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mercoledì 25 maggio 2016

Madre Luisa Margherita e me #3: Il Sacro Cuore e il Sacerdozio



Non ho più ripreso gli articoli che ho scritto per la rivista Betania – Ut sint unum, dove rileggevo, in qualità di giovane, gli scritti principali della Venerabile Luisa Margherita Claret de la Touche. Il motivo è che sul sito ufficiale dell’Opera dell’Amore Infinito, che a lei s’ispira, non erano più stati caricati i numeri su cui sono usciti i miei pezzi. Credo però che non sia una cattiva idea riproporli anche qui, citando però le pagine precise.
Stavolta, quindi, presento la sua opera letteraria più conosciuta, un testo che ha contribuito a formare la spiritualità di molti sacerdoti di ieri e che meriterebbe di essere riletto anche da quelli di oggi. L’articolo originale è comparso su Betania – Ut sint unum, maggio-agosto 2015, pp. 24-27.
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Per il terzo appuntamento di questa rubrica mi è stato chiesto di affrontare il testo che contiene il nucleo del pensiero e della spiritualità originale di madre Luisa Margherita, ossia Il Sacro Cuore e il Sacerdozio. Prima di addentrarmi nel contenuto, credo che valga la pena di ripercorrere brevemente le vicissitudini che hanno portato alla formazione di questo “piccolo libro”, come lo chiama lei stessa nel Diario Intimo.


Dopo le prime comunicazioni divine ricevute nel 1902, suor Luisa Margherita, ancora al convento della Visitazione di Romans, non si sentiva all’altezza di radunare i messaggi in una forma organica. Chiese quindi aiuto a padre Alfredo Charrier, suo direttore spirituale, ma lui, per via degli impegni del proprio ministero, non riuscì a concludere il lavoro e, dopo sei anni, restituì gli appunti. Un sacerdote torinese, padre Poletti, li lesse e suggerì alla religiosa di sistemarli ella stessa. Infine il testo, in francese, fu edito nel maggio 1910. A tutt’oggi, è diffuso in diciannove lingue; l’ultima edizione italiana, l’ottava, è comparsa esattamente in occasione del centenario della prima pubblicazione, a ridosso dell’Anno Sacerdotale.

Quanto a me, non mi ero ancora decisa a leggerlo, però mi sono fidata di quanto vedevo, in frammenti, sulle pagine di questo periodico. Per questo motivo, l’ho regalato a un mio carissimo amico nonché ex compagno d’università, in occasione della sua ordinazione sacerdotale, tre anni fa. Spero che ogni tanto lo riprenda e lo adoperi, magari per le sue omelie.
Il maggior pregio di quest’opera, a mio avviso, risiede proprio nel continuo aggancio alla Sacra Scrittura. Avviene sia nella prima parte, dove l’autrice tratteggia le quattro funzioni del sacerdozio ministeriale, sia nella seconda, dedicata alle otto virtù che dal Sacro Cuore discendono in quello del sacerdote, ma anche nella terza, che costituisce una rilettura della missione di salvezza di Gesù come una continua effusione di amore, anzi, dell’Amore Infinito. La quarta, che contiene alcuni testi di meditazione, ne è meno fornita.
Per suffragare le sue tesi, anzi, per confermare quanto aveva sentito dichiarare dalla voce divina che avvertiva, madre Luisa Margherita punteggia le pagine di riferimenti, soprattutto al Vangelo. Alcune interpretazioni possono far sorridere il lettore contemporaneo, anche perché la critica filologica applicata alla Bibbia ha portato contributi tali da superare alcune concezioni da lei espresse, in particolare riguardo ad alcuni discepoli del Signore.
Un caso su tutti è quello del discepolo amato, automaticamente e tradizionalmente identificato con l’evangelista Giovanni. Ancora più rilevante è quello della Maddalena, personaggio nel quale confluiscono Maria sorella di Marta e Lazzaro, la peccatrice perdonata di cui si racconta nel Vangelo di Luca e, appunto, Maria di Magdala, una delle donne prime testimoni della Risurrezione.
In questo personaggio, l’autrice sembra quasi rivedere la propria esperienza di vita; se non avessi letto l’Autobiografia e il Diario Intimo, credo che non me ne sarei mai resa conto. Così scrive, nel terzo capitolo della prima parte:
«L’adorabile Maestro aveva riconosciuto in lei un’anima scelta, una di quelle anime ardenti che il piacere può affascinare per qualche istante, ma per le quali gli amori terreni sono troppo freddi, troppo instabili, e di troppo breve durata. Il loro cuore attirato dall’Amore Infinito, ma ancora inconsapevole della via che vi conduce, si lascia talvolta distrarre dal miraggio degli affetti umani; queste discendono, a poco a poco, fino al fango, ma non potrebbero restarvi».
Qualcosa di simile accade nel punto in cui lei parla della Samaritana: provvidenzialmente, mi sono trovata ad affrontare quelle pagine a ridosso della seconda domenica di Quaresima, che ogni anno, per il Rito Ambrosiano, prevede la lettura di quel brano dell’evangelista Giovanni.
Ogni capitolo della prima parte presenta in primo luogo come Gesù ha attuato nella sua vita terrena i compiti per cui era venuto nel mondo: insegnare, perdonare, consolare, offrirsi in sacrificio. A ciascuno di essi corrisponde anche un modo di agire del sacerdote, al di là dei propri umanissimi limiti. Nel leggerlo, ho provato ad applicare a dei casi concreti quello che la Madre teorizzava, e ho proseguito nella seconda sezione.
Nella mia pur breve esistenza, infatti, ho visto veramente tante anime sacerdotali, di ogni sorta: dall’anzianissimo parroco in pensione che ormai pare diventato un tutt’uno col suo confessionale, fino al confratello tuttora attivo e diventato famoso perché si circonda di amici tratti tra i più disperati della terra. Per non parlare, poi, di coloro che mi muovono maggiormente a compassione, ossia i giovani preti, carichi inizialmente di entusiasmo, poi messi alla prova dai fatti della realtà.
Ho incontrato sacerdoti per i quali la preghiera era davvero il respiro dell’anima, tanto da raccomandarmi fino all’ultimo questa necessità. Ho visto confratelli tanto dimentichi di sé da saltare il pasto, ma anche altri convinti che, nella Chiesa, l’eccesso di zelo arrechi più danni dell’eccesso di pigrizia. Ho messo alla prova la dolcezza di coloro ai quali mi sono accostata più spesso per raddrizzare il mio cammino e ho cercato di non danneggiarli specialmente nella virtù della purezza, facendomi mille scrupoli se in un impeto di gioia, magari seguita all’ordinazione o a qualche altro momento solenne, mi è venuto da abbracciarli per un attimo. Infine, mi sono resa conto che non riesco proprio a considerarli persone normali: sono portatori di amore e misericordia più degli altri uomini, quindi tanto comuni non sono.
Nell’affrontare la terza parte, a destare la mia attenzione in maniera speciale è stato il punto in cui madre Luisa Margherita descrive come Giovanni il Battista sia il legame non solo tra l’Antico e il Nuovo Testamento, ma anche tra due concezioni di sacerdozio distinte, dato che è lui stesso sacerdote sin dal seno materno.
Gli ultimi due capitoli sono invece un rendimento di grazie perché l’Amore Infinito continua a riversarsi nei cuori dei sacerdoti, dai grandi fondatori fino al Papa, che all’epoca della stesura del libro era san Pio X. Li ho apprezzati particolarmente perché, nel mio modo di credere, ho sempre ritenuto fondamentale l’appoggio su testimoni coerenti e credibili, tanto più se membri del clero.
Quanto alla quarta parte, forse temo di averla affrontata con eccessiva superficialità. Le riflessioni della Madre sugli abissi dell’Amore Infinito non mi hanno attratta come le applicazioni concrete delle virtù sacerdotali o delle azioni di perdono e guarigione delle parti precedenti, ma temo che sia per un mio limite personale: non mi sento granché incline alla contemplazione e alle riflessioni teologiche, tanto più che l’unica materia scolastica in cui non ero particolarmente brava era Filosofia. Con ciò non intendo dire che non siano utili, anzi: penso che sarebbe il caso di riprenderle come testi di meditazione, magari nell’approssimarsi delle ordinazioni sacerdotali.
Il Sacro Cuore e il Sacerdozio, infine, non è esclusivamente “roba da preti”. Lo dichiara la stessa autrice nell’introduzione, quando spera che sia utile perché i laici giungano a «una fiducia maggiore, ad un rispetto più devoto e filiale nei confronti di tutti gli ordini gerarchici». A me è servito, anche se devo fare ancora qualche passo per trattare davvero come si deve ogni singolo prete che incroci il suo cammino col mio.

Madre Luisa Margherita Claret de la Touche, Il Sacro Cuore e il Sacerdozio, Elledici 2010, pp. 200, € 12,00.

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