Alessandro Galimberti vent’anni dopo
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Ne ho di nuovo fatto un santino... |
Mi sono
domandata se pubblicare o meno qualcosa di mio per ricordare il ventesimo
anniversario della morte di Alessandro Galimberti, il Testimone che più ha
segnato la mia vita, almeno dal 2006 in qua. Ho fatto riferimento a lui molto
recentemente, raccontando come avessi partecipato a una trasmissione su di lui su
Radio Mater lo scorso novembre, di cui ho praticamente organizzato la scaletta.
Cinque
anni fa, per il quindicesimo anniversario, avevo provato a tracciare un
bilancio di come la mia percezione della sua testimonianza, e di conseguenza il
modo di raccontarla, fosse cambiato nel tempo. Oggi sento di vivere ancora in
maniera diversa la responsabilità che mi sono assunta, ovvero fare in modo che
la sua memoria tenda a diventare ecclesiale.
Con ogni mezzo
Dopo
essere riuscita ad agganciare un giornalista di TV 2000 affinché consegnasse a
una sua collega il libro con gli scritti di Alessandro, avevo pensato di
ritirarmi in buon ordine. È durato poco: entrata in contatto con la redazione
di Radio Oreb, di Vicenza, per avere la copia cartacea del diario del giovane
Claudio Contarin (su cui basare uno dei miei articoli per la rivista dei Salesiani
di Bologna),
ho quasi subito caldeggiato una trasmissione anche su di lui.
Per la prima volta, allora, ho creato una rete tra i redattori del programma e i testimoni che avrebbero potuto intervenire e ho inevitabilmente detto la mia. Purtroppo la registrazione di quella puntata, andata in onda l’11 novembre 2021, non è disponibile su qualche canale digitale, ma è negli archivi della radio (e io ne ho una copia).
MODIFICA 02/01/2025: la radio ha successivamente mandato in onda una sintesi di quello stesso programma: eccola qui sotto.
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Mi ha
fatto molto piacere che uno dei conduttori avesse trovato spunti su cui nemmeno
io avevo mai riflettuto: in effetti qualcuno, una volta, mi ha detto che una
testimonianza è tanto più valida, quanto più si trovano aspetti sempre nuovi
per approfondirla.
Lo scorso anno, proprio in vista di questo anniversario tondo, ho iniziato a immaginare una serie d’iniziative, anche editoriali. Non avevo però fatto bene i miei conti: soprattutto, ero nuovamente mossa da uno spirito cattivo, di rivalsa acida, di vendetta verso quelle che mi sembravano ingiuste esclusioni da repertori di giovani ritenuti “santi” o simili, che negli ultimi anni hanno proliferato (ma almeno in uno lui c’è).
Insomma,
avevo sperimentato quanto fosse vero il “metodo Gamaliele”, a cui mi ha più
volte raccomandato di rifarmi uno dei miei consiglieri spirituali: quelle idee,
a ben vedere, non venivano da Dio, ma da un mio puntiglio personale.
Inoltre,
ho ricordato che san Paolo esorta, nella seconda lettera a Timoteo, a insistere
in ogni occasione non per parlare di chissà chi, ma per annunciare il Vangelo.
Nella lettera ai Romani, ancor prima, quel «Come crederanno in colui del quale
non hanno sentito parlare? Come potranno parlarne senza qualcuno che lo
annunci?», il complemento è Gesù, e Lui solo. Insomma, stavo rischiando, ancora
una volta, di perdere di vista l’essenziale, di scambiare il profumo per il “profumato”,
per riprendere la metafora tanto cara al giovane seminarista.
Tra sorprese e dubbi
Proprio
quando avevo telefonato al padre di Alessandro per chiedergli il contributo per
la prima trasmissione, ho ricevuto una notizia da lui: il 1° novembre 2021,
quasi in sordina, l’emittente televisiva Telenova aveva trasmesso il film Voglio
essere profumo, ispirato alla sua vicenda.
Ancora
prima, il 3 febbraio dello stesso anno, il mio parroco (senza che io lo sapessi) aveva
scelto di accompagnare l’Adorazione Eucaristica comunitaria con le parole di Barattolo
di nardo, la preghiera-poesia più famosa tra quelle composte dal giovane,
nella quale lui aveva messo in parola quello che gli suggeriva il brano dell’Unzione
di Betania nel Vangelo di Giovanni, scelto come icona biblica della sua Regola
di Vita.
Infine,
non ricordo però quando con esattezza, ma comunque in quel lasso di tempo, un
mio conoscente mi ha mandato un’immagine in cui Alessandro era affiancato da
altri bambini e ragazzi dalle Vite Fiorite, come recitava l’intestazione.
Una volta ricavata la fonte, sono stata molto felice di vedere i commenti degli
amici social della suora che aveva avviato quella raccolta di storie sul proprio
profilo.
Ho
provato a considerare razionalmente quegli eventi e a limitarmi a prenderne
atto, ma allo stesso tempo sentivo che erano come delle consolazioni o degli
incoraggiamenti a proseguire, superando il grande dubbio che ogni tanto
riemerge in me. Molto spesso, infatti, mi chiedo se non ho tratto in inganno moltissime
persone a considerare esemplare Alessandro, quando invece il giudizio ufficiale
della Chiesa, per lui, non c’è, ed è un fatto.
La
medesima sensazione mi ha presa poco prima del momento in cui ho stretto la
mano a papa Francesco, al termine del convegno La santità oggi, il 6 ottobre
2022: nel suo discorso, infatti, il Santo Padre aveva raccomandato discernimento
nel presentare i modelli di santità, particolarmente attraverso i nuovi media.
Ho contravvenuto a quest’indicazione più volte, non ultima ieri: ho chiesto di pubblicare, sul Portale diocesano, un mio articolo nel quale segnalavo che oggi, alle 18, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Lissone (dove Alessandro è cresciuto e si è formato, oltre che al liceo scientifico-tecnologico dei Salesiani di Sesto San Giovanni, prima di partire per il Seminario), ci sarà la Messa in suo suffragio.
Non trovavo per nulla giusto, infatti, che i nostri mezzi di comunicazione non dessero conto di questo anniversario, anche se non è rilevante come un venticinquesimo o un cinquantesimo e se non ci sarà l’Arcivescovo (impegnato in una visita alle missioni ambrosiane in Brasile) o un suo delegato a presiedere l’Eucaristia.
In generale…
In
questi venti anni (anche se, come scrivevo, la mia conoscenza di questa storia
è iniziata due anni dopo la morte di Alessandro), la sua memoria mi pare molto
positiva, specie fra i suoi amici più intimi. Tuttavia, a loro basta aver percepito
che la sua vita rimandava a Gesù, proprio come lui sperava; per questa ragione,
ritengono che non sia necessario porla su un qualsiasi piedistallo e che quanto
è già avvenuto (il film, la pubblicazione degli scritti) sia sufficiente.
È una scelta che mi sentirei di condividere, se io per prima avessi avuto un dono del genere, cioè aver conosciuto qualcuno che mi è parso un Testimone con la T maiuscola, però sono ormai passati vent’anni. Capisco anche cosa spinga altri suoi amici e conoscenti a non pronunciarsi pubblicamente sul suo conto, facendomi bastare la certezza che, in ogni caso, gli vogliono ancora bene e chiedono che lui faccia sentire ancora il legame che li univa in vita.
Eppure mi viene da pensare che, se tutti ragionassero così, non si aprirebbero più cause di beatificazione e canonizzazione a livello diocesano. Due esempi su tutti, nonostante io sappia che la Storia non si fa con i “se”.
Quindi, se a Perugia non avessero continuato a ricordare Giampiero Morettini, seminarista pure lui, morto dieci anni e otto mesi dopo Alessandro, e se il suo vescovo non avesse dato mandato di raccogliere le prime testimonianze sul suo conto a neanche sei mesi dalla morte, senza trascurare le attestazioni di segni a lui attribuiti, non avrebbe potuto mettersi in moto la catena di eventi che ha condotto all’avvio della sua causa (di cui rendevo conto qui) sei anni dopo il suo trapasso.
Per
tornare in ambito ambrosiano, se a Sulbiate si fossero accontentati di pensare che
don Mario Ciceri era un bravo sacerdote, buono, generoso e disponibile, e se si
fossero lasciati cogliere dagli scrupoli circa il richiedere o meno la sua
intercessione, probabilmente non sarebbe stato mai dichiarato Beato, ottenendo quindi
una prima garanzia sulla sua esemplarità.
Per questo io credo che debba essere per prima la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Lissone a darsi da fare per Alessandro, non solo ricordandolo una volta l’anno o tenendo nel banco della buona stampa il libro degli scritti, che è già qualcosa. Certo, c’è un’Associazione Culturale che porta il suo nome, ma non fa molto per lui. Un’idea potrebbe essere dedicargli una sezione del sito della Comunità Pastorale Santa Teresa Benedetta della Croce, di cui la sua parrocchia fa parte: nella versione che era online nel 2006 è stato veramente prezioso per me.
Anche il
nostro Seminario dovrebbe organizzare qualcosa, magari per la prossima Festa
dei Fiori (la giornata in cui i preti ambrosiani festeggiano in Seminario gli anniversari
significativi di ordinazione e accolgono simbolicamente coloro che verranno
ordinati nell’anno), o per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni:
non solo per commemorarlo, ma per chiedersi se la sua storia, oggi, può
produrre veri frutti. I due enti dovrebbero, poi, agire in sinergia,
concordando non solo eventi speciali, ma momenti di preghiera in cui far
riflettere e meditare sui suoi scritti.
Quasi concludendo
In
questi giorni avevo pensato a una campagna social nella quale fare una richiesta
ai miei lettori: se sacerdoti, di celebrare una Messa in suo suffragio; se
laici o religiosi, di chiedere a qualche sacerdote di celebrarla per lui. La
data doveva essere oggi, o al più tardi entro otto giorni. L’azione doveva
essere accompagnata, sui social, dagli appositi hashtag #unaMessaperAle oppure
#iltempodiunaMessa. Alla fine ho lasciato perdere, perché non ho una capacità
persuasiva come quella dei veri influencer, anche credenti.
A volte,
invece, mi sono lamentata perché il profumo del nardo era meno diffuso di
quello alla lavanda, tant’è che, per averne un flaconcino, ho dovuto comprarlo in Terra Santa; fuor di metafora, perché ci sono storie più famose della sua e
sulle quali, in libreria e online, ci sono risorse più facilmente reperibili.
Adesso
però, se si chiede nelle librerie cattoliche fisiche e digitali, il nardo si trova eccome, anzi: la
libreria Àncora, ad esempio, vende delle boccette accompagnate proprio dalla sua preghiera, anche se
modificata e riportata senza citare l’autore.
Detto
questo, continuerò a tenere nel cuore e a diffondere la testimonianza di
Alessandro: non smetterò di pensare che Dio si sia servito di lui per dare una
nuova svolta alla mia vita e, mi sa tanto, anche a quelle di moltissime altre persone.
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