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domenica 3 aprile 2016

Suor Faustina Kowalska, immagine e portavoce della Divina Misericordia



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Chi è?

Helena Kowalska nacque il 25 agosto 1905 nella cittadina polacca di Głogowiec, terza dei dieci figli di Marianna e Stanislas Kowalski, contadini. A sette anni ebbe la percezione di sentirsi chiamata a una vita più perfetta. Una volta cresciuta, manifestò il suo desiderio al padre, che glielo negò.
A circa vent’anni comprese che non doveva più far aspettare il Signore: bussò quindi alle porte di vari conventi, ma venne sempre respinta. Alla fine, dopo aver lavorato come domestica per mettere insieme la necessaria dote, fu accolta il 1° agosto 1925 dalle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia. Il 30 aprile 1926 iniziò il noviziato e assunse il nome di suor Maria Faustina.
Anche a causa della sua salute, svolse prevalentemente servizi umili nelle case di Varsavia, Płock, Wilno e Cracovia. Intanto, il Signore le si manifestava in varie maniere visibili, rivelandole varie modalità per diffondere nel mondo la devozione alla sua Misericordia.
Dietro ordine del suo direttore spirituale, don Michał Sopoćko, suor Faustina iniziò la stesura di un diario (composto di sei quaderni) dove raccontò anzitutto cosa la misericordia divina avesse operato in lei, poi anche le visioni e le comunicazioni, non escludendo i momenti di aridità e di prova.
Affetta da tubercolosi, morì alle 22.45 del 5 ottobre 1938 presso il convento di Cracovia-Łagiewniki; aveva 33 anni. Solo dopo la sua morte il culto della Divina Misericordia, secondo le forme che le erano state rivelate, si diffuse in Polonia e non solo, pur subendo una battuta d’arresto a metà del secolo scorso, a causa di una Notifica da parte della Santa Sede. Nel 1978 la proibizione venne a cadere, anche ad opera di un documento redatto dal cardinal Karol Wojtyła, arcivescovo di Cracovia, di lì a poco eletto Papa col nome di Giovanni Paolo II.
La causa di suor Faustina si è svolta nella diocesi di Cracovia dal 1965 al 1967, ma solo nel 1990 è stata convalidata la fase informativa. Beatificata da san Giovanni Paolo II il 18 aprile 1993 a Roma, è stata da lui canonizzata il 30 aprile 2000. I suoi resti mortali sono venerati nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Łagiewniki, mentre altre reliquie sono conservate nella chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma. La sua memoria liturgica è il 5 ottobre.
Con il Decreto Misericors ac miserator Dominus della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, del 5 maggio 2000, al titolo della II domenica di Pasqua è stata aggiunta la dizione “o della Divina Misericordia”, portando quindi a compimento una delle richieste presentate a santa Faustina.

Cosa c’entra con me?

Il mio contatto iniziale con santa Faustina e con la forma di devozione di cui si fece portavoce è avvenuto, come altre volte e come immagino sia accaduto ad altri, tramite un santino. Una delle mie cugine di Napoli, infatti, aveva messo, nella stessa cornice a capo del letto, che già ospitava una riproduzione in grande del Volto Santo venerato a Capodimonte, un’altra immagine del volto di Gesù, che sotto aveva il simbolo del Sacro Cuore e la frase “Gesù, confido in te”. Sul retro, era riportato il testo della Coroncina della Divina Misericordia, dove la suora polacca era qualificata ancora come Serva di Dio. Ero ancora piccola e credevo che i Servi di Dio fossero, per così dire, dei sotto-santi, quindi non degni di considerazione, per cui ho lasciato perdere.
Non molto tempo dopo, mi sono accorta che la stessa immagine – ancora il solo volto di Gesù e il Sacro Cuore – compariva sulla copertina di un libro di preghiere appartenuto alla nonna di un’altra mia cugina di parte materna. Era così consumato e rovinato anche dai gatti di casa, che era tenuto insieme solo con il nastro adesivo. Tuttavia, l’espressione di quel volto mi provocava un certo imbarazzo ogni volta che l’incrociavo.
Nel frattempo, suor Faustina fu dapprima beatificata, poi canonizzata, ma io non me ne ero importata granché. A parecchi anni di distanza da quel primo contatto, rientrò nella mia vita tramite un altro opuscoletto. Riportava la Novena e la Coroncina e mi fu regalato da una mia vecchia (anche nel senso di anziana) comparrocchiana; credo proprio che fosse il Giovedì Santo di dieci anni fa esatti. Ho accettato per cortesia, ma non mi sono applicata a seguire la Novena a partire dall’indomani, semplicemente perché ritenevo che quella pia pratica mi distraesse dai riti del Triduo Pasquale, che solo allora stavo iniziando ad approfondire.
Poco dopo la morte di san Giovanni Paolo II, ricordo di aver visto un documentario su Canale 5, in cui si parlava in maniera più diffusa del suo legame con la Divina Misericordia e con la sua santa conterranea. Tra l’altro, ho scoperto allora dell’esistenza dei due quadri di Gesù Misericordioso: quello di Eugeniusz Kazimirowski, conservato a Vilnius nell’attuale Lituania, e quello di Adolf Hyla, diventato canonico per le altre riproduzioni (alcune, va detto, al limite del cattivo gusto).
Non trascorse molto tempo, quando alcune mie conoscenti ebbero l’idea di coinvolgermi a pregare tutti i giorni la Coroncina per una nostra comune amica, la cui vocazione religiosa era a rischio per una malattia. Penso sia stato allora che mi sono accostata più seriamente a quella devozione, anche se era ancora abbastanza meccanica.
Quasi in contemporanea, nel volume di ottobre dell’enciclopedia I Santi nella Storia, mi saltò all’occhio la descrizione della vita di santa Faustina, che mi sorprese non poco. Ecco il motivo: ero convinta che avesse sbandierato a destra e a manca le sue visioni, quando invece le rivelò a pochissimi e, in ogni caso, le riteneva secondarie rispetto al messaggio già contenuto nella Sacra Scrittura. Eppure, neanche allora sono andata più in là.
Un annetto più tardi, sono andata a fare un giro in una libreria religiosa con una mia carissima amica, che tra l’altro si è sposata proprio oggi. In quell’occasione lei comprò una statuetta che riproduceva l’immagine di Gesù Misericordioso, anche se mi pareva molto dozzinale. Mi disse che avrebbe voluto farla benedire, così l’ho portata da un anziano sacerdote che conoscevo e che, da buon conoscitore di fenomeni mistici e simili, c’interrogò sul significato dei due raggi che uscivano dal cuore di Gesù. Grazie a Lui, sapevo bene che rappresentano il sangue e l’acqua, ossia i Sacramenti che li veicolano.
Non più di tre anni fa, infine, poco prima di lasciare la mia vecchia comunità parrocchiale, tra i libri che rischiavano di andare al macero, c’era anche un’edizione del Diario che rimontava all’epoca della beatificazione. Pensando che effettivamente mancava alla mia biblioteca, ma anche che nella sostanza non doveva essere dissimile dalla versione attualmente in commercio, non ho perso occasione per portarmelo a casa. Temevo di fargli fare la fine della Storia di un’anima di santa Teresa di Gesù Bambino, che avevo divorato nel giro di due settimane, per cui l’ho solo leggiucchiato nelle prime pagine, ma già quelle mi hanno lasciato un’impressione profonda. In particolare mi ha colpita il racconto di quando, durante una festa da ballo, Helena vide il Signore coperto di piaghe, che l’invitava a non farlo più aspettare.
Il mio iniziale snobismo verso questo culto ha gradualmente lasciato il posto a un’accettazione obbediente. Per una volta che le autorità ecclesiastiche avevano visto del buono in alcune rivelazioni private, valeva la pena di dar loro retta. Ad essere sincera, resto tuttora del parere che, se il cardinal Wojtyła non fosse mai stato eletto Papa, suor Faustina sarebbe stata annoverata tra le tante mistiche o veggenti della storia della Chiesa. Di conseguenza, anche la devozione alla Divina Misericordia secondo le forme che le furono rivelate sarebbe rimasta tra le tante pratiche, più o meno buone, che circolano nel popolo di Dio. Insomma, si tratta dell’ennesimo caso di persona giusta nel posto giusto, affinché l’esperienza di una credente potesse influire su tanti altri, anche a distanza di molti anni.

Ha testimoniato la misericordia perché…

Al di là delle manifestazioni visibili del Signore, ora Crocifisso ora glorioso, a volte anche Bambino, che ebbe, santa Faustina ha riconosciuto la misericordia divina all’opera anzitutto nella propria anima, come ha efficacemente sintetizzato nel sottotitolo del suo Diario.
Dall’infanzia in cui aveva intuito che Lui la voleva come sposa, al periodo in cui tralasciò quel pensiero, fino a quando il Suo invito non si fece più pressante, tutto ha contribuito a farle capire la Sua presenza nell’agire della sua storia personale. Anche quando, per provvidenziale coincidenza, entrò in una congregazione dedita alle opere di misericordia specie verso le donne abbandonate e le ex-prostitute ed ebbe non pochi dubbi sulla propria vocazione, l’invito dello Sposo divino la consolò e la rafforzò. Se avesse ceduto, non sarei qui, oggi, a raccontare il suo influsso su di me.
Se invece dovessi trovare un’opera di misericordia che la caratterizzi in maniera specifica, credo che sceglierei quella che prescrive di pregare Dio per i vivi e per i morti. Sicuramente lei lo ha fatto spesso, con parole proprie o con quelle che le vennero suggerite per la Coroncina, che è essa stessa un potente mezzo d’intercessione.

Il suo Vangelo

Di conseguenza, anche il suo modo d’incarnare il Vangelo passa per forza di cose attraverso il concetto di misericordia, che le si era mostrato come il più grande attributo di Dio. Oggi papa Francesco, sulla scorta dei suoi predecessori, porta avanti la riflessione su questo tema, arrivando a dire che non è solo un attributo, ma il nome stesso di Dio, esattamente come quello di Padre.
Nell’umiltà di questa giovane suora, che meriterebbe di essere meditata al pari delle sue riflessioni spirituali, possiamo oggi vedere davvero ciò che lei pregava e sperava di essere:
O mio Gesù, ognuno dei Tuoi santi rispecchia in sé una delle Tue virtù; io desidero rispecchiare il Tuo Cuore compassionevole e pieno di misericordia, voglio glorificarlo. La Tua misericordia, o Gesù, sia impressa sul mio cuore e sulla mia anima come un sigillo e ciò sarà il mio segno distintivo in questa e nell’altra vita.

Per saperne di più

Santa Maria Faustina Kowalska, Diario – la misericordia divina nella mia anima, Libreria Editrice Vaticana 2007, pp. 984, € 12,00.
L’ultima edizione del Diario, diventato un classico della letteratura religiosa.

Lettere di Santa Faustina Kowalska, Libreria Editrice Vaticana 2013, pp. 232, € 6,00.
Ideale complemento del Diario, permette di scoprire come la Santa abbia portato avanti la missione ricevuta, mediante la corrispondenza con le consorelle e col direttore spirituale.

Natale Benazzi (cur.), Santa Faustina Kowalska – I semi della Misericordia, San Paolo Edizioni 2015, pp. 64, € 4,50.
Via di mezzo tra una biografia breve e un piccolo manuale di preghiere, utile per un approccio semplice alla sua storia.

Elena Bergadano, Faustina Kowalska – Messaggera della Divina Misericordia, Paoline 2003, pp. 180, € 10,00.
Un volume più ampio, divulgativo, con un’appendice che contiene un’antologia di testi dal Diario e dagli scritti.

Ewa K. Czaczkowska, Suor Faustina Kowalska - Biografia di una santa, San Paolo Edizioni 2014, pp. 480, € 29,50.
La biografia più recente e documentata.

Su Internet

Sito ufficiale del Santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Łagiewniki
Sito ufficiale della chiesa di Santo Spirito in Sassia

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