Monsignor Fulton John Sheen, volto di Cristo e della Chiesa sui mezzi di comunicazione
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| Immagine ufficiale della beatificazione (fonte) |
Chi è?
Peter John Sheen nacque l’8 maggio 1895 a El Paso, in Illinois, primo dei quattro figli di Newton Sheen e Delia Fulton, di origine irlandese, gestori di un negozio di ferramenta; sin da piccolo fu noto con il cognome da nubile della madre come nome proprio. A cinque anni si trasferì con la famiglia, per motivi economici, vicino alla città di Peoria, dove frequentò la scuola primaria e la secondaria.
Proseguì
gli studi a partire dal 1913 al Collegio St. Viator dei Padri Viatoriani a
Bourbonnais, sempre in Illinois, meritandosi una borsa di studio per gli ottimi
risultati scolastici. In quegli anni avvertì la vocazione al sacerdozio: così,
rinunciando alla borsa di studio, entrò nel Seminario di Saint Paul, in
Minnesota. Fu ordinato sacerdote il 20 settembre 1919 nella cattedrale di Santa
Maria dell’Immacolata Concezione a Peoria.
Per
proseguire la formazione, si trasferì oltreoceano, ottenendo, dopo il Baccellierato
in Diritto Canonico e in Sacra Teologia che aveva conseguito alla Catholic
University of America di Washington DC, il Dottorato in Filosofia
all’Università di Lovanio; in quello stesso anno, il 1923, ricevette il premio
internazionale intitolato al cardinal Mercier, diventando il primo americano a
conseguirlo. Rientrato negli Stati Uniti dopo un ulteriore anno di studio a
Londra, intraprese un’intensa attività accademica alla Catholic University of
America, dal 1927 al 1950.
Nel
1930 esordì ufficialmente alla radio, con il programma The Catholic Hour
(L’Ora Cattolica) della NBC, che condusse per circa vent’anni. Per questo suo
impegno, il Venerabile papa Pio XII gli conferì il titolo di Prelato d’Onore di
Sua Santità, a cui era connesso l’appellativo di monsignore. Nel 1950 monsignor
Sheen divenne il quinto direttore nazionale della Pontificia Opera della
Propagazione della Fede: per sedici anni predicò e raccolse offerte per le
missioni.
Il 28
maggio 1951 fu nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di New York e consacrato
vescovo a Roma l’11 luglio 1951: come motto episcopale scelse la frase Da
per Matrem me venire, in riferimento alla Vergine Maria.
Nello
stesso anno passò dalla radio alla televisione per il network DuMont, con il
programma trasmesso in syndication Life’s Worth Living
(letteralmente, «La vita vale la pena di essere vissuta» o, più liberamente, «Vale
la pena di vivere»), che per sei anni andò in onda alle otto di sera del
martedì. A due anni dall’inizio di quel programma, monsignor Sheen ottenne il
premio Emmy come miglior personalità televisiva per il 1953: per la prima
volta, andava a una figura religiosa.
Partecipò
al Concilio Vaticano II come membro della Commissione per le Missioni e
continuò anche nella Commissione post-conciliare sullo stesso tema. Il 21
ottobre 1966 il Papa san Paolo VI gli affidò la diocesi di Rochester, nello
Stato di New York, dove si pronunciò per difendere i deboli e le persone
minacciate dalla discriminazione razziale.
Nell’ottobre
1969 Paolo VI accettò le sue dimissioni, nominandolo arcivescovo titolare di
Newport. Con quella nomina, monsignor Sheen poté intensificare le sue attività
d’insegnamento e di predicazione, in patria e in Europa. Nel corso della sua
vita pubblicò sessantasei opere letterarie.
Il 15
luglio 1976 si sottopose a un delicato intervento chirurgico a cuore aperto,
dal quale uscì molto debilitato. Il 2 ottobre 1979, seppur malato, volle essere
presente all’incontro nella cattedrale di San Patrizio a New York con il Papa
san Giovanni Paolo II, che lo abbracciò e si complimentò con lui. Morì pochi
mesi dopo, il 9 dicembre 1979, mentre pregava nella sua piccola cappella
privata nell’appartamento dove viveva a New York, precisamente a Manhattan.
L’inchiesta
diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione, volta a
verificare l’eroicità delle sue virtù cristiane, ottenuto il trasferimento dall’arcidiocesi
di New York il 14 settembre 2002, si svolse a Peoria dal 29 settembre 2003 al 3
febbraio 2008. Il 28 giugno 2012 papa Benedetto XVI autorizzò il decreto sulle virtù
eroiche di monsignor Sheen.
È stato
beatificato ieri, 24 settembre 2026, al The Dome at America’s Center di St.
Louis in Missouri, nella Messa presieduta dal cardinal Luis Antonio Gokim Tagle,
pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione - Sezione per la prima
evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, come inviato del Santo Padre.
La sua
memoria liturgica ricorre il 9 dicembre, giorno della sua nascita al Cielo. Dal
27 giugno 2019 i suoi resti mortali riposano nella cattedrale di Santa Maria
dell’Immacolata Concezione a Peoria.
Cosa c’entra con
me?
Ho vaghissimi ricordi di uno di quei foglietti pubblicati dalle Paoline che un tempo, prima dei social media, andavano fortissimo negli incontri di preghiera e nei gruppi giovanili: aveva una raffigurazione del Crocifisso di San Giovanni della Croce di Salvador Dalì in stile acquerellato, accompagnata da un testo intitolato «Non scendo dalla Croce» che iniziava con le parole: «Ero uscito di casa per saziarmi di sole», firmato Fulton Sheen. Non rammento quando né come mi fosse stato dato, ma di sicuro è stato il mio primo contatto diretto con questo vescovo.
In
realtà ce n’è stato un altro, anche se ancora non lo sapevo. Non ho idea di
quale sia stata la prima occasione in cui ho avuto in mano un Rosario
Missionario, di quelli con le decine di diversi colori abbinati ai cinque
continenti. Solo quando ho iniziato a confezionare rosari ho scoperto che
dovevo a lui anche l’invenzione del World Mission Rosary, come l’aveva
chiamato: era nato nel 1951, quando era direttore nazionale della Pontificia
Opera della Propagazione della Fede (una delle quattro Pontificie Opere
Missionarie) e ben presto si è diffuso veramente su tutto il globo.
Ho
iniziato a interessarmi veramente di lui dopo essermi imbattuta nella storia di
Nancy Hamilton,
un’adolescente americana malata di linfoemangioma, che divenne cattolica in
parallelo con sua madre Marguerite. Insieme a lei fu pellegrina a Lourdes, ma
al suo ritorno, prima di rientrare nella sua casa in California, chiese di
passare per New York e di vedere tre cose: Coney Island, monsignor Sheen e un
ristorante dove i camerieri insultavano i clienti. Sua madre, nonostante una
terribile nevicata, riuscì a ottenere due biglietti per assistere alla
trasmissione Life’s worth living, condotta appunto dal vescovo, col
quale Nancy si fece fotografare.
Avevo
quindi già in mente che fosse famoso come comunicatore attraverso la
televisione e la radio, quindi dovevo per forza menzionarlo nel mio post sui
santi (inteso in senso ampio) conduttori oppure ospiti di programmi tv. Nello stesso post
citavo una fotografia che lo ritrae con colui che, nel nostro Paese, ha svolto
un apostolato pari al suo, ossia il Venerabile padre Mariano da Torino (del
quale ho parlato più diffusamente qui).
Nel
corso delle mie ricerche, avevo appreso che monsignor Sheen non si considerava
l’autore dei suoi programmi: nel discorso per l’accettazione del premio Emmy
nel 1953, ringraziò coloro che, a suo dire, erano i veri autori, ossia Matteo,
Marco, Luca e Giovanni, intendendo i quattro evangelisti. Inoltre avevo
riconosciuto il suo profondo senso dell’umorismo, grazie al quale poteva
rispondere, senza farsi scoprire subito, nel programma What’s my line?,
i cui concorrenti dovevano indovinare l’identità di alcuni personaggi solo
ascoltandone la voce.
Il post
sui santi in televisione era stato pubblicato poco tempo dopo la notizia del
Decreto sul miracolo valido per beatificarlo, promulgato il 5 luglio 2019: ho
subito pensato che avrei potuto tornare su di lui a ridosso della
beatificazione.
Non
immaginavo, però, che avrei dovuto attendere parecchio: prima la questione
della traslazione dei resti mortali, contesi tra New York e Peoria, poi le
indagini richieste circa il suo trattamento di due presunti casi di abusi
sessuali da parte di altrettanti preti della diocesi di Rochester, hanno
arrestato l’annuncio della data.
Avevo
cominciato a chiedermi come fosse stato possibile che Dio si fosse servito di
lui per salvare il piccolo James Fulton Engstrom, il miracolato, ora sedicenne
(il cui nome è stato reso pubblico sui media da tempo, anzi, sua madre ha anche
scritto un libro, disponibile in italiano, su questa storia), anche se nel suo
governo episcopale non aveva considerato a sufficienza di proteggere le persone
vulnerabili.
Di pari
passo, tuttavia, mi sembrava di vedere la riprova del fatto che la Chiesa è
estremamente seria nel verificare la santità effettiva dei suoi figli e figlie
per i quali viene aperta la relativa causa. Quando è stato ufficializzato che
le accuse erano cadute e che poteva essere fissata la beatificazione, quindi,
mi sono sentita ulteriormente rassicurata.
In
vista della beatificazione ho cercato delle fonti sicure per capire il vero
senso del suo apostolato. Ad esempio, sul sito dell’agenzia Fides, che stavo
consultando per altre ragioni, mi sono capitati sotto gli occhi due articoli.
Nel primo era rimarcato il suo contributo al Concilio Vaticano II, con alcune
sue affermazioni tratte dagli interventi che aveva pronunciato, insieme alla
relazione di stima profonda e reciproca che ebbe con san Giovanni XXIII.
Nel
secondo, invece, era descritto il segreto del suo stile comunicativo, dal quale
dovrebbero prendere spunto tutti coloro che conducono in radio e in tv, ma
ormai vale anche per i creatori di contenuti sulle piattaforme social e i
blogger come me. Monsignor Sheen, scrive l’autore, non improvvisava i suoi
programmi: si preparava con ore e ore di studio, documentandosi con attenzione,
così da non diffondere concetti erronei soprattutto sul piano dottrinale.
Inoltre, fedele a un impegno assunto nei primi tempi del suo ministero, compiva
ogni giorno l’Ora Santa davanti al Santissimo Sacramento nella sua cappella
privata.
Non
sapevo nemmeno che la Cia l’avesse attenzionato proprio per i contenuti dei
suoi programmi, benché avesse denunciato più volte i pericoli dell’ideologia
comunista: lo dimostra il documentario Fulton Sheen – Segui quel vescovo,
prodotto da Rome Reports, che è stato trasmesso ieri in versione italiana, in
seconda serata, da TV 2000 (è disponibile su Play2000).
Tra le
curiosità che si sono moltiplicate in giro per il web prima della solenne
celebrazione di ieri, segnalo quella che lo renderebbe perfetto in uno di quei
repertori, cartacei e online, di piatti culinari collegati a Santi, Beati e
simili: la ricetta, riportata alla fine di questa pagina, del suo polpettone con applesauce (composta di mele)!
Invece,
da quel che ho capito, la poesia «Non scendo dalla Croce» non è sua, anche se
la citava spesso: in lingua inglese circola con l’attribuzione a Elizabeth
Cheney, ma sembra molto più lunga della versione italiana e, soprattutto, non
inizia allo stesso modo.
I
nuovissimi mezzi di comunicazione hanno contribuito a far crescere la sua fama
di santità e a rendere più facilmente disponibili i suoi contributi audio e
video (ribadisco che, se fossi nella Rai e nella Postulazione generale dei
Frati Cappuccini, creerei qualcosa del genere anche per padre Mariano). Non
posso quindi fare a meno di riprendere una delle registrazioni di Life’s
Worth Living, sul tema della preghiera.
Cosa c’entra con
san Francesco d’Assisi?
Avrei
dovuto indagare più attentamente, ma penso proprio che monsignor Sheen abbia
parlato in qualche occasione di san Francesco. Ho rintracciato una sua
citazione, tratta dal libro Lift Up Your Heart: A Guide to Spiritual Peace,
in cui commenta che Lenin avrebbe potuto essere il Francesco d’Assisi del
ventesimo secolo, se avesse usato le sue energie per coltivare l’amore e non
per fomentare la divisione.
Nella sua omelia per la beatificazione, citata sia da Vatican News che da Fides, il cardinal Tagle ha ricordato inoltre che nella conferenza televisiva intitolata “30mo parallelo” – durante i lavori del Concilio Vaticano II, Sheen indicò sul mappamondo che tutti i paesi al di sotto del trentesimo parallelo erano considerati poveri – il vescovo ricordò la sua visita al lebbrosario di Buluba, in Uganda. Una donna gli si avvicinò e gli tese quel che rimaneva del braccio e della mano: dopo un attimo di esitazione, lui glielo strinse. In effetti, è un episodio simile a quello raccontato nel Testamento di san Francesco, circa l’incontro del futuro Santo coi lebbrosi.
Infine,
anche se può sembrare un legame al limite, il bambino miracolato era stato
ricoverato all’OSF Saint Francis Medical Center di Peoria, un centro medico
diretto dalle Suore Terziarie Francescane di Peoria.
Il suo Vangelo
Il Beato Fulton Sheen è una di quelle figure difficili da inserire in uno schieramento o in un altro. Infatti, in lui c’è di tutto: era anticomunista ma allo stesso tempo misericordioso verso chi aderiva a quell’ideologia, oppure indossava paramenti solennissimi ma viveva in un appartamento in affitto. Nelle sue trasmissioni offriva contenuti mai annacquati, anzi, dottrinalmente solidi, contemperando umorismo e serietà.
Non si
è lasciato distrarre dal mezzo radiofonico prima e televisivo poi e nemmeno ha
sfruttato la sua fama per imporre sé stesso, ma si è considerato il primo
strumento attraverso cui le persone potessero incontrare il Signore e conoscere
davvero la fede cristiana, spesso andando oltre i pregiudizi.
Nel suo
testo Il Corpo Mistico di Cristo, datato 1935, immaginava quale dovesse
essere, secondo lui, il futuro della Chiesa:
I tempi sono maturi
perché la Chiesa guardi a fondo in sé e capisca lo spirito che lega i fedeli in
un insieme vivente, e riparta da dove tutto era cominciato: dall’essere lievito
nella massa del paganesimo. La Chiesa si presenterà al mondo non come un
soggetto impersonale, come ai tempi in cui lottava contro l’eresia, ma con un
volto preciso, come lo vedeva san Paolo quando parlava del Corpo di Cristo.
Per
milioni di americani lui è stato parte di quel volto: a giusta ragione
appartiene quindi alla schiera di Testimoni che hanno intuito le potenzialità
dei media per volgerle al Bene più grande di tutti.
Per saperne di più
Fulton J. Sheen, La mia vita – Un tesoro in vaso d’argilla, Edizioni Ares 2025, pp. 455, € 20,00.
L’autobiografia
in cui racconta molti aspetti della sua vita.
Fulton J. Sheen, Perché credere? - 50 risposte sul senso della vita – Volume 1, Edizioni Ares 2022, pp. 256, € 18,00.
e
Fulton
J. Sheen, Perché credere? - 50 risposte sul senso della vita – Volume 2,
Edizioni Ares 2022, pp. 263, € 18,00.
Due
volumi con cento risposte su temi religiosi di vario genere.
Fulton J. Sheen, Preti – Uomini del mistero, Edizioni Ares 2026, pp. 536, € 24,00.
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volume scritto per invitare i sacerdoti a riscoprire la radice della loro
vocazione.
Fulton John Sheen, La strada per la felicità – Psicologia e vita cristiana, Mimep 2023, pp. 208, € 14,00.
Un’analisi
degli aspetti della condizione umana e di ciò che il cristianesimo può
offrirle.
Fulton John Sheen, Fatti per l’eternità – Introduzione al cristianesimo, Mimep 2022, pp. 208, € 14,00.
Un’analisi
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Su Internet
Pagina su di lui nel sito del Dicastero delle Cause dei Santi con profilo biografico, decreto sulle virtù e decreto sul miracolo
Sito ufficiale della beatificazione
Archivio digitale completo di tutte le sue trasmissioni (consultabile previa registrazione)
Articoli sulla beatificazione in The Good Newsroom, rivista digitale dell’arcidiocesi di New York
Sezione su di lui del sito della diocesi di Peoria
Speciale sulla beatificazione di EWTN News
Blog degli Amici di Fulton Sheen Italia



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