Antoni Gaudí i Cornet, architetto che seguiva le linee di Dio
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| Ritratto
fotografico di Gaudí risalente al 1878 (immagine di pubblico dominio) |
Chi è?
Antoni Gaudí i Cornet (al Battesimo, Antoni Plàcid Guillem) nacque il 25 giugno 1852: le evidenze documentarie riferiscono che il suo luogo di nascita fu Reus, cittadina nei pressi di Tarragona. Era il quinto e ultimo figlio di Francesc Gaudi i Serra, di professione calderaio, e di Antònia Cornet i Bertran.
Sin dall’infanzia fu affetto da dolori
reumatici, per cui non amava i giochi movimentati degli altri bambini. Divenne
quindi un acuto osservatore della realtà che lo circondava, del lavoro di suo
padre, ma anche degli alberi, dei minerali e degli animali.
Frequentò la scuola elementare privata del
maestro Francesc Berenguer, quindi, per gli studi secondari, fu allievo del
collegio di Reus dei padri Scolopi dal 1863 al 1868: la geometria era la
materia in cui riusciva meglio.
Quando ebbe sedici anni traslocò con la
famiglia a Barcellona, dove continuò gli studi nella Scuola di Architettura: si
laureò il 15 marzo 1878. Iniziò subito a lavorare, soprattutto dietro incarico
del conte Eusebi Güell, che divenne il suo mecenate.
Nel 1883, Antoni accettò il progetto che gli
era stato proposto dall’Associazione Spirituale dei Devoti di San Giuseppe,
ovvero realizzare una chiesa per espiare i peccati del popolo catalano, da
dedicare alla Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe: i lavori dovevano
essere sostenuti solo dalle offerte dei fedeli.
Il lavoro al Tempio Espiatorio della Sacra
Famiglia andò di pari passo con altre commissioni, che Antoni assunse per venire
incontro ai bisogni della sua famiglia. Il suo tenore di vita era relativamente
agiato e incline ai piaceri, ma non abbandonò mai la fede a cui era stato
educato.
Con l’aiuto di alcuni sacerdoti,
particolarmente dei padri della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo
Neri, maturò una vita spirituale così intensa da ridursi alla soglia della
morte, nella Quaresima del 1894, per essersi sottoposto a un digiuno troppo
rigido: i suoi consiglieri spirituali lo aiutarono a riprendersi.
Nel 1898 iniziò nuovi progetti, nei quali
faceva confluire le sue maggiori fonti d’ispirazione: la natura, anzi, la
creazione, insieme alla liturgia e alla Parola di Dio. Divenne anche attento ai
bisogni della società del suo tempo, soprattutto a quelli degli operai che
lavoravano per lui.
Intorno al 1906 decise di dedicarsi solo al
Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia, i cui lavori procedevano a rilento a
causa della crisi economica, che non apportava nuove offerte. Con il tempo
assunse uno stile di vita ascetico, ritmato dalla preghiera, dalla meditazione
e dal lavoro. Nel 1925 si trasferì definitivamente nel laboratorio annesso al
Tempio, del quale era finita solo una delle diciotto torri, quella intitolata a
San Barnaba.
Nel pomeriggio del 7 giugno 1926, mentre,
come ogni giorno, si dirigeva verso la chiesa di San Filippo Neri, fu travolto
da un tram. Scambiato per un senzatetto a causa del suo aspetto trascurato,
nonché privo di documenti d’identità, fu portato all’Ospedale della Santa
Croce, dove solitamente erano ricoverati gli ammalati poveri. Morì tre giorni
dopo, il 10 giugno, ma appena ricoverato era riuscito a ricevere gli ultimi
Sacramenti.
Subito dopo la morte, Antoni fu circondato da
fama di santità, ma le vicissitudini della storia spagnola e catalana, non
ultima la guerra civile, rallentarono l’avvio della causa. L’inchiesta
diocesana fu celebrata il 12 aprile 2000 al 13 maggio 2003 nella diocesi di
Barcellona. Il decreto sulle virtù eroiche fu autorizzato il 14 aprile 2025 da
papa Francesco.
I resti mortali di Antoni Gaudí riposano da
sempre, ossia dal giorno dei funerali, il 12 giugno 1926, nella cappella di
Nostra Signora del Carmine della cripta del Tempio Espiatorio della Sacra
Famiglia, o, com’è più noto, della Sagrada Família.
Cosa c’entra con me?
Poco dopo le Olimpiadi estive del 1992, mia sorella andò in gita scolastica a Barcellona e, quando tornò, mi raccontò di aver visitato il cantiere della Sagrada Família. Poco tempo dopo, grazie a una pubblicazione a dispense, ho visto un documentario che parlava più diffusamente delle opere di Gaudí: credo che siano stati quelli i miei primi contatti con lui.
Anch’io sono stata in gita scolastica a
Barcellona, quasi dieci anni dopo. Ero proprio curiosa di vedere coi miei occhi
come fossero proceduti i lavori. Ricordo che, in quell’occasione, ho scambiato
una promessa con due mie compagne: quando sarebbe stata aperta al culto,
saremmo tornate là.
Credo che fosse un pensiero un po’
adolescenziale, tanto più che, dopo il diploma, ho perso di vista quelle due
ragazze. Mi è però tornato alla memoria quando ho saputo che papa Benedetto
XVI, il 7 novembre 2010, avrebbe consacrato il Tempio espiatorio della Sagrada Família,
diventato Basilica minore.
Non so se le mie ex compagne siano poi
riuscite ad andarci, ma io sì: nel 2011, alla GMG di Madrid, la mia diocesi di
Milano era gemellata proprio con quella di Barcellona. In più, con i miei
compagni del Gruppo Shekinah, ho cantato proprio dentro la Sagrada Família, in
una Messa per i pellegrini ambrosiani e nella festa per gli italiani.
Nel post in cui ricordavo le esperienze
vissute in quei giorni, decisamente più felici di quelle sperimentate nel 2005 a Colonia e dintorni,
seppur con fatiche di altro tipo, ho annotato che avevo girato in lungo e in
largo la basilica, ma non ero riuscita a visitare la cripta, pur sapendo che
Gaudí era sepolto là.
Qualche anno dopo, ormai trasferita in
un’altra parrocchia e in un altro quartiere, ho stretto nuove amicizie. Una di
quei nuovi conoscenti mi ha portato un’immagine con la preghiera di papa
Francesco per la famiglia, accompagnata dalla fotografia di una scultura di non
ricordo quale facciata della Sagrada Família. Curiosamente, quella ragazza,
dopo la laurea, ha iniziato a lavorare come architetto, ma ha poi scelto di
diventare monaca clarissa: accennavo a lei nel post su santa Camilla Battista da Varano.
Al convegno del Dicastero delle Cause dei Santi del 2022,
ho visto che qualcuno, immagino la postulatrice, aveva lasciato nella sala
della pausa caffè alcuni santini di Gaudí: naturalmente ne ho preso uno,
immaginando che la causa fosse ancora in alto mare.
Del resto, com’era stato ripetuto in quegli
stessi giorni, per dichiararlo Beato non bastavano le grazie immateriali e
difficilmente dimostrabili secondo un rapporto causa-effetto, come le molte
conversioni di architetti provenienti dal buddismo o da altre religioni: ci
voleva una grazia grossa, un miracolo verificabile, come una guarigione
impossibile da spiegare secondo la medicina odierna, oppure un caso di scampato
pericolo (il colmo sarebbe se fosse avvenuto nel cantiere della Sagrada Família!).
Nell’estate di due anni dopo, ho visto che
era in uscita un nuovo libro su di lui: l’ho letto durante i viaggi che mi
portavano avanti e indietro dalla nuova abitazione di mia sorella e di mio
cognato, che stavano traslocando. Mi sono data da fare soprattutto perché mi
era stato riferito, attraverso la segnalazione di alcune pagine web, che
l’autorizzazione alle virtù eroiche non sarebbe tardata.
Quella lettura, seppure a singhiozzo, ha
gettato nuova luce sulla mia conoscenza di Gaudí. Tuttavia, arrivata al momento
della morte, mi sono accorta che il centenario esatto sarebbe caduto nel 2026:
mi sono quindi segnata la data, ipotizzando che il post su di lui avrebbe
potuto uscire allora e che, nel frattempo, la causa avrebbe avuto quegli
sviluppi che, nonostante le soffiate, tardavano a venire.
Quando ho appreso la notizia del Decreto
sulle virtù eroiche, di cui ho riferito nella seconda puntata della mia rubrica
sull’attualità ecclesiale Testimoniando in breve (è riportato integralmente nel numero 38 del Bollettino ufficiale della sua causa), ne sono stata veramente felice e,
soprattutto, sorpresa: arrivava proprio prima dell’anno centenario della morte. Tra
l’altro, ha fatto parte dell’ultima tornata di Decreti prima che papa Francesco
morisse.
Con l’approssimarsi del 10 giugno e con la
conferma che il viaggio apostolico di papa Leone XIV in Spagna avrebbe toccato
anche Barcellona, mi sono impegnata a rileggere quel libro, a procurarmi altre
pubblicazioni (anche per conto del mio direttore spirituale, che si è anche lui
appassionato alla vita e all’opera di Gaudí) e a rifare il profilo biografico
sull’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni, che è stato letto e
approvato da monsignor Armand Puig i Tàrrech, presidente dell’Agenzia della Santa
Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità delle Università e
Facoltà Ecclesiastiche (Avepro).
Confrontandomi con la sua storia, mi sono
sentita molto vicina a Gaudí, per le numerose collaborazioni che porto avanti
in parallelo concludendole con più o meno fatica, ma rispettando sempre le
scadenze, quando mi vengono indicate.
Inoltre, tra me e lui c’è una certa affinità
anche nell’attaccamento alle tradizioni della nostra terra, che per me
rimontano a Napoli e al suo patrimonio di fede e di santità, ma anche alla
storia secolare della Chiesa ambrosiana in cui vivo. Infine, come lui trovava
ispirazione nella Parola e nella liturgia, anch’io cerco di rifarmi a entrambe,
tanto più dopo aver seguito corsi di formazione e incontri biblici in
parrocchia e altrove.
Infine, anche Gaudí ha avuto relazioni con
Santi suoi contemporanei e con altri che sentiva vicini al suo modo di credere.
Tra i committenti dei suoi lavori c’è stato sant’Enric de Ossó i Cervelló: gli
aveva chiesto di lavorare al convento e alla scuola della Società di Santa
Teresa di Gesù, la congregazione femminile da lui fondata, a Barcellona, in
calle Ganduxer. Era anche molto amico di san Josep Manyanet i Vives, fondatore
della Congregazione dei Figli della Sacra Famiglia (per entrambi ho usato la
dicitura catalana, per rispetto alla loro origine).
Ho trovato un curioso particolare che invece
lo unisce a sant’Arcangelo Tadini, bresciano, fondatore delle Suore Operaie
della Santa Casa di Nazareth, del quale ho parlato qui (guarda un po’, anche nel suo caso torna
la Sacra Famiglia): entrambi seguivano, anche praticando la dieta vegetariana,
il metodo dell’abate Sebastian Kneipp, per alleviare i loro problemi di salute.
Quanto ai Santi del passato, invece,
frequentava la chiesa degli Oratoriani di Barcellona, dove andava tutti i
pomeriggi. I figli spirituali di san Filippo Neri ricambiarono la stima che
aveva per loro, chiedendo al pittore che avrebbe affrescato la chiesa di dare
la fisionomia dell’architetto al loro fondatore, nonostante, di quest’ultimo,
esista la maschera funeraria che è diventata la base della sua iconografia.
Cosa c’entra con san Francesco d’Assisi?
Per questo paragrafo sono profondamente debitrice alla pubblicazione, freschissima di stampa e di cui rendo conto nel paragrafo degli approfondimenti librari, della dottoressa Chiara Curti, architetta e curatrice di varie mostre su Gaudí.
Anzitutto, come san Francesco fu l’ideatore
del presepe, così anche Gaudí contribuì a costruire un presepe con le
raffigurazioni della Natività e della Sacra Famiglia, poste solo dopo la sua
morte e disseminate per tutto il Tempio. Quasi alla stregua del presepe di
Greccio, anche il suo era una sorta di presepe, le cui sculture raffiguravano
modelli realmente esistenti. Scelse poi di coronare la facciata della Natività
col Tau, il segno che ricordava la Croce tanto caro a san Francesco.
L’architetto conosceva bene il carisma
francescano, come dimostra il fatto che, nel suo studio, conservava una copia
della Regola dell’Ordine Francescano Secolare, come si chiama oggi. Oltre a
questo, immergersi nella Creazione, più che nella “natura” intesa in questo
senso, lo rendeva particolarmente vicino al Santo di Assisi.
Il suo Vangelo
L’annuncio del Vangelo nella vita di Gaudí è passato senz’altro per la sua arte: in gran parte delle sue opere ha inserito invocazioni e segni religiosi, anche quando doveva realizzare abitazioni o spazi pubblici.
Come però non può essere dichiarato Beato e
nemmeno Santo per la grandiosità delle strutture progettate e costruite, così
bisogna pensare anche a come ha esercitato le virtù cristiane, sulle quali
ormai non c’è più nessun dubbio, e al suo rapporto col prossimo.
Le biografie più recenti mettono bene in
evidenza come non fosse solo un artista recluso e quasi eremitico: incontrava
volentieri gli operai, li conosceva uno a uno, per loro e per i loro figli ha
perfino realizzato una scuola, mostrando quindi una sensibilità educativa che non
sempre viene evidenziata, quando si parla di lui.
In ogni aspetto della vita, ha esercitato
quello che definiva “un lavoro ben fatto”, a costo di andare per le lunghe e di
non terminare qualche progetto. Vale soprattutto per la Sagrada Família, nella
quale ha trasfuso il massimo delle sue conoscenze, compreso il concetto di “tornare
all’origine” per essere originali, il che lo avvicina a quella massima resa celebre da san
Carlo Acutis, ma che, come non mi stancherò di ripetere, era in realtà una
riflessione del filosofo Edward Young sull’originalità nel campo letterario,
perfettamente applicabile anche a quello artistico.
In uno dei pensieri raccolti dai suoi
allievi, anzi, loro stessi si definivano “discepoli”, spiegò che sfruttare i
doni ricevuti da Dio aveva anche una valenza sociale, oltre che religiosa:
Che ognuno metta a
frutto il dono che Dio gli ha fatto; il compimento di questo è la massima
perfezione sociale. Io lavoro per la Catalogna nel mio campo, innalzando il
tempio della Sagrada Família, poiché la chiesa è la costruzione che con più
dignità rappresenta un popolo.
Oggi papa Leone XIV visiterà questa
costruzione che non smette di meravigliare, sorprendere, affascinare, proprio
come il suo ideatore.
Per saperne di più
Patrick Sbalchiero, La linea curva di Dio - Antoni Gaudí tra spiritualità e architettura, San Paolo Edizioni 2024, pp. 208, € 18,00.
Testo divulgativo che riferisce le linee
principali della sua vita e smentisce gli aspetti oscuri, come i presunti
legami con la massoneria.
Armand Puig i Tàrrech, Antoni Gaudí - Vita e opera, San Paolo Edizioni 2026, pp. 368, € 29,00.
Biografia ampia, completa e documentata sulle
opere, sulla vita e sulle motivazioni che accompagnarono l’architetto in tutta
la sua storia.
Chiara Curti, Gaudí vivo, Ares 2026, pp. 296, € 20,00.
Biografia che parte dai gesti e dalle scelte
quotidiane dell’architetto, senza prescindere dalle sue opere.
Antoni Gaudí, Idee per l'architettura – Scritti e pensieri raccolti dagli allievi, a cura di Isidre Puig Boada, Jaca Book 2019, pp. 367, € 50,00.
Tradotta per la prima volta dal catalano nel
1995, è una raccolta di pensieri a opera di uno dei suoi “discepoli”.
Laura Mercader, Antoni Gaudí – Scritti, Einaudi 2006, pp. 248, € 35,00
Raccolta di tutti gli scritti tra il 1873 e
il 1925: testi teorici e di studio, documenti e corrispondenza.
Su
Internet
Sito ufficiale dell’Associazione Canonica Antoni Gaudí, parte attrice della sua causa (in catalano, ma i bollettini informativi della causa sono anche in italiano)
Sezione su di lui del sito ufficiale della Sagrada Família
Blog ufficiale della Sagrada Família, con molte notizie e curiosità (in catalano, spagnolo e inglese)

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