Suor Camilla Battista da Varano: figlia di un signore, sposa del Signore
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| Immagine dell’arazzo della canonizzazione, opera di Jerzy Kumala (fonte) |
NOTA
PREVIA: nel Martirologio Romano è “Battista (Camilla) Varano”, ma io userò la
dicitura più comune, ovvero Camilla Battista da Varano.
Chi
è?
Camilla da Varano nacque il 9 aprile 1458, figlia di Cecchina di mastro Giacomo e di Giulio Cesare da Varano, signore di Camerino. Crebbe alla corte del padre, educata insieme agli altri fratelli e sorelle nati sia dal matrimonio con Giovanna Malatesta, sia da altre unioni.
Tra gli otto e i dieci anni, dopo aver
ascoltato una predica di fra’ Domenico da Leonessa, fece voto che avrebbe
versato ogni venerdì almeno una lacrima pensando a Gesù Crocifisso. Tuttavia,
col passare degli anni, pur impiegando del tempo nella preghiera e nella
meditazione, ne spendeva molto di più nelle tipiche attività della corte. Dopo
qualche anno, aiutata da un confessore occasionale, prese più sul serio quel
voto, a cui aggiunse altre preghiere e digiuni.
Il 24 marzo 1479, dopo la predica nei Primi
Vespri dell’Annunciazione del Signore, Camilla, inginocchiata davanti all’altare,
emise un altro voto, sempre più determinata a dedicarsi a Dio anche se questo avesse
comportato distaccarsi da suo padre.
Appena quest’ultimo venne a conoscenza del
suo desiderio, reagì negativamente, fino a farla rinchiudere nelle prigioni del
suo palazzo. Dopo due anni e
mezzo, acconsentì a lasciarla partire, nell’autunno 1481, per Urbino, dove, il
14 novembre dello stesso anno, Camilla entrò nel monastero delle Sorelle Povere
di Santa Chiara (ovvero le Clarisse): vestendo il loro abito religioso, cambiò
nome in suor Battista.
All’inizio del 1484, insieme a otto
consorelle, tornò a Camerino, dove diede vita a una nuova comunità nell’ex
monastero dei Benedettini Olivetani, acquistato a questo scopo da suo padre: il
4 gennaio si tenne il loro insediamento ufficiale.
Nel 1502, quando Camerino rischiò di essere
assediata da Cesare Borgia, Giulio Cesare da Varano fece fuggire la figlia
dalla città. In compagnia di suor Angela degli Ottoni, fu accolta da Isabella
Piccolomini ad Atri; fece ritorno a Camerino tra la fine del 1503 e gli inizi
del 1504.
Per circa due anni visse a Fermo, dove papa
Giulio II le aveva chiesto di fondare un monastero, mentre nel 1521 soggiornò a
San Severino Marche, sempre per fondare una comunità di Clarisse. Morì il 31
maggio 1524, a Camerino, durante un’epidemia di peste.
Suor Battista, lungo tutta la sua vita, ebbe
profondi rapporti mistici col Signore, di cui lasciò scritto nell’Autobiografia
e in altri testi, come I dolori mentali di Gesù nella sua Passione.
Papa Gregorio XIV, il 7 aprile 1843, ne confermò
il culto, concedendole quindi di essere venerata come Beata. Per canonizzarla è
stato necessario riesaminare la causa secondo i criteri in vigore dal 1983 in
poi, arrivando, nel 2005, al decreto sulle virtù eroiche. Dopo il
riconoscimento di un miracolo per sua intercessione (la guarigione di una
bambina di Camerino, Clelia Ottaviani, da rachitismo, avvenuta nel 1877), suor Camilla
Battista è stata canonizzata il 17 ottobre 2010 a Roma, in piazza San Pietro,
da papa Benedetto XVI.
I suoi resti mortali erano venerati nella
cripta del monastero di Santa Chiara a Camerino, ma dopo il terremoto del 2016
sono stati traslati nella nuova chiesa del monastero. La sua memoria liturgica
ricorre il 30 maggio perché il 31, giorno della sua nascita al Cielo, ricorre
la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, ma viene ricordata con
particolare solennità a Camerino il 2 giugno.
Cosa
c’entra con me?
Nel 2010 ero ormai nel pieno del mio percorso di riscoperta dei Santi e dei veri Testimoni, iniziato cinque anni prima. Eppure non ricordo affatto di essermi interessata alle canonizzazioni di quell’anno, tranne forse per il fatto che sarebbe stata dichiarata Santa madre Giulia Salzano, che conoscevo di fama e della quale avevo appreso il legame di parentela (dal ramo materno della famiglia) col futuro san Carlo Acutis. Non credo poi di aver incontrato santa Camilla Battista neanche nei miei anni di studi liceali o universitari, quindi la percepivo come totalmente estranea a me.
Più di cinque anni fa, però, ho scoperto che
Marzia, una delle prime ragazze che avevo conosciuto nella parrocchia dove mi
ero trasferita e della quale avevo perso le tracce da qualche tempo, era
entrata come postulante nel monastero delle Clarisse di Camerino. Sono rimasta
letteralmente sbalordita, tanto più che ricordavo come lei, poco tempo prima,
avesse lavorato anche per qualche allestimento legato a Expo 2015. Pur avendo
un labile contatto con lei, ho deciso di non cercarla, o mi sarei sentita in
colpa semmai avesse cambiato strada.
Lo scorso settembre, invece, ho avuto
l’annuncio che stava per professare i voti temporanei. Non solo: un gruppo di
nostri comparrocchiani stava organizzando di andare a Camerino per l’occasione,
alloggiando in un piccolo albergo del posto.
Ho quindi pensato che potesse essere una
buona opportunità da cogliere, ma lo è diventato ancora di più quando ho letto,
sull’immagine che accompagnava l’invito, una frase proprio di santa Camilla
Battista. Ho quindi iniziato a farmi un’infarinatura sulla sua storia e,
soprattutto, ho scaricato dal sito del monastero una traccia per meditare il
Rosario attraverso i suoi scritti, sia per prepararmi al viaggio, sia per
pregare per la mia vecchia conoscente.
Così, dal 3 al 5 ottobre scorsi, ho
partecipato al viaggio che ha portato me e gli altri a partecipare alle
celebrazioni collegate alla professione di Marzia. Ho ampiamente raccontato
quei giorni sul sito della mia Comunità pastorale; devo attenermi all’argomento del post, o
l’avrei dedicato specificamente a lei.
Insomma, poco dopo il nostro arrivo al
monastero e aver scambiato qualche parola con la futura professa, che era accompagnata
dalla maestra delle novizie, con alcune signore del gruppo ho visitato la
piccola chiesa monastica, costruita dopo il terremoto del 2016.
Subito ho scorto l’urna con le reliquie di
santa Camilla Battista, che nel 2021 sono state sottoposte a ricognizione canonica, ma, alcuni istanti più tardi, ho visto arrivare una
monaca, che ci ha accolte calorosamente. Alcune ore dopo, in occasione della
veglia di preghiera proprio in quella chiesa, abbiamo scoperto che si trattava
dell’abbadessa: quando l’abbiamo incontrata, era in abiti da lavoro!
In alcuni attimi liberi, sono tornata nel
parlatorio dove si era svolta la prima parte del nostro incontro. Già in quel
momento avevo scorto davvero tanto ben di Dio: libri, santini, ma anche
prodotti per la cura del corpo e alimentari realizzati dalle monache. Non
volendo sembrare ingorda, ho atteso prima di tornare a prendere qualcosa,
ricambiando con un’offerta che ho inserito in un simpatico salvadanaio
“vestito” da monaca.
Dalla mia conoscenza sommaria, ma comunque
migliore di quella di quindici anni prima, avevo appurato che Camilla, la
futura suor Battista, poteva anzitutto sembrare un modello di tenacia e di
perseveranza nella vocazione, ravvisabile anzitutto nell’opposizione al padre,
che provava affetto per lei più che per gli altri figli, compresi quelli
legittimi, ma allo stesso tempo la considerava una pedina nell’ampliamento
delle sue alleanze con altri signori italiani.
Per questa ragione, ma anche pensando alla
decisione che Marzia aveva preso (segnalo l’articolo su di lei della collega
collaboratrice di Avvenire Laura Badaracchi), nel corso della veglia di venerdì 3
ottobre mi era venuto da meditare sul fatto che conoscevo troppe persone che
hanno proclamato e sbandierato il loro amore per il Signore o per i rispettivi
sposi, ma poi sono venute meno alle scelte originarie: non volevo finire come
loro.
Mentre riflettevo, mi è sorta una domanda
proprio come se venisse da qualcuno fuori di me: «Va bene, non vuoi finire come
quello o come quell’altra... Allora, come vuoi finire?». Avevo la risposta
proprio a portata di mano: nel corso della veglia, i partecipanti erano
invitati a inginocchiarsi davanti al Crocifisso posto di fronte all’altare e
poi ad accendere una candela vicino all’urna della Santa.
Dopo che a mia volta ho compiuto quei gesti,
ho preso un foglietto e ho scritto una breve invocazione, che ho posto nel
cestino sotto il quadro con l’immagine ufficiale scelta per la canonizzazione.
Iniziava così: «Signore Gesù, voglio finire come santa Camilla Battista...»
anzi, più in generale, come coloro per i quali la Chiesa si è impegnata a
dimostrare, spesso riuscendoci, che le loro erano vite piene, riuscite, fedeli.
Tornata a casa, ho letto la piccola biografia
che avevo preso, ma non il volumetto con alcuni scritti: pensavo che sarebbe
stato ottimo parlare di lei nel Mercoledì delle Ceneri per il Rito Romano, o
comunque prima dell’inizio della Quaresima. Per tutta una serie di fattori, non
ultima la fase finale di lavorazione della biografia del giovane Federico Bazzan e del saggio
Otto alla Costituente,
ho rimandato continuamente, fino a oggi: non andava bene far aspettare ancora
le monache.
In compenso, spesso o per conto mio, o
insieme a mia madre, ho spesso meditato il Rosario con le sue riflessioni. Per
conto mio, invece, ogni venerdì della scorsa Quaresima e durante il Triduo
Pasquale, ho letto un punto al giorno de I dolori mentali di Gesù nella sua
Passione. Tra le pagine che più mi hanno colpito, quelle del racconto del
dolore per il tradimento di Giuda: mi sembrava tratto da qualche film o fiction
come The Chosen.
Grazie a quelle letture, ho riconosciuto che
tra me e suor Camilla Battista c’era qualche punto in comune, a cominciare dal
fervore che mi aveva colto nell’infanzia, di cui è rimasta qualche traccia nei
quaderni scolastici di Religione e in quelli del catechismo.
A quel periodo è però seguita quella che ho
chiamato spesso “crisi di rigetto”: pur continuando a frequentare la parrocchia
e l’oratorio, sentivo le storie dei Santi, che a lungo avevo letto e
collezionato, come troppo lontane da me. Dopo aver rischiato di morire di
freddo alla GMG del 2005,
però, sono tornata a casa con una consapevolezza diversa, grazie anche alle
parole di papa Benedetto XVI,
il quale, cinque anni dopo, ha canonizzato suor Camilla Battista.
Più sul piano delle note di colore, ho letto
che una sua sorella di sangue (anche lei figlia illegittima, quindi con la
quale aveva in comune sia il padre sia la madre) si chiamava Emilia come me.
Cosa c’entra con san Francesco d’Assisi?
L’idea di dedicare un paragrafo speciale al legame tra san Francesco e i Testimoni che avrei trattato nell’anno dell’ottavo centenario del suo transito mi è venuta proprio a Camerino: mi sarebbe dispiaciuto, quindi, non occuparmi di santa Camilla Battista in questo anno speciale.
Ritengo che assomigli a questo Santo, vissuto
appena due secoli prima di lei, anzitutto perché, come lui, scelse di
rinunciare a una vita agiata, anzi, la sua lo era ancora di più, per vivere
ancora più seriamente il rapporto col Signore, andando oltre i voti privati e
consacrandosi interamente al Suo servizio. La sua, quindi, era una scelta
alternativa alla logica del suo tempo, che alle donne come lei riservava spesso
un ruolo secondario nelle mire espansionistiche dei signori locali: anche altre
sue sorelle furono date in moglie per quelle stesse ragioni.
Un altro aspetto genuinamente francescano mi
pare che risieda nell’attenzione all’umanità di Gesù: si vede negli scritti, ad
esempio in quelli in cui racconta come contemplò i piedi di Gesù in croce. C’è
poi la leggenda di una statua di Gesù Bambino, tradizionalmente ritenuta come
sua, che mi aveva inizialmente fatto pensare di collocarla nella rassegna della
Corona d’Avvento dei Testimoni. Anche quel Bambinello è sopravvissuto al terremoto:
le monache lo espongono da Natale all’Epifania.
Il suo Vangelo
Santa Camilla Battista smentisce una volta di più l’idea che una personalità dagli slanci mistici sia totalmente sradicata dalla realtà e dal tempo in cui vive. Nel suo caso, era l’epoca delle signorie, in cui il Papa aveva ancora potere temporale e si comportava come i nobili coi quali cercava alleanze o era in guerra e in cui i vari signori locali si spartivano il potere.
Ha vissuto direttamente cosa significasse essere
figlia di uno di loro, sia quando è sfuggita all’intento paterno di darla in sposa,
sia quando, a causa dell’assedio da parte di Cesare Borgia, è scappata per rifugiarsi
ad Atri. Ha sicuramente sofferto quando ha appreso della morte di molti suoi
cari, ma si è rifugiata ulteriormente nel Cuore del suo Signore con la S
maiuscola, del quale ha tratteggiato le sofferenze interiori, quasi psicologiche.
Nonostante questo, ha imparato che nell’amare
i nemici poteva trovare la pace anzitutto per sé stessa. Lo raccomandava al suo
padre spirituale, il frate minore Giovanni da Fano, al quale è comunemente
inteso che avesse dedicato le Istruzioni al discepolo, scritte intorno al
1501. Da quell’opera è tratta anche la frase che suor Marzia Francesca, la mia
vecchia conoscente, ha riportato sull’immagine-ricordo della sua professione
temporanea e che amplio leggermente:
Dunque, se vuoi fare gran profitto, temi Dio e ama quelli
che ti calunniano. Veglia su di te, apri gli occhi dell’anima, tieni la mente
ancorata a Dio!
Questo incoraggiamento vale per lei, per le
consorelle Clarisse di Camerino, per i loro tanti amici sparsi per l’Italia e
non solo, ma anche per me.
Per saperne di più
Silvano Bracci, Camilla Battista Da Varano - Principessa clarissa e santa, Velar-Elledici 2013, pp. 48, € 3,50.
Presentazione sintetica della vita, del
contesto storico, delle opere e della spiritualità.
Silvano Bracci (a cura di) – Santa
Camilla Battista da Varano, Autobiografia e I Dolori mentali di Gesù nella
sua Passione, Editrice Shalom 2013, pp. 352, € 7.00.
Volumetto che raccoglie i due scritti
principali di santa Camilla Battista in italiano corrente, completato da uno
schema per la Via Crucis, da uno per la meditazione dei Misteri del Rosario e
da una breve antologia.
Silvia Serventi (a cura di) – Camilla
Battista da Varano, La purità del cuore e altri scritti, Fondazione
Lorenzo Valla / Mondadori 2024, pp. 368, € 50,00
Edizione critica del De puritate cordis,
della Lettera a Giovanni da Fano e degli scritti in volgare.
Suor
Chiara Amata, Santa Camilla Battista - Dalle lacrime alla gioia, Velar-Elledici
2010, pp. 32, € 5,00.
Una
vita in rima dedicata ai bambini, che usa l’immagine delle lacrime per
delineare il percorso di vita della Santa.
AA.
VV., Un sacrificio di comunione - Con santa Camilla Battista da Varano verso
l’eucaristia, Elledici 2011, pp. 48, € 6,00.
Un approfondimento sulla spiritualità eucaristica di santa Camilla Battista, uscito in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale del 2011.
Su
Internet
Sezione del sito del monastero di Santa Chiara a Camerino su di lei
Sezione del sito del monastero di Santa Chiara a Camerino dedicata alla canonizzazione
Pagina
del sito del Dicastero delle Cause dei Santi con il profilo biografico e l’omelia
della canonizzazione


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