Rossella Petrellese, una giovane vita rianimata dallo Spirito Santo

La foto più famosa di Rossella
è in realtà un particolare di uno scatto del 1994
in cui lei, appena arrivata con la madre negli Stati Uniti,
è insieme al dottor Kao, lo specialista
che le aveva prospettato l’operazione per la grave scoliosi
(fonte)

Chi è?

Rossella Petrellese nacque a Napoli, nella clinica Villa Bianca, il 1° aprile 1972, Sabato Santo, da Domenico Petrellese, membro dell’Aeronautica Militare italiana, e da Lucia Basurto. Il parto avvenne all'ottavo mese di gravidanza, perché non si sentiva il battito nel ventre materno.

Un mese dopo la nascita ebbe la prima di numerose broncopolmoniti asmatiche, a cui seguì, a due anni, una caduta dal seggiolone, che le provocò coma di primo grado, trauma cranico, ipocinesia all’arto inferiore sinistro e crisi convulsive. Dopo cinque anni di visite e controlli ospedalieri, il quadro clinico fu precisato: persistenza del dotto arterioso di Botallo, grave ipertensione, forame ovale aperto, talassemia minor.

Rossella, pur con questi limiti fisici, frequentava la scuola all’istituto «Padre Gaetano Errico» di Secondigliano. Cercava di avere una vita come quella degli altri bambini, anche se non poteva uscire spesso di casa.

Nel 1974 si trasferì con i genitori negli alloggi demaniali dell’aeroporto militare «Ugo Niutta» di Capodichino, a Napoli. Maturò un carattere sensibile, amante del bello, affascinato dall’arte e dalla musica: a cinque anni iniziò lo studio del pianoforte, con risultati ottimi. Il 28 giugno 1981 ricevette la Prima Comunione nella chiesetta dell’aeroporto.

Sia i compagni, sia gli insegnanti non erano molto comprensivi nei suoi riguardi; non lo furono neanche alcuni alunni e alcune Suore della Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea, dalle quali, all’Istituto «Antonia Maria Verna» di Napoli, frequentò la quinta elementare e i primi due anni delle medie. Nel 1983 le fu diagnosticata una grande forma di scoliosi; terminò le medie all’istituto «Tito Lucrezio Caro» di Secondigliano. Nel 1987, a giugno, traslocò nuovamente, stabilendosi ad Acerra.

Quando si rese conto che le sue malattie la rendevano diversa dalle coetanee e le impedivano, tra l’altro, di avere figli, Rossella, ormai diciottenne, cadde in una profonda depressione. Era seguita da psicologi e psichiatri, ma cominciò a perdere fiducia nel prossimo e in sé stessa. Qualche aiuto le veniva da don Raimondo Pasquariello, parroco di Francolise (Caserta), ma più spesso piombava nell’oscurità dell’animo.

Nel 1992, a settembre, la diocesi di Acerra promosse il XII Convegno diocesano. Anche Rossella vi prese parte: lì, per la prima volta, si sentì stimata indipendentemente dai suoi limiti fisici e scolastici; ciò avvenne in particolare grazie a un sacerdote di Cuneo, don Aldo Giordano, che era tra i relatori e col quale rimase in contatto epistolare.

Per sentirsi ancora più parte viva della Chiesa, domandò di poter ricevere la Cresima: le fu amministrata il 21 febbraio 1993 da monsignor Antonio Rimoldi, rosminiano, vescovo di Acerra. Nello stesso anno, durante un pellegrinaggio a Lourdes, offrì la sua vita all’Amore Misericordioso per i sofferenti.

Dal 21 febbraio al 30 maggio frequentò la Scuola di formazione per animatori diocesani, sempre per la diocesi di Acerra; da maggio a luglio frequentò la comunità Gesù Liberatore e Maria Madre del Rinnovamento, del Rinnovamento nello Spirito, a Villaricca, per i ritiri mensili e, contemporaneamente (dal 15 maggio al 2 giugno), partecipò a un breve corso di volontariato indetto dalla Caritas diocesana.

Nel frattempo, era seguita da un ortopedico, il dottor Carl Kao, che le prospettò un intervento chirurgico per sistemare la sua colonna vertebrale (non per una ragione estetica: la scoliosi era così grave che il polmone ne era quasi schiacciato; sistemata la colonna, sarebbe stato possibile il trapianto cuore-polmoni), ma non le nascose che, se fosse andato male, sarebbe potuta morire.

Dal 29 agosto al 7 settembre 1994 fu sottoposta ad accertamenti ambulatoriali alla Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, quindi ricoverata all’ospedale Saint Mary’s della stessa struttura. L’intervento per la scoliosi riuscì, ma dopo pochi giorni iniziò a star male: morì poco dopo le 15 di venerdì 18 settembre 1994.

L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione, per la dimostrazione delle virtù eroiche, si svolse ad Acerra dal 21 marzo 2009 al 16 luglio 2011. Dal 31 marzo 2012 la causa procede nella fase romana: gli atti dell’inchiesta diocesana sono stati convalidati il 3 maggio 2013

I resti mortali di Rossella riposano dal 24 marzo 2010 nella cattedrale di Santa Maria Assunta ad Acerra, nella prima cappella della navata destra.

 

Cosa c’entra con me?

Non ho un ricordo esatto della prima volta in cui ho sentito parlare di Rossella. Non mi pare che sia avvenuto tramite qualche programma televisivo, né perché ho trovato una sua immaginetta in qualche chiesa.

So di sicuro che un primo contatto diretto mi è arrivato quando, in un ordine da parte dell’editrice Velar, mi sono arrivati alcuni libri su di lei, come omaggio dell’editore. Ho cominciato a sfogliare il primo, un opuscolo a fumetti, ma il cumulo di disgrazie che avevano colpito quella ragazza mi ha portato a desistere, sebbene la storia fosse raccontata con un buon ritmo e con uno stile di disegno molto grazioso. Avevo provato poi a leggere un pensiero al giorno tratto da un altro libro, ma ho lasciato perdere anche in quella circostanza.

Lo scorso anno ho effettuato un altro ordine dall’editore e mi sono ricordata di aver visto che, nel frattempo, era uscita un’opera più corposa, curata direttamente dalla madre di Rossella. Come spesso mi accade, l’ho comprata, ma l’ho lasciata decantare per un po’.

Intorno a luglio del 2025, dunque, mi sono data alla lettura. Ammetto che le prime pagine mi hanno messo addosso un senso di angoscia e di compassione per il modo con cui Lucia raccontava le peripezie mediche a cui sua figlia, e lei col marito, sono andati incontro. Lo stesso sentimento mi ha accompagnata mentre affrontavo la sezione con l’antologia dei suoi scritti, almeno finché non ho letto di quel “passettino” che Rossella compì consegnando i suoi soldi a un missionario.

Ho poi reso grazie con lei perché le aveva messo sulla sua strada almeno tre sacerdoti che l’hanno capita, accompagnata e aiutata a non considerarsi più uno schifo (o a farlo di meno), ma una creatura amata da Dio da sempre e che, pur coi suoi limiti, poteva ugualmente vivere per Lui.

Per questo, da quando l’ha scoperto, non si è più fermata, inserendosi nella vita della Chiesa di Acerra, di cui non era nativa, ma grazie alla quale ha imparato a farsi carico della sofferenza degli altri, lei che fino a poco prima non faceva altro che compiangersi.

Per me che amo cercare agganci anche con la cultura popolare – credo che sia un modo per inserire meglio il Testimone di cui parlo nel tempo storico in cui è vissuto – mi ha fatto sorridere come Rossella avesse un’ammirazione sincera, sorta da quando aveva tra i nove e i dieci anni, per Al Bano e Romina: nelle loro canzoni e nella loro immagine pubblica vedeva (sono parole sue) «il ritratto dell’amore, dell’unione e della famiglia». Mi domando come avrebbe reagito, se fosse rimasta viva e avesse saputo della separazione anche coniugale dei suoi beniamini e se avrebbe sofferto e pregato dopo la scomparsa della loro figlia Ylenia. Penso che qualcuno dovrebbe far conoscere la sua storia anche a loro: magari potrebbero venire a pregare sulla tomba.

La sua stanza non era tappezzata solo di foto dei due cantanti, ma anche d’immagini sacre, come testimonia l’apparato fotografico compreso nello stesso libro. Un soggetto si ripete frequentemente ed è una Testimone che ha incrociato anche il mio cammino di fede: la Serva di Dio Santina Campana, alla quale ho dedicato questo post.

Una lettera datata 1° novembre 1997, riportata anch’essa nel libro, di dom Bruno Campana, il sacerdote benedettino fratello di Santina, a lungo tra i maggiori propagatori della sua storia, chiarisce come questo legame sia nato verso il 1992 (anche se non ne spiega l’origine esatta: avrei voluto chiederla a sua madre).

Soprattutto, racconta che Rossella lo incontrò il 12 maggio 1993 ad Alfedena, il paesino in provincia de L’Aquila dove Santina era vissuta, a novecento metri sul livello del mare, un’altitudine che la ragazza non avrebbe dovuto affrontare per via dei suoi disturbi circolatori. Comprò tre libri su di lei e chiese a dom Bruno di benedirglieli, perché considerava sua sorella come una sorta di patrona.

Tornò altre due o tre volte, mostrandosi serena e determinata a far propria la consapevolezza che aveva animato Santina: se anche i suoi sogni non si sarebbero realizzati (nel suo caso, diventare madre; per Santina, consacrarsi a Dio tra le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret), Dio avrebbe accolto le sue sofferenze e le avrebbe insegnato quale potesse esserne il senso.

Mi ha invece addolorata apprendere che le Suore della Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea non sono state delle buone educatrici per lei: stando al testo biografico scritto dalla signora Lucia, non solo l’avevano abbandonata da sola in classe durante una scossa di terremoto, ma non gradivano nemmeno la preoccupazione di sua madre nei suoi riguardi, tanto che, a causa di molte assenze nell’anno scolastico 1982-’83, dichiararono che l’avrebbero bocciata. Solo grazie alla tenacia della madre, che convocò il suo medico curante, la bocciatura fu scongiurata, ma a quel punto i rapporti erano così tesi che, dalla terza media, Rossella non frequentò più quella scuola.

Non so se qualcuna di quelle suore abbia poi chiesto perdono alla famiglia e abbia deposto nel corso dell’inchiesta diocesana, o se, nella loro congregazione, qualcuno sa che lei è stata loro alunna. Se fossi nella superiora generale, dato che la comunità di Napoli e la scuola sono ormai chiuse, compirei un atto pubblico e solenne di riparazione per quel male, con un pellegrinaggio sulla sua tomba.

Ho poi scoperto che il suo ultimo padre spirituale, l’orionino don Primo Poggi, rettore del Santuario di Santa Lucia e della Divina Misericordia a Centurano, frazione di Caserta, è stato in relazione con un altro giovanissimo Testimone campano, l’alunno dei Salesiani di Caserta Fulvio Colucci (qui i post in cui ho parlato di lui). A sua volta, quel ragazzo ha vissuto la malattia, anche se non da piccolissimo, ma ha imparato a fidarsi del Signore e a sentirsi in comunione con la Santissima Trinità.

Terminata la lettura, mi sono ricordata che la madre di Rossella era inserita in un gruppo WhatsApp a cui avevo aderito anch’io. Mi è venuto quindi naturale mandarle un messaggio, anche per chiederle, se l’avesse a disposizione, altro materiale su di lei. La risposta che mi ha inviato mi ha quasi raggelata: era in cura per un tumore, a Perugia, e non poteva aiutarmi. Poche settimane dopo, il 24 novembre, sullo stesso gruppo WhatsApp, ho letto la notizia della sua morte.

Mi si apriva un’altra possibilità: contattare qualcuno in diocesi di Acerra, magari il parroco della cattedrale. Dopo una serie di telefonate, mi è stato risposto (purtroppo non ricordo più da chi) che la diocesi, dopo la chiusura dell’inchiesta appunto diocesana, non aveva più nulla a che fare con lei. Tecnicamente è giusto, dato che il Tribunale ecclesiastico cessa le sue funzioni con l’ultima sessione dell’inchiesta, ma pensavo che, essendo comunque la diocesi custode del suo corpo, qualcuno lì potesse aiutarmi. Mi sono appuntata un numero di telefono, che ho messo in uno dei libri, ma ho lasciato nuovamente perdere, dato che avevo altri incarichi da sbrigare.

Questa vicenda mi ha insegnato che, quando una storia diventa patrimonio ecclesiale, i familiari del o della protagonista non devono essere lasciati soli nel diffonderla: è bene che si formi un’associazione che sostenga tutto il cammino, fino all’auspicata canonizzazione. Va detto che Rossella ha un postulatore nella fase romana, ma credevo che sentire la sua diocesi d’adozione sarebbe bastato.

Ieri papa Leone XIV ha visitato la diocesi di Acerra e ha tenuto un discorso anche nella cattedrale, dove Rossella riposa dal 24 marzo 2010. Purtroppo non si è fermato a pregare sulla sua tomba, né l’ha presentata come esempio ai fedeli; evidentemente, nessuno gliene ha parlato.

Penso che, se la signora Lucia fosse rimasta in vita, avrebbe fatto di tutto per presentargli Rossella, anche se non è morta a causa dell’inquinamento ambientale che ha colpito quella che è ormai nota come “Terra dei fuochi”: in fin dei conti, era per consolare i familiari che invece hanno perso un loro parente per quella ragione che il Successore di Pietro era venuto tra loro.

Se a livello locale mi par di capire che l’interesse su di lei è andato via via scemando, con la morte di gran parte dei testimoni diretti che l’hanno conosciuta, ci sono persone che si sono affezionate a lei anche a latitudini impensate. 

Mi riferisco a Jerome Chong, un giovane delle Isole Fiji che compie un apostolato non dissimile dal mio e che si era molto affezionato a Rossella e a sua madre. Sul suo profilo Facebook ha condiviso una canzone, Un grande amore, scritta e cantata da Marilena Striano, pianista, ispirata agli scritti della ragazza.


 

Cosa c’entra con san Francesco d’Assisi?

Non mi pare di ravvisare particolari legami tra san Francesco e Rossella, ma qualcosina si può vedere nel suo amore per le creature: in varie foto ha in braccio gattini o cagnolini, mentre nel testo biografico la madre racconta che lei, prima di essere operata, le disse che, se fosse guarita, avrebbe tanto voluto avere un cane di razza collie.

Sento invece di poter paragonare le sue espressioni di lode a Dio, di cui sono costellati gli scritti degli ultimi due anni di vita, con il Cantico delle Creature. Con un paragone invece un po’ forzato, mi viene da raffrontare le stimmate di cui san Francesco fu portatore con i lividi, presenti sulle sue braccia, in una foto scattata prima dell’operazione.

 

Il suo Vangelo

Chi riesce ad andare oltro l’impressione iniziale, scopre che la vita di Rossella non è stata solo una costellazione di sciagure, di malattie fisiche, di desolazioni morali, ma che, proprio nel momento in cui lei stava per toccare il fondo, è stata abitata dall’amore di Dio, ovvero dallo Spirito Santo.

Era stata allevata in una famiglia credente e aveva frequentato per un po’ una scuola di suore (non sempre esemplari, come ho scritto sopra), quindi era in un contesto positivo che ha contribuito a farla crescere anche come credente, ma autonomamente ha capito che solo la fede poteva darle la forza di affrontare ogni tipo di prova.

Dopo la partecipazione a quello storico convegno diocesano, voluto dal vescovo Rimoldi per risvegliare la fede in un territorio abituato a soprusi e malaffare, ha riconosciuto che la Chiesa era davvero sua madre, che non tutti i religiosi e le religiose la disprezzavano e che la sua maternità poteva essere espressa in altro modo, ad esempio mettendosi a disposizione della comunità cristiana.

Il 22 luglio 1994, dopo un altro periodo di crisi, supplicò il Signore di darle un mese in cui vivere pienamente in stato di grazia, così da percorrere la strada della santità anche se fosse stata irta di difficoltà. Scrisse quindi:

Custodisci le mie labbra affinché io parli solo con le tue parole; sorveglia il mio cuore, perché in esso ci siano solo sentimenti d’amore; fa’ che ogni mia azione sia solo bontà; riempi la mia anima del tuo Spirito Santo, affinché mi illumini con la sua luce e mi faccia discernere sempre il bene dal male.

Sia questa la nostra preghiera in questo giorno di Pentecoste e si estenda alla Chiesa di Acerra, che ieri papa Leone ha incoraggiato a essere «una comunità unita, nella fede e nell’impegno».

 

Per saperne di più

Mariano F. Grosso, La Serva di Dio Rossella Petrellese – Quando la sofferenza è via alla santità, Velar 2013, pp. 48, € 3,50.

Piccola biografia illustrata.

 

Pierluigi Russo, È nata una rosa – Vita a fumetti della Serva di Dio Rossella Petrellese, Velar 2013, pp. 48, € 3,50.

La sua storia raccontata a fumetti, a cura del postulatore padre Massimiliano Noviello OFMCap.

 

Lucia Basurto (a cura di), Non c’è niente che dia gioia come l’amore di Dio – Biografia e scritti della Serva di Dio Rossella Petrellese, Velar 2024, pp. 282, € 18,00.

Un volume che comprende il racconto della sua vita a opera della madre, la cronologia della sua vita, alcuni scritti (quelli risalenti al periodo dell’operazione e a qualche mese prima sono gli unici datati con precisione), alcune lettere, il testamento spirituale e alcune testimonianze su di lei.

 

Su Internet

Sito ufficiale della sua causa (fermo al 2024)

Esistono poi due gruppi Facebook, uno dei quali costituito in prevalenza da post di sua madre (sotto lo pseudonimo Giada Giadini), ma sono entrambi fermi da anni.

Commenti