Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

martedì 3 maggio 2016

Squarci di testimonianze #15: The Edge nella Cappella Sistina


Traduzione: «Non ti piacciono le chitarre in chiesa?
Fratello, Is 38,18 [in realtà 38, 20]: “Signore, vieni a salvarmi
e noi canteremo sulle nostre cetre”
[la traduzione del versetto è quella ufficiale CEI 2008]».
Un po’ esagerato, ma direi che sia adatto ad illustrare la notizia.
Fonte: pagina Facebook Church Meme Committee


Scrivevo tempo fa, nel post dove raccontavo cosa sento di entrarci con san Giovanni Paolo II, che proprio nei giorni della sua scomparsa vivevo un notevole dissidio interiore: credevo, infatti, che essere una fan (nel senso etimologico difanatica) degli U2, il famoso gruppo rock irlandese, non collimasse con il mio cammino di ragazza credente.
Certo, sapevo che molti loro testi rimandano alle Scritture, specie nei primi anni di attività, come pure non ignoravo che i membri del gruppo, molto attivi su vari fronti d’impegno sociale, hanno un rapporto molto complesso con la fede, a causa della situazione del loro Paese d’origine. Tuttavia, sentivo di essermi interessata alla loro storia passata e alle ultime novità che li riguardavano con un’intensità eccessiva. Ci vollero la morte del Papa e le parole del mio arcivescovo in una lettera ai cresimandi per farmi capire che avevo del tutto sbagliato prospettiva: avrei dovuto, invece, incanalare quella passione nella lettura del Vangelo, nell’approfondire la storia della Chiesa, nel sentirmi parte viva e attiva di essa e, soprattutto, nel prendere a modello i personaggi elevati agli altari, non i divi del rock.
Col tempo mi sono riconciliata con questo aspetto problematico, considerando la musica di Bono Vox e soci come un piacevole sottofondo che accompagnava le mie giornate, dando a volte una spinta decisiva. Anziché gli aneddoti sul loro passato ho preferito accumulare quelli sui santi, agli articoli delle riviste musicali ho sostituito quelli sull’attualità ecclesiale, ma questo non significa che non abbiano più un posto speciale nel mio cuore. Così ho accolto, sebbene con un’iniziale perplessità, la notizia che ho visto su un forum di discussione, in un filone intitolato «Rock alla Sistina».
Ho letto prima i commenti dei forumisti, improntati perlopiù allo scandalo per la profanazione di quello spazio sacro, chiedendomi chi fosse il protagonista di tale scempio. Passando il mouse sul collegamento alla pagina che riportava la notizia, ho appreso che si trattava di The Edge, nome d’arte di Dave Evans, chitarrista degli U2 sin da quando non si chiamavano ancora così (suo fratello Dick, invece, ha lasciato il gruppo prima dell’album di debutto). A quel punto, non mi restava che andare al cuore del fatto, che ora provo a sintetizzare.
In breve, dal 28 al 30 aprile si è svolto in Vaticano il Convegno Internazionale sui progressi della medicina rigenerativa e i suoi impatti culturali, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura. Uno degli aspetti trattati è stata la questione dell’accessibilità alle cure per i pazienti affetti da malattie cosiddette rare. 
Il convegno ha previsto, sabato 30, anche una breve esibizione da parte del chitarrista, insieme a un gruppo di sette adolescenti irlandesi, davanti a un pubblico di circa 200 persone. Il motivo della sua presenza è molto personale: suo padre è morto di tumore e, stando a quello che ho letto, anche sua figlia ha affrontato una forma di leucemia.
L’ambiente del piccolo concerto è stato quello della Cappella Sistina, non dell’Aula Paolo VI, dove il Papa ha incontrato i convegnisti. Stando a quello che ho capito, è la prima volta che un artista contemporaneo abbia suonato sotto gli affreschi di Michelangelo.
Di seguito l’esecuzione di If it be your will di Leonard Cohen (qui un articolo di approfondimento sul brano), ripresa di nascosto tramite un telefonino. Mi sembra coincidere, almeno per il titolo, con quanto papa Francesco aveva affermato nell’omelia dello scorso 14 maggio, riferendosi proprio ai bambini affetti da malattie rare:
Non si può spiegare, no: io non ne sono capace. Perché soffre un bambino? Non so: è un mistero, per me. Soltanto, mi dà qualcosa di luce — non alla mente, all’anima — Gesù al Getsemani: «Padre, questo calice, no. Ma si faccia la tua volontà».




Gli altri brani appartenevano invece al repertorio degli U2: Yahweh, Ordinary Love e Walk On, quest’ultimo eseguito con dedica a quello che The Edge ha definito il “parroco ospitante”.
La polemica sorta è causata dal fatto che in quel luogo non si celebra quasi mai la Messa, eppure è lì che i cardinali riuniti in Conclave eleggono il nuovo successore di san Pietro. La reazione da fan sarebbe quella di sentirmi onorata, mentre la parte più tradizionale di me avrebbe preferito che il concerto si svolgesse in Aula Nervi. Forse sarebbe stato meglio così, ma ormai è successo e non è stato poi male.
Ci vogliono luoghi e circostanze in cui le forme di bellezza possano incontrarsi, possibilmente senza scandalizzare nessuno: stavolta l’intento è riuscito in parte, ma chissà se non possa accadere di nuovo.

Nessun commento:

Posta un commento