Io c’ero #43: come ho vissuto il convegno «Non c’è amore più grande – Martirio e offerta della vita»
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Libri e santini (più un Rosario) comprati e ricevuti |
Dopo il
post di ieri, ecco la seconda parte del mio racconto del viaggio a Roma per
partecipare al convegno del Dicastero delle Cause dei Santi su martirio e
offerta della vita. Questa volta il racconto è più sul personale e riguarda gli
incontri e gli scambi che ho avuto, non ultimo quello con papa Francesco.
Una famiglia
ospitante davvero generosa
A differenza dell’edizione 2022, non ho alloggiato in qualche casa per ferie di suore o simili, ma in casa di una coppia che conosco, dalle parti della stazione Termini. L’accoglienza è stata generosissima, in tutti i sensi.
La mia
famiglia ospitante era davvero curiosa di sapere come stessi vivendo le varie
relazioni, anzi, ha espresso il desiderio di leggerle (ma gli atti del convegno
non sono ancora disponibili; quelli del 2022 sono andati a ruba, mentre quelli
del 2023 penso che possano essere richiesti al Dicastero).
Ho
ricambiato la loro ospitalità a mio modo: anzitutto con un panettone, milanese
anche quanto alla ditta produttrice, ma anche con un po’ di santini e con la
lettera che il mio arcivescovo ha scritto per la visita natalizia alle
famiglie.
Eravamo in
quattrocento (più o meno)
Secondo le cifre che circolavano e che sono state riportate sui media, eravamo circa quattrocento convegnisti, tanto che, almeno per la prima giornata, l’auditorium del Pontificio Istituto Augustinianum non bastava a contenerci. Sono rimasta particolarmente ammirata dalla presenza di molti preti e religiosi e religiose studenti, che saranno le nuove leve di cui le loro Chiese locali si servono già ora per dimostrare la santità dei loro figli.
Con
molti dei partecipanti ho parlato più o meno a lungo, sperando di non averli
assordati con le mie chiacchiere e con la mia parlantina fin troppo veloce. Ho
rivisto molti vecchi conoscenti, specie postulatori religiosi e laici, tutti
animati dalla medesima passione che sento di condividere, sebbene io non abbia
mai seguito il corso di alta formazione in Cause dei Santi, comunemente detto
lo Studium: per parteciparvi occorre una base teologica che io non possiedo.
In
effetti, come ho ripetuto più volte in questi ultimi giorni, mi sento come
l’anello di congiunzione tra gli attori delle cause (e le relative
postulazioni) e il popolo di Dio, o i semplici curiosi: con i miei articoli
cerco di essere puntuale, precisa e rigorosa, nel rispetto di quelle regole che
avevo stilato qualche anno fa.
Ho poi
apprezzato anche il libretto delle preghiere, con brani della Scrittura, invocazioni
brevi e puntuali e passi del magistero di papa Francesco su cui meditare. Mi ha
fatto moltissimo piacere che, nel primo giorno, sia stato proposto Li
amò sino alla fine, canto-inno dei Preti 2003 della mia diocesi e ormai
patrimonio di tantissimi fedeli (ci avrà messo lo zampino qualche ambrosiano in
Vaticano?).
Contatti vecchi e
nuovi
Quello che apprezzo di più di questi convegni è la possibilità di entrare in relazione ancora più diretta con gente che posso aver contattato per posta elettronica o via social.
È
successo così, ad esempio, con fratel Dino De Carolis, del quale avevo
recensito la più recente opera sui bambini in fama di santità e al quale non ho
perso occasione di chiedere santini della Venerabile Antonietta Meo, della cui
Associazione è presidente. Mi sono scordata di chiedergli materiale sul
fondatore dell’istituto di cui fa parte, il Venerabile Jean-Marie de La Mennais,
ma sono sempre in tempo.
Oppure
quello col Postulatore generale dei padri Dehoniani, a cui ho promesso un
articolo su padre Martino Capelli, se il suo martirio verrà dichiarato
ufficialmente. O ancora, proprio pochi istanti prima di parlare col Papa,
quello con suor Beatrice, delle Piccole Discepole di Gesù: si occupa della
causa del Servo di Dio Zaccaria Negroni, uno degli “amici in Cielo” del Beato
Pier Giorgio Frassati di cui avevo scritto per Avvenire.
Tra i
contatti nuovi registro, per primo, quello con la postulatrice della Serva di
Dio Santa Scorese, alla quale ho segnalato gli articoli che avevo pubblicato
anche qui, ma mi sono scordata di chiederle a che punto sia ora la causa. Ho
poi stretto un legame con suor Luiza, delle Suore Ancelle di Maria Immacolata,
la prima congregazione di vita attiva di rito bizantino-ucraino. Conto di
occuparmi quanto prima della sua fondatrice, la Beata Giosafata Hordáshevska, e
delle altre candidate della sua congregazione.
L’immancabile giro
per negozi…
Ogni volta che vado a Roma faccio in modo di riportare a casa qualcosa per i miei familiari, i quali me lo raccomandano tantissimo. Anche se appare difficile trovare là articoli che a Milano potrei prendere benissimo, riesco ugualmente a trovare qualcosa di particolare.
Ho fatto tappa da Comandini, negozio fondamentale per le minuterie che mi servono per fabbricare Rosari, ma anche alla libreria Ancora di via della Conciliazione, che è anche un punto di ritrovo per i turisti e i pellegrini che si perdono.
Da Moliastrena e da Turella ho trovato altri articoli che spero
piaceranno a chi li regalerò. Infine, ho potuto ricorrere alla Farmacia
Vaticana, ma non per problemi di salute.
…e le visite fuori
dal convegno
Anche stavolta ho messo in conto di visitare qualche casa religiosa, sia per raccogliere santini e libri, sia per sostare qualche momento in silenzio, dopo il fiume di parole mio e dei relatori del convegno.
Mercoledì
sono passata dalle Figlie della Chiesa, per pregare sulla tomba della
Venerabile Maria Oliva Bonaldo, loro fondatrice, della quale ho scritto qui.
Suor Maria e suor Graziella mi hanno accolta proprio come se fossi uno di quei
“gesù” con la minuscola tanto cari alla loro Madre: scoprendo che non avevo
mangiato, mi hanno perfino preparato un panino, un’arancia e del caffè.
Giovedì,
invece, ho affrontato la ripida scalinata della basilica dell’Ara Coeli, anche
se ho avuto un mancamento ancor prima di cominciare: solo l’aiuto di un turista
di passaggio mi ha permesso di arrivare in cima.
Tenevo
davvero tanto a visitarla, per pregare davanti al Gesù Bambino lì venerato e
chiedergli di proteggere tutti i bambini del mondo, particolarmente quelli che
soffrono per la guerra e per le separazioni in famiglia. Purtroppo lì non ho
trovato nemmeno un santino suo, e comunque non avrei potuto pagarlo: avevo con
me solo la carta di credito.
Oltre
che nella cappella del Santo Bambino, ho pregato dove sono sepolti i Servi di
Dio Aristide Leonori e Giulio Salvadori; con quest’ultimo ho un legame più
solido, che vorrei sviluppare prima o poi.
Mentre
tornavo alla base, ho sostato dalle Suore Oblate di Gesù Bambino, dove ho
raccontato alla portinaia, suor Maria Pia, e alla sorella che è arrivata poi a
portarmi altri santini su mia richiesta, dei post che avevo scritto su entrambi
i loro fondatori.
Infine,
un’ora prima di partire, ho visitato il Tempio del Sacro Cuore in via Marsala,
voluto da san Giovanni Bosco e luogo dove lui capì, ormai anziano, il senso del
sogno dei nove anni, del cui bicentenario la Famiglia Salesiana ha
celebrato il ricordo quest’anno.
Lì ho
offerto una Messa per una mia zia (cognata di mia madre) morta proprio
l’altroieri, ma anche per il mio caro seminarista Alessandro Galimberti, che
non ho mancato di menzionare a più riprese a tante persone, sottolineando che,
per lui, la causa non c’è e forse mai ci sarà.
Tornare con i
piedi per terra
Tra i nuovi incontri segno anche quello con suor Fiorella, nuova postulatrice delle Figlie della Chiesa. Da lei ho ricevuto un consiglio non meno prezioso di quelli avuti da altri convegnisti: scrivere di Santi e affini non deve farmi perdere il contatto con la realtà, che per me consiste nel non avere ancora un lavoro vero e nell’essere ancora dipendente dai miei genitori.
Mi ha
parlato così mentre facevamo anticamera fuori dalla Sala Clementina del Palazzo
Apostolico, in attesa di essere ricevute, con gli altri, da papa Francesco.
L’udienza, prevista per le 9.30, è slittata di un’ora, immagino perché lui si è
trattenuto molto con alcuni ostaggi liberati e provenienti da Gaza.
Anche
stavolta avrei avuto un sacco di cose da dirgli, ma, spinta anche dalle parole
di suor Fiorella, ho preferito mettere nelle sue mani il mio desiderio di
servire la Chiesa e continuare a raccontare i santi (minuscolo perché in senso
ampio).
Del
discorso del Santo Padre, invece, trattengo questo passaggio:
Soltanto l’amore può
dare ragione della croce: un amore così grande che si è fatto carico di ogni
peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza e ci dà la forza di
sopportarla, entra anche nella morte per vincerla e salvarci. Nella Croce di
Cristo c’è tutto l’amore di Dio, c’è la sua immensa misericordia.
Vorrei
poter continuare a raccontare questo amore nelle migliaia di storie che
incrocio, di Testimoni di ieri e più recenti, ma anche a ravvisarlo nei
Testimoni di oggi, i veri “santi della porta accanto” tanto cari al Papa.
Il racconto su
Padre Pio TV
Anche questa settimana sono stata ospite di Verso gli altari su Padre Pio TV, riferendo, nei limiti di tempo imposti dalla regia, di quello che ho imparato al convegno.
Ecco il
filmato della puntata, nella quale sono state trattate due storie che già
conoscevo, di altrettante Venerabili: Francesca Lancellotti, laica (continuo a rimandare la concretizzazione di un post su di lei, promesso al suo
postulatore), e madre Maria Pia della Croce Notari, fondatrice delle Suore
Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia (dopo il post sulla sua discepola, la
Beata Maria della Passione Tarallo, sarebbe il tempo di parlare anche di lei).
Un nuovo invito
dal Santo Padre
Mentre mi apprestavo a pubblicare questo post, ho appreso la pubblicazione della Lettera del Santo Padre per il ricordo nelle Chiese particolari dei propri Santi,Beati, Venerabili e Servi di Dio, che fissa al 9 novembre, memoria della Dedicazione della Basilica Lateranense, un’occasione per «promuovere con opportune iniziative al di fuori della liturgia, oppure di richiamare all’interno di essa, ad esempio nell’omelia o in altro momento ritenuto opportuno, quelle figure che hanno caratterizzato il percorso cristiano e la spiritualità locali», invitando le singole Conferenze Episcopali a predisporre in tal senso indicazioni pastorali e linee guida.
Già nella Proposta pastorale 2020-2021 il mio arcivescovo aveva indicato qualcosa di simile («Propongo che in preparazione alla festa di tutti i santi si promuova la conoscenza dei santi che sono di casa a Milano e delle persone di cui è in corso la causa di canonizzazione. Ho segnalato Carlo Acutis e Armida Barelli, ma chi rilegge con attenzione le pagine della storia della nostra terra può rendersi conto che è “terra di santi”»). Purtroppo, per quanto ne so, è stato completamente disatteso.
Sin d’ora
mi rendo disponibile se la Conferenza Episcopale Italiana, o almeno la mia
diocesi, si servissero di me e delle mie competenze in materia di candidati agli
altari e affini, per dare vita a questo pronunciamento papale.
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