Antonietta Guadalupi, misericordia incarnata tra i malati di tumore

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Chi è?

Antonia Cosima Guadalupi nacque a Brindisi il 22 novembre 1947, figlia di Francesco Guadalupi, operaio dell’Acquedotto Pugliese, e di Maria Poci. Ancora piccola fu colpita da un eczema diffuso, contro il quale nessuna terapia funzionava: si ritrovò guarita dopo che la madre ebbe invocato l’intercessione di santa Rita da Cascia.

A tredici anni perse la madre: fu quindi costretta a interrompere gli studi e a prendere su di sé la cura dei familiari, ossia il padre e il fratello maggiore Salvatore (avevano avuto un altro fratello, morto prematuramente). Ricominciò a studiare, ma il 31 gennaio 1969 morì anche suo padre: si legò ancora di più a suo fratello e, ancora per qualche tempo, fu lontana dalla scuola. Con tenacia, arrivò alla fine al diploma di maturità classica.

Mentre cercava qualcuno che l’amasse e la capisse veramente, Antonietta, come la chiamavano tutti, ormai diciottenne, decise di partecipare a un corso di Esercizi Spirituali, organizzato dall’Istituto Maria Santissima Annunziata, uno dei tre istituti aggregati alla Società San Paolo e parte della Famiglia Paolina, fondato nel 1958 da don Giacomo Alberione (beatificato nel 2003), le cui aderenti sono dette Annunziatine. Sentendosi chiamata a vivere solo per Gesù, chiese di essere ammessa: dopo due anni di postulandato, emise la Prima Professione il 27 luglio 1971.

Desiderando diventare medico, s’iscrisse alla facoltà di Medicina dell’Università di Brindisi, ma la lasciò al termine del terzo anno: fu infatti consigliata da don Gabriele Amorth, delegato (ovvero collaboratore del superiore generale della Società San Paolo) per le Annunziatine, il quale le suggerì di pensare a come rendersi economicamente indipendente, continuando eventualmente a studiare.

Il 23 settembre 1974, quindi, Antonietta si trasferì a Milano, dove due anni dopo conseguì il diploma di Infermiera Professionale e, ancora dopo un anno, quello di Assistente Sanitaria. Nel 1977 partecipò al concorso per un posto di Assistente Sanitaria al Centro Tumori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e lo vinse.

Di fatto fu la prima Assistente Sanitaria di quella struttura, a cui affluivano numerosi pazienti anche da altre regioni d’Italia. Le sue funzioni spaziavano dall’informazione per i familiari e gli utenti circa le agevolazioni economiche e assistenziali per i malati di tumore, ai contatti con le associazioni di volontariato e con le strutture di ricovero, fino alla gestione dei fondi stanziati dalla Lega Italiana contro i Tumori. Faceva quasi tutto da sola, con l’aiuto di pochi e preziosi volontari. Oltre a questo, s’impegnava perché fosse garantita l’assistenza anche a cittadini stranieri.

Continuò la sua formazione iscrivendosi alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi e nel 1995 conseguì il diploma universitario biennale in Health Services Management con una tesi sperimentale su «Hospice, nuove frontiere per l’accoglienza del malato terminale». Tentò nuovamente di laurearsi in Medicina all’Università degli Studi di Milano, ma non riuscì a studiare e a lavorare contemporaneamente.

Alimentò il proprio rapporto col Signore con la preghiera prolungata, con la Messa quotidiana nella cappella dell’Istituto e con gli incontri periodici per le Annunziatine. Il 2 febbraio 1986, festa della Presentazione del Signore e Giornata per la Vita Consacrata, Antonietta si offrì vittima all’Amore Misericordioso.

Verso la fine degli anni ’90, cominciò ad avvertire disturbi all’intestino, ma continuò il suo servizio finché non fu necessario ricoverarla proprio all’Istituto dei Tumori. Dal 22 giugno 2001 fu in osservazione per circa una settimana, quindi operata all’intestino, ma aveva ormai un adenocarcinoma indifferenziato con metastasi diffuse; a questo si aggiunse una peritonite fulminante. Portata in rianimazione, soffrì molto, ma cercò di mantenersi serena. Morì alle 7.30 del 30 luglio 2001; la sua salma fu sepolta nel cimitero di Brindisi.

L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione, volta a verificare l’esercizio in grado eroico delle virtù cristiane, si svolse dall’8 gennaio 2020 al 3 luglio 2022 nella diocesi di Brindisi-Ostuni, ottenuto il trasferimento di competenza dalla diocesi di Milano, nel cui territorio era morta.

 

Cosa c’entra con me?

Non ricordo il giorno esatto (ma doveva essere prima del 2020) in cui, passando dalle Pie Discepole del Divin Maestro a Milano, ho visto, nello spazio dove le suore lasciano le immaginette del Beato Giacomo Alberione e di altri candidati agli altari della Famiglia Paolina, un pieghevole col volto di Antonietta. La prima ragione della mia curiosità è stata che non avevo affatto idea di chi fosse; la seconda, che lei aveva lo stesso cognome di mia madre.

Leggendo il testo interno, ho visto che aveva vissuto e lavorato a lungo a Milano, il che la rendeva una Testimone affiliata alla mia diocesi, di cui tener conto anche nell’eventualità che venisse avviata la sua causa di beatificazione e canonizzazione.

In ogni caso, perché questo avvenisse, non ci è voluto molto: mi pare di averlo appreso dalle pagine del settimanale Credere. Nel frattempo, mi sono procurata la sua biografia (che è stata presentata a Milano nel 2018; come mi dispiace non averlo saputo!), nella quale mi ha colpito come riuscisse a equilibrare la vita di preghiera con l’intensa attività di assistente sanitaria, insieme ai toni veramente accorati di tante invocazioni scritte su agende, fogli volanti o quant’altro.

Negli anni seguenti l’ho avuta presente, ma mi rincresce di non averla citata in uno degli articoli che mi sono stati chiesti da Avvenire durante l’ultimo Giubileo, o di averle dedicato un post qui. L’occasione per rifarmi è arrivata leggendo Maria con te di due settimane fa: l’articolo su di lei ricordava che oggi ricorrevano i venticinque anni dalla sua morte.

Ho subito pensato sia a questo post, sia a includere Antonietta nella mia rassegna Vie di santità per Avvenire, in cui, nei mesi estivi, presento ogni settimana un candidato agli altari collegabile a un tema d’attualità. Nelle puntate precedenti ho parlato del Venerabile Giuseppe Castagnetti, della Serva di Dio Santa Scorese e del Servo di Dio Giancarlo Bertolotti: l’articolo su di lei, invece, è uscito proprio ieri.

Rileggendo il libro e ripensando alle esperienze ospedaliere di tante persone che conosco, ho riconosciuto che pazienti e familiari hanno bisogno di operatori come lei, che non indorino la pillola ma che li incoraggino a progredire, che non siano duri e che facciano di tutto per non farli sentire soli.

Stando ai racconti della sua biografa, Antonietta ci provava in tantissimi modi: anche il giardino pensile del “Terrazzo terapeutico” era nato da una sua idea, come quella di un hospice collegato all’Istituto dei Tumori. Di fatto, proprio in quegli anni, grazie all’eredità dell’imprenditore Carlo Vedani, è nata CasAmica, che oggi ha sedi anche fuori Milano, ma lei è morta prima dell’inaugurazione.

Ho poi riflettuto sul passo importante che l’ha condotta a lasciare Brindisi per Milano: lei voleva diventare medico, ma aveva affrontato qualche difficoltà nello studio. Don Gabriele Amorth (a cui avevo dedicato questo post), invece, l’ha invitata a cercare un lavoro più stabile, mentre la sua situazione vocazionale si andava delineando: a suo dire, infatti, c’era più bisogno d’infermieri che di medici.

Tra l’altro, Antonietta ha scelto una realtà di recentissima fondazione: le Annunziatine, che sono tecnicamente un Istituto di vita secolare aggregato alla Società San Paolo (ecco perché hanno un delegato che le segue per conto del Superiore generale della Società medesima; don Amorth fu il primo in assoluto), sono nate, come scrivevo sopra, nel 1958, nove anni dopo la sua nascita, e lei le ha incontrate a diciott’anni.

Da quello che ho letto, lei amava profondamente l’Istituto, ne meditava gli Statuti e rifletteva continuamente sull’indirizzo specifico che don Alberione aveva dato alle prime Annunziatine: vivere nel mondo senza segni esteriori particolari, ma portando Gesù a tutte quelle persone che lo rifiutavano.

Tramite una testimonianza, presente anche nel libro ma in forma ridotta, ho appurato che ci unisce la diffusione, oltre alla preghiera, del Rosario: a me è successo spesso di regalare corone, fatte da me o comprate altrove, ad alcuni cappellani ospedalieri o alle suore che li aiutano.

Invece Antonietta, nelle occasioni in cui tornava a Brindisi (sempre più rare a causa del lavoro) faceva sempre tappa alla Libreria Paoline di quella città, gestita proprio da alcune Annunziatine: da loro prendeva croci e medagliette dell’Immacolata, che faceva unire a corone del Rosario fatte a mano da un volontario del Centro Tumori, con semi di carrube incatenati con filo di ferro.

Infine, mi sentirei di avvicinare a lei le testimonianze di due giovanissimi pazienti oncologici passati anche loro per lIstituto dei Tumori e dei quali a mia volta ho parlato: Fulvio Colucci, adolescente di Caserta, e Martina Kluzer, bambina di Trezzano sul Naviglio. Sono morti rispettivamente nel 2021 e nel 2007 e si sono comunque ammalati in anni in cui Antonietta non c’era già più, ma hanno condiviso quell’ambiente, a volte penoso, dandogli sprazzi di gioia, come mi pare facesse lei.

Nel video che segue, tratto dalla rassegna #IncontriPaolini nata durante la pandemia, alcuni testimoni presentano la storia di Antonietta, sottolineando l’aspetto della sua vitalità, che trasfondeva agli altri malati.

 

 

Cosa c’entra con san Francesco d’Assisi?

Parlare di Antonietta nell’ottavo centenario della morte di san Francesco mi permette di evidenziare altri tratti del suo percorso spirituale, che non è sempre stato sereno, come ho riferito nel paragrafo strettamente biografico. La sua esclamazione preferita, infatti, era: «È perfetta letizia!», soprattutto se si trovava ad affrontare problemi finanziari o personali o incomprensioni sul posto di lavoro.

Anche quando cercava di sopportare quelle difficoltà, alle volte si sfogava col pianto: in vari punti dei suoi scritti riconosce di avere il “dono delle lacrime”, che non è lo stesso di “avere la lacrima facile”, ma consiste nel far emergere la sofferenza interiore chiedendo a Dio di purificarla. San Francesco stesso mi pare che avesse questo “dono”, specie quando ricordava a tanti che l’Amore non è amato.

Da ultimo, l’accettazione serena della morte, di cui però aveva avuto alcune avvisaglie, la rende vicina al Santo di Assisi, perché, come lui, l’ha vista come una sorella.

 

Il suo Vangelo

Il nucleo della testimonianza di Antonietta risiede nella sua capacità di spendersi per tutti quelli che avessero bisogno di lei, in parrocchia, in famiglia, nell’Istituto delle Annunziatine e sul luogo di lavoro. Le consorelle di Brindisi, nella testimonianza sopra citata, affermano che lei, pur gestendo contemporaneamente quattro linee telefoniche, si rendeva disponibile costantemente: solo negli ultimi anni, quando stava già male, le fu concessa una segretaria.

Come mi ha ricordato l’attuale cappellano dell’Istituto dei Tumori, che ho intervistato per il mio articolo per Avvenire, l’assistenza sanitaria e spirituale, venticinque anni fa, non era strutturata come oggi: è anche grazie a pionieri nascosti come lei se oggi possiamo parlare di “spiritualità nella cura” e trovare un bene anche in situazioni umanamente complicate, come quelle sperimentate da Antonietta medesima.

In questo impegno a volte logorante sapeva però tornare all’origine della sua chiamata, a riconoscere che Gesù aveva un progetto per lei, che si è svelato col tempo, grazie all’aiuto dei suoi consiglieri spirituali e delle sue compagne di cammino.

Il 2 febbraio 1986, nella festa della Presentazione del Signore e nella Giornata Mondiale della Vita Consacrata, Antonietta compì la sua offerta di vittima all’Amore Misericordioso. Forse è un’espressione dura e difficile da accettare, né comprensibile immediatamente, ma lei l’ha presa sul serio come suprema invocazione:

O Signore, dammi un cuore grande, capace di amare e accogliere, usami come strumento della tua misericordia per alleviare le sofferenze altrui. Dammi il tuo Spirito di discernimento. Dammi un cuore umile, ma sapiente.

Chi l’ha conosciuta e ha testimoniato nella fase diocesana della sua causa ha assicurato che davvero ha reso meno penose le sofferenze di tanti; in attesa che la Chiesa emetta ufficialmente il suo giudizio, il suo rimane comunque un esempio da conoscere.

 

Per saperne di più

Anna Maria Gustinelli, E Gesù venne – Antonietta Guadalupi, l’angelo dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Edizioni San Paolo 2017, pp. 96, € 13,00.

Biografia di Antonietta scritta da una consorella Annunziatina, con molte testimonianze da parte di chi l’ha conosciuta.

Ogni 30 del mese, alle 17.15, nella Rettoria di San Benedetto a Brindisi, si prega il Rosario con meditazioni tratte dagli scritti di Antonietta: il libretto con quelle meditazioni si può chiedere alle Annunziatine che gestiscono la libreria Paoline di Brindisi.

 

Su Internet

Sezione su di lei del sito delle Annunziatine 

Sezione su di lei del sito Vivi nella gioia 

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