Io c’ero #55 – Al convegno «XXI secolo: un nuovo tempo di martiri?»
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| Poco materiale, ma significativo |
Come
accennavo nell’ultimo Testimoniando in breve, il Dicastero delle Cause dei Santi
quest’anno prevedeva non uno, ma due convegni in rapida successione. Il primo
si sarebbe tenuto il 15 settembre e sarebbe stato seguito, l’indomani,
dall’udienza con papa Leone XIV. Il titolo – Il XXI secolo: un nuovo tempo
di martiri? – e i relatori invitati m’interessavano veramente, anche perché
immaginavo che ci sarebbero stati degli aggiornamenti circa il lavoro della
Commissione Nuovi Martiri – Testimoni della Fede, della cui nascita avevo dato
conto qui (d’ora in poi, solo Commissione, per brevità).
Anche
questa volta ho imparato molto e attinto nuove informazioni, anzi, così tante
da sentirmi quasi stordita, tant’è che ho elaborato questo post dopo quasi una
settimana, ma soprattutto mi sono sentita confermata nella strada che sto
conducendo da poco meno di vent’anni.
Le foto del post sono tutte opera mia.
Pre-convegno 1:
dalla Beata Clelia Merloni
Lunedì 14, appena arrivata dalla famiglia che da tre anni mi ospita quando passo per Roma, mi è venuta un’idea: dato che quel giorno ricorreva la solennità dell’Esaltazione della Santa Croce, avrei potuto andare nella basilica intitolata proprio alla Croce, sorta sulla cappella del palazzo dove abitò l’imperatrice sant’Elena, a cui si deve il ritrovamento della vera Croce su cui venne inchiodato Gesù e di altre reliquie della Passione. In più, avrei colto l’occasione per visitare la cappella dove si trova la tomba della Venerabile Antonietta Meo, così da cementare ancora di più il mio legame con lei, di cui ho già dato conto.
Dal
sito della basilica ho appreso che la Cappella delle Reliquie era chiusa a
causa di urgenti e improrogabili restauri, ma ho ipotizzato che, per
quell’occasione, qualcuna di esse sarebbe stata esposta ai fedeli.
Mentre
ero sull’autobus, ho ricordato che non era molto lontana la casa generalizia
delle suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù (delle quali la già citata
Antonietta Meo fu alunna): avevo promesso tempo fa a una di loro, della
comunità di Milano nel santuario del Sacro Cuore alla Comasina, che sarei
passata a pregare davanti alle spoglie della fondatrice, la Beata Clelia
Merloni (a cui ho dedicato un post ripubblicato nel giorno della beatificazione).
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| Madre Clelia e la mia preghiera |
Finalmente, quindi, ci sono riuscita. Non mi fanno paura reliquiari, corpi santi e figure giacenti con le reliquie dentro, ma di madre Clelia mi ha colpita il fatto che non portasse le scarpe e che i piedi fossero visibili sotto le calze: stando a quanto è pubblicato sul sito istituzionale delle suore, al momento della ricognizione canonica prima della beatificazione, il corpo risultava integro.
Ho
riflettuto su quanti chilometri hanno percorso quei piedi pur di concretizzare
quello di cui madre Clelia era convintissima, ossia che l’amore del Cuore di
Gesù doveva abbracciare tutti senza distinzione e sostenere lei stessa nelle
tantissime difficoltà, relative alla fondazione ma non solo.
Le
suore del santuario alla Comasina mi avevano abbondantemente rifornita di
materiale, ma ho comunque preso qualche segnalibro e santino. Soprattutto, ho
lasciato una preghiera nell’urna collocata accanto alle spoglie della Beata,
chiedendole di aiutarmi ad affrontare umiliazioni e incomprensioni come ha
fatto lei. Nemmeno ho familiarizzato con le suore, ma ho parlato solo per
qualche minuto (credo mancasse poco per i Vespri) con una tale suor Maria de
Lourdes, brasiliana.
Pre-convegno 2: a
Santa Croce in Gerusalemme
La Messa è stata presieduta dal Moderator Curiae della Diocesi di Roma, monsignor Pierluigi Stolfi, il quale ha ricordato, nella sua omelia, che le famiglie devono insegnare il segno della Croce ai bambini e ne ha dato una spiegazione pratica. Avrei dovuto prendere qualche appunto per ricordare meglio il metodo da lui proposto, ma non l’ho fatto.
Come
immaginavo, invece, sull’altare è stato eccezionalmente esposto il reliquiario
col legno della Croce, usato per impartire la benedizione solenne al termine
della Messa e portato brevemente in processione.
Finita
la celebrazione, ho cercato di capire dove fosse la tomba della Venerabile
Antonietta, aiutandomi con la cartina della basilica, ma senza esito. Ho
chiesto quindi aiuto a una signora del coro, la quale mi ha risposto che si
trovava vicino alla Cappella delle Reliquie, dietro una certa porta, ma che, come
già sapevo, la Cappella era chiusa, quindi non di potevo andare. Sul finale
della Messa, un sacerdote che credo fosse il parroco ha riferito che riaprirà
probabilmente a ottobre.
Riflessioni dalla
prima parte del convegno
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| Un pochino di coda per ritirare il pass |
Il convegno si è svolto nella sola giornata di martedì, aprendosi con la relazione di monsignor Fabio Fabene, Segretario del Dicastero delle Cause dei Santi e presidente della Commissione Nuovi Martiri – Testimoni della Fede.
Il suo
compito è stato essenzialmente aggiornare sulle cifre della Commissione, che ha
raccolto le storie di 149 personaggi europei (39 solo quelli uccisi in Europa,
a cui vanno sommati quelli dello stesso continente uccisi altrove), 280 (di cui
circa 200 non cattolici) in Medio Oriente, 289 in America Latina (perlopiù in
contesti di narcotraffico e sfruttamento delle risorse naturali), 453 in Asia e
Oceania (di questi fa parte il maggior numero di Testimoni uccisi in un solo
momento, quelli dei tre attentati simultanei a Colombo nel 2019), 700 in
Africa, i più numerosi. Il totale è di 1761, 136 in più rispetto al totale di
un anno fa. L’elenco completo dei nomi, tuttavia, non è stato ancora
interamente reso pubblico.
Fabene
ha ribadito poi il rapporto tra la Commissione e il lavoro di discernimento del
Dicastero circa i candidati agli altari: i processi di beatificazione
riguardano solo i cattolici e, tra questi, quelli che hanno fama di martirio o
di offerta della vita; per alcuni possono essere avviati, com’è già successo.
Il
cardinal Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa, ha basato la sua
esposizione su tre casi precisi, a me già tutti noti, ma solo con due di essi
sento di avere legami più saldi. Conoscevo infatti di fama il Beato Isidoro Bakanja per la sua fedeltà al Rosario e allo Scapolare del Carmelo, ma non
ricordavo che avesse scoperto il cristianesimo spiando alcuni colleghi muratori
e che, grazie a loro, fosse diventato a sua volta catechista. Ho invece
approfondito, come ho indicato nei relativi post, le vicende della Beata Maria Clementina Anuarite Nengapeta e del Beato Floribert Bwana Chui.
Della
riflessione del professor Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di
Sant’Egidio e vicepresidente della Commissione, ho trattenuto il concetto per
cui bisogna stare attenti, nel raccontare vicende simili, al contesto storico
in cui si sono compiute e alle ragioni, seppur distorte, dei persecutori; è uno
stile che cerco di applicare sempre, nei miei articoli e nei miei post.
Nella
tavola rotonda seguente, anche la dottoressa Sandra Sarti, presidente di Aiuto
alla Chiesa che Soffre Italia, ha presentato dati, fatti e progetti, basati
sull’annuale Rapporto sulla Libertà Religiosa, nato nel 1999 proprio grazie
alla sezione italiana di questa realtà nata nel 1947 e diventata Fondazione
Pontificia nel 2011.
Nella
sua relazione su Martirio e difesa dei poveri e del creato, suor
Nicoletta Vittoria Spezzati, delle suore Adoratrici del Sangue di Cristo, la
quale fa parte dei Consultori storici del Dicastero delle Cause dei Santi (l’ho
incontrata lo scorso anno, come raccontavo nel post sul Beato Giovanni Merlini), ha incoraggiato a «comprendere
le storie di vita e il mistero ultimo che le accompagna fino all’ultimo istante»,
come lei e colleghi cercano di fare nell’esaminare le varie Positiones
su virtù, martirio od offerta della vita.
Venendo
più sul tema, ha ricordato che dal 2012 al 2024 almeno 2253 appartenenti a
gruppi legati alla difesa dell’ambiente sono scomparsi o sono stati uccisi;
molti casi restano difficili da identificare. Non è successo così per suor
Dorothy Stang, delle Suore di Nostra Signora di Namur, assassinata il 12
febbraio 2005 nella foresta amazzonica.
Secondo
le parole del vescovo Erwin Kräutler (che fa parte della stessa famiglia
religiosa di suor Nicoletta, essendo un Missionario del Preziosissimo Sangue),
che la conobbe e la sostenne nel suo impegno per gli abitanti della foresta, «La
morte non crea il testimone, ma mostra in pienezza ciò che non ha potuto
rivelare»: anche questa è una convinzione che fa parte del mio modo di
scrivere. Penso che metterò in lista, prima o poi, qualcosa anche su quella
religiosa.
L’appassionato
racconto di Lucia Capuzzi, che su Avvenire si occupa di America Latina,
mi ha confermata nell’ammirazione che provo per i quasi-colleghi (non sono
ancora una giornalista, nemmeno pubblicista, per cui uso quest’espressione) che
documentano l’attualità sul campo, fornendo quindi fonti essenziali per coloro
che, eventualmente, scriveranno le biografie di questi Testimoni: gliel’ho
comunicato di persona, prima della pausa per il pranzo.
Decisamente
sconosciuta, invece, prima di questo convegno, mi era la storia di suor Regina
Loba Luate e suor Mary Daniel Abut, Suore del Sacro Cuore di Gesù
(congregazione che fa parte della Famiglia Comboniana, essendo stata fondata
dal vescovo comboniano Sisto Mazzotti). L’ha raccontata suor Alice Drajea
Jurugo, loro consorella, delineando i rapporti di amicizia tra loro due e le
circostanze del loro assassinio, avvenuto il 16 agosto 2021 mentre tornavano dalle celebrazioni per il
centenario della parrocchia di Loa, tanto da essere note come “Loa Centenary
Martyrs” (“Martiri del centenario di Loa”).
Riflessioni dalla
seconda parte del convegno
Attesissimo, nella seconda parte del convegno, era l’intervento del cardinal Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Con gravità e puntualità, ha rimarcato che in Medio Oriente è difficile parlare di “martirio” e di “martiri” perché le parti in lotta li intendono diversamente e si è addolorato nel riferire che spesso chi uccide e chi viene ucciso fa parte della sua stessa diocesi, che copre Israele, Palestina, Cisgiordania e Cipro.
A suo
parere, la mitezza custodisce il cuore e «non è una sorta di arrendevolezza»:
«verrà il momento», ha proseguito, «in cui il potere delle armi fallirà», ma
chi è mite ha comunque il diritto di far sentire la propria voce.
Le
relazioni seguenti, del giornalista dell’agenzia Fides Paolo Affatato, e del
professor don Roberto Regoli, mi hanno offerto altri spunti, per ricordare la
realtà «drammatica ma luminosa», secondo la definizione del primo dei due
relatori, dell’Asia plurireligiosa e i recenti esempi di cristiani europei
uccisi.
Anche
qui si sono intrecciate storie che conoscevo, come quella di Shahbaz Bhatti
(conto presto di tornare su di lui), di padre Fausto Tentorio o del Servo di
Dio Akash Bashir (ancora oggi mi meraviglio di come abbia esordito sulla
rivista dei Salesiani di Bologna proprio con un articolo su di lui e mi pento del mio
errore di valutazione, che mi avrebbe fatto preferire qualche altra storia), e
altre che solo il tempo m’impedisce di approfondire.
Don
Regoli ha invece riferito che alla Commissione Nuovi Martiri – Testimoni della
Fede sono arrivate anche storie di Testimoni uccisi in Europa che rientrano più
nella casistica dell’offerta della vita, perché non collegate a contesti
persecutori, semmai a sacche di ostilità e a problemi di salute psichica da
parte degli aggressori. Il caso forse più noto (e che c’entra anche con me) è
quello di don Roberto Malgesini, la cui inchiesta diocesana è da poco iniziata proprio per
offerta della vita.
Il
professor Gianni La Bella, invece, parlando sul tema La prova del Covid e il
Vangelo, ha sostenuto che manchi una ricognizione puntuale e una precisa
mappatura dei casi di cristiani che hanno affrontato il rischio del contagio e
che sono morti per questo motivo, proseguendo con l’elencazione a livello
internazionale di alcuni di essi.
In
parte ha ragione: sono infatti a conoscenza di due inchieste, limitate all’Italia: Covid 19: preti in prima linea, basata anche sugli articoli
della serie #pretipersempre di Avvenire (a cui avevo dato il mio
contributo, sebbene al tempo non collaborassi ancora col giornale), e Fatti di Vangelo in pandemia, di Luigi Accattoli e Ciro Fusco, che però non parla solo di persone decedute (anche qui ho dato
qualche dritta ai due giornalisti che, successivamente, mi hanno scelta per la
revisione del libro Nuovi Martiri).
Infine,
monsignor Marco Gnavi, rettore di Santa Maria in Trastevere e segretario della
Commissione, ha esordito dichiarando che le vicende che avrebbe trattato, sul
tema Martirio e pace, anche nel suo caso provenienti dai cinque
continenti, devono «passare dalla cronaca al luogo che spetta loro, perché la
loro testimonianza interpella la nostra».
L’unica
di cui avevo già sentito, perché citata da monsignor Fabene nella conferenza
stampa di lancio dell’incontro ecumenico sui Nuovi Martiri – Testimoni della
Fede che si è svolto al Colosseo un anno fa, era quella dei sette Melanesian
Brothers, membri di una fraternità anglicana che guardava a san Francesco
d’Assisi come esempio, ma grazie al suo intervento l’ho conosciuta meglio.
Terminate
le relazioni, è venuto il momento delle domande, inviate via WhatsApp; questa
volta, a differenza di due anni fa, non ho posto nessun interrogativo. Due
erano per il professor Riccardi, che ha ripetuto come i Testimoni della
Commissione siano solo la punta di un iceberg ancora da esplorare e che i
cristiani che non scelgono l’odio costituiscono una profezia di futuro, mentre
due erano per il dottor Affatato, che ha ricordato il report annuale di Fides, che però preferisce usare il termine “operatori pastorali uccisi”(qui quello del 2025), nel quale
sono compresi solo i cattolici, ma raramente include anche esponenti di altre
confessioni.
Nelle
sue conclusioni,
il cardinal Semeraro ha ampliato quanto aveva già dichiarato nella conferenza
stampa del convegno, aggiungendo però la vera motivazione per cui, quest’anno,
non ci saranno canonizzazioni: perché non sono stati presentati presunti
miracoli e perché nessuno li ha chiesti. «I santi amano sentirsi dire che gli
vogliamo bene», ha commentato, ribadendo che la santità della Chiesa va oltre i
singoli casi elevati al massimo onore degli altari.
Ha poi
aggiunto che i personaggi inclusi nel catalogo della Commissione vanno comunque
considerati anche se è difficile dimostrarne le virtù o il martirio o l’offerta
della vita, mentre per valutare l’esemplarità di qualcuno, come ben sanno i
postulatori, la santità è motivata dall’esercizio delle virtù, concetto che, a
suo dire, sembra «affievolito o appannato».
Concludendo,
ha dichiarato che la santità è la forma più particolare della storia del mondo:
penso proprio che questo tema sarà approfondito nel convegno che si terrà tra
un mese, su La santità nella storia, a cui mi piacerebbe partecipare.
All’udienza di
papa Leone XIV
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| In attesa del Papa |
L’appuntamento per l’udienza riservata a noi convegnisti era alle 8 precise di mercoledì 16, davanti all’ingresso del Dicastero delle Cause dei Santi, al civico 10 di piazza Pio XII. Mi sono svegliata prestissimo, anche perché dovevo preparare la valigia e sistemarmi un po’.
Ero
sicura di aver preso tutto e stavo per arrivare alla fermata dell’autobus,
quando mi sono accorta che mancava il pass, fondamentale per entrare insieme a
tutti gli altri: fatto strano, dopo che proprio essermi tolta il cartoncino con
nome, cognome e settore ha contribuito alle mie disavventure alla GMG di Colonia e, da allora, non mi separo mai da elementi del genere, quando
partecipo a convegni o grandi manifestazioni. L’ho quindi recuperato al volo e,
per arrivare in tempo, ho preso altrettanto rapidamente un taxi.
Nel
tempo di attesa – alla fine sono giunta all’appuntamento con un’ora di anticipo
– ho conversato con una signora della Comunità di Sant’Egidio e con una
religiosa che avrei ritrovato al ritorno, delle Suore del Divin Salvatore; di
nessuna delle due ricordo il nome, purtroppo.
Ho
invece ben presente di essermi ritrovata, appena il gruppo si è mosso verso il
Colonnato di San Pietro, accanto a Michela Boffi, la Piccola Apostola della
Carità che segue la causa di canonizzazione del suo fondatore, il Beato Luigi
Monza. Ero sicurissima di averle inviato il post in cui parlavo del mio legame con lui, ma mi
ha risposto di no: appena tornata a Milano l’ho fatto.
Nella mia
terza volta nel Palazzo Apostolico è andato tutto piuttosto liscio, anche se ho
iniziato subito a immaginare che non tutti i convegnisti avrebbero avuto un
momento a tu per tu con papa Leone XIV: dopotutto, alle 10 era prevista
l’Udienza Generale.
Del suo
discorso ho
trattenuto principalmente le battute finali, nelle quali il Santo Padre, appoggiandosi
alla nota affermazione di san Paolo VI in Evangelii nuntiandi al numero
41, citata anche durante il convegno, ha affermato:
I testimoni della
fede non propongono un’ideologia, ma mostrano una fede vissuta nella
quotidianità. La loro credibilità nasce dalla coerenza tra le parole e le
azioni, coerenza spesso portata fino al sacrificio supremo. In contesti
culturali indifferenti, la “santità della porta accanto” e l'eroismo silenzioso
diventano argomenti significativi, capaci di interpellare tutti, anche i più
diffidenti.
Carissimi, noi
ammiriamo questi nostri fratelli e sorelle come stelle che brillano nel buio
dell’egoismo e della sopraffazione. Essi aiutano la Chiesa a riflettere più
pienamente la luce di Cristo Signore, per indicare all’umanità contemporanea la
strada che conduce alla civiltà dell’amore. Tutti siamo chiamati a dare il
nostro apporto «a questo orizzonte di impegno, a questo cantiere di speranza»
(Lett. enc. Magnifica
humanitas, 185). I testimoni della fede, donando la vita per la
giustizia, la verità, la pace, la libertà hanno contribuito efficacemente
all’avvento dei cieli nuovi e della terra nuova, che attendiamo fiduciosi dalla
misericordia di Dio.
Quelle
parole mi sono sembrate corrispondere esattamente a tutto il mio quasi-lavoro
editoriale e sul blog, indipendentemente che io tratti cristiani morti
violentemente o per malattia, anziani o giovani, di ogni stato di vita e
nazionalità.
Mentre
papa Leone le pronunciava, mi sono ricordata di quelle espressioni del suo
predecessore Benedetto XVI a Colonia, prima che finissi all’ospedale da campo,
le quali contribuirono a rimettermi sulla via indicata dai Santi riconosciuti;
le avevo menzionate poco prima, attraversando piazza San Pietro e parlando con
Michela. Non solo: appena sveglia, affacciandomi dalla finestra del mio
alloggio, avevo visto una quantità di stelle incredibile, tanto più che
alloggiavo, come ormai da tre anni in qua, vicino a Santa Maria Maggiore,
quindi abbastanza in centro.
Sotto
sotto ho sperato di essere tra i fortunati che avrebbero potuto presentarsi al
Papa, ma non è stato possibile. Mi sono intravista di spalle nella galleria
fotografica ufficiale, ma m’importa poco: il mio vero scopo, infatti, non era
vantarmi di aver potuto parlare col Successore di Pietro, tanto più che avevo
già messo nelle mani di papa Francesco il mio desiderio di servire la Chiesa
raccontando i santi e i testimoni della fede (minuscole perché in senso
generico).
Prima
di andare via dal Palazzo Apostolico, ho scambiato qualche parola col
postulatore generale dei Dehoniani, circa l’imminente beatificazione del
confratello padre Martino Capelli e di altri due sacerdoti martiri nella zona
di Monte Sole, promettendogli un post sull’argomento.
Incontri qua e là
Al di là delle relazioni, convegni come questo costituiscono per me l’occasione di rivedere vecchie conoscenze e di farne di nuove. Ho già riferito dell’incontro con Michela, ma nel giro di poco tempo ho rivisto: il sacerdote che sta collaborando alla causa di Santa Scorese, il quale ha apprezzato il mio articolo uscito a luglio su Avvenire; suor Daniela Del Gaudio, a cui ho riferito le vicissitudini editoriali che mi hanno portata a co-firmare per le Edizioni Ares (anche lei ha contribuito ad alcuni volumi) il libro sul giovane Federico Bazzan; suor Bernardete Rossoni, postulatrice delle Figlie di San Camillo, affiancata dal collaboratore Emanuele Martinez; padre Taras Yeher, postulatore generale dell’Ordine dei Minimi, a cui ho rinnovato la mia promessa di occuparmi anche dei suoi candidati; suor Luiza, delle Suore Ancelle di Maria Immacolata, che mi ha donato un libro su di una sua consorella in fama di santità e di martirio, suor Anna Hlova, assassinata il 2 giugno 2002 a Vinnytsia in Ucraina.
Ho
approfittato del convegno per poter scambiare qualche parola col dottor
Affatato, dopo che l’avevo contattato per capire se fossero vere le voci
secondo cui, nel 2016, fosse stato annunciato l’avvio della causa per martirio
di Shahbaz Bhatti, del quale ha curato una biografia (a quanto ho capito, non
c’è ancora nessun passo ufficiale).
Infine,
sono riuscita a salutare rapidamente il cardinal Semeraro: gli ho solo detto
che, dopo aver moderato la presentazione di Nuovi Martiri il 9 settembre
di un anno fa, non potevo fare a meno di partecipare al convegno.
Dimenticavo:
mentre aspettavo l’autobus per tornare al mio alloggio e da lì ripartire per
Milano alle 13, ho intrattenuto una conversazione con una suora, anche lei
convegnista, un po’ in italiano un po’ in spagnolo. Ho scoperto che si chiamava
suor Angela ed era una Serva di Maria Ministra degli Infermi: mi sono subito
ricordata che, aiutata dalla postulatrice della stessa congregazione, avevo
corretto i profili per santiebeati.it della fondatrice, santa Maria Soledad Torres Acosta, e delle quattro loro consorelle martiri durante la
guerra civile spagnola.
Acquisti modici
Prima di partire, ho promesso che non avrei scialacquato i miei soldi in minuteria per i Rosari che realizzo, dato che negli anni precedenti ho accumulato una buona scorta, né in ricordini. Mi pare di essermi contenuta, concentrando le mie spese sulle più recenti pubblicazioni della collana Sussidi per lo studio delle Cause dei Santi promossa dal Dicastero: gli atti del convegno del 2024 su martirio e offerta della vita, quelli del colloquio sul miracolo del 2025 e il saggio del cardinal Semeraro Per una teologia dei santi e della santità. Da quel che ho capito, non sono reperibili nelle librerie, ma solo al Dicastero; non so se possono essere ordinati ai contatti presenti sul sito ufficiale.
Ho
fatto un giro per i negozi di Borgo Pio e per quelli nei dintorni di San
Pietro, uscendone con molta meno mercanzia di quanta avessi intenzione di
acquistare: anche qui, mi sono limitata a due libri che a Milano avrei trovato,
ma solo dopo averli ordinati; lì, invece, erano subito disponibili.
Concludendo
Mi dispiace di aver aspettato così tanto per raccontare quello che mi è accaduto, nonostante avessi portato il computer con me. A ottobre spero di essere più puntuale, sia se parteciperò al convegno La santità nella storia, sia se avrò delle ricorrenze da rispettare: sono altrettanto dispiaciuta per essermi scordata che, proprio il giorno dopo il mio ritorno, ricorreva il ventesimo anniversario del martirio della Beata Leonella Sgorbati, sulla quale avrei avuto qualcosa da raccontare; spero di riuscirci nel prossimo mese missionario.






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