Testimoniando in breve 9

 


Riprendo la mia piccola rubrica di commenti alle notizie ecclesiali degli ultimi due mesi. Ho pensato di darmi come scadenza un tempo di questo genere per avere più argomenti di cui parlare e per rifletterci meglio, pazienza se non risulterò “sul pezzo”, come si dice.

 

Non c’ero per don Giussani

Alcuni impegni di famiglia mi hanno impedito di essere presente giovedì 14 maggio all’ultima sessione pubblica dell’inchiesta diocesana del Servo di Dio Luigi Giussani, come invece ero stata quando, due anni liturgici esatti fa (anche allora era la solennità dell’Ascensione del Signore), l’inchiesta era stata aperta.

Non sono nemmeno riuscita a seguire per bene la diretta, ma ho trattenuto almeno un pensiero dall’omelia del mio arcivescovo monsignor Mario Delpini: quello secondo cui bisogna gioire perché, attraverso don Giussani, tante persone hanno incontrato il Cristo, me compresa.


La causa di don Malgesini è per offerta della vita

Dall’articolo di Riccardo Maccioni per Maria con te numero 20 del 17 maggio ho appreso che il 2 maggio è stato pubblicato l’Editto, datato 30 aprile, per l’introduzione della causa di don Roberto Malgesini. Il medesimo testo chiarisce, finalmente, quale indirizzo seguirà la causa: l’offerta della vita.

Nel Testimoniando in breve precedente a questo, dando notizia del nulla osta per la causa, affermavo che escludevo che si sarebbe indagato il martirio in odio alla fede e che non ero altrettanto propensa a ipotizzare che avrebbero scelto di cercare prove per l’eroicità delle virtù: evidentemente, vivere accanto ai poveri ha comportato, per lui, andare incontro anche a rischiare la vita pur di servirli.

Non è il primo italiano partito direttamente con quel percorso: prima c’è stato Albino Badinelli, giovane carabiniere, per il quale la causa è stata indirizzata subito sull’offerta della vita, mentre per Salvo D’Acquisto, invece, il decreto sull’offerta della vita è arrivato dopo un iter parecchio tortuoso, di cui avevo già dato conto.

La data della prima sessione pubblica dell’inchiesta diocesana è il 6 giugno. Ci sarei andata volentieri, perché Como è vicina a Milano, ma la sera precedente ho un altro impegno…

 

Prima presentazione del libro su Federico Bazzan

…ovvero la prima presentazione di Federico Bazzan – Le stagioni della felicità, il libro di cui ho parlato nel post dedicato, appunto, a questo giovane. Precisamente, si terrà alle 19.30 di venerdì 5 giugno, nella sala Federico Bazzan della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Granzette, frazione di Rovigo.

Sono veramente impaziente di rivedere i familiari di Federico e, se sarà possibile, di conoscere direttamente qualcuna delle persone che hanno prestato la loro testimonianza. Se poi ci fosse anche qualcuno di voi lettori, ancora meglio!

 

Federico inizia a far parlare di sé

Nel frattempo, il libro e la storia che esso racconta cominciano a diffondersi. È stata pubblicata una recensione di Giacomo Galeazzi su In Terris e una su La Settimana della diocesi di Rovigo, quest’ultima scritta proprio dal giornalista che aveva dato al collega Matteo Liut, che poi si è rivolto a me, il suggerimento di scrivere la biografia di Federico, che era un suo caro amico.

Ancora di più ho apprezzato il lancio pubblicato sull’Agenzia Sir, nel quale Riccardo Benotti definisce noi autori «voci consolidate dell’agiografia contemporanea su Avvenire». Una definizione che mi lusinga e che mi spinge a migliorarmi ancora di più, affinando le mie tecniche e le mie capacità.

Infine, grazie alla conduttrice del programma Santi Giovani Giovani Santi, Federico è sbarcato anche su Radio Oreb, nella puntata di giovedì 28. Come già in un altro caso, per il quale non ho ancora trovato l’occasione giusta per farlo arrivare anche qui sul blog, io ho fatto da voce narrante, mentre Matteo ha letto alcuni stralci degli scritti di quel giovane. Sara, moglie di Federico, ha concesso il suo contributo, mentre, dato che la conduttrice voleva anche una parola da qualche sacerdote, ho estratto qualche minuto da una delle conversazioni telefoniche utilizzate per il libro.

Sul finale, una vera chicca da Chicco, come lo chiamavano gli amici: è proprio lui a cantare una cover italiana di Just for you di Lionel Richie (forse qualcuno di voi la ricorderà come la canzone di uno spot Vodafone del 2004). Nel video qui sotto trovate la registrazione della parte della puntata dedicata a lui.


 

Un seminario di studio sulla santità dei bambini

Un altro impegno a cui non potrò prendere parte è il seminario di studio “La santità dei bambini, segno per la Chiesa e per l'umanità di oggi”, che si terrà dal 6 al 7 giugno al Santuario di Gesù Bambino di Praga ad Arenzano, promosso dall’Associazione La Luce di Giò, che custodisce e tramanda la testimonianza di Giovannimaria Rainaldi (qui il mio post su di lui).

Sono stati coinvolti relatori di vario tipo: teologi, postulatori, studiosi, ma anche testimoni in prima persona, perlopiù genitori di bambini dalle testimonianze eccellenti. Spero di avere il tempo di seguire qualche relazione in differita sul canale televisivo Maria Vision Italia (ma non prende sempre bene), o in diretta sul canale YouTube della stessa emittente.

 

Conclusione dell’inchiesta diocesana di padre Daniele Hechich

Alla storia (che in quel seminario non sarà presentata) di una di questi bambini, Laura Degan, della quale parlavo qui, è legato a doppio filo il Servo di Dio padre Daniele Hechich, dei Frati Minori.

La conclusione dell’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione è prevista per sabato 20 giugno: spero proprio, per allora, di essere in grado di parlare di lui più approfonditamente.

 

Perché non ho scritto di suor Nadir Santos da Silva

Non mi è sfuggita la notizia della morte di suor Nadir Santos da Silva, Suora Carmelitana Missionaria dello Spirito Santo, annegata dopo aver messo in salvo alcune consorelle, ma ho scelto di non occuparmene per una doppia ragione. Anzitutto, perché ero impegnata nel completare il post su Federico Bazzan, poi perché sono sopraggiunti altri impegni.

Essenzialmente però, come avevo fatto per don Malgesini di cui sopra, ho preferito lasciare che i giornalisti veri scrivano le bozze della storia e che emergano altri dati per completare la sua biografia e per capire se abbia davvero la stoffa della Testimone.

Ho comunque buone motivazioni per pensare che le sue suore, molto attive sui nuovi mezzi di comunicazione, com’era lei stessa, faranno qualcosa per ricordarla e per rielaborare questo episodio tragico ma sorprendente.

 

Il Santo armeno Narsete nel Martirologio Romano

Lo scorso 18 maggio, papa Leone XIV, ricevendo il Catholicos di Cilicia Aram I, ha accennato al fatto che san Nerses Snorhali (o Narsete il Grazioso, italianizzato) è stato recentemente incluso nel Martirologio Romano.

Si tratta evidentemente della prossima edizione del Martirologio, annunciata dal cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, in un’intervista ai media vaticani, approvata da papa Francesco il 12 dicembre 2024; per un’edizione italiana, poi, ci vorrà parecchio tempo in più, perché dovrà passare per la nostra Conferenza Episcopale.

Da quella data, però, ci sono stati moltissimi altri Beati da inserire e Santi da aggiornare: spero che ci abbiano pensato.

 

Fra Jean Thierry tra i neo-Venerabili (ma ancora nessun futuro Santo)

Quando a gennaio ho scritto, in leggero ritardo, un post per ricordare il ventesimo anniversario della morte di fra Jean Thierry di Gesù Bambino e della Passione, avevo registrato come ultima tappa nota della sua causa quella relativa alla consegna della Positio super virtutibus. Proprio non immaginavo che, nel giro di cinque mesi, avrei appreso che le sue virtù eroiche sarebbero state confermate con l’apposito Decreto autorizzato dal Papa.

Gli altri nomi a me noti della lista dei Decreti promulgati il 22 maggio scorso sono quelli di don Costantino Vendrame, Salesiano sacerdote e missionario in India (lo vedrei bene su Sacro Cuore VIVERE) e quello di fra Nazareno da Pula, uno di quei contemporanei di san Pio da Pietrelcina ai quali lui, sulla base di una conoscenza diretta (o mediata nella Comunione dei Santi), invitava a ricorrere a quanti venivano da altre regioni italiane. Mi piacerebbe raccontare anche di lui, prima o poi. Ammetto di non avere mai approfondito invece l’unico futuro Beato non martire di questa lista, il vescovo maronita Elias Hoyek.

Purtroppo, neanche in questa tornata, ci sono nomi di Beati da canonizzare. Sto iniziando quasi a temere che papa Leone voglia fermare le canonizzazioni, o al massimo limitarle a pochi nomi all’anno, ma forse fa anche questo parte della cautela che sta mettendo in campo in vari ambiti del governo della Chiesa.

 

Due cause fermate e quel che ne ho imparato

Concludo con due notizie che mi hanno causato un po’ di amarezza: il Dicastero delle Cause dei Santi ha fermato le cause di due Servi di Dio che non conoscevo affatto, ma per i quali e per i loro devoti mi è dispiaciuto moltissimo.

Mi riferisco a padre Walter Ciszek, sacerdote gesuita nato in Pennsylvania da genitori polacchi, sopravvissuto ai lavori forzati tra il 1941 e il 1963, e a monsignor Jorge Novak, della Società del Verbo Divino, diventato nel 1976 il primo vescovo della diocesi argentina di Quilmes.

Nel caso di quest’ultimo, il Dicastero delle Cause dei Santi ha ritirato il Nulla osta alla causa, la cui fase diocesana era iniziata l’11 dicembre 2017. La notizia è stata resa pubblica in un comunicato apparso il 4 aprile scorso sul sito della diocesi di Quilmes e firmato da monsignor Carlos José Tissera, vescovo di Quilmes, e da padre Jerzy Faliszek, superiore provinciale della Società del Verbo Divino per il sud dell’Argentina: la motivazione risiede in un mancato procedimento canonico effettuato dal vescovo Novak circa la condotta di un prete della sua diocesi. Il titolo di Servo di Dio, però, gli rimane.

Per l’altro, secondo quanto riporta una lettera del 9 aprile scorso, pubblicata sulla pagina Facebook ufficiale, da parte di monsignor Ronald C. Bocian, presidente di quella che un tempo era la Lega di Preghiera Padre Walter Ciszek (Father Walter Ciszek Prayer League) e ora è denominata Società Padre Walter J. Ciszek (Father Walter J. Ciszek Society) e continuerà a tramandarne il ricordo, la diocesi di Allentown, in Pennsylvania, è stata informata che la documentazione raccolta non sostiene l’avanzamento della causa, svolta in fase diocesana dal 1990 al 2006 e i cui atti erano stati convalidati il 16 febbraio 2012.

Questi due casi, pur non toccandomi da vicino, mi hanno ricordato come davvero, quando si tratta di cause di beatificazione e canonizzazione, nulla va dato per scontato e che si può gioire veramente solo quando il candidato che ci sta a cuore viene elevato al massimo onore degli altari.

Inoltre, ho avuto la conferma che si può anche avere il postulatore più bravo del mondo, capace di trovare elementi di luce anche laddove s’annida l’ombra, ma se durante la propria esistenza uno non ha vissuto le virtù in grado eroico, o non è stato davvero ammazzato in odio alla fede, o non ha volontariamente accettato una condizione di rischio della propria vita e vissuto le virtù almeno in grado ordinario, allora viene meno il primo e fondamentale requisito per un’esemplarità vera.

Tra l’altro, quando ho annunciato l’uscita del libro su Federico, alcuni miei conoscenti mi hanno chiesto se per lui la causa sia in corso o sia in procinto d’iniziare. Ha capito bene Riccardo Benotti del Sir: io e Matteo non avevamo lo scopo di mettere insieme le prove della sua presunta santità, bensì raccontare la sua vita con l’apporto di chi davvero ne ha fatto parte.

Inoltre, ormai preferisco non illudermi che per lui la diocesi di Verona, dov’è morto, intenda muoversi in tal senso, dato che mi è già successo di veder vanificate le mie speranze in almeno un caso simile. Tuttavia, qualcosa può sempre cambiare, dovessero volerci secoli, com’è accaduto alla monaca Eustochio Bellini, circondata di fama di santità, ma solo dallo scorso 9 maggio oggetto, a Padova, di un processo secondo le norme aggiornate del diritto canonico (va detto che però, per lei, c’era già la concessione di culto pubblico, quindi era venerata ufficialmente come Beata).

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