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sabato 30 agosto 2014

Alfredo Ildefonso Schuster: dedizione pastorale e santità personale



Chi è?

Arazzo esposto in San Pietro per la beatificazione,
da un dipinto di Alberto Borroni
Lodovico Alfredo Schuster nacque a Roma il 18 gennaio 1890, primogenito di Giovanni, sarto che aveva prestato servizio tra gli zuavi pontifici, e della sua terza moglie Anna Maria Tutzer. Alla morte del padre, visse in povertà, finché non venne ammesso alla scuola dell’abbazia benedettina di San Paolo fuori le Mura, dove, il 12 novembre 1898, cominciò il noviziato assumendo il nome di Ildefonso.
Ordinato sacerdote il 19 marzo 1904, venne eletto abate nel 1918. Il 26 giugno 1929 venne nominato da papa Pio XI Arcivescovo di Milano. Il 15 luglio dello stesso anno venne da lui creato cardinale e, tre giorni dopo, consacrato vescovo.
L’8 settembre fece il suo solenne ingresso nella sua nuova Diocesi. Nel corso del suo episcopato, lungo quasi venticinque anni, compì quattro visite pastorali (la quinta rimase incompleta), indisse cinque sinodi diocesani e promosse l’edificazione della sede del Seminario a Venegono Inferiore. Fu lì che, costretto dai medici a riposarsi, morì alle 4:35 di lunedì 30 agosto 1954.
Appena tre anni dopo, partì la fase diocesana del suo processo di beatificazione, durato dieci anni e integrato da un processo nel Vicariato di Roma. Nel 1989, la sua positio super virtutibus venne trasmessa alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi; cinque anni dopo, venne dichiarato Venerabile.
A seguito dell’approvazione di un miracolo per sua intercessione (la guarigione di madre Maria Emilia Brusati da glaucoma binoculare), è stato beatificato da san Giovanni Paolo II a Roma, il 12 maggio 1996. I suoi resti mortali sono esposti alla venerazione dei fedeli in un’urna sotto l’altare della Virgo Potens, nella navata destra del Duomo di Milano.

Cosa c’entra con me?

giovedì 28 agosto 2014

Terra Santa 2014 #8: a Betlemme, dove il Verbo si fa ancora carne (seconda parte)




Nel secondo giorno a Betlemme mi sono finalmente dedicata alle visite turistico-religiose, ma ho anche familiarizzato con le suore che mi ospitavano e compreso, una volta di più, le difficoltà che la gente del posto affronta quotidianamente. Anche stavolta le foto sono tutte opera mia.

mercoledì 27 agosto 2014

Terra Santa 2014 #7: a Betlemme, dove il Verbo si fa ancora carne (prima parte)


Nella foto, i cartelloni dipinti dai bambini di Betlemme
Il primo giorno a Betlemme mi ha vista fronteggiare le mie principali paure: quella di non saperci fare coi bambini e quella del vuoto, fisico e immateriale. Non so se le ho vinte, ma almeno ho provato a fare i conti con esse. Ecco come ho fatto, non prima di aver compiuto la solita precisazione circa le foto (anche se stavolta sono tutte mie).

Lunedì 11 agosto
«Così t’ho visto / M’hai accolto»

Come dicevo nel post precedente, siamo arrivati a Betlemme nel pomeriggio. Ad accompagnare il nostro ingresso, qualcuno di noi ha selezionato dal proprio cellulare questo sottofondo musicale, che presumo sia stato comune a quasi tutti i pellegrinaggi giovanili da più di un anno a questa parte (lo propongo in una versione dal vivo):


A differenza di quanto accaduto a Gerusalemme e Nazaret, siamo stati smistati in due alloggi diversi: io, insieme a un’altra ventina di persone, sarei stata ospitata presso la “Società Antoniana”, una struttura in parte ancora adibita a casa di riposo per gli anziani e gestita dalle suore Figlie di Nostra Signora dell’Orto. Ad accoglierci, un ragazzo che sia a me sia ad altri miei compagni sembrava di aver già visto da qualche parte: Matteo, che un tempo aveva partecipato come voce recitante alle veglie diocesane in Duomo per i giovani. Se ho ben capito, si trova lì in qualità di volontario per insegnare italiano.
Come ci aveva preannunciato Elena, la nostra guida, i giorni a Betlemme sarebbero stati organizzati così, previa iscrizione su dei fogli appositi: al mattino, potevamo scegliere tra stare coi bambini della parrocchia greco-cattolica (l’altro luogo dove il resto del gruppo stava a dormire), visitare le chiese del circondario oppure aiutare in cucina; nel pomeriggio, invece, saremmo stati tutti insieme.
Il mio interesse principale risiedeva, come potrete facilmente intuire, nelle visite turistico-religiose, ma non me la sentivo di compierle già dal primo giorno, considerando anche la successiva escursione pomeridiana nel deserto di Giuda. Di conseguenza, mi sono segnata per prima cosa nell’elenco dei volontari coi bambini, poi in quello delle visite. Purtroppo il “gruppo-cucina” di venerdì era già al completo, quindi mi sono nuovamente iscritta nel primo.

Martedì 12 agosto
A disposizione dei più piccoli

Immediatamente dopo la colazione, io e i miei compagni ci siamo diretti alla parrocchia greco-cattolica per la preghiera d’inizio giornata e suddividerci nei gruppi a cui ci eravamo iscritti. Per chi, come me, si sarebbe occupato dei bambini, la scansione oraria era la seguente:
9:30-10:00 – bans e canzoncine in cerchio;
10:00-11:00 – attività musicali;
11:00-12:45 – gioco libero o attività manuali.
Abbiamo avuto a che fare con una ventina di bambini, d’età compresa tra i cinque e i tredici anni circa. Personalmente, ho rispolverato quel poco che mi ricordavo di aver appreso negli incontri di formazione come animatrice all’oratorio estivo e mi sono ripromessa di non ripetere gli stessi errori che compivo nella mia parrocchia d’origine. Avrei dovuto stare molto attenta per un motivo in particolare: i piccoli che avrei avuto davanti erano già provati da un persistente stato d’allerta, quindi urlare non avrebbe fatto altro che peggiorare la loro condizione.
Alla fine è andata molto meglio di quel che pensassi: mi sono sgolata sì, ma per far scaricare i bambini; sono passata da un gruppetto all’altro per aiutare un po’ tutti; ho recuperato un minimo di abilità, maturata tra l’altro non proprio da piccolissima, nel realizzare portachiavi con i fili di plastica o scoubidou.

14:45 – Quel che resta di Erode il Grande

Ho fatto proprio bene a sistemarmi nel “gruppo-bambini”: la visita al parco archeologico dell’Herodion mi ha lasciata quasi a pezzi. Tra le numerose salite e il clima torrido, per poco non riuscivo più a seguire le spiegazioni di Elena; tuttavia, anche grazie a un momento trascorso in un punto fresco, cioè uno dei tunnel che collegavano le varie parti di quella fortezza-palazzo, ho recuperato le forze.
Il pensiero che mi ha colta mentre m’inerpicavo per le scalinate sconnesse è stato che i potenti della terra hanno sempre cercato di costruire qualcosa di grosso, per intimorire i loro sottoposti e far perdurare il loro dominio anche sui posteri. Non in modo differente ha agito Erode, ma di quel segno della sua potenza oggi non restano che macerie. Se intendo edificare qualcosa di sicuro per la mia vita, ho concluso, mi conviene restare umile, sebbene a volte abbia ambizioni eccessive.

17:00 – Il deserto e la paura

Dall’Herodion ci siamo spostati, tramite pulmini, al monastero di San Saba nel deserto di Giuda. La visita serviva per recuperare quella, saltata per motivi di sicurezza, nel Negev, dove tra l’altro avremmo dovuto pernottare.
Sin dai miei primi passi, sono stata presa nuovamente da quel terribile senso di angoscia che mi aveva lasciata a Gerusalemme, accentuato, tra l’altro, dalle numerose voragini che si aprivano alla mia sinistra e dall’esiguo spazio dove si poteva camminare. Più di una volta ho costretto dei miei compagni a prendermi per mano, per farmi superare tranquillamente dei punti un po’ ostici.
Aiutata dalla meditazione suggerita da don Bortolo, ho visto nel deserto e nei crepacci che tanto m’intimorivano quasi un’immagine della mia vita attuale, priva di sbocchi lavorativi e piena di ambizioni che non diventano mai concrete. Eppure, osservando bene il paesaggio, ho notato alcuni wadi, ossia canali temporanei che si formano quelle rare volte che piove, presso i quali si creano alcune forme di vegetazione e gli animali possono abbeverarsi. Ho quindi compreso di non dovermi far strappare da nulla e da nessuno, nemmeno da me stessa, i pochi momenti di speranza che ho, perché, ancora una volta, so che Dio è più grande delle voragini e sa Lui come colmarle.

Derive culinarie: il paciughino al sesamo

Dal secondo giorno a Betlemme, grazie al buon Matteo e alla solerzia delle suore, la nostra tavola a colazione era veramente ripiena di leccornie: yogurt, latte, una deliziosa marmellata fatta in casa (della quale non abbiamo mai capito l’effettiva composizione), una certa crema alle nocciole tutta italiana e un curioso dolce, contenuto in una vaschetta come quelle dei gelati.
Da quel poco che si capiva in caratteri occidentali, si trattava di un prodotto a base di sesamo, da accompagnare alla pita e magari a un po’ di marmellata. L’unico problema era che risultava eccessivamente dolce, tanto da dovermi lavare i denti di corsa. Al momento non ricordo come si chiamasse: se troverò il nome e magari qualche ricetta, lo segnalerò.

[EDIT 3/9/2014] Grazie alla mia compagna Greta, mi sono ricordata come si chiama: halva. Ho trovato molte varianti online, ma penso che prima o poi andrò a comprarmelo in un negozio di alimentari biologici.

Per ora mi fermo qua, anche se temo di essere stata insolitamente breve. Il prossimo racconto, invece, credo che sarà molto più lungo. Spero che avrete ancora la pazienza di seguirmi!

GLI ALTRI POST SUL VIAGGIO IN TERRA SANTA

lunedì 25 agosto 2014

Terra Santa 2014 # 6: Magdala e dintorni



Prima di partire per Betlemme, sono state previste alcune tappe intermedie: il Magdala Center e gli annessi scavi archeologici, un momento di riposo e meditazione sul lago di Tiberiade, una breve visita a Cafarnao e il Monte delle Beatitudini. Non sono mancate occasioni perché noi del coro facessimo sentire le nostre voci, a volte molto bene, altre un po’ meno. Ma andiamo con ordine, dopo la solita nota circa le foto: dove non è indicato lautore, sono opera mia.

domenica 24 agosto 2014

Tre domande a... Larein Lahhan: qualcosa di buono da Nazaret



Chi è?

Larein Lahhan, diciassette anni, è una studentessa delle scuole superiori. Pur essendo di rito greco-cattolico, partecipa alle funzioni religiose presso la parrocchia latina di San Giuseppe a Nazaret, insieme a molti altri giovani.

Cosa c’entra con me?

Ho incontrato questa ragazza durante la cena seguita alla Messa nella chiesa di San Giuseppe, a cui io e i miei compagni del Gruppo Shekinah abbiamo partecipato nell’ambito del nostro pellegrinaggio in Terra Santa. Dato che non eravamo venuti lì sfidando la paura della guerra solo per cantare, ma anche per incontrare la gente che vive da sempre in quei luoghi, ho pensato che sarebbe stato interessante intervistare uno dei giovani della parrocchia, anzi una, per rimpinguare gli articoli che ho dedicato a figure femminili.
Mentre finivo di mangiare il mio panino, mi sono guardata attorno per trovare il mio soggetto. Per prima cosa, ho interpellato una delle suore lì presenti, appartenente alle Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, che hanno una scuola nel territorio della parrocchia. Dopo averci riflettuto un attimo, mi ha presentato Larein, proponendosi di farmi da interprete se avessi avuto qualche difficoltà ad esprimere i miei concetti in lingua inglese. A quel punto, non mi restava che formulare le mie domande e tradurle per rendergliele più comprensibili. Ecco quindi l’esito del nostro dialogo.

venerdì 22 agosto 2014

Terra Santa 2014 #5: a Nazaret, dove lo straordinario si fa quotidiano




Da Gerusalemme a Nazaret: potrebbe sembrare un percorso poco logico, ma non lo è stato. Per capire le ragioni della donazione senza limiti di Gesù, infatti, bisognava andare alle radici, all’annuncio fatto alla Vergine Maria e al suo “sì”. Provo quindi a sintetizzare quello che mi è capitato nel poco tempo trascorso là. Come sempre, le foto, dove non segnalato, sono state scattate da me.

giovedì 21 agosto 2014

Terra Santa 2014 #4: A Gerusalemme, tra eccesso e santità (quarta parte)



Il racconto della parte del pellegrinaggio vissuta a Gerusalemme si conclude qui, con la mezza giornata trascorsa al romitaggio del Getsemani e la fatica nel contrattare nei negozi del suk. Prima dell’arrivo a Nazaret, c’è stato tempo per osservare i reperti a Qumran e per un salutare bagno nel Mar Morto. Si va!

mercoledì 20 agosto 2014

Terra Santa 2014 #3: A Gerusalemme, tra eccesso e santità (terza parte)



Terza parte del mio racconto, prevalentemente incentrata sul tema della preghiera. Ribadisco che le foto, laddove non specificato, sono opera mia. Spero di non annoiarvi, per cui, se volete, proseguite nella lettura.

martedì 19 agosto 2014

Terra Santa 2014 #2: a Gerusalemme, tra eccesso e santità (seconda parte)




Proseguo il mio racconto di viaggio con il secondo giorno trascorso a Gerusalemme, nel quale ho fatto un nuovo incontro che mi ha fatto ricordare uno dei miei Testimoni preferiti, ripensato a come convertire gli aspetti più duri del mio carattere, vissuto un concerto spettacolare e ricevuto un inatteso incoraggiamento. Come al solito, dove non specificato le foto sono opera mia. Partiamo?

lunedì 18 agosto 2014

Terra Santa 2014 #1: a Gerusalemme, tra eccesso e santità (prima parte)

Una riproduzione del famoso mosaico di Madaba,
con la mappa di Gerusalemme,
situato presso il mercato bizantino

 


Sono tornata! Sono tutta intera (a parte una piccola escoriazione sulla gamba sinistra)! Eccomi quindi pronta a raccontare per filo e per segno le esperienze e gli incontri vissuti durante le ultime due settimane in Terra Santa. Comincio da Gerusalemme, dove ho passato i giorni dal 3 all’8 agosto. Dove non altrimenti specificato, le foto sono opera mia, mentre gli orari li ho ricavati dalle foto o dai miei appunti. Pronti a partire o, se siete del Gruppo Shekinah, a ripensare a quanto abbiamo visto e udito?

venerdì 1 agosto 2014

«Sing for joy», ovvero perché vado in Terra Santa




Negli ultimi giorni non ho postato nulla non per mancanza d’ispirazione né di storie da raccontare, bensì per provare a prepararmi a dovere al pellegrinaggio in Terra Santa col Gruppo Shekinah, di cui facevo cenno nell’articolo sul mio trentesimo compleanno. Il titolo, prontamente trasformato in hashtag dalle mie compagne più presenti sulle reti sociali, è Sing for joy, mutuato dal Salmo 100.