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martedì 5 dicembre 2017

Luca Passaglia: la fiducia di un piccolo amico di Gesù (Corona d’Avvento dei Testimoni 2017 #1)


Chi è?

Luca Passaglia nacque a Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, il 29 marzo 1999, primogenito di Andrea, rappresentante nel settore della ceramica, e di Teresa Casertano, casalinga. Fu battezzato il 31 maggio 1999 da don Domenico Machetta, fondatore della Fraternità di Nazareth e consigliere spirituale dei suoi genitori.
La sera del 22 maggio 2002 iniziò ad avvertire dei dolori alle gambe. Dopo una visita specialistica, gli fu diagnosticata una forma molto rara di neuroblastoma infantile, all’ultimo stadio. Rimase in ospedale a Torino per nove mesi, durante i quali imparò che le cure che gli venivano prestate erano per il suo bene e, soprattutto, capì di doversi affidare pienamente a Gesù, alla Madonna e al suo Angelo custode.
Dimesso nella primavera del 2003, cominciò a frequentare l’asilo a Levizzano Rangone, lontano dalla casa dove abitava in precedenza. Nell’ottobre successivo, ebbe una recidiva e fu di nuovo portato a Torino, ma peggiorò con l’inizio del nuovo anno. Morì il 21 gennaio 2004: il giorno prima, per speciale concessione dell’arcivescovo di Torino e del vescovo di Ivrea (la Fraternità di Nazareth ha la sede in quella diocesi), aveva ricevuto la Prima Comunione e la Cresima.

Cosa c’entra con me?

Quasi dieci anni fa, mentre consultavo il sito dell’editrice Elledici, vidi la copertina di un libro, nella collana Campioni. Il titolo, Gesù, fa’ la nanna vicino a me, insieme alla foto di copertina, la stessa che ho messo in apertura, m’intenerì all’istante. Eppure non lo comprai subito, non ricordo perché.
Qualche mese dopo, o un anno, non so, scorsi lo stesso libro alla libreria Elledici di Napoli, durante le vacanze estive. L’indecisione si ripresentò, ma alla fine mia cugina, che mi accompagnava, m’invitò a comprarlo, anzi, ne prese una copia anche lei.
La mia reazione iniziale fu, non lo nego, di compassione verso lo stato in cui Luca aveva trascorso i suoi quasi cinque anni di vita. A quel sentimento si accompagnò la meraviglia nel vedere come lui avesse assorbito quanto i genitori gli avevano insegnato. Mi venne da pensare che, se è vero che i bambini piccoli sono come delle spugne, possono assorbire anche i contenuti della fede, se ben indirizzati (parlo per esperienza fino a un certo punto, non avendo figli). Mi emozionò profondamente anche riconoscere che l’autrice era proprio la mamma di Luca: pensai che aveva avuto non poco coraggio nel condividere la sua esperienza.
Passò del tempo, fino ad arrivare al 2012. Dopo le mie prime prove, infatti, avevo deciso di collaborare continuativamente con l’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni (o santiebeati.it per brevità). Mentre il webmaster mi segnalava soggetti da trattare, gli proposi a mia volta la vicenda di Luca: anche in quel caso, non ricordo come mi venne alla memoria.
Ripresi quindi il libretto, per rileggerlo in maniera più obiettiva e, quindi, cercare di rielaborarne il contenuto. Non volevo trarne un ritratto eccessivamente doloristico: del resto, sua madre raccontava che gli piaceva disegnare, armeggiare con le costruzioni oppure fingere di aiutarla nelle pulizie con un’aspirapolvere giocattolo.
Peraltro, pensai che fosse giusto interpellare i genitori del bambino, così da verificare se avessi scritto giusto. Qualche indizio l’avevo trovato: la sua famiglia abitava a Modena ed era in rapporti con la Fraternità di Nazareth di Bairo, in provincia di Torino.
Cercai i contatti e telefonai alla Fraternità: non rammento chi mi rispose, ma mi promise che mi avrebbe ricontattata dopo aver sentito i Passaglia. Così avvenne: ottenuto il loro numero, telefonai alla signora Teresa e ricevetti il suo benestare. Il 18 luglio 2012 le scrissi e, nel giro di un paio di giorni, preparai l’articolo biografico. Prima della pubblicazione, però, volli controllare se il libro fosse ancora disponibile: era finito fuori catalogo. Motivo in più, pensai, perché la storia di Luca sopravvivesse sul web.
Non mi sono dimenticata di lui, col passare degli anni. Cercavo da tempo l’occasione propizia per presentarlo qui: ad esempio, avrei potuto tredici anni fa, a ridosso del decimo anniversario della sua morte, ma avevo trattato già troppe storie di sofferenza santificata e non volevo annoiare né deprimere i miei lettori.
Il 1° aprile di quest’anno, ho ricevuto una e-mail da Vera Bonaita, una maestra di Bergamo. Il suo nome non mi era nuovo, perché lo vedevo spesso nei nuovi arrivi dell’editrice Velar. Mi scriveva perché aveva letto sul giornalino del Venerabile Silvio Dissegna un articolo su Alex Poletti, un bambino torinese di cui, a mia volta, avevo trovato menzione nella rubrica dei lettori di quel periodico (meriterebbe un post a parte; intanto rimando alla scheda che gli ho dedicato su santiebeati). Vera è molto appassionata alle vicende di bambini che possono essere ritenuti esemplari, quindi il mio racconto di Alex non poteva che destare la sua ammirazione.
D’accordo con lei, le ho spedito il libro che mi servì da fonte. Però, mentre preparavo il pacco, mi venne un’idea, o forse dovrei dire un’ispirazione: dovevo inserire anche il libretto di Luca. Così l’ho fatto, annunciandole via mail che nel pacchetto c’era una sorpresa in più. Vera fu sinceramente commossa, mi rispose, di aver visto di cosa si trattasse. Del resto, io stessa ero felice di vedere che non sono la sola ad avere una passione per le belle storie di fede.
Lo scorso giugno, Vera mi ha scritto di nuovo: era intenzionata a dedicare un libretto a Luca, per cui mi ha chiesto i contatti dei suoi. Era passato parecchio tempo, ma ricordavo perfettamente l’indirizzo di posta elettronica. Dopo qualche mese, mi scrisse di non aver ricevuto nessuna risposta. A quel punto, le ho suggerito di seguire il mio metodo, ossia di sentire la Fraternità di Nazareth.
Pochi giorni fa, il 23 novembre, ho guardato i nuovi arrivi dell’editrice Velar. Sono rimasta con gli occhi sgranati: il libretto di Vera su Luca è in uscita. Ho subito scritto all’autrice, ipotizzando che avesse fatto come le ho chiesto. Quanto mi ha risposto mi ha fatto pensare che davvero, come diceva un mio vecchio amico, il caso non esiste. La faccio breve: la signora Teresa ha visto il messaggio con la proposta del libretto solo alla fine di agosto, mentre modificava il suo account di posta elettronica.

Il suo Vangelo

Il messaggio evangelico vissuto da Luca mi sembra essere quello della fiducia, sconfinata, rivolta anzitutto verso il Signore e la Madonna, secondo quanto i genitori gli avevano insegnato, ma anche  proprio verso coloro che l’avevano dato alla luce.
Questa fiducia si verificava nella preghiera: sia nelle formule ufficiali, che lui già sapeva a memoria, sia in quelle più spontanee, che spiazzavano non poco i familiari e quanti lo circondavano; era abituato a esprimersi così anche prima di ammalarsi.
Era certo di venire ascoltato, ma voleva che anche gli altri lo capissero. Lo dimostra il fatto che, dopo l’operazione con cui gli fu asportata la massa tumorale dal surrene destro, esclamò, rivolto alla madre:
Mamma, Gesù ci ascolta! Dillo un po’.
Penso che farà bene anche a noi ricordare più spesso che Gesù ascolta le nostre suppliche, da quelle gridate a quelle che restano chiuse nei cuori.

Per saperne di più

Vera Bonaita, Luca, Velar 2017, pp. 16, € 5,00.
Il racconto della vita di Luca, illustrato e con fotografie originali, scritto per i bambini, ma utile anche a chi bambino non lo è più.


Su Internet


Scheda biografica di Luca sull’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni, pubblicata nella sua prima versione il 19 luglio 2012.

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