’entra con me?

Ho intravisto la copertina del libro su questa bambina nella sezione delle novità librarie del sito Libreria del Santo poco meno di due mesi fa. Basandomi solo sul nome di una dei due autori e su quello della protagonista, ho provato a fare qualche ricerca, ma non troppo: l’altro autore è Riccardo Caniato, vicedirettore delle Edizioni Ares, colui a cui sarò per sempre debitrice per aver concesso alla storia del giovane Federico Bazzan, narrata da me e da Matteo Liut, di prendere corpo tra le pagine di un libro diffuso a livello nazionale. Di conseguenza, ho pensato che non ci sarebbe voluto troppo tempo per avere qualche ragguaglio da parte sua.

Non mi sbagliavo: il 18 maggio, infatti, Riccardo mi ha scritto per anticiparmi l’uscita del libro e per darmi una succosa anteprima. Finalmente riuscivo a capirci qualcosa, anzi, avevo la certezza che valesse la pena di occuparmi anche di Martina, sia qui, sia, se la redazione sarà d’accordo, nella mia rubrica sul giornalino Agli amici del venerabile Silvio Dissegna.

Ne sono diventata sempre più certa man mano che proseguivo con la lettura. Ammetto però che sentivo dentro di me come un invito a lasciar perdere: negli ultimi tempi, infatti, mi sono ritrovata a leggere e a raccontare quasi solo storie di bambini e giovani molto sofferenti, con uno schema che sembrava ripetersi. Come direbbe Martina, doveva essere “quello cattivo” a farmi pensare così, per cui l’ho messo a tacere: sia per un debito di riconoscenza nei confronti di Riccardo, sia perché, di fatto, mi stavo veramente appassionando a quella vicenda.

Aver letto, praticamente nelle prime righe, che Martina era morta il 7 giugno 2007, mi aveva portata a immaginare che fosse il caso di aspettare il ventesimo anniversario, ossia l’anno prossimo, per parlarne qui. Tuttavia, dopo aver visto che, grazie alla macchina dell’Ufficio Stampa della Ares, lei stava iniziando a diventare più nota (segnalo ad esempio l’articolo uscito su Maria con te e ripreso sul sito di Famiglia Cristiana) ho pensato di dover lasciare il mio contributo.

Ho iniziato a pensare che il giorno giusto per presentarla qui potesse essere il 13 luglio, giornata importante per la devozione a Maria Rosa Mistica, collegata alle mariofanie avvenute nelle località di Montichiari e Fontanelle e all’esperienza spirituale di Pierina Gilli (che a mia volta avevo presentato sulla rivista Sacro Cuore VIVERE). Di fatto, il nihil obstat arrivato l’8 luglio 2024 da parte di monsignor Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia, è stato la molla che ha spinto la signora Giovanna a rivolgersi a Riccardo per essere aiutata a dare forma agli appunti e ai ricordi raccolti nel corso del tempo.

Dopo neanche un mese dalla prima lettura del libro, l’ho affrontata nuovamente, per rinfrescarmi la memoria e ritornare su alcuni dati che potevano essermi sfuggiti. Anzitutto, quello che mi ha colpito in Martina è stato che il suo percorso di fede è stato per così dire autonomo: i suoi genitori non erano contro la Chiesa, ma non se ne sentivano pienamente parte.

È stata lei, col suo fare perentorio, a iniziare a condurli per chiese e santuari, a partecipare a celebrazioni speciali, a Messe ordinarie e ad altre più mirate alla preghiera di guarigione e di liberazione, a riprendere contatto con la parrocchia di Sant’Ambrogio a Trezzano sul Naviglio. Va pur detto che la signora Giovanna aveva avuto occasioni di riavvicinarsi alla fede, ma solo con l’esperienza di Martina e mediante l’aiuto di consiglieri spirituali (sacerdoti e non solo: vale ad esempio per Modesta Trotta, una signora calabrese conosciuta tramite un papà che aveva visto la bambina pregare) ha capito di non poterne più fare a meno.

Mi ha fatto quasi pensare a quel che è successo a me, anche se con qualche differenza: i miei genitori e familiari mi hanno portata fin da piccola a visitare santuari e a frequentare la parrocchia, ma più per abitudine e tradizione e senza troppi approfondimenti. Quando ho iniziato a impegnarmi su molti piani della vita cristiana, anche loro ne hanno beneficato.

Come lei e sin da quando ho memoria, inoltre, colleziono immaginette e prendo oggetti di vario tipo come ricordo di qualche visita o pellegrinaggio, ma devo ancora imparare a farne il giusto uso: non tenerli in qualche scatola o a prendere polvere su mensole e ripiani, ma stringerli a me come “estremi rimedi” nelle circostanze in cui provo dolori morali e fisici.

Pensando invece ai luoghi di fede a lei più cari, ricordo di essere stata al santuario della Bozzola col mio Decanato, sicuramente prima del 2020. A Fontanelle, invece, mi piacerebbe andare, se trovo l’occasione giusta, tanto più ora che c’è il nihil obstat. Ho poi appurato che anche a lei, come a me, piacevano le storie dei Santi e se le faceva leggere o raccontare.

Quanto agli aspetti più collegati a esperienze eccezionali, come le presenze o i profumi che Martina affermava di percepire, riconosco che non mi sento tanto attratta da essi, ma li accolgo per come lei stessa e i suoi cari hanno dichiarato di crederci. Nella sua parte di libro, infatti, Riccardo riferisce quello che gli aveva raccontato il padre di Davide Fiorillo, anche lui parte della stessa “scuderia” di bambini-Testimoni di cui si parla sempre di più (l’ho fatto anch’io qui) e del quale la sua casa editrice ha promosso l’uscita della biografia: se grazie a quei segnali,  affermò il signor Salvatore, suo figlio poteva affrontare in pace la malattia e la morte, gli risultava impossibile non credergli.

Nella seconda parte del volume, mi ha colpito particolarmente il racconto di una coppia di Mondragone, in provincia e diocesi di Caserta, Filomena e Antonio, genitori di Alessandra: in segno di gratitudine per aver visto guarita la loro figlia dal lupus eritematoso e ritenendo che sia intervenuta l’intercessione di Martina, hanno fondato in suo onore un gruppo di preghiera nella loro parrocchia di San Nicola, col permesso del parroco. Mi stupisce sempre vedere quando una storia, dal luogo dove si è originata, tocca luoghi e cuori impensabili.

Tra i contributi presenti nel libro è riportata una riflessione teologica di padre Serafino Tognetti, della Comunità dei Figli di Dio fondata dal Servo di Dio Divo Barsotti (del quale ho parlato qui): nel video qui sotto, lui stesso ne riporta in parte i contenuti.


Infine, i genitori di Martina, con Riccardo a presentarli, sono tornati a Fontanelle proprio questo sabato, nell’ambito delle testimonianze presentate nella seconda edizione del Rosa Mystica Festival.



Cosa c’entra con san Francesco d’Assisi?

Come ho scritto sopra, Martina amava molto le vite dei Santi che incontrava nelle sue letture o nei suoi pellegrinaggi, perché voleva imparare da loro come donare la vita per Gesù. Nel libro, sua madre riferisce che per lei erano tutti uguali, ma di certo aveva «un debole» (testuali parole) per san Francesco. Le ragioni di questo affetto erano due: perché aveva saputo farsi povero e perché riusciva a farsi intendere dagli animali.

A suo modo, Martina ha cercato d’imitarlo, accostando con gentilezza i poveri che incontrava quando prendeva i mezzi per andare in ospedale o fuori dalla struttura medesima e condividendo con loro qualche soldo o la sua merenda, ma anche osservando con i suoi occhi grandi e luminosi le montagne, i boschi, gli animali.

A meno che non sia un collegamento troppo forzato, trovo che si assomiglino anche nel momento della morte, seppur con una differenza: san Francesco ha voluto morire sulla nuda terra, mentre Martina è stata adagiata sul pavimento della sua stanza per cercare di essere rianimata, ma era ormai troppo tardi.

 

Il suo Vangelo

La vita di Martina, durata sette anni, ha visto un’esplosione proprio nel tempo in cui avrebbe dovuto rinchiudersi, isolarsi, soffrire anche interiormente. Tutte le esperienze che ha affrontato l’hanno resa sempre più persuasa che Gesù esiste ed è vivo, anche se non tutti lo vedono, e che l’amore della Madonna abbraccia veramente l’umanità intera.

Questa sua convinzione si è irraggiata dai genitori, alla sorella, ai nonni, fino ai pazienti degli ospedali per cui è passata, ma anche ai medici, specie al dottor Andrea Ferrari, che continuamente esortava a sorridere, benché fosse incaricato di dare notizie spiacevoli a lei e agli altri ricoverati.

Tra le piccole ma incisive frasi registrate nel libro, ho selezionato quella che riferì alla madre, raggiungendola sulla terrazza dell’Istituto dei Tumori, il 26 giugno 2006, giorno in cui iniziò la terapia mieloablativa, perché mi sembra rappresentativa della sua esperienza più di ogni altra:

Mamma, ormai lo sai, la cosa importante è stare con Gesù e la Madonnina. Insieme potremo affrontare ogni cosa.

Credo sia questa la ragione che ha portato i suoi cari, comprese le due sorelle nate dopo di lei, a dare forma compiuta ai loro ricordi: perché, pur nel dolore e nel distacco, sanno che ogni difficoltà può essere vissuta come aveva cercato di fare lei.

 

Per saperne di più

Giovanna Pupillo Kluzer, Riccardo Caniato, Martina – Il Cuore e la Rosa, Edizioni Ares 2026, pp. 264, € 18,00.

Il racconto della vita e della testimonianza di Martina, completato da altre testimonianze e contributi su di lei. Il sottotitolo fa riferimento al Sacro Cuore di Gesù, visto in riferimento al culto alla Divina Misericordia secondo le forme rivelate a santa Faustina Kowalska, e a Maria Rosa Mistica.

Come nel caso del libro su Federico Bazzan, segnalo che, oltre a essere disponibile nelle librerie fisiche, in quelle online e sul sito dell’editore, lo è direttamente nella sede delle Edizioni Ares (ribadisco: se passate di lì, presentatevi come lettori di Testimoniando!).

 

Su Internet

Martina,un amore grande, gruppo Facebook pubblico fondato dai suoi “amici” di Mondragone

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