Martina Gabbiani, che ha scoperto l’amore di tanti “samaritani”
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| La copertina del libro su di lei (fonte) |
Chi è?
Martina
Gabbiani nacque il 9 agosto 2007, figlia di Silvia Fossati e Diego Gabbiani,
preceduta da Matilde (morta al quinto mese di gestazione) e seguita, tre anni
dopo, da Cecilia. Con i genitori e la sorella, visse a Carate Brianza, in
provincia di Monza e della Brianza e in diocesi di Milano, frequentando a partire dalle
elementari l’Istituto Europeo Marcello Candia di Seregno. In seconda elementare
iniziò a praticare la danza classica, come allieva della scuola “Isadora
Duncan” di Agliate.
Negli anni delle medie perse interesse per le
questioni di fede e per la Messa, pur essendo stata cresciuta da genitori
appartenenti a Comunione e Liberazione; smise anche di partecipare agli
incontri del gruppo per i ragazzi delle medie, i Cavalieri del Graal.
Diventata allieva del liceo linguistico per
le relazioni internazionali compreso nell’Istituto Candia, strinse amicizia con
molti dei compagni e imparò a farsi guidare dai professori. Grazie all’amica
Irene Nobile, s’inserì nel gruppo animatori per l’oratorio estivo a Briosco.
Dall’inizio del febbraio 2022, Martina iniziò
ad accusare mal di testa e ad avere difficoltà motorie nella parte sinistra del
corpo. L’11 febbraio, portata al pronto soccorso dell’ospedale San Gerardo di
Monza, le fu diagnosticato un glioma, ovvero un tumore al cervello. Operata il
15 febbraio, tornò a casa dopo una settimana, ma dovette iniziare le cure
all’Istituto dei Tumori di Milano.
Dal 5 all’8 gennaio accettò di partecipare alla vacanza invernale per i ragazzi del secondo anno delle superiori di Gioventù Studentesca, ovvero la proposta educativa per i ragazzi delle superiori di Comunione e Liberazione; dopo il suo ritorno, iniziò a frequentare regolarmente gli incontri per condividere la fede e l'amicizia con i coetanei.
A causa degli effetti collaterali dovuti
all’immunoterapia seguita alla radioterapia, fu necessario un altro ricovero
nel giugno 2023 all’hospice Santa Maria delle Grazie di Monza, ma dopo dieci
giorni Martina insistette nel tornare a casa; dovette anche essere operata una
seconda volta.
Di fronte al suo malumore per non poter
vivere l’estate come i suoi amici, sua madre chiese un aiuto particolare a don
Vincent Nagle, sacerdote della Fraternità San Carlo Borromeo e cappellano della
Fondazione Maddalena Grassi di Milano, con una lunga esperienza nell’assistenza
spirituale dei malati terminali.
Nei mesi seguenti, Martina frequentò la
scuola con molte difficoltà, finché i professori non pensarono a un piano
didattico personalizzato per lei. Tuttavia, dall’esito della risonanza
magnetica del 28 novembre 2023, il tumore risultò in fase avanzata.
Il 12 dicembre 2023, durante una delle visite
di don Vincent, Martina, che fino a poco prima ascoltava in silenzio, esplose
in un lunghissimo sfogo, concluso da una dichiarazione inaspettata: piangendo a
dirotto, raccontò quanto si fosse resa conto di essere davvero amata. Morì in
casa sua quindici giorni dopo, il 27 dicembre 2023, a sedici anni compiuti.
La sua tomba si trova nel cimitero cittadino
di Carate Brianza.
Cosa
c’entra con me?
Nel mese di settembre dello scorso anno, guardando le ultime novità librarie sul sito Libreria del Santo, uno ha attirato quasi subito il mio interesse, sia per la fotografia in copertina, sia per il sottotitolo. Dalla sinossi ho capito che si trattava, ancora una volta, di un’adolescente, vissuta nel mio stesso territorio diocesano.
Ammetto che mi sono spazientita un po’, quasi
come se, dopo la canonizzazione di Carlo Acutis (ma in realtà già da prima), ci
fosse una ricerca accanita di storie ravvicinabili alla sua. Quella di Martina,
l’avrei scoperto dopo, aveva qualche legame con lui, ma intuivo che non fosse
questa la ragione che aveva spinto l’editore a scommetterci sopra.
Qualche settimana dopo, ho partecipato a un
funerale nella mia parrocchia, per prestare servizio liturgico. Quando è
arrivato il sacerdote per celebrare, tuttavia, non era nessuno di quelli che
risiedono dalle mie parti: si è presentato come un Missionario di San Carlo
Borromeo e aveva uno spiccato accento angloamericano. Ho intuito subito chi
fosse: come mi ha confermato poco dopo, era don Vincent, lo stesso sacerdote di
cui la sinossi riportava una frase. Finita la celebrazione, gli ho promesso che
avrei provveduto a comprare il libro appena possibile.
Il mese seguente, ho saputo che stava per
uscire una biografia, aggiornata alla canonizzazione, di José Gregorio
Hernández Cisneros, medico venezuelano, per la medesima casa editrice. Decisa a
parlare di lui qui in tempo per la sua prima memoria liturgica estesa alla
Chiesa universale, come di fatto è successo, sono andata alla sede delle Edizioni Ares,
appunto la casa che aveva pubblicato il libro. Prima di procedere al pagamento,
però, mi sono ricordata di quello su Martina, così l’ho aggiunto alla spesa.
Tuttavia, come mi accade spesso, non ho
affrontato subito la lettura: mi sono decisa a gennaio di quest’anno, in tempo
per la Giornata Mondiale del Malato e con la speranza di parlarne anche su Avvenire,
oltre che qui.
Nel frattempo mi ero interessata a un’altra
vicenda e ho proposto anche quella alla redazione: mi è stato risposto che
avrei dovuto sceglierne una, ma mi dispiaceva. Alla fine c’è stato spazio per
entrambe, sia per il giornale cartaceo sia per il sito, come raccontavo nell’ultimo Testimoniando in breve.
In questo sono stata aiutata da uno dei suoi professori, che ho rintracciato
dopo qualche ricerca online.
La storia di Martina mi sembrava
particolarmente adatta al tema della Giornata in questione, che era dedicato
alla parabola del buon samaritano. Nella sua esperienza di vita e di malattia,
lei ha avuto accanto una squadra di “samaritani”, o per usare un termine del
lessico di Comunione e Liberazione, una compagnia, formata dai familiari, ma
anche e soprattutto dai professori del suo liceo, oltre che dai ragazzi con i
quali partecipava al “raggio” (l’incontro settimanale) di Gioventù Studentesca.
I professori le sono stati talmente vicini da
aver pensato a un’aula tutta per lei, dove poteva andare a riposare quando i
mal di testa causati dal glioma le impedivano di essere attenta come avrebbe
voluto. Ancora più evidente in questo loro accompagnamento è l’episodio che ho
descritto anche nel pezzo per Avvenire: quando compagni e professori si
sono ingegnati per far percorrere anche a lei, nonostante fosse in carrozzella,
il sentiero sassoso che conduce all’abbazia di San Pietro al Monte a Civate.
L’effetto di tutto questo è emerso il 29 settembre 2023, nell’ora di religione:
ha esclamato che prima di ammalarsi andare a scuola le pesava, ma dopo si è
resa conto di quale fortuna risieda nel partecipare alle lezioni.
Più in generale, le testimonianze degli amici
e dei conoscenti che compongono soprattutto la seconda parte del libro mi hanno
offerto un quadro se possibile più completo, riferendo anche le passioni di
Martina, come la danza classica e le sedute di bellezza con la cugina Maddalena.
Raccontano anche delle esperienze comuni vissute con lei, nelle quali ha
mantenuto il suo carattere deciso, consapevole, ma anche pronto al sorriso.
Particolarmente forti sono risuonate in me le
parole che don Vincent ha menzionato anche nell’omelia dei funerali di Martina.
Purtroppo non ha appuntato le frasi esatte appena è salito nella sua
automobile, la sera del 12 dicembre 2023, ma sente di aver colto pienamente
cosa significassero.
Non posso però fare a meno di sottolineare
come, nella Comunione dei Santi, Martina si sia trovata legata proprio a san
Carlo Acutis. I suoi genitori lo conoscevano di fama, ma lo hanno sentito
vicino pregando nella cappella del San Gerardo di Monza, lo stesso ospedale da
cui lui è partito per il Cielo (essendo un Santo riconosciuto, per lui è
verissimo), tanto che, proprio in quella cappella, è venerata una sua reliquia.
Quando le hanno parlato di lui, le è venuto naturale affezionarsi, perché era
suo coetaneo.
Quando il mio arcivescovo ha affermato,
avviando l’inchiesta diocesana di Marco Gallo (anche lui adolescente e legato a
CL), che proprio la giovanissima età di questo Servo di Dio poteva incuriosire
e aiutare a identificarsi con lui, mi è venuto in mente proprio quello che è
accaduto tra l’ultimo santo “di casa nostra” canonizzato e quella ragazza.
Anche per quest’affinità, lei avrebbe davvero
desiderato tanto partecipare – da sola e senza genitori, aveva precisato con la
sua abituale perentorietà – alla vacanza invernale del liceo Candia, presto
trasformata in un pellegrinaggio ad Assisi per chiedere con lei la guarigione a
Carlo, all’epoca ancora Beato. Il viaggio si è svolto ugualmente; anzi, per
concedere ai ragazzi di partecipare ai suoi funerali, il loro ritorno è stato
anticipato alla sera del 29 dicembre.
Proprio il giorno prima, dentro la basilica
di Santa Maria degli Angeli, gli studenti e i professori hanno incontrato
Antonia, la madre di Carlo. Dopo aver raccontato la storia della loro amica, hanno
ricevuto dalla signora un incoraggiamento da portare alla madre di Martina.
Sottotraccia ma non troppo, ho ravvisato però
altri legami del genere. Martina è stata ricoverata all’hospice Santa Maria
delle Grazie di Monza, che è parte della Fondazione Don Gnocchi: la riflessione
e l’esperienza di quel sacerdote (di cui ho parlato qui) a contatto col dolore innocente
l’aveva portato a creare quei centri che ancora oggi vivono i suoi
insegnamenti.
Inoltre, l’Istituto che Martina ha
frequentato dalle elementari, fondato da un gruppo di genitori che volevano per
i loro figli un’educazione ispirata allo stile del Servo di Dio Luigi Giussani,
fondatore della Fraternità di Comunione e Liberazione, è intitolato a Marcello
Candia, attualmente Venerabile. Non so quale sia la ragione, dato che lui non è
una figura direttamente collegata al mondo educativo: presumo che sia perché
Candia (a cui io stesso sono molto affezionata, come ho raccontato in questi post) era in
ottimi rapporti con esponenti di CL.
Nel libro, sua madre Silvia afferma di aver
sentito anche la storia di Giulia Gabrieli, erroneamente dichiarando che è «già
beatificata» (al momento è Serva di Dio; qui il mio post su di lei) e di averla
confrontata con quella che stava vivendo: mentre quell’altra ragazza dichiarava
di offrire tutto, Martina lottava quasi senza saperlo.
Infine, mi ha colpito vedere che, tra le
numerose persone e comunità che pregavano per lei, c’era quella delle monache Carmelitane
di Crotone: sono le consorelle di suor Maria Concetta della Trinità e di Gesù
Crocifisso, a cui ho dedicato un post qualche tempo fa.
Oggi, nella trasmissione Di buon mattino
di TV 2000, i genitori di Martina, ospiti in studio (c’era anche Cecilia, nel
pubblico), le due autrici della biografia, collegate da remoto, e don Vincent,
tramite un servizio in esterna, hanno parlato di lei. Ecco quindi che mi sono
data a scrivere questo post, a cui avevo iniziato a pensare ma che non avevo
ancora abbozzato.
AGGIORNAMENTO: Ecco direttamente la parte di trasmissione su di lei.
Cosa c’entra con san Francesco d’Assisi?
Più che con san Francesco, quindi, Martina ha legami con san Carlo Acutis, quindi c’è un “grado di comunione” che separa e unisce al tempo stesso lei e il Santo assisano per eccellenza. Eppure, a pensarci bene, esiste qualche affinità anche con lui.
Penso al fatto che, anche per Martina, esiste
un “prima” e un “dopo”, un cambiamento di vita e di mentalità che l’ha messa di
fronte a ciò che vale davvero, ma anche alla sua meraviglia per le cose belle
della vita, come la danza e l’amicizia. Solo in ultima analisi evidenzierei il
fatto che, nell’essere stata aiutata ad accettare la morte, l’ha potuta
riconoscere come “sorella”.
Il suo Vangelo
Qualcuno mi ha domandato, tempo fa, se sia necessario passare attraverso una malattia grave per capire davvero che senso ha vivere. Non credo che valga per tutti, ma a Martina è servito, anche per assumere la fede ricevuta dai genitori ed espressa attraverso il cammino di CL, ma con una convinzione più personale, ossia con la certezza che il Signore le era vicino attraverso l’amore di tante persone, anche se a qualcuno poteva sembrare il contrario.
Nello sfogo del 12 dicembre 2023 ha fatto confluire
di botto quanto aveva maturato in quei dieci mesi di malattia, ma qualche
indizio era emerso tempo addietro, sia nei suoi interventi durante gli incontri
di GS – i più interessanti, secondo qualcuno dei suoi compagni – sia nel
dialogo con i genitori.
Il 3 agosto dello stesso anno ha mandato loro
una sorta di lettera, o meglio un messaggio, per dichiarare loro il proprio
stupore di fronte ai sacrifici che facevano per lei, pur di alleviare almeno un
po’ il suo grande dolore. Lo conclude così:
Tutte le fatiche che sto
attraversando con voi riesco a vederle in un modo diverso e per questo vi
ringrazierò per sempre.
L’insegnamento che deriva dalla sua storia,
quindi, mi pare che risieda nel fatto che chi soffre ha bisogno di qualcuno che
gli cambi la prospettiva e che, soprattutto nei momenti di crisi, lo aiuti a
riconoscere che il Signore, che ricordiamo Risorto in questo Tempo di Pasqua,
ha sconfitto il male e la morte una volta per sempre.
Per saperne di più
Anna Ballarino, Anna Grillo, Martina – Hai risvegliato molti cuori, Edizioni Ares 2025, pp. 288, € 18,00.
Racconto della vita di Martina, a cui sono
aggiunte molte testimonianze di familiari, compagni di scuola, professori e amici. Il
sottotitolo deriva dalla conclusione di un tema scritto il 9 aprile 2024, nel
quale sua sorella Cecilia rispondeva alla traccia intitolata: «Racconta una
persona che ti fa sentire serena».
Su
Internet
Pagina del sito delle Edizioni Ares con la rassegna stampa sul libro


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