Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

domenica 22 maggio 2016

Rita da Cascia, segno di prodigi e di perdono


Il ritratto più antico di santa Rita sulla "cassa solenne" (fonte)

Chi è?

Figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri, Margherita Lotti nacque a Cascia, in Umbria, in un anno tra 1377 e 1381. Desiderosa di consacrarsi a Dio, accettò tuttavia di sposare Paolo Mancini: dal matrimonio nacquero due figli, forse gemelli, Gian Giacomo e Paolo Maria.
Alla morte di Paolo, vittima di un agguato, Margherita si dispose a perdonare gli aggressori del marito e cercò di educare a questo anche i figli, che comunque morirono poco meno di un anno dopo.
Riuscì, dopo aver sofferto non poco, a entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia, dove si distinse per l’ubbidienza, la carità e l’amore verso Gesù crocifisso. Dalla notte del Venerdì Santo 1442, fino al termine dei suoi giorni, ebbe sulla fronte una piaga, comunemente ritenuta un segno della Passione impresso sul suo corpo. Morì il 22 maggio del 1447 (o 1457).
Sin dai primi tempi dopo la sua morte, la sua fama di santità si sparse in Umbria e ben oltre. Beatificata il 16 luglio 1628 da papa Urbano VIII, venne canonizzata da papa Leone XIII il 24 maggio del 1900. I suoi resti mortali sono venerati a Cascia, nella cripta del santuario a lei dedicato.

Cosa c’entra con me?


La devozione popolare per santa Rita ha toccato anche la mia famiglia: mia nonna materna, tra i numerosi santuari che visitò, toccò anche quello di Cascia. Di conseguenza, non ho tardato a trovare, nel cassetto che fu suo e che per me costituì qualcosa di simile a un forziere del tesoro, alcuni ricordi di quel pellegrinaggio e qualche numero della rivista ufficiale Dalle api alle rose.
Ho imparato a riconoscerla, poi, in quasi tutte le chiese che visitavo, per i suoi tradizionali attributi: l’abito da monaca, il crocifisso, le rose rosse e la piaga sulla fronte. Una statua in particolare mi fece grande impressione: in essa è raffigurata col volto pallido, in contemplazione della Croce, mentre un angelo le mette in testa la corona di spine. A dire il vero, un restauratore maldestro ha posto la corona in testa al messaggero divino, non a lei.
La storia della sua vita mi fu raccontata, con le solite imprecisioni popolari, da mia madre: era sposata, ma il marito era violento; quando fu ucciso e i figli volevano vendicarsi, lei pregò perché morissero e così accadde; diventò monaca e fece tanti miracoli. Un quadro più obiettivo e accurato mi venne offerto da uno dei libri della collana Fiori di cielo, preso forse in un santuario, forse in libreria.
Un nuovo ingresso nella mia vita l’ha compiuto quando una delle mie cugine di Napoli è andata, seguendo le orme della nonna, a Cascia e Assisi. Mi portò due ricordini: una statuetta un po’ dozzinale, ma meno brutta di tante altre, e un anello, fedele copia di quello conservato nel santuario, ossia la sua fede nuziale. Ho storto un po’ il naso perché mi sapeva di paccottiglia per turisti e l’ho chiuso in un cassetto, anche perché era troppo largo.
Qualche tempo dopo, sono stata invitata col coro di giovani di cui faccio parte a cantare in una chiesa della mia città dedicata a lei, una delle due esistenti. Benché fosse proprio il giorno della sua festa, faceva freddissimo, ma il nostro canto ha sicuramente scaldato gli animi. Mentre tornavo a casa con un sacerdote, ho sgranato gli occhi al sentirlo dichiarare che non sapeva affatto perché santa Rita sia invocata per i casi impossibili. Mi sono domandata che cosa racconti allora di lei quando cade la sua memoria, così ho provato a spiegarglielo a grandi linee.
Da allora ho sentito come necessaria la riscoperta anche degli aspetti più devozionali a lei legati, trovando in essi un fondo di bontà e uno strumento di catechesi. Così, ogni 22 maggio, non manco di visitare una delle due chiese sopra descritte, ma oggi non ho potuto perché la domenica è il giorno del Signore. Qualcosa mi dice, però, che tra meno di un mese tornerò almeno in una di esse, per procurarmi l’immagine-ricordo di un giovane sacerdote nativo di quella parrocchia.
A Dio piacendo, poi, dovrei andare a Cascia, Assisi e Roma il prossimo settembre: ho ancora qualche soldo da parte e posso concedermi quel lusso, impegnandomi a vivere in senso penitenziale e comunitario questo nuovo pellegrinaggio.

Ha testimoniato la misericordia perché…

Se anche si mettono da parte i prodigi che le vengono attribuiti, santa Rita è sicuramente associata al perdono vissuto e messo in pratica. L’origine di quest’atteggiamento è fatta risalire alla missione di pacieri che i suoi genitori, Antonio e Amata, vivevano in un’epoca segnata dal costume della faida e delle lotte tra le signorie, un tempo comuni. Lei stessa ha portato avanti quell’insegnamento verso i figli, ma, visto che non comprendevano, si è disposta addirittura a sacrificare le loro vite, pur di non vederli continuare quella spirale di odio.
L’opera di misericordia che consiste nel perdonare le offese le è quindi più adatta, anche se, a parer mio, deve aver anche sopportato pazientemente i fastidi della vita comunitaria in convento, come l’ironia per quella sua piaga maleodorante, in realtà segno d’amore.

Il suo Vangelo

Non ho altrettanto gioco facile nel trovare un solo aspetto che sintetizzi il suo messaggio per gli uomini di oggi. Mi faccio quindi aiutare da quanto la mia agiografa preferita dell’infanzia, suor Paola (al secolo Elena) Bergadano, scrisse in uno dei due libri che le ha dedicato:
Il messaggio di santa Rita è genuinamente evangelico perché è un messaggio di dolore consapevolmente accettato; di amore per Dio e per il prossimo; di perdono cristiano e di pace religiosa e sociale, auspicata più volte nel vangelo.
Decisamente, non avrei saputo trarre sintesi migliore. A me, come a tutti i suoi devoti, resta il compito di tradurre nella mia esistenza i segni riusciti della sua.

Per saperne di più

Elena Bergadano, Rita da Cascia, San Paolo 1992 (ristampa 2009), pp. 140, € 7,00.
Una biografia per ragazzi, godibile anche dagli adulti e accurata nella scelta delle fonti. La citazione nel paragrafo Il suo Vangelo è tratta da pagina 129.

Natale Benazzi (cur.), Santa Rita da Cascia – Donna, sposa e madre in tempi difficili, San Paolo 2014, pp. 64, € 4,50.
Una sintesi biografica accompagnata da un cammino di preghiera in sette tappe.

Agostino Trapè, Santa Rita e il suo messaggio, San Paolo 1996, pp. 208, € 11,00.
Un celebre studioso agostiniano si cimenta in un volumetto divulgativo ma non per questo poco curato.

Cristina Siccardi, Rita da Cascia – La santa degli impossibili, La Fontana di Siloe 2013, pp. 144, € 14,00.
Biografia storicamente documentata, con riflessioni sull’attualità.

Maria Elisabetta Patrizi, La presenza viva di Santa Rita - Ieri - oggi – domani, Tau Editrice 2016, pp. 624, € 25,00.
Uno studio attento, che cerca di fare il punto sulla storia della sua santità e sui fondamenti della devozione di cui è oggetto.

Su Internet

Sito ufficiale del santuario di Santa Rita a Cascia
Sito del santuario di Santa Rita a Milano, nel decanato Barona
Sito della parrocchia di San Michele Arcangelo e Santa Rita a Milano

Nessun commento:

Posta un commento