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venerdì 1 agosto 2014

«Sing for joy», ovvero perché vado in Terra Santa




Negli ultimi giorni non ho postato nulla non per mancanza d’ispirazione né di storie da raccontare, bensì per provare a prepararmi a dovere al pellegrinaggio in Terra Santa col Gruppo Shekinah, di cui facevo cenno nell’articolo sul mio trentesimo compleanno. Il titolo, prontamente trasformato in hashtag dalle mie compagne più presenti sulle reti sociali, è Sing for joy, mutuato dal Salmo 100.
A dirla tutta, sono stata in sospeso fino all’ultimo, convinta che mi sarebbe arrivato un messaggio di posta elettronica che annunciava la cancellazione di tutto. Tuttavia, domenica scorsa, sono stata messa di fronte alla scelta definitiva tra ritirarmi e continuare. Avevo solo due giorni di tempo, per cui mi sono decisa per il sì. I miei parenti hanno appoggiato tutti questa mia decisione, ma ogni volta che ipotizzavo scenari funesti si arrabbiavano, e a ragione.
Ci sono due motivi per cui ho deciso di partire. Il primo: non mi andava di passare per pavida o per bugiarda. Pavida perché ho già sentito qualcuno dare questo termine a persone che prima hanno organizzato un pellegrinaggio, ma poi l’hanno annullato allo spirare di venti guerreschi. Bugiarda perché non volevo rinnegare quanto don Bortolo, guida spirituale e paroliere del Gruppo, ci mette in bocca. Con che cuore avrei potuto cantare di nuovo
Andrò fino alla fine, andrò fino alla meta […] 
sarò luce del mondo, sarò segno di pace (da Passa il Signore)
se avessi deciso di rifiutare?
In questi ultimissimi giorni, inoltre, si è fatto strada una nuova ragione. Tempo fa, nella mia vecchia parrocchia, avevo sentito predicare il parroco di una vicina comunità durante alcune serate di Esercizi spirituali. Facendo riferimento alla grande pittura presente nel catino dell’abside, raffigurante il Cristo Pantocrator quasi come nei famosissimi mosaici del Duomo di Monreale, ha affermato che noi veneriamo Gesù così glorioso perché Lui, nell’Orto degli Ulivi, è andato fino in fondo.
Il nostro don ha sapientemente mescolato questa decisione finale del Signore con le parole del Beato Carlo di Gesù (ossia Charles de Foucauld) e di monsignor Luigi Serenthà: 
Mi abbandono a te, Padre mio,
il tuo disegno sarà
il disegno mio
non ho altri che te:
tu sei i miei giorni.
(da Getsemani).
 
Anch’io, quindi, proverò a vivere il medesimo abbandono, incarnando uno dei grandi ideali spesso indicati dal Papa: portare la vera gioia, cercare di essere Presenza e vicinanza di Dio, perché è questo che significa il nome che ci è stato dato e che qualcuno, forse con un po’ d’invidia nient’affatto cristiana, afferma che sia un filino pretenzioso.
È pur vero che, come afferma il suo primo biografo, il giovanissimo Carlo Acutis (scriverò di lui quando partirà la sua inchiesta diocesana) affermò che non sentiva il bisogno di recarsi tanto lontano a cercare tracce del passaggio di Gesù sulla terra, quando poteva avere Lui tutto intero nel Tabernacolo di una qualsiasi chiesa. Io, invece, non intendo rigettare la possibilità che mi è stata offerta, ovviamente salvo cause di forza maggiore.
Insomma, se dopo il 17 agosto non scriverò più nulla, saprete cosa vorrà dire. Altrimenti, come in fondo in fondo mi auguro, produrrò un nuovo post per la rubrica Io c’ero!

2 commenti:

  1. Posso provare a rassicurarti con un "vai tranquilla".
    Per due ottime ragioni: a parte il fatto che, se ci fosse stato un reale pericolo per voi, credo bene che avrebbero annullato il viaggio "d'ufficio", non penso che vogliano mandare dei giovani cantori a rischiare la vita in zona di guerra ;-)
    Ma soprattutto, posso portarti l'esperienza di una suora che conosco, e che è appena tornata (proprio ieri) dalla Terra Santa. Tutte le consorelle erano terrorizzate e pregavano per lei ogni sera, perché se la immaginavano lì sotto le bombe a morir martirizzata in pellegrinaggio. In realtà, la suora (che era andata proprio a Betlemme, Nazareth e Gerusalemme) assicura che, lì dov'era lei, non c'è stato il minimo problema, quasi avresti detto che fosse un'estate come tante in quel d'Israele. Non c'è stato nessun problema, nessuna tensione, nessuna paura. Peraltro lei si trovava (come immagino farai anche tu) in una situazione "privilegiata", nel senso che era con un gruppetto di altri occidentali alloggiati in una casa-vacanze religiosa e scortati da una guida turistica quando andavano a fare le varie escursioni, quindi anche la struttura stessa provvedeva a garantire ulteriore protezione ai visitatori.
    La suora diceva che lei non aveva davvero avuto il minimo problema, e la sera si straniva a guardare i telegiornali (e si sentiva anche un po' in colpa, diciamo, per essere lì a far la turista quando a pochi chilometri la gente moriva a frotte).

    Sono convinta che ci rileggeremo, insomma ;-)

    Buon viaggio! E se ti capita... pensami, dalla Terra Santa :-D

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    1. Ho visto il tuo commento solo ieri, appena sbarcata all'aeroporto.
      In effetti, come leggerai nei miei prossimi articoli, è andata proprio come hai detto tu e com'è successo alla suora. Ti ho pensata tantissimo, specie quando raccontavo ai miei compagni del coro che non sono la sola ad avere interessi ritenuti anormali dai più.
      Grazie!

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