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sabato 23 aprile 2016

Giampiero Morettini, riacchiappato da Dio




La copertina della biografia
di Giampiero Morettini
(avrei voluto usare una sua foto,
ma penso sia meglio così).
Chi è?

Giampiero Morettini è nato a Luogosanto, in provincia di Olbia-Tempio, il 10 dicembre 1977, secondogenito di Mario e Caterina. A due anni si è trasferito con la famiglia a Sant’Angelo di Celle, frazione del comune di Deruta, in provincia di Perugia, nella cui parrocchia ha ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Dopo la Cresima, in terza media, ha smesso di venire in chiesa.
Ragazzo di paese, pieno di amici, con poca voglia di studiare, inizialmente ha lavorato come meccanico, aprendo poi, a Castel del Piano, un negozio di frutta, verdura e generi alimentari, dove vendeva insieme alla madre anche i prodotti dell’azienda agricola di famiglia.
Il 13 marzo 2006 una suora della Comunità delle Beatitudini, che collaborava alle benedizioni pasquali della parrocchia di Santa Maria Assunta a Castel del Piano, è entrata nel suo negozio e ha chiesto di pregare per lui e con lui. Dall’intensa esperienza di grazia ricevuta in quel momento, la sua vita è cambiata: Giampiero ha ripreso ad accostarsi ai Sacramenti e, in seguito, è diventato catechista, animatore e ministro straordinario dell’Eucaristia.
Il 26 agosto 2010, durante un pellegrinaggio con la parrocchia di Santa Maria Assunta in Terra Santa, il giovane ha comunicato il suo ingresso nel Pontificio Seminario Regionale Umbro «Pio XI», previsto per il successivo mese di ottobre, cominciando con l’anno propedeutico. Come seminarista non si faceva quasi notare, ma profondeva tutto il suo impegno negli studi, negli incarichi comunitari e nelle prime esperienze pastorali. L’8 dicembre 2013 è stato ammesso tra i candidati agli ordini sacri.
La sera del 29 maggio 2014, durante la cena in Seminario, Giampiero ha avuto un malore. Successivi esami hanno riscontrato che non si era mai accorto di avere una malformazione cardiaca congenita, a causa della quale è stato ricoverato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia e, in seguito, operato. Quando sembrava in via di recupero, si è aggravato per complicazioni insorte dopo l’operazione: è morto verso le 15 del 21 agosto 2014, a 36 anni. I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Sant’Angelo di Celle.

Cosa c’entra con me?


Domenica 22 febbraio 2015, come mia abitudine, ho comprato Avvenire che, come ogni terza domenica del mese, aveva l’allegato Noi Genitori e Figli. Di articolo in articolo, sono arrivata all’ultima pagina, che nella vecchia versione ospitava sempre un contributo a firma di suor Roberta Vinerba, suora francescana diocesana incorporata alla diocesi di Perugia-Città della Pieve (scrive ancora, ma l’inserto ha cambiato formato). L’occhiata sommaria si è trasformata in una lettura più attenta quando ho visto, tra le righe, la menzione del nome di Giampiero e del suo stato di seminarista.
Spazientita, ho commentato subito: «Eh no, eh! Adesso basta!», riferendomi al notevole numero di giovani e meno giovani in formazione, morti prima di diventare sacerdoti, di cui ho avuto notizia. Il disappunto, nel giro di pochissimo, ha lasciato il posto a un sottile, ma sempre più crescente, desiderio di approfondire quella storia.
I miei indizi erano: il nome, la provenienza e il fatto che era deceduto. Pochi colpi di mouse ed ecco che il quadro mi si è fatto più chiaro, a partire da un articolo sul sito della diocesi di Perugia-Città della Pieve e da uno su quello della Conferenza Episcopale Umbra. Quest’ultimo mi ha lasciata non poco stupefatta: riportava la notizia che suor Roberta era stata incaricata dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti di scrivere una biografia di Giampiero e d’interpellare i testimoni che l’hanno conosciuto. Tra la data della sua scomparsa e quella in cui stavo leggendo erano trascorsi giusto sei mesi.
Ammetto di essermi domandata, come mi era accaduto per Filippo Gagliardi, che però era sposato, che fretta ci fosse: in altri casi, le prime pubblicazioni sono uscite a due anni massimo dall’accaduto. Come per quel giovane padre di famiglia di Verbania, ho supposto che ci state molte richieste di conoscere la sua vita. In fondo, era quello che volevo anch’io.
Pensando di fare qualcosa di gradito, ho cercato in Rete l’indirizzo di posta elettronica di suor Roberta e, dopo averlo trovato, ho messo mano alla tastiera e le ho scritto per avere l’autorizzazione di dedicare al seminarista perugino una scheda per santiebeati.it, ovviamente per la sezione Testimoni. Mi ha risposto nel giro di due giorni, suggerendomi di aspettare l’uscita del libro, prevista per gennaio 2016.
Così, arrivato quel mese, ho iniziato a controllare spasmodicamente la pagina delle novità librarie del sito Libreria del Santo, ma col passare del tempo, non vedevo nulla di nuovo che avesse quella suora come autrice. Finalmente, a marzo, ho visto comparire un titolo: «Con lui Dio non si era sbagliato», ma senza la sinossi né la copertina; sono state inserite qualche settimana dopo.
A quel punto non mi restava che attendere ancora un pochino, per l’effettiva uscita in libreria. Due settimane fa, giovedì 14 aprile, ho provato a dare un’occhiata alla libreria San Paolo vicino al Duomo della mia città. Al pian terreno non c’era, quindi ho provato di sotto, nella sezione dedicata alle biografie. Non mi sembrava di vederlo, quando, improvvisamente, ho esclamato: «Eccolo qua!», neanche avessi trovato un amico col quale avevo un appuntamento. Credo di aver suscitato l’ilarità dei commessi, ma anche la curiosità degli altri clienti.
Ho iniziato il libro martedì scorso e l’ho proseguito mercoledì, scoprendo che tra me e il suo protagonista ci sono parecchi elementi in comune, a cominciare dal rapporto coi santi. Durante la sua riscoperta della fede, infatti, prese a leggere non piccole biografie divulgative, ma direttamente gli scritti più impegnativi di alcuni di essi. In quanto figlio della terra umbra, poi, sentiva un legame speciale con santa Rita da Cascia e con san Francesco d’Assisi.
Un po’ meno comune con me è il fatto che, per usare un eufemismo, non era propriamente intonato: i compagni di Seminario ricordano, infatti, le risatine che cercavano di trattenere quando gli toccava d’intonare il responsorio di qualche Salmo. Lui stesso, continuano, ci rideva sopra, com’era tipico del suo carattere autoironico.
Mi ha molto intenerita, poi, la parte in cui si racconta di come vivesse l’appartenenza alla parrocchia: «santa palestra» dalla «porta sempre aperta», la definisce nel testo autobiografico che gli venne chiesto per lo «Scrutinio» in vista dell’ammissione tra i candidati agli ordini sacri.
Tra pause e riprese, ero arrivata al capitolo in cui si scopre la malattia, quando ho dovuto fermarmi di nuovo; mi verrebbe da scrivere «sul più bello», se la circostanza non fosse stata dolorosa. Ho letto la parte finale prima di addormentarmi e, ancora una volta, ho finito col versare qualche lacrima. Mi sono arrabbiata anch’io, come suor Roberta ha ammesso nella postfazione, ma per un motivo diverso: mi sono chiesta perché non si sia proceduto a chiedere l’ordinazione anticipata. Ora che ci penso, la complicazione è stata improvvisa, quindi non avrebbe potuto succedere.
Così, il sacerdozio e la celebrazione anche di una sola Messa sono rimasti un desiderio irrealizzato, come accaduto a tanti altri, tra cui il mio caro Alessandro. Ho deciso, in nome di questo legame tra i due, di mettere a conoscenza il cardinal Bassetti della sua storia: spero che mi risponda, anche solo con due righe. Chissà poi se, un giorno, anche per lui ci sarà una trasmissione come quella che l’altro ieri ha visto suor Roberta ospite a TV 2000, durante il programma Bel tempo si spera, per parlare di Giampiero…



Ha testimoniato la misericordia perché…

Nel periodo in cui non si confessava né comunicava (ma partecipava alla Messa di Natale e di Pasqua nella basilica di Santa Maria degli Angeli), Giampiero si è dimostrato un intenso lavoratore: si alzava presto al mattino, dormendo poche ore per notte perché spesso andava a ballare, per andare ai mercati generali e prendere la merce più fresca. Nel disporre gli ortaggi e la frutta, poi, cercava di cambiare ogni giorno, così da contribuire a una migliore accoglienza dei clienti.
Per questo motivo, mi viene da pensare che l’opera di misericordia che gli sia più affine sia quella di dare da mangiare agli affamati. Penso, a dirla tutta, che l’avrebbe fatto anche se gli fosse stato concesso, come sperava, di vivere un’esperienza missionaria in Perù, accompagnato dal suo arcivescovo.

Il suo Vangelo

Indubbiamente, Giampiero è particolare rispetto a tutti gli altri seminaristi non più tra noi di cui sono venuta a conoscenza da dieci anni a questa parte. Il motivo principale, più che nell’età in cui la sua vita si è conclusa (che lo fa rientrare nelle cosiddette vocazioni adulte), risiede nel fatto che ha vissuto a lungo lontano dalla Chiesa finché non è stato riacchiappato da Dio; usa proprio quel verbo, nel suo testamento spirituale.
Ho scritto che è “particolare”, correggendo il termine “speciale” che mi era venuto da usare in prima stesura. L’ho cambiato perché, sia nel libro sia nella trasmissione televisiva, le testimonianze concordano nel definirlo normale: lo fu nel lavoro, nel rapporto con gli amici, ma anche negli anni di Seminario. Nella normalità, comunque, spiccano i suoi tentativi di essere sempre più gradito al Padre dei cieli e degno della chiamata ricevuta, tramite i mezzi ordinari a disposizione di tutti: l’accompagnamento da parte di un direttore spirituale e i Sacramenti.
È per questo che, in tutta sincerità, ha potuto scrivere nel testo per lo Scrutinio:
Convinto che non sono perfetto e in più grande peccatore, penso che lo stile che ho è abbastanza grato a Dio.
Sono anche convinto che c’è tanto da camminare per piacere sempre più a Dio.
[…]
Non ci sono aspetti che voglio cambiare in me, sono imperfetto ma piaccio a Dio.
In effetti spesso, leggendo storie simili, mi è accaduto di trovarmi davanti un quadro stereotipato, col pio seminarista di turno circondato da gigli come in certi santini, inginocchiato davanti al Santissimo, mentre gli espone il suo ardente amore. Tutt’al più, per Giampiero, dovevo figurarmelo circondato da rose, dato che erano il suo fiore preferito.
Invece, più procedevo nella lettura, più comprendevo che, quando mi capiterà nuovamente di raccontare vicende del genere, dovrò far emergere la quotidianità del personaggio, come si comportava con i compagni, pur senza trascurare il suo rapporto con il Signore. Sarà difficile, ma a me piacciono le sfide e voglio cercare di migliorarmi, così da raccontare ancora più correttamente, da restituire un quadro possibilmente obiettivo e aiutare così i miei lettori.

Per saperne di più

Roberta Vinerba, «Con lui Dio non si era sbagliato» – Giampiero Morettini, Paoline 2016, pp. 160, € 14,00.
La biografia di Giampiero, frutto di più di un anno di lavoro e di ascolto di testimonianze, è davvero un lavoro lodevole: non si concede scivolate melense, è accurato, onesto e prudente.

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