Un ragazzo semplice e cristiano – Il Beato Carlo Acutis (Cammini di santità #32)

Questa volta ho scelto non una foto,
ma un'opera dell'artista
Afran,
realizzata per la mostra a pannelli 
Santi della porta accanto 
Anche per la mia collaborazione per la rivista dell’Opera Salesiana del Sacro Cuore a Bologna ho dovuto confrontarmi col Beato Carlo Acutis. A dire il vero, il direttore mi aveva più volte suggerito di parlare di lui per la mia rubrica, ma l’ho rimandato continuamente. Pensavo infatti che fosse già molto famoso e che un mio articolo non avrebbe aggiunto granché a quel che si è scritto di lui.

Questa mia riluttanza, alla fine, non è stata un male: in questo modo, appena è stata annunciata la beatificazione, ho sentito di non dovermi più sottrarre. Sono però subentrati altri rinvii, stavolta per modifiche nel piano editoriale. Così l’articolo è uscito questo mese, anche se solitamente a gennaio ho parlato di figure collegate alla Famiglia Salesiana.

Carlo, coi Salesiani, effettivamente c’entra poco; non è neppure stato loro allievo. Eppure, pensando agli elementi base della sua spiritualità, mi è risultato inevitabile collegarli al “sogno delle due colonne” di san Giovanni Bosco.

Neanche a farlo apposta, a gennaio, strettamente collegata alla memoria liturgica di don Bosco, per noi ambrosiani cade la Settimana dell’Educazione. Nel sussidio preparato dalla Fondazione Oratori Milanesi (FOM) per quest’anno, il nostro Beato è uno dei dieci esemplari di santità adolescente proposti, in maniera speciale, agli educatori.

Oggi tutte le parrocchie e le Comunità Pastorali sono state invitate dalla FOM a celebrare una Messa votiva usando il formulario proprio, ossia l’insieme dei testi ufficiali per la liturgia, del Beato Carlo (qui ci sono tutte le indicazioni).

Idealmente, quindi, mi unisco a questa celebrazione e alla richiesta d’intercessione per i nostri oratori riprendendo qui il mio articolo, nel quale ho provato a dire qualcosa su cui si riflette poco, quando si parla di lui; in particolare, ho dato rilievo alla sua lotta contro i difetti di cui si accusava e all’aiuto datogli, in tal senso, dalle sue guide spirituali.

Nel titolo, nonché nella scelta dell’episodio da cui partire, mi sono rifatta a un’espressione che ho ascoltato nel docufilm La mia autostrada per il Cielo – Carlo Acutis e l’Eucaristia, in uno degli interventi di monsignor Giancarlo Poma, parroco emerito di Santa Maria Segreta a Milano, forse il primo ad aver intuito che in Carlo ci fosse la stoffa del santo, prima ancora che del candidato agli altari, anche se spesso le due cose coincidono. Non uso il termine a caso: penso al primo scambio tra don Bosco e Domenico Savio e a come quest’ultimo sia stato considerato a lungo il “santo adolescente” per eccellenza. Le sue testuali parole erano «un semplice e cristiano ragazzo», ma in fin dei conti il senso non è diverso.

 

* * *

 

Milano, autunno 2000. Monsignor Giancarlo Poma entra per la prima volta nella chiesa di Santa Maria Segreta, della quale è stato nominato parroco. La sua attenzione è attirata da un bambino, seduto di fronte al Tabernacolo della chiesa, al lato destro dell’altare maggiore. Gli si avvicina e inizia a parlargli: scopre che si chiama Carlo. «Ma tu ogni tanto ti raccogli a pregare qui davanti all’Eucaristia?», gli domanda. «Sì, perché questo mi consente di essere leggero di fronte a tutto quello che la vita mi chiede: in casa, con la mia attenzione alla cura dei miei genitori per me; a scuola, per quello che imparo. Ma soprattutto, a me piace imparare come si sta con gli altri».

Il sacerdote non lo sa ancora, ma si trova davanti a colui che, di lì a qualche anno, avrebbe meravigliato il mondo intero, proprio per la sua intima e autentica relazione con il Signore nell’Eucaristia.

 

Un bambino con qualcosa in più

 

Carlo è nato il 3 maggio 1991 a Londra, perché suo padre, Andrea Acutis, impegnato nel settore finanziario, si trova lì per lavoro con sua moglie, Antonia Salzano. A settembre dello stesso anno, la famiglia ritorna a Milano e si stabilisce nel quartiere di Porta Vercellina, piuttosto vicino al centro della città. È un bambino tranquillo, ma inizia molto presto a porre ai genitori domande ben più complesse dei tipici “perché” dei più piccoli. Antonia, in particolare, si sente messa in crisi: non è mai stata una cristiana assidua, per cui non sa come soddisfare le richieste del figlio. Tramite un’amica, entra in contatto con don Ilio Carrai, a Bologna: riscopre le ragioni della fede proprio grazie a lui.

Carlo intanto cresce, non solo in età. Impara a pregare con fiducia, aiutato dalla sua bambinaia, Beata Sperczynska. A sette anni, dimostra di saper distinguere con chiarezza tra il Pane consacrato e quello comune. Per questa ragione, il 16 giugno 1998, riceve la Prima Comunione. Il luogo scelto per la celebrazione è il monastero delle Romite dell’Ordine di Sant’Ambrogio in Nemus, a Bernaga di Perego. Le monache, ancora a distanza di anni, ricordano il volto gioioso e quasi trasfigurato che ha in quel giorno importante. Da allora si accosta tutti i giorni alla Comunione, sia quando è a casa, sia durante le vacanze.

 

L’entusiasmo dell’adolescenza

 

Intanto, dopo qualche mese al Collegio San Carlo di Milano, il bambino è stato iscritto all’Istituto Tommaseo delle Suore Marcelline, molto più vicino a casa sua. Ha un comportamento vivace ed è pronto ad aiutare quanti hanno difficoltà nelle materie in cui riesce meglio, vale a dire matematica e informatica.

In quest’ultima è particolarmente abile: consulta manuali di programmazione molto complicati e non si limita a essere un semplice utilizzatore di computer e simili. In un’epoca in cui non tutte le parrocchie sono dotate di un sito Internet, neppure a Milano, lui si fa promotore di quello di Santa Maria Segreta, aiutato da uno studente universitario.

Diventa allievo del liceo classico nell’Istituto Leone XIII di Milano, dei padri Gesuiti. Subito mette a frutto le sue conoscenze, anche per un sito sulle iniziative di volontariato dell’istituto. Accetta di aderire alla Comunità di Vita Cristiana (CVX), associazione legata ai Gesuiti, dopo l’invito del sacerdote responsabile; è l’unico della sua classe. Ha imparato a moderare la sua vivacità, ma solo in pochi casi torna a scaldarsi: quando si tratta di sostenere le ragioni della Chiesa sull’aborto e sul matrimonio, quando vengono presi di mira i compagni più deboli e quando nota, anche in una scuola come quella, un disinteresse per gli argomenti di fede.

Il suo servizio come aiuto catechista dei bambini della Cresima nel suo oratorio gli permette di scoprire che i suoi piccoli amici e i loro genitori, molto spesso, non sembrano certi del fatto che Gesù nell’Eucaristia è realmente presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Il suo argomento principale per provare a persuaderli sono i Miracoli Eucaristici, quello di Lanciano su tutti. A questi prodigi dedica anche un sito, frutto delle sue ricerche online e di quelle compiute sul campo nei mesi di vacanza.

 

Sull’autostrada per il Cielo, ma non da solo

 

«L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo» è una sua espressione ricorrente. Non semplicemente “la strada” o “il sentiero”: per lui è il percorso più rapido per sperare di arrivare, un giorno, a essere per sempre felice insieme a Gesù e a tutti i Santi, specie a quelli che conosce meglio, come san Francesco d’Assisi.

Accanto all’Eucaristia, come nel “sogno delle due colonne” di san Giovanni Bosco, per lui è fondamentale la Vergine Maria. Ogni giorno recita il Rosario e non perde occasione per visitare i principali santuari. I racconti delle apparizioni destano in lui una grande impressione e diventano un altro argomento delle sue ricerche sul web.

Sull’autostrada per il Cielo, però, Carlo non è da solo. Oltre ai genitori, che prima l’assecondavano soltanto, ma ora condividono la sua fede, lo accompagnano i professori delle scuole, in particolare il gesuita padre Roberto Gazzaniga. Don Ilio Carrai è anche il suo direttore spirituale: nei colloqui che ha con lui, il ragazzo gli domanda come imparare a correggersi dai vizi in cui ritiene di cadere più spesso, ovvero la gola e la pigrizia, e gli confida i suoi progressi nell’adorazione eucaristica: col tempo, riesce a non distrarsi più come prima.

A Milano si confessa di frequente da don Mario Perego, residente nella sua parrocchia, ma altrettanto spesso ama confrontarsi con monsignor Poma. È troppo giovane per fare il volontario all’Opera San Francesco dei Cappuccini, ma più volte visita il loro convento di viale Piave e quello di piazzale Velasquez, dove conosce padre Giulio Savoldi.

Incredibilmente, conduce a Dio moltissime persone, anche maggiori d’età. Col suo fare garbato, riesce a farsi amici anche i portinai degli stabili vicini a dove abita, ma anche i senza fissa dimora che stazionano di fronte a Santa Maria Segreta o in altri luoghi della città. Il suo accompagnatore privilegiato in queste azioni di carità è Rajesh Mohur, domestico nella sua famiglia, il quale, dopo qualche tempo, chiede il Battesimo.

 

Il lieto fine di una storia unica

 

«Dio ha scritto per ognuno di noi una storia unica e irripetibile, ma ci ha lasciato la libertà di scriverne la fine» è un’altra sua breve riflessione. Nel suo caso, la fine è arrivata improvvisamente, sotto forma di una leucemia di tipo M3, particolarmente aggressiva. Quando ancora sembra che abbia solo un’influenza o una parotite, afferma di fronte ai genitori: «Offro tutte le sofferenze che dovrò patire al Signore per il Papa e per la Chiesa per non fare il Purgatorio e andare dritto in Cielo». Forse ripensa alla storia dei pastorelli di Fatima, che ben conosce e che ha approfondito nel suo ultimo pellegrinaggio lì, pochi mesi prima.

Ricoverato prima alla clinica De Marchi di Milano, poi all’ospedale San Gerardo di Monza, specializzato nelle malattie del sangue, meraviglia medici e infermieri per la serenità con cui ascolta la diagnosi e con cui si sottopone alle cure. Quando gli domandano come stia, risponde di sentirsi bene, perché c’è chi sta peggio di lui.

Dopo le 14 dell’11 ottobre 2006, Carlo entra in coma. Un ultimo trattamento alle cellule del suo sangue riesce positivamente, ma sopraggiunge un’emorragia cerebrale. Alle 6.45 del 12 ottobre, il suo cuore smette di battere. Ai funerali, celebrati due giorni dopo a Santa Maria Segreta, i genitori sono sbalorditi dal gran numero dei presenti: ci sono i compagni di scuola, ma  anche molte persone straniere o non cristiane.

Una folla non diversa ha riempito la Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi e le aree circostanti il 10 ottobre 2020, giorno della sua beatificazione. Il ricordo del bene seminato da Carlo non è infatti mai venuto meno e si è esteso davvero a livello mondiale, grazie anche alle nuove tecnologie.

 

Originariamente pubblicato su «Sacro Cuore VIVERE» 1 (gennaio 2021), pp. 18-19 (consultabile qui)

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