Alberto Michelotti e Carlo Grisolia: quando l’amicizia si fa rivoluzione
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| La parte anteriore del santino congiunto (fonte) |
Alberto Michelotti nacque all’ospedale Galliera di Genova il 14 agosto 1958 da Silvio Michelotti e Albertina Vinciprova. Fin da bambino, affascinato dall’eroismo dimostrato da suo nonno materno, praticò la lealtà e la dedizione di sé, con generosità e tenacia. Con determinazione affrontò le scuole medie, superando alcune difficoltà, e il liceo scientifico, grazie alla sua inclinazione per materie di quel genere.
A
tredici anni, però, sentiva di non avere amici. L’incontro con don Mario
Terrile, parroco di San Bartolomeo a Staglieno, lo condusse a un impegno più
serio nella comunità cristiana: divenne quindi catechista e membro dell’Azione
Cattolica Ragazzi. Sempre attraverso lo stesso sacerdote, nel 1977 conobbe il
Movimento dei Focolari, entrando a far parte della sua sezione giovanile,
Generazione Nuova, i cui membri sono detti “Gen”.
Carlo
Grisolia nacque a Bologna il 29 dicembre 1960 da Alfonso e Clara Ferrando. Per
motivi di lavoro del padre, funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia,
visse prima a Bosco Marengo (Alessandria), poi a Genova, dal 1973, frequentando
la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes alla Canova.
Dal
1969 fu membro del Movimento dei Focolari, svolgendo i piccoli impegni chiesti
ai più giovani tra i Gen. Da Chiara Lubich, fondatrice dello stesso Movimento
(per la quale è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione),
ricevette il “nome nuovo”, ovvero un appellativo che corrisponde a un impegno
di vita, di “Vir”, “uomo” in latino (anzi, uomo in pienezza).
Incontrò
Alberto nell’unità Gen della Val Bisagno e si lasciò trascinare da lui nel
vivere con radicalità la fede cristiana, a costo di assumere comportamenti e
scelte distanti dalla mentalità del loro tempo e dai giovani che incontravano a
scuola e all’università (Alberto frequentava Ingegneria).
Mentre
Alberto era pragmatico e dinamico, ma a tratti amante della contemplazione,
Carlo era più riflessivo: componeva poesie e canzoni nelle quali trasmetteva la
sua certezza nella presenza di Dio, spesso presentate in spettacoli musicali
organizzati con gli amici. Ebbero entrambi esperienze amorose con alcune
coetanee: i loro rapporti con le ragazze erano orientati alla purezza, sia nei
gesti, sia nelle parole.
Il 18
agosto 1980, mentre, con l’amico Tiziano, scalava il Monte Argentera, Alberto
scivolò nel canalone della Lourousa, morendo per rottura della vertebra
cervicale; aveva compiuto ventidue anni quattro giorni prima.
Al suo
funerale, Carlo non era presente: durante una licenza dal servizio militare,
che stava svolgendo in Marina a La Spezia, si era fatto visitare per alcuni
disturbi fisici. Il giorno dopo le esequie dell’amico, fu ricoverato
all’ospedale Galliera: aveva un tumore testicolare, particolarmente aggressivo.
Fu quindi trasferito all’ospedale di Sampierdarena.
Nei
quaranta giorni seguenti alla diagnosi, Carlo fu accompagnato dalle preghiere e
dalla vicinanza dei suoi cari, degli altri Gen, della sua ragazza e di Chiara
Lubich, alla quale fece arrivare i suoi ultimi messaggi. Dopo una notte di
agonia e di prova, morì in pace il 29 settembre 1980, a diciott’anni.
Le
inchieste diocesane di Alberto e di Carlo si sono svolte in parallelo,
nell’arcidiocesi di Genova (per Alberto, morto nel territorio della diocesi di
Cuneo, fu necessario il trasferimento di competenza da quel Tribunale
ecclesiastico), dal 25 settembre 2008 all’8 ottobre 2021; il 4 maggio 2026, nel
Dicastero delle Cause dei Santi, sono stati aperti i plichi contenenti i documenti
relativi.
Alberto
riposa nel cimitero monumentale di Genova; Carlo, invece, nel cimitero di San
Siro di Struppa nella stessa città, vicino all’omonima chiesa e abbazia.
Cosa
c’entrano con me?
Non ricordo l’esatto giorno o la circostanza in cui ho fatto la conoscenza delle storie di questi due giovani. Penso che sia successo leggendo una biografia di Chiara Badano, prima della sua beatificazione; credo poi di avere, da qualche parte, dei santini che li riguardano. Di certo, almeno di fama, li conoscevo già quando li ho trovati sulle pagine del libro Giovani Campioni (qui la recensione).
Lo
scorso anno, mentre lavoravo al libro Otto alla Costituente e dovevo
affrontare la figura del Servo di Dio Igino Giordani, ho chiesto in prestito a
una mia conoscente, membro del Movimento dei Focolari, una biografia di Chiara
Lubich (in realtà l’avevo già in casa!), per inquadrare quale fosse il rapporto
tra loro due e perché Chiara considerasse Igino, anzi Foco secondo il “nome
nuovo” che gli attribuì, cofondatore del Movimento.
Il
biografo Jim Gallagher, in una delle ultime pagine, non solo riferisce che
Chiara ritenesse che lui fosse anche un santo, ma anche che lei intuiva che la
spiritualità dell’unità, cardine di quel movimento, avrebbe fruttato «dei
piccoli santi» (parole sue). Tuttavia, affermava che non si era mosso ancora
nulla per promuovere le cause di qualche suo membro, aggiungendo: «In futuro,
quando non avranno altro da fare, i focolarini potranno pensare a fare dei
santi».
Mi è
venuto spontaneo pensare che in generale ci avesse visto lungo, ma ho provato a
capire chi fosse il primo o la prima del Movimento dei Focolari per il o la
quale si fosse intrapresa la causa di beatificazione.
Se non
ho fatto male i miei conti, dovrebbe trattarsi di Jerzy Ciesielski,
focolarino sposato, attualmente Venerabile, la cui inchiesta diocesana è
iniziata il 31 dicembre 1985; mi suona strano che lei non lo sapesse, a meno
che la conversazione col biografo non rimonti a prima di quella data.
Per
quanto riguarda Alberto e Carlo, invece, sapevo che la causa era in corso e che
si era conclusa la fase diocesana: proprio per quella ragione, mi ero rivolta al
postulatore che aveva seguito quella parte del cammino per la verifica della
loro santità di vita, grazie a cui avevo scritto qualcosa sul Servo di Dio Nicolò Daste, perché volevo capire se
si trattasse di due cause distinte o di una sola. La sua risposta fu la prima,
anche se le due inchieste erano state condotte in parallelo.
Lo
scorso 10 luglio ho ricevuto via WhatsApp un articolo de Il Cittadino di Genova in cui si parlava dell’apertura dei plichi, avvenuta a quattro anni
di distanza dalla consegna degli atti dell’inchiesta diocesana al Dicastero
delle Cause dei Santi. Mi suonava strano che fosse passato tutto quel tempo, ma
ho pensato che fosse indiscreto indagarne le ragioni.
Nel
frattempo, avevo iniziato la rassegna estiva Vie di santità per Avvenire
sito e giornale. Dopo aver presentato il Venerabile Giuseppe Castagnetti e la Serva di Dio Santa Scorese,
lo stesso 10 luglio ho segnalato quell’articolo a uno dei miei contatti in
redazione, esprimendo però una perplessità sul tema di attualità a cui avrei
potuto collegare le esperienze di quei due giovani. Sono stata richiamata a
pensare che invece c’era eccome: l’amicizia che legava Alberto e Carlo era la
loro risposta a un mondo che si avviava a essere più individualista (parliamo
degli anni ’70 del secolo scorso).
Così,
ragionando sugli articoli successivi, che ho dedicato al Servo di Dio Giancarlo Bertolotti,
alla Serva di Dio Antonietta Guadalupi,
al Venerabile Giacomo Gaglione e alla Venerabile Adele Bonolis,
ho collocato Alberto e Carlo nel numero del 19 agosto, peraltro a pochi giorni
di distanza dall’anniversario della nascita e da quello della morte del primo.
Per
questa ragione, avevo chiesto alla mia conoscente di aiutarmi, semmai avesse
una copia della loro biografia, o se sapesse dove trovarla. Purtroppo la sua
risposta fu negativa: lei non l’aveva, mentre al Focolare di Milano non c’era
quasi nessuno, per via delle vacanze. Ho quindi pensato di fare da me,
ordinando online il libro: anche lì è sopraggiunto un problema, ossia il fatto
che la consegna sarebbe avvenuta il giorno stesso in cui avevo la scadenza per
il mio pezzo.
Quindi,
anche se non è del tutto nella mia prassi, mi rimanevano solo i mezzi online, a
parte il capitolo di Giovani Campioni che citavo prima. Non mi è andata
così male: il sito ufficiale è stato rinnovato, ma soprattutto ho seguito un
interessante documentario prodotto da HM Televisione, una delle opere dell’Associazione
pubblica di fedeli Focolare della Madre: eccolo qui sotto.
Nel
frattempo, come forse mai mi è accaduto, ho chiesto ai soggetti del mio
articolo d’intercedere affinché io riuscissi a rendere al meglio,
compatibilmente con lo spazio che mi era stato assegnato (che non era poco: sul
giornale cartaceo era l’articolo di apertura della sezione Catholica),
il nocciolo della loro testimonianza.
Naturalmente
avrei dovuto segnalare l’articolo al Comitato Alberto e Carlo, da sempre attore
e promotore della causa, ma temevo che non avrei fatto in tempo per la mia
scadenza. Ci ho comunque provato, lasciando il mio numero di telefono: sono
stata contattata il giorno seguente da don Tommaso Danovaro, attuale presidente
del Comitato.
Grazie
alle indicazioni che mi ha fornito, ho completato l’articolo e l’ho inviato in
redazione, ma ho dovuto rimaneggiarlo ancora perché avevo usato delle
espressioni non del tutto esatte. Finalmente, quindi, l’articolo è uscito,
online e sul giornale del 19 agosto.
Il 18,
come previsto, mi è arrivata la biografia: l’ho letta lo stesso, pensando che
avrei trovato qualche elemento interessante da menzionare in questo post, a cui
stavo nel frattempo iniziando a pensare, dato che ormai anche Alberto e Carlo
c’entravano con me.
Anzitutto,
ho apprezzato l’attenzione al contesto storico e sociale della Genova del
tempo, specie per Carlo, che viveva in un quartiere marcato dalla presenza
comunista, in cui riuscì ugualmente a organizzare una via Crucis molto
partecipata: fece apposta a collocare l’ultima stazione di fronte alla sede del
partito comunista, ma senza intenti polemici. In questo modo si capisce meglio
il loro anelito all’unità, al di là del suo essere una componente fondamentale
della spiritualità dei Focolari.
Inoltre,
anche se forse non avrei dovuto soffermarmi tanto su questo, mi ha interessato
il modo con cui i due vivevano la purezza. La intendevano come un esercizio
pieno della loro libertà, tanto da impegnarsi a praticarla anche in ambienti
dove essa poteva finire a rischio. Più in generale, i testimoni ricordano che
non usavano un linguaggio sboccato.
Quando
Carlo dovette iniziare il servizio militare, sapeva di finire in un contesto
dove la fede cristiana e le scelte conseguenti potevano essere irrise. Ancora
una volta, l’amicizia per Alberto e la devozione (non in senso svenevole) per
la Vergine Maria, che andò a venerare nel santuario di Soviore il 12 luglio
1980, durante una libera uscita, furono i mezzi con cui affrontò quella fase
della vita coerentemente con i suoi principi, tanto che il sacerdote che ebbe
come cappellano militare lo presentò spesso come modello ai suoi sottoposti.
Collegato
al tema della purezza è quello dell’amore per le ragazze delle loro vite. Alberto,
però, ha preferito restare più aperto al volere di Dio su di lui; invece Carlo,
negli ultimi giorni di vita, dichiarò di voler essere «tutto di Dio». Di fatto,
i focolarini consacrati che spesso lo vegliavano, prima di quell’ultimo incontro
con la ragazza, spostarono l’anellino con cui Carlo recitava il Rosario in
ospedale (non ho capito se fosse un anello da dito o un rosarietto basco) dalla
mano destra all’anulare sinistro, come se fosse un segno di unione sponsale col
Signore.
So
inoltre che aspetti come gli interessi e le passioni non sono il centro di una
testimonianza cristiana, ma ho gradito molto i riferimenti al fatto che Alberto
fosse un accanito tifoso del Genoa calcio, tanto da aver considerato un “volto
di Gesù abbandonato” (nel lessico focolarino, un momento di prova), insieme a
un mal di testa e a un certo senso di solitudine, il fatto che quella squadra
avesse perso per tre a zero, come aveva annotato in un biglietto all’amico
Paolo.
Di
Carlo invece sono più palesi gli interessi musicali, il che mi ha fatto
domandare cosa sarebbe successo se non si fosse ammalato: forse sarebbe entrato
nel complesso dei Gen Rosso o si sarebbe messo “in proprio”, affiancandosi ai
grandi cantautori della scena genovese ma con una declinazione cristiana.
Dalle
testimonianze ho evinto poi che apprezzava i Pink Floyd e che, come i giovani
fino ai primi anni Duemila, preparava delle cassette con brani duplicati da
dischi originali e con copertine disegnate da lui stesso, per regalarle agli
amici. In una lettera ad Alberto, poi, mi è parso di aver visto una citazione
più o meno diretta de L’anno che verrà di Lucio Dalla.
Quasi
per finire, mi piace rimarcare i loro legami nella Comunione dei Santi con
alcune figure del Movimento dei Focolari in cammino verso gli altari e non
solo. Non posso che cominciare con Chiara Lubich: come tanti Gen o membri
adulti, anche Alberto e Carlo le hanno scritto più volte, ricevendo risposta.
Carlo le ha scritto fino all’ultimo, per dichiararle che condivideva in pieno molte
sue meditazioni e riflessioni; le sue risposte lo hanno incoraggiato anche durante
la malattia.
Entrambi
vedevano come punto di riferimento anche il già citato Igino Giordani: Alberto
riuscì a trovare un posto in auto per andare all’ultimo momento a Rocca di
Papa, dove si tennero i suoi funerali, mentre per quanto riguarda Carlo, fu
richiesta espressamente la sua intercessione per ottenergli la guarigione, indicando
quindi una fama di santità di cui Foco già godeva a pochissimi mesi dalla morte
(se avessi conosciuto prima quest’episodio, lo avrei citato in Otto alla
Costituente).
A
distanza di qualche anno, è successa la stessa cosa a Carlo, quando sua madre
ha visitato Chiara Badano, la Beata, anche lei una Gen, più nota col “nome
nuovo” di Luce: la racconta nella lettera a Chiara Lubich del 19 luglio 1990, dove
dichiara anche di aver percepito la presenza di quel ragazzo accanto a loro. In
più, si era fatta dare una sua foto e la guardava per attingere la stessa
fortezza indicata nell’appellativo che lui aveva ottenuto.
Infine,
leggendo che Carlo si era interessato ad alcuni scritti di Piero Pasolini,
focolarino consacrato, fisico di professione, forse per via delle sue letture
di fantascienza, ho cercato qualcosa su quest’ultimo. Dopo un po’, ho trovato
una sua affermazione del tutto identica a quel «So dove vado» che il giovane ripeteva a infermieri e
amici, sebbene, in questo caso, potesse riferirsi alla speranza, o sarebbe
meglio definirla certezza, di ritrovarsi con Alberto.
A dire
il vero, ho ancora qualcosa da aggiungere, ossia che dovevo sapere già a grandi
linee che Carlo era morto quarantadue giorni dopo Alberto quando avevo letto,
nel libro I ragazzi della Croce (qui la mia recensione) i profili di due ragazzi, Gianfranco Ligustri e Gigi
Zappulla: anche loro grandi amici, entrambi impegnati nella stessa parrocchia,
divisi dalla morte avvenuta anche per Gianfranco in montagna e per Gigi a causa
di un tumore. In più, anche in questo caso, Gigi era il “musicista” del duo:
contrariamente a quanto è successo a Carlo, però, fu presente al funerale
dell’amico e scrisse una canzone proprio per quella circostanza.
Cosa
c’entrano con san Francesco d’Assisi?
Qualche tratto della vita e del modo di credere di san Francesco è ravvicinabile anche con parte delle vite di questi due giovani. In Alberto mi pare di ravvisare, per esempio, l’amore per la creazione, in particolare per la montagna, anche questo imparato dal suo parroco. Tra l’altro, era anche socio del Club Alpino Italiano, quindi conosceva bene i rischi connessi alle ascensioni. Carlo, invece, trovo che gli assomigli perché, timido per natura, si esprimeva più volentieri attraverso la poesia e la musica, come ho già indicato.
Dato
che, però, le loro testimonianze non sono mai scisse, cerco anche un elemento
comune a entrambi e a san Francesco. Credo che sia l’intendere la vita come un
insieme di relazioni e soprattutto la convivenza con gli altri esseri umani
come fraternità.
Il
loro Vangelo
I Servi di Dio Alberto e Carlo si sono rifatti alla spiritualità del Movimento dei Focolari, ed è innegabile, ma ancora di più hanno interpretato, nel loro modo unico e personale, l’indicazione di Gesù a dare la vita per i propri amici per dimostrare un Amore più grande.
Indipendentemente
dall’esito finale delle loro esistenze, si sono esercitati giorno per giorno,
attraverso gesti apparentemente banali, o altri (li chiamavano blitz, ma
ben diversi da quelli di cui si parlava spesso in quegli anni) con cui
dimostravano di amare chiunque facesse parte del loro cammino, come quella
volta in cui Alberto distribuì ai compagni di corso dei biglietti d’auguri per
Natale, o quando entrambi comunicavano con altri amici attraverso biglietti
lasciati sul parabrezza delle auto.
Viene
da pensare che quelli erano tempi in cui tutto era più facile e genuino, ma
anche nelle storie di fede bisogna stare attenti al filtro della nostalgia. Il
modo di vivere l’amicizia dei due Gen è infatti praticabile anche oggi, al
tempo dei social media e dell’intelligenza artificiale, delle videoconferenze e
degli incontri a distanza, altrimenti la loro Chiesa locale non avrebbe
insistito tanto per far riprendere le loro cause dopo quattro anni di stallo.
Alcune
scie di quest’amicizia profonda si scorgono nei loro numerosi scritti. Ad
esempio, nel febbraio 1978, Alberto scrisse a Bruno, un amico impegnato nel
servizio militare tra gli Alpini, una lettera che chiese di consegnare alla
fidanzata, ma che lei ritrovò, nel 2004, ancora sigillata:
Sono convinto che
Gesù ti vuole tanto bene, ti ama tanto che vuol vedere se davanti a una vera
difficoltà, alla lontananza, a tanti fattori che possono sembrare negativi, sai
veramente vivere o caschi per terra e scivoli giù.
A sua
volta, Carlo incoraggiava così Ferdinando, un ragazzo siciliano, in una lettera
databile al 1978:
Non ti preoccupare se
senti o non senti Dio, lasciati andare lo stesso. È un “salto nel buio”, ma
devi farlo perché solo così troverai la luce; non aspettare, non perdere tempo.
Chissà quanta gente, quanti fratelli attendono di trovare Dio attraverso di te.
Da quel
che ho capito, a molti è accaduto questo dopo aver sentito parlare di Alberto e
di Carlo come singoli, ma ancor più presi insieme.
Per
saperne di più
Michele Zanzucchi, Il tuffo in Dio. I 40 giorni di Carlo e Alberto, Città Nuova 2005, pp. 184, € 13,00.
La
prima biografia, basata sulle testimonianze raccolte per l’occasione di
familiari, amici ed esponenti del Movimento dei Focolari, contenente anche
estratti dagli scritti.
Su
Internet
Sito ufficiale del Comitato Alberto e Carlo



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