Padre Mariano da Torino, missionario televisivo della perenne attualità di Gesù (Corona d’Avvento dei Testimoni 2025 #3)
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Chi è?
Paolo Roasenda nacque a Torino il 22 maggio 1906, figlio di Giovanni Battista Roasenda, primo cancelliere presso la Corte d’Appello di Torino, e di Angela Rustichelli, i quali ebbero anche un’altra figlia, Maddalena. Paolo crebbe circondato dall’affetto di numerosi familiari ed educato secondo i principi della borghesia, ma anche a vivere pienamente la fede.
Frequentò
la parrocchia di Santa Maria del Carmine, nel cui territorio i suoi genitori si
erano trasferiti quando aveva sei anni, e s’iscrisse al Circolo dell’Immacolata,
organizzato dai Gesuiti per gli studenti delle scuole statali, come del resto
era lui, che, dopo aver frequentato il ginnasio-liceo Cavour, s’iscrisse alla
facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Il 14 dicembre 1927 discusse
la tesi in Lettere Classiche, sui primi anni del regno di Costantino.
Iniziò
quasi subito a insegnare: il 10 settembre 1928 fu nominato professore
straordinario di Lettere greche nel Regio Liceo di Tolmino, poi ordinario di
Lettere greche e latine al liceo classico di Pinerolo; insegnò successivamente
ad Alatri, al liceo classico Conti Gentili, e a Roma, prima all’attuale liceo
Pilo Albertelli, poi al Terenzio Mamiani.
L’insegnamento
lo attraeva e il mondo e la cultura classica lo appassionavano, ma il giovane professore sentiva
dentro di sé l’esigenza, sempre più pressante, di darsi all’apostolato. Già
socio di Azione Cattolica (nel 1937 sarebbe diventato presidente della Gioventù
Romana) e collaboratore dei periodici dell’associazione, s’iscrisse anche al
Terz’Ordine Francescano.
Nella
Pasqua 1933 aderì al Pio Sodalizio dei Missionari della Regalità di Cristo, che
lasciò cinque anni più tardi, perché il suo padre spirituale gli suggerì di
pensare seriamente al matrimonio. Per qualche tempo, quindi, frequentò una collega,
la quale lo ammirava più che esserne innamorata: percepiva, infatti, che Dio fosse
tutto per lui. Per questa ragione, tra il settembre e l’ottobre del 1940, fu
lei a chiedergli d’interrompere la loro relazione.
Da mesi,
in effetti, Paolo invocava frequentemente la Vergine Immacolata affinché gli facesse
capire quale strada prendere, finché, un giorno del 1940, decise: sarebbe
diventato religioso e sacerdote. La sera del 28 dicembre 1940, dopo aver lasciato
alcune lettere ai suoi cari, bussò alla porta del convento dei Frati Minori
Cappuccini di Fiuggi, munito di una lettera di presentazione da parte del
Ministro Provinciale, padre Ottavio da Alatri.
L’11
gennaio 1940 ricevette il saio e cambiò nome in fra Mariano da Torino, per
onorare la Madonna, a cui doveva tanto. Dopo un corso accelerato di filosofia
nel convento di Alatri, fu trasferito nel convento dell’Immacolata Concezione
di Roma, per prepararsi ai voti perpetui, che professò l’11 febbraio 1945. Il
29 luglio 1945 fu ordinato sacerdote.
Le sue
prime esperienze furono come cappellano nel carcere di Regina Coeli e nell’ospedale
psichiatrico di Santa Maria della Pietà, poi nell’ospedale di Santo Spirito.
Collaborando ai Comitati Civici promossi da Luigi Gedda per le elezioni politiche
del 1948, capì l’esigenza di usare mezzi nuovi per diffondere le verità della
fede, oltre a quelli tradizionali e ancora utili, come le missioni al popolo.
Nel
1950 iniziò a collaborare con Radio Vaticana e con la Radio nazionale italiana,
quindi partecipò a una delle trasmissioni televisive sperimentali, nel Natale
1953. Quando anche la televisione nazionale italiana divenne realtà, fu
selezionato come conduttore delle prime trasmissioni a contenuto religioso, che
iniziarono l’ultima domenica di gennaio del 1955.
Per
diciassette anni padre Mariano condusse, a rotazione, tre rubriche, o meglio, conversazioni, che
andavano in onda il martedì sera: La Posta di Padre Mariano, In
famiglia e Chi è Gesù?. Apriva e chiudeva tutti i suoi interventi col tradizionale
saluto dei Cappuccini, «Pace e bene», a cui aggiungeva «a tutti».
Nel 1962,
proprio quando le sue trasmissioni avevano toccato il massimo degli ascolti,
furono sospese per via delle Olimpiadi: solo l’intervento dei telespettatori
impedì che avvenisse la chiusura, che appariva imminente. Padre Mariano, che
aveva sofferto per questa ragione, diede nuovo slancio alla sua predicazione,
specie in vista del referendum sul divorzio.
Alla
fine del 1971 gli fu diagnosticata una neoplasia primitiva del fegato: ricoverato
l’11 gennaio 1972 alla clinica Quisisana di Roma, fu dimesso il 1° febbraio,
quindi ricoverato nuovamente il 13 marzo; il 7 aveva tenuto la sua ultima trasmissione. Morì alle 22.05 del 27 marzo 1972.
L’inchiesta
diocesana su vita, virtù e fama di santità di padre Mariano si svolse dal 5
luglio 1988 all’11 maggio 1991 nel Vicariato di Roma. Il 15 marzo 2008 papa
Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto sull’eroicità delle virtù.
Le spoglie
mortali di padre Mariano riposano dal 16 febbraio 1985 nella chiesa
dell’Immacolata Concezione, annessa all’omonimo convento dei Frati Cappuccini,
in via Vittorio Veneto 27 a Roma; precisamente, sono tumulati nella parete
sinistra della cappella di San Michele Arcangelo.
Cosa c’entra con
me?
Ricostruire i miei primi ricordi su padre Mariano mi risulta leggermente difficile, ma di una cosa sono certa: essendo io nata dodici anni dopo la sua morte, non ho potuto seguire le sue trasmissioni all’epoca in cui erano andate in onda.
Non
vorrei sbagliarmi, ma penso di aver sentito parlare di lui per la prima volta
dal suo confratello, nonché erede spirituale quanto alla missione sui media
(e futuro cardinale), padre Raniero Cantalamessa, nel programma Le
ragioni della speranza su Raiuno, oppure in una puntata di A Sua
immagine.
Di
certo, era una conoscenza mediata dalla televisione e avvenuta prima del 2006:
in quella data, infatti, è uscito un libro su di lui, che mi sono comprata per
festeggiare la buona riuscita di un esame universitario, come mi accadeva
spesso. Già da allora ho iniziato a intuire qualcosa della sua personalità e
della sua storia, compresa quella precedente all’approdo sui primi teleschermi.
Più o
meno negli stessi anni ho trovato un altro volumetto, il sesto della collana La
Posta di Padre Mariano, nella biblioteca di una parrocchia vicina alla mia:
conteneva le risposte su vari temi di attualità, che mi colpirono per la
precisione, la delicatezza e a tratti l’ironia che contenevano.
Da
allora ho sempre avuto presente padre Mariano, rallegrandomi per il decreto
sulle virtù eroiche e menzionandolo tra i santi (minuscola d’obbligo) che sono stati conduttori
oppure ospiti di programmi televisivi. Credo di aver poi scorto una sua foto in
sella a un motorino Vespa in un piccolo museo situato in un albergo nei pressi
di Assisi, dove mi trovavo nel 2016 per il pellegrinaggio del mio Decanato in
occasione del Giubileo straordinario della Misericordia.
Un
aspetto che non avevo mai considerato di lui, prima della lettura di un altro
testo veramente illuminante (qui la mia recensione), era come intendesse la Comunione
dei Santi, soprattutto sul piano orizzontale (su quello verticale, ossia sul
legame con tanti Testimoni anche non riconosciuti ufficialmente, torno più in
basso). Mi riferisco al rapporto epistolare con suor Maria Giuseppina Serra, al
secolo Caterina, monaca clarissa cappuccina, e all’aiuto che sentiva di
ricevere grazie alle sue preghiere.
Il mio
legame con lui si è cementato grazie alla circostanza, che reputo
provvidenziale, della giornata di studi su san Pier Giorgio Frassati, che si è
svolta un mese fa circa al Polo del Novecento di Torino (non ho ancora
pubblicato un approfondimento in tal senso per dare più spazio alla rassegna di
post per l’Avvento).
Ancora
prima, quando avevo avuto l’idea di presentare su Avvenire i candidati
agli altari influenzati in vario modo da san Pier Giorgio, il nome di padre
Mariano non mi era subito venuto in mente, ma è emerso nel corso delle mie
ricerche. Non che ci volesse molto: erano vissuti nella stessa città, avevano
frequentato l’ambiente dei circoli studenteschi cattolici, erano soci di Azione
Cattolica e avevano cinque anni più o meno di differenza.
Sempre
indagando sul web, avevo trovato un articolo veramente prezioso, in cui erano
citati alcuni brani di suoi interventi proprio su di lui, ma era in portoghese
brasiliano. Dato che per l’articolo non mi occorreva citarli, li ho lasciati da
parte, riprendendoli quando il vicepostulatore di Frassati mi ha coinvolta
nella giornata di studi.
Per
capire esattamente da quali discorsi o trasmissioni venissero, pensavo di avere
la via spianata, più o meno come nel caso del Venerabile Giuseppe Lazzati,
anch’egli affascinato da Pier Giorgio ma non suo diretto contemporaneo: bastava
telefonare ai padri Cappuccini del Convento dell’Immacolata in via Vittorio
Veneto a Roma.
Mi
sbagliavo: il primo numero che ho trovato risultava inesistente o non
raggiungibile, mentre il secondo era quello del Museo della Cripta dei Cappuccini, che non c’entra con la comunità dei frati. Avevo trovato un terzo
numero, ma non rispondeva nessuno. Mi rimaneva da contattare il Postulatore
Generale dell’Ordine, ma pensavo che fosse troppo impegnato (a cosa servono i
vicepostulatori, sennò?).
Durante
le mie ricerche, avevo appreso che il mensile Frate Indovino,
derivazione dell’arcinoto calendario, ogni due mesi presenta un foglio
informativo seguito dalla vicepostulazione di padre Mariano, benché lui fosse
appartenuto alla Provincia Romana, non a quella Umbra, da cui dipendono le
Edizioni Frate Indovino.
Martedì
12 novembre ho chiamato lì, ricevendo subito risposta e, per posta elettronica,
l’ultimo numero del foglio informativo. Sull’ultima pagina c’era l’indirizzo di
posta elettronica della vicepostulazione, a cui ho scritto immediatamente.
Per
aprirmi una pista ulteriore, la mattina di mercoledì 13 ho telefonato alla
Biblioteca Francescano-Cappuccina di viale Kramer a Milano, dov’ero stata anni
fa per un articolo sulla giovinezza di san Pio da Pietrelcina, che non ho mai
completato. Padre Costanzo Cargnoni, responsabile dell’archivio e della biblioteca,
ha acconsentito alla mia ricerca, concordandola per l’indomani.
Tuttavia,
appena terminata la chiamata, mi sono accorta che giovedì 14 avevo un altro
impegno: ho subito telefonato e chiesto se potessi passare nel giro di un’ora
circa, ricevendo risposta affermativa. Ho preso i mezzi pubblici letteralmente
di corsa e, poco prima dell’ora di chiusura, ovvero mezzogiorno, sono riuscita
a concludere la ricerca, agevolata dal fatto che, a casa, avevo cercato i
volumi che mi occorrevano sul catalogo online.
La sera
stessa di mercoledì 13 mi è arrivata la risposta di padre Giancarlo Fiorini, il
vicepostulatore di padre Mariano, che si è reso disponibile ad aiutarmi.
Giovedì mattina, prima dell’altro impegno, gli ho scritto per riferirgli che
avevo già trovato qualcosa, ma avrei accettato volentieri il suo contributo,
che non ha tardato a spedirmi per posta elettronica.
In
realtà, sapevo che padre Mariano aveva sicuramente parlato di Pier Giorgio in
una delle sue ultime conferenze pubbliche, sul tema Attualità di Gesù,
affiancandolo ad altri cristiani esemplari, quasi tutti poi dichiarati Beati o
Santi. Lo spazio su di lui mi è parso molto più ampio, accorato e sincero di
quello in cui presenta altre figure.
In ogni
caso, come ho poi appurato consultando i volumi dell’opera omnia in viale
Kramer, avevo capito che per lui le testimonianze eccellenti dei credenti di
ogni tempo, sia deceduti (anche recentemente rispetto ai tempi in cui parlava),
sia viventi, erano la prova più persuasiva della perenne attualità del
messaggio di Gesù. In questo sento di assomigliargli parecchio, come dimostrano
le pagine di questo blog e le mie altre collaborazioni.
Parlando
col vicepostulatore, gli ho promesso che mi sarei occupata di padre Mariano
anche qui, proprio in questa Corona d’Avvento dei Testimoni. Leggendo il libro
che avevo comprato nel 2006 e di cui lo stesso padre Fiorini è l’autore, avevo infatti
appurato che la primissima trasmissione del confratello avvenne nel Natale
1953, pochi giorni prima dell’inizio ufficiale di quello che era il Programma
Nazionale: era il commento alla Messa celebrata nella basilica di Santa Maria in
Aracoeli a Roma, che custodisce il famoso Bambinello detto “er Pupo de Roma”
che anch’io ho venerato lo scorso anno.
Non
posso fare a meno di condividere almeno un frammento di una sua trasmissione,
ma temo che, essendo di fatto dei contenuti della Rai, tutti i caricamenti su
di lui rischiano di andare cancellati. A proposito, penso che sarebbe ottimo se
la nostra televisione nazionale stringesse un accordo con la vicepostulazione e
rendesse disponibili integralmente i suoi programmi su di un apposito canale
YouTube o su Raiplay.
Riprendo
quindi un documentario uscito in videocassetta, che contiene anche molte
testimonianze di chi lo ha conosciuto.
Ha testimoniato la speranza perché....
Padre Mariano è a sua volta un testimone credibile, in particolare della virtù della speranza, anzitutto tramite la sua predicazione multiforme e multimediale: non si è fermato alla radio e alla televisione, ma ha anche inciso dischi (non come cantante) e preso parte a filmati registrati. Erano unicamente mezzi, di cui si serviva per far capire ciò di cui lui stesso era convintissimo: che solo Gesù può dare la speranza al mondo e rappresentare, come sosteneva già san Tommaso d’Aquino, la soluzione a ogni problema.
Si è
reso conto che doveva essere testimone della speranza di Gesù senza nessuna
sovrastruttura quando si è ammalato gravemente. Anche quando, sul piano umano,
non si poteva fare più nulla per lui, sapeva di essere ancora in grado di
rinnovare il suo affidamento al Signore e alla Madonna, alla quale sentiva di
dovere la vocazione al sacerdozio.
Il suo Vangelo
Grazie a questa rinnovata conoscenza, credo di poter dichiarare che padre Mariano vivesse quello che predicava, senza farsi un vanto della popolarità né sfruttandola per ottenere qualche comodità in più rispetto ai confratelli del convento di via Veneto: ad esempio, non voleva nemmeno avere una linea telefonica dedicata, finché non fu obbligato ad accettarla. Lo ammiravano personalità televisive come Sergio Zavoli, il colonnello Edmondo Bernacca o il regista Piero Turchetti (quello del «Fiato alle trombe!» di Mike Bongiorno): diresse anche i suoi programmi, ma affermò che di fatto si dirigeva da sé.
Per
questa sua umiltà mi pare un esempio anche per tanti missionari digitali del
nostro tempo, che rischiano (avviene anche a me) di montare in superbia o si
affannano a produrre contenuti per acchiappare considerazione e
visualizzazioni, dimenticando, forse, il Messaggio di cui devono essere
portatori.
Il
centro della sua vita era la celebrazione eucaristica, l’unico momento di
ristoro in giornate spesso faticose: risulta sorprendente, se si pensa che, per
parecchio tempo, l’allora professor Roasenda non aveva minimamente considerato
il sacerdozio.
Come
scrivevo prima, proprio la Messa fu oggetto di quella pionieristica
trasmissione del Natale 1953 all’Aracoeli. Il suo commento si concentrò su tre
parti: Offertorio, Consacrazione, Comunione. Riproduco di seguito metà del
secondo commento, in cui collega il «Fate questo in memoria di me» dell’Ultima
Cena con l’Incarnazione:
Nessun comando è mai
stato eseguito, nel corso dei secoli, come questo, che fa di ogni Messa, con la
rinnovazione misteriosa dell’unico sacrificio del Calvario, il perenne Natale
di Gesù con gli uomini.
Come la Vergine Maria
ha adagiato nel presepio il bambino Gesù, così il sacerdote, dopo averlo
elevato all’adorazione dei fedeli, pone sulla bianca tovaglia il Cristo
vivente.
Celebrando
e predicando, padre Mariano ha riproposto agli italiani del suo tempo l’unica
Parola che non muore, l’unica testimonianza a cui vale la pena di credere, come
ha cercato di fare lui.
Per saperne di più
Giancarlo
Fiorini, Pace e bene a tutti – Padre Mariano da Torino – Quel primo frate in
Tv, San Paolo Edizioni 2006, pp. 256, € 16,00.
Volume diviso
in due parti: la prima con un’antologia di pensieri, uno per ogni giorno dell’anno,
mentre la seconda descrive la sua vita e il suo messaggio. Non è più in catalogo,
ma lo si può rintracciare sul mercato dell’usato.
Rinaldo Cordovani, Padre Mariano – Il parroco di tutti gli italiani, Edizioni Messaggero 2011, pp. 224, € 15,00.
Biografia
con il racconto della sua vita e un glossario di nomi e luoghi notevoli.
Rinaldo Cordovani, Padre Mariano da Torino - Il frate della TV italiana, Velar 2022, pp. 48, € 5,50.
Sintesi del volume precedente, con un ricco apparato fotografico.
Come
scrivevo sopra, i volumi dell’Opera Omnia di padre Mariano/Paolo Roasenda sono
consultabili, oltre che dai Cappuccini di Roma, alla Biblioteca Francescano-Cappuccina di Milano, previa prenotazione.
Su Internet
Sito ufficiale della sua vicepostulazione
Sezione
del sito del mensile Frate Indovino dedicata a lui
Pagina su di lui del sito Azione Cattolica Scuola di santità


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