Avviso

In obbedienza ai decreti di Urbano VIII, quando su questo sito vengono trattati semplici Testimoni e vengono usate espressioni come “santo”, “degno degli altari” e simili, l’Autrice non intende in nulla anticipare il giudizio ufficiale delle competenti autorità ecclesiastiche.
S’impegna, inoltre, a rimuovere l’articolo nel caso il personaggio trattato si dimostrasse indegno della qualifica attribuitagli.

domenica 31 dicembre 2017

Tre domande a... suor Beatrice Immediata: scrivere dei Santi (e non solo) per scuotere il mondo

La copertina dell'ultimo libro di suor Beatrice
Chi è?

Beatrice Immediata, salernitana d’origine, è una religiosa della congregazione delle Figlie di San Paolo. Laureata in Pedagogia, ha alle spalle molti anni di esperienza come docente in vari istituti. Da molti anni lavora alla Redazione Paoline Editoriale Libri di Milano. Ha pubblicato diversi libri a carattere storico-biografico, sia di personaggi del passato sia attuali, anche non cristiani, ma comunque capaci di comunicare un messaggio di speranza.

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giovedì 28 dicembre 2017

Bufale di Chiesa #1: papa Francesco e il perdono in famiglia

«Ma davvero credete che abbia detto queste cose?». (fonte)

Da qualche tempo pensavo di aprire una rubrica sulle citazioni falsamente attribuite a Santi o Testimoni in genere. L’occasione per decidermi mi è venuta da un messaggino che mi è da poco arrivato su WhatsApp, sul gruppo del coro della mia parrocchia.
Lo ripropongo così come mi è arrivato, anche se ho subito avuto delle perplessità:

domenica 24 dicembre 2017

La mezzanotte... comica (un raccontino di Natale)

Fonte

In teoria, la «Corona d’Avvento dei Testimoni» del 2017 dovrebbe concludersi oggi. A dirla tutta, non ho ancora pronto il post che intendevo pubblicare, quindi ho deciso una soluzione a costo zero, o quasi.
Qualche anno fa, quando ancora non mi ero lanciata come agiografa dilettante, avevo iniziato a scrivere dei piccoli racconti, che componevano la serie «Vita in oratorio», nei quali, attingendo alle mie esperienze, immaginavo alcune vicende parrocchiali. Li ho lasciati a vegetare nel disco fisso del mio computer, quando ho visto che monsignor Delpini, ora mio Arcivescovo, pubblicava qualcosa di simile sull’inserto di Avvenire, Milano Sette: era come se il mio apporto non fosse granché originale.
Dato che i suoi apologhi ora hanno risalto anche livello nazionale (le sue raccolte sono spesso, dallo scorso luglio, nella classifica dei Bestseller della fede del sito Rebecca Libri) e che ha avuto notevole successo anche Il signor parroco ha dato di matto, di Jean Mercier, m’inserisco, o reinserisco dovrei dire, in questo filone.
Se questo episodio pilota vi è piaciuto, fatemelo sapere: i ragazzi dell’oratorio dei Santi Apostoli, i loro educatori e il loro don Michele aspettano solo qualcuno a cui raccontarsi. Se poi voleste riutilizzare questo testo, mandatemi un messaggio o, perlomeno, citate la fonte.
Intanto, buon Natale a tutti!

mercoledì 20 dicembre 2017

Padre Piero Gheddo: in missione per la “Buona Notizia”


La mia biblioteca di casa ha anche alcuni suoi volumi...
Chi è?

Piero Gheddo è nato a Tronzano Vercellese, in provincia e diocesi di Vercelli, nel 1929, primo dei cinque figli di Giovanni Gheddo e Rosetta Franzi (per i quali è in corso la causa di beatificazione). Alla morte della madre, contemporanea a quella degli ultimi due bambini, di appena cinque mesi, insieme ai fratelli superstiti è stato educato dal padre, poi disperso in Russia durante la seconda guerra mondiale, e dalla nonna Anna Campasso.
Terminate le elementari, nell’ottobre 1940 è entrato nel Seminario Minore della diocesi di Vercelli, a Moncrivello. La lettura dei racconti di padre Clemente Vismara del PIME (Beato dal 2011) su «Italia Missionaria» e del libro Operarii autem pauci! di padre Paolo Manna (Beato dal 1990), lo hanno portato a orientarsi verso le missioni ad gentes. Inizialmente aveva pensato di entrare tra gli Oblati Missionari di Maria Immacolata, ma quando seppe che i loro membri non andavano necessariamente in missione, fece domanda presso il PIME e fu accolto, cominciando il liceo a Monza nel 1945.
Fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1953 nel Duomo di Milano, dal cardinal Alfredo Ildefonso Schuster (Beato dal 1994). Tra il 1954 al 1958 alternava la frequenza all’Università Urbaniana, dove si laureò in Teologia missionaria, e alla Pro Deo (oggi Luiss), al lavoro nella redazione di «Italia Missionaria» a Milano.
Dalla metà degli anni ’50 ha cominciato a collaborare con varie testate, di stampo ecclesiale e non. Al suo primo libro, uscito nel 1956, sono seguiti quasi un centinaio di volumi, tra racconti di missione, biografie e opere storiografiche sul PIME. Pur non essendo mai stato destinato di fatto alla missione, ha viaggiato in oltre ottanta Paesi del mondo.
Ha fondato l’agenzia missionaria AsiaNews nel 1987, poi rilanciata su Internet nel 2003. Ancora prima, ha diretto la rivista «Le Missioni Cattoliche», a cui lui stesso ha cambiato nome, nel 1969, in «Mondo e Missione». Ha anche collaborato alla fondazione dell'Editrice Missionaria Italiana (Emi) nel 1955, del Centro missionario PIME a Milano nel 1961, di «Mani Tese» nel 1964 e dell'Ufficio Storico del PIME nel 1994, di cui è stato direttore da quell’anno fino al 2010.
Dal 2014 risiedeva, per ragioni di salute, presso la Casa Ambrosiana di Cesano Boscone. La settimana scorsa era stato ricoverato all’ospedale San Carlo Borromeo di Milano per una broncopolmonite. È morto verso le 14.30 di oggi, 20 dicembre 2017, a 88 anni.

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martedì 19 dicembre 2017

Sabatino Iefuniello: il bene, in silenzio, si vede (Corona d’Avvento dei Testimoni 2017 # 3)


Fonte
Chi è?

Sabato Iefuniello, detto Tino dai familiari e Sabatino dagli amici, nacque il 19 dicembre 1947 a Sarno (in provincia di Salerno e in diocesi di Nocera-Sarno). A quattordici anni entrò nel Seminario Minore dei Frati Minori a Ravello, ma tornò a casa, spinto in tal senso dalla sorella Filomena, che non riteneva che fosse quella la sua strada. Nel 1966 fu accolto dai padri Vocazionisti ad Altavilla Silentina, dove frequentò la quarta ginnasio; tuttavia, anche quell’esperienza ebbe termine dopo qualche tempo.
A vent’anni, nel 1968, decise di emigrare a Milano, insieme alla sorella Filomena. Poco dopo, furono raggiunti dal resto della famiglia. Sabatino iniziò a svolgere vari piccoli lavori, fino a diventare impiegato della ditta Mondial come fattorino portavalori. Trasferitosi con Filomena nel territorio della parrocchia di Santa Maria del Suffragio, partecipò alla vita di quella comunità cristiana, interessandosi in particolare degli anziani e ai giovani.
Il suo confessore, don Franco Confalonieri, nel 1974 gli presentò l’esperienza del Piccolo Gruppo di Cristo, una comunità di consacrati laici: ne divenne membro effettivo nel 1977. L’anno successivo, Sabatino conobbe fratel Ettore Boschini, religioso camilliano, che stava avviando un’opera di assistenza alle persone senza fissa dimora. Da quel momento, con il consenso dei superiori del Piccolo Gruppo, impiegò tutto il tempo libero dalle ore di lavoro per incontrare sulla strada quegli uomini e quelle donne.
Dall’adolescenza, Sabatino aveva una grave cardiopatia, che si aggravò nel giugno 1982. Dopo un periodo di riposo, riprese il suo servizio al Rifugio fondato da fratel Ettore in via Sammartini, ma contrasse una broncopolmonite. Portato in ospedale, morì il 30 agosto 1982.
Il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione è stato rilasciato il 14 dicembre 2002 dalla Santa Sede. La tomba di Sabatino si trova dal 1995 nella cappella di Casa Betania delle Beatitudini, sede centrale dell’Opera Fratel Ettore, in corso Isonzo 90 a Seveso.

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martedì 12 dicembre 2017

Don Fabiano Forafò: dire di sì a Dio per una questione di cuore (Corona d’Avvento dei Testimoni 2017 # 2)


Fonte: numero di gennaio 2013 del mensile Come il Pane
Chi è?

Fabiano Forafò nacque a Verona il 6 novembre 1977, figlio primogenito di Sergio e Carolina. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Erbezzo, in provincia di Verona, insieme ai genitori e ai fratelli Alessio ed Elena, fino al termine delle scuole medie.
A quattordici anni iniziò a frequentare il ginnasio, seguito dal liceo, presso il Seminario di Verona. Decise poi di cominciare gli studi teologici; tuttavia, dopo qualche tempo, chiese di sospenderli. In cerca di risposte su di sé e sul proprio futuro, d’accordo con i superiori del Seminario, svolse esperienze di servizio ai poveri, inizialmente a Padova, poi negli Stati Uniti d’America e in Germania.
Dopo la laurea in Lingue Straniere, il baccalaureato in Teologia e una breve esperienza lavorativa, scelse di riprendere la formazione da seminarista. Fu quindi destinato al tirocinio pastorale presso la parrocchia di Santa Maria Maggiore a Bussolengo; nel frattempo, insegnava Religione a Verona.
Ordinato diacono il 15 novembre 2009 nella sua parrocchia di Erbezzo, divenne sacerdote il 20 novembre 2010, nel duomo di Villafranca. Confermato alla parrocchia di Santa Maria Maggiore come viceparroco, s’impegnò specialmente tra i giovani dell’oratorio, che accompagnò in vari pellegrinaggi e nel loro cammino ordinario.
Il mattino del 12 dicembre 2012 fu trovato morto, per un arresto cardiaco, nel suo letto. 

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martedì 5 dicembre 2017

Luca Passaglia: la fiducia di un piccolo amico di Gesù (Corona d’Avvento dei Testimoni 2017 #1)


Chi è?

Luca Passaglia nacque a Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, il 29 marzo 1999, primogenito di Andrea, rappresentante nel settore della ceramica, e di Teresa Casertano, casalinga. Fu battezzato il 31 maggio 1999 da don Domenico Machetta, fondatore della Fraternità di Nazareth e consigliere spirituale dei suoi genitori.
La sera del 22 maggio 2002 iniziò ad avvertire dei dolori alle gambe. Dopo una visita specialistica, gli fu diagnosticata una forma molto rara di neuroblastoma infantile, all’ultimo stadio. Rimase in ospedale a Torino per nove mesi, durante i quali imparò che le cure che gli venivano prestate erano per il suo bene e, soprattutto, capì di doversi affidare pienamente a Gesù, alla Madonna e al suo Angelo custode.
Dimesso nella primavera del 2003, cominciò a frequentare l’asilo a Levizzano Rangone, lontano dalla casa dove abitava in precedenza. Nell’ottobre successivo, ebbe una recidiva e fu di nuovo portato a Torino, ma peggiorò con l’inizio del nuovo anno. Morì il 21 gennaio 2004: il giorno prima, per speciale concessione dell’arcivescovo di Torino e del vescovo di Ivrea (la Fraternità di Nazareth ha la sede in quella diocesi), aveva ricevuto la Prima Comunione e la Cresima.

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mercoledì 29 novembre 2017

Luigi e Zelia Martin - Santi e genitori di sante (Cammini di santità #13)


È già pronto il numero di dicembre di Sacro Cuore VIVERE, la rivista per cui scrivo quasi ogni mese. Dato che a breve inizierò, come ogni anno, la “Corona d'Avvento dei Testimoni”, anticipo oggi la ripresa del mio articolo per questo numero.
Stavolta è il turno dei santi coniugi Martin. A loro avevo già dedicato un post nell'imminenza della canonizzazione, due anni fa; ammetto, però, che non fosse riuscitissimo. Per questa ragione, questa volta ho cercato d'impegnarmi al massimo, raccontando con parole mie la loro vicenda, ormai sempre più nota.
* * *
Chiesa di Notre Dame ad Alençon, Normandia. Un sacerdote, don Federico Hurel, sta celebrando un matrimonio. Tutto normale, tranne l’ora: è quasi la mezzanotte del 13 luglio 1858. È il “matrimonio dei poveri”, quelli che non possono permettersi feste o banchetti. Sono gli sposi, però, ad aver voluto così: quello che conta di più è promettersi fedeltà reciproca davanti a Dio. Lo sposo ha 35 anni e si chiama Luigi Martin; al suo fianco, da ora e per sempre, c’è Zelia Guérin, ventisettenne. 

giovedì 23 novembre 2017

Squarci di testimonianze #21: «Chi non salta non ci crede»

Fonte
Dopo il coro da stadio in treno dei tifosi irlandesi al passaggio di una suora, di cui avevo già raccontato, in queste ore sta circolando un filmato che, per certi versi, lo ricorda. A differenza dei siti d’informazione che hanno fatto rimbalzare il video, vorrei provare a interpretarlo, senza emettere o quasi un mio giudizio, un po’ come fa Guido Mocellin per la rubrica WikiChiesa di Avvenire.

domenica 19 novembre 2017

Squarci di testimonianze #20: i «perché» di Andrea, seminarista


Leggete più avanti e capirete il perché di quest’immagine (fonte)
In tanti mi dicono che sono il peggior incubo dei seminaristi, specie di quelli della diocesi di Milano, e che ho un attaccamento eccessivo verso quanti di loro sono morti in fama di santità, miei conterranei o no.
In effetti, è vero: sento di avere in comune con tutti loro la fede in Gesù; mi sono infiltrata alla Missione Vocazionale di tre anni fa, benché non fosse nelle vicinanze di casa mia; ho parlato a modo mio degli attentati di Parigi nel 2013 riprendendo un filmato di uno degli attuali diaconi transeunti. Per non parlare dei due schemi di Via Crucis che ho condiviso la scorsa Quaresima.
Proprio per porre un limite al mio zelo, in Avvento e in Quaresima m’impegno a non scrivere ai seminaristi e ai giovani preti che conosco, ma anche a non incontrarli, né a parlare con loro per più di un rapidissimo saluto.
Nella mia parrocchia, però, è arrivato proprio due settimane fa un certo Emanuele, originario di Ortona-Lanciano, come seminarista tirocinante. In più, domenica scorsa è stato annunciato che nel mio Decanato ci sarebbe stata una mini-Missione Vocazionale, con le testimonianze dei seminaristi durante le Messe del successivo fine settimana. Questo fatto mi ha entusiasmata, ma sapevo di dover restare fedele al mio impegno. Così oggi, insieme ai miei parrocchiani, oggi ho ascoltato la testimonianza di Andrea, studente di V Teologia, nativo di Mozzate (che è in diocesi di Milano pur essendo in provincia di Como).

mercoledì 1 novembre 2017

S’ i’ fosse Papa, canonizzerei... (Le 5 cose più # 12)

La facciata di piazza San Pietro alle canonizzazioni dello scorso 15 ottobre (fonte)
«S’ i’ fosse papa, sare’ allor giocondo,/ché tutti cristïani imbrigherei». Così scriveva il poeta Cecco Angiolieri nel suo famoso sonetto S’ i’ fosse foco, che i critici ormai tendono a identificare in un gioco letterario. Io non metterei nei guai i cristiani: piuttosto, mi avvarrei della mia carica per elevare agli altari i personaggi non ancora Santi cui tengo di più. Per riprendere il poeta: «S’ i’ fosse Papa, canonizzerei…».
Ci sono effettivamente molti, tra i Beati, il cui culto va ben oltre i limiti della propria diocesi, congregazione o movimento d’appartenenza. Va pur detto che il culto pubblico ha questi confini, ma se, per esempio, un napoletano fosse devoto a un Beato non originario della sua città, o uno straniero tenesse a una Beata italiana, nulla lo vieta. Io stessa, pur essendo milanese e napoletana d’origine, ricorro personalmente all’intercessione di molti personaggi che non hanno nemmeno mai messo piede nella mia diocesi o in quella di cui sono nativi i miei genitori.
Ecco quindi quali sono i Beati che, fosse per me, metterei subito sulla facciata di San Pietro con i loro arazzi. Ho scelto solo cinque cause, disposte in ordine cronologico per data di beatificazione, ma in realtà ne avrei da aggiungere almeno altre tre o quattro. Le foto, tranne in un caso, sono di alcuni santini della mia collezione.

lunedì 30 ottobre 2017

Sei Suore delle Poverelle: un dono di carità

Chi sono?

Le fotografie delle sei suore,
 poste ai piedi del Crocifisso appartenuto al loro Fondatore
 e conservato in Casa madre
Suor Floralba (all’anagrafe Celeste) Rondi, suor Clarangela (Alessandra) Ghilardi, suor Danielangela (Anna) Sorti, suor Dinarosa (Teresina) Belleri, suor Annelvira (Rosina) Ossoli e suor Vitarosa (Maria Rosa) Zorza, religiose della congregazione delle Suore delle Poverelle di Bergamo, erano da diversi anni missionarie nello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo), quando, verso la Pasqua del 1995, si manifestarono strane forme di una malattia non ancora riconosciuta, che causarono numerosi morti.
Suor Floralba fu la prima a caderne vittima, il 25 aprile 1995. La seguì suor Clarangela, il 6 maggio successivo: solo dopo la sua morte fu chiaro che si trattava del virus Ebola. Fu quindi il turno di suor Danielangela, l’11 maggio e, tre giorni dopo, di suor Dinarosa. La Superiora provinciale, suor Annelvira, seguì con attenzione il decorso della malattia, fino a venire contagiata lei stessa: morì il 23 maggio. L’ultima fu suor Vitarosa, che volle a ogni costo raggiungere Kikwit, dove le altre suore erano in isolamento: lasciò questo mondo il 28 maggio.
La loro vicenda di estrema dedizione ai più poveri e di fedeltà agli insegnamenti di don Luigi Maria Palazzolo, fondatore della congregazione (Beato dal 1963), ebbe subito un ampio risalto sulla stampa e in televisione e non cadde nell’oblio. Per questo motivo, dopo aver ottenuto nel 2013 il Nulla osta da parte della Santa Sede, sono state aperte presso la diocesi di Kikwit le sei inchieste diocesane per l’accertamento delle virtù eroiche da parte di suor Floralba e delle altre religiose.
Le inchieste diocesane a Kikwit si sono svolte dal 28 aprile 2013 al 23 febbraio 2014 e sono state integrate dalle rispettive inchieste rogatoriali nella diocesi di Bergamo (nella quale le suore erano vissute prima dell’invio in missione), dall’8 giugno 2013 al gennaio 2014. Attualmente le sei cause procedono nella fase romana.
La tomba delle sei suore si trova presso la Cattedrale di Kikwit.

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sabato 21 ottobre 2017

Vivere la carità camminando con i poveri – Padre Daniele Badiali, servo di Dio (Cammini di santità #12)


Fonte
Per il numero di ottobre di Sacro Cuore VIVERE mi è stato chiesto di scrivere di padre Daniele Badiali, sacerdote fidei donum della diocesi di Faenza-Modigliana e membro dell’Operazione Mato Grosso. Da qualche parte avevo già letto di lui e mi ero già preparata a trattare la sua vicenda in parallelo a quella del suo amico Giulio Rocca. Alla fine il direttore mi ha chiesto di dedicare l’articolo per il numero di gennaio di quest’anno solo a quest’ultimo. In effetti ottobre, mese missionario per eccellenza, poteva essere ancora più adatto.
Mi sono però posta un interrogativo: visto che Badiali era un sacerdote diocesano, avrei dovuto usare la qualifica di “don” o di “padre”, come lo chiamavano i suoi fedeli in Perù? Mi sembrava qualcosa di analogo ai primi tempi del Pime, i cui membri si sentivano preti della diocesi di Milano destinati alle missioni estere. Ho poi deciso di usare il secondo titolo; dopotutto, nelle sue lettere si firmava così. Ecco quindi la mia sintesi.

* * *

San Luis, sulle Ande peruviane, 1° settembre 1991. Una piccola folla di uomini e donne, col viso bruciato dal sole di montagna, è radunata lungo la strada sterrata che conduce in paese. Qualcuno regge uno striscione con la scritta: «Bienvenido padre Daniel – Tus hijos te acogen con amor». Arriva un giovane prete, festosamente accolto dalla popolazione locale. Giunto nella sua nuova chiesa, s’inginocchia ai piedi della statua della Madonna: piange lacrime di commozione e non smette neppure durante la celebrazione della Messa. È padre Daniele Badiali, italiano di Faenza.

venerdì 13 ottobre 2017

Gli eroi della Famiglia Vincenziana… come se fossero al cinema (Le 5 cose più #11)


La locandina vera del vero film Monsieur Vincent (fonte)
Domani mattina papa Francesco riceverà in udienza i rappresentanti della Famiglia Vincenziana, riuniti in un Simposio internazionale per i “400 anni del carisma”. Questa espressione si riferisce all’anniversario di due momenti importanti nella vita del sacerdote Vincent De Paul, all’italiana Vincenzo De’ Paoli, vissuto tra il 1581 e il 1660 e canonizzato il 16 giugno 1737.
Il primo avvenne il 25 gennaio 1617, quando, predicando nella chiesa del villaggio di Folleville, invitò la gente alla confessione generale: poco prima, infatti, aveva confessato un uomo che si era vergognato di farlo prima di essere in punto di morte. Il secondo, pochi mesi dopo, il 20 agosto 1617, a Châtillon-les-Dombes: incoraggiò i suoi parrocchiani a portare dei viveri a una famiglia i cui membri erano tutti malati. Poco dopo, iniziò a pensare che non bastava seguire l’emozione del momento e che, prima o poi, quei viveri sarebbero venuti a mancare: serviva dunque un gruppo di laici organizzati.
Mentre consultavo i siti che parlavano di quest’occasione, sono finita su una galleria d’immagini veramente singolare. In esse, infatti, compaiono i fondatori e altre figure significative di questa “potenza” della carità. Ma non aspettatevi le solite «facce da immaginetta», per dirla con l’attuale Pontefice: sono infatti stati raffigurati come se fossero i protagonisti di qualche film!
In effetti, una pellicola sul Santo fondatore ci fu, Monsieur Vincent (1947): l’avevo incluso nelle mie Litanie dei Santi e dei Beati al cinema e in TV, anche perché faceva parte dello schema originario, composto dal Beato Giacomo Alberione, che mi aveva ispirato quello speciale post per Ognissanti. Ecco quindi le immagini (questa è la fonte originaria), corredate da una breve spiegazione mia.


sabato 7 ottobre 2017

Padre Arsenio da Trigolo: la rivincita degli umili


Ritratto fotografico di padre Arsenio,
ritoccato e ritagliato da una foto di gruppo (fonte
Chi è?

Giuseppe Antonio Migliavacca nacque a Trigolo, in provincia e diocesi di Cremona, il 13 giugno 1849, quinto dei dodici figli di Glicerio Migliavacca e Annunziata Strumia. Entrò a tredici anni nel Seminario di Cremona e fu ordinato sacerdote nel 1874.
Dopo quasi due anni di ministero, svolti a Paderno Ponchielli e Cassano d’Adda, nell’ottobre 1875 don Giuseppe scelse di entrare nella Compagnia di Gesù: pronunciò i voti solenni il 5 agosto 1888, con la qualifica di “coadiutore spirituale”. Svolse quindi i servizi della predicazione e della direzione spirituale, specie a Piacenza e Venezia. Pochi anni dopo, accusato di “imprudenze” da parte dei suoi superiori, dovette dimettersi dalla Compagnia, oppure avrebbe potuto restarne membro, ma escluso dal ministero apostolico.
Mentre aspettava di capire come muoversi, fu invitato dall’arcivescovo di Torino, monsignor Davide dei Conti Riccardi, a predicare un corso di Esercizi spirituali a un gruppo di giovani donne dedite alla cura degli orfani. Il gruppo era stato radunato da Giuseppina Fumagalli, una donna che non era più suora, ma continuava a comportarsi come tale, affermando di essere la fondatrice delle “Suore della Consolata”, mai approvate ufficialmente. Don Giuseppe diede una formazione a quelle donne, adattando per loro le regole ignaziane: nel 1893, con la prima professione solenne, nacquero quindi le Suore di Maria SS. Consolatrice.
Dopo circa dieci anni, nuove accuse colpirono il fondatore: alcune suore gli rinfacciavano, tra l’altro, atteggiamenti dispotici, quando invece lui aveva cercato d’insegnare loro come servire il prossimo attraverso tutte le opere di misericordia. Don Giuseppe fu pertanto estromesso dalla guida dell’istituto nel 1902.
Chiese quindi di essere ammesso tra i padri Cappuccini: iniziò il noviziato a Lovere e cambiò nome in padre Arsenio da Trigolo. Ammirato dai confratelli più giovani, visse nel convento di Borgo Palazzo a Bergamo, dedicandosi ancora alla predicazione e alle confessioni, oltre che alla cura del Terz’Ordine francescano. Non fece mai parola della sua vita passata, compresa la fondazione delle suore. Malato di arteriosclerosi, morì a Bergamo il 10 dicembre 1909.
La sua causa di beatificazione si è svolta a Milano, sede dal 1898 della Casa madre delle Suore di Maria Consolatrice, dal 3 aprile 1998 al 29 maggio 1999. È stato dichiarato Venerabile il 21 gennaio 2016. Dopo un anno esatto, il 20 gennaio 2017, è stato approvato il miracolo che lo porta alla beatificazione, che è stata celebrata oggi, 7 ottobre 2017, nel Duomo di Milano.
I suoi resti mortali sono venerati dal 1953 nella cappella della Casa madre delle Suore di Maria Consolatrice a Milano, in via Melchiorre Gioia 51.

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sabato 30 settembre 2017

Beato Titus Zeman – Il difensore delle vocazioni sacerdotali (Cammini di santità #11)


Una fotografia del Beato Titus Zeman
nei suoi anni giovanili (fonte)
Da quando scrivo per la rivista dell’Opera Salesiana del Sacro Cuore di Bologna, mi è stata offerta la possibilità di raccontare storie davvero di tutti i tipi. Quella uscita sul numero di questo mese ha la giusta dose di avventura e sacrificio, messi in campo per un ideale altissimo. Per questo sono lieta di presentarvi don Titus Zeman, salesiano slovacco, che viene beatificato oggi a Bratislava.
* * *
Sono le prime ore del mattino del 24 ottobre 1950. Un gruppo di una ventina di uomini, quasi tutti giovanissimi, sta cercando di guadare il fiume Morava, tra Slovacchia e Austria. Sono perlopiù chierici e seminaristi salesiani: devono guadare il fiume a nuoto, per poter raggiungere l’Italia e vivere pienamente la propria vocazione. All’improvviso, la corda a cui si tengono attaccati alcuni dei fuggiaschi si spezza: due sacerdoti cercano di far passare almeno gli altri sulla riva austriaca, riuscendoci. Il più provato di tutti è don Titus Zeman, il capo del gruppo: crolla esausto e con un principio di ipotermia. Le sue parole, appena rinviene, sono: «Siete tutti sani e salvi? Nessuno è annegato?».  È già la seconda volta che tenta questa avventura. 

giovedì 28 settembre 2017

Monsignor Mario Campidori, la gioia senza barriere


Chi è?

Mario Campidori nacque a Gaiano di Solarolo, in provincia di Ravenna, il 28 settembre 1917, in una famiglia di contadini. A cinque anni, in seguito a una missione popolare, iniziò a pensare di diventare sacerdote, ma dovette attendere per aiutare la famiglia nel lavoro dei campi. A quattordici anni entrò nel Seminario diocesano di Imola, passando al Seminario Interdiocesano Regionale «Benedetto XV» di Bologna per il Liceo e la Teologia.
Fu ordinato sacerdote il 27 giugno 1943 nella cattedrale di Imola. Fu subito nominato cappellano a Riolo, poi fu destinato a San Patrizio e a Conselice con lo stesso incarico. Nel 1945 divenne parroco di Spazzate Sassatelli, tra Imola e Conselice.
Due anni dopo il suo ingresso nella nuova parrocchia, cominciò ad avere problemi di salute: non vedeva bene e perdeva spesso l’equilibrio. Un ricovero ospedaliero nel 1948 gli manifestò che aveva la sclerosi multipla. Don Mario rimase bloccato a letto per due anni, senza riuscire a celebrare la Messa; nel 1950 poté tornare a farlo, ma assistito da un altro sacerdote.
Nel 1954 fu per la prima volta pellegrino a Lourdes. Nel suo secondo pellegrinaggio, conobbe un sacerdote che si diceva guarito dalla stessa malattia tramite una terapia sperimentale: don Mario vi si sottopose e, da allora, la sclerosi multipla non peggiorò, pur lasciandolo invalido.
Cercò quindi un modo diverso per restare sacerdote seppure in carrozzella: decise di andare lui stesso di casa in casa, dove ci fossero persone con disabilità che non riuscivano a vivere pienamente la partecipazione alla vita nelle parrocchie. Dai volontari che lo accompagnavano e che condividevano quel suo progetto nacque il movimento «Simpatia e Amicizia».
Per concedere alle persone con disabilità uno spazio dove trascorrere le vacanze senza problemi, ma anche perché i giovani imparassero a «santificare il tempo libero», come diceva spesso, istituì il Villaggio senza Barriere Pastor Angelicus a Savigno (Bologna), dedicandolo a papa Pio XII, cui era molto affezionato. In modo da dare continuità alla sua opera, fondò la Comunità dell’Assunta, composta da consacrati e consacrate. Morì a Bologna, dove viveva dal 1966 ospite della Casa del Clero, il 5 maggio 2003.

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mercoledì 20 settembre 2017

Tre domande a... Martino Vergnaghi: quando l’esperienza di fede si fa musica

L'organo della parrocchia di Martino: immagino che i suoi canti saranno stati suonati anche qui

Chi è?

Martino Vergnaghi ha 31 anni e vive a Milano. Per conto di un’azienda, cura progetti di accoglienza per studenti provenienti dall’estero. Praticamente da sempre frequenta la parrocchia di Sant’Antonio Maria Zaccaria (in sigla, SAMZ) a Milano.
Compone canti religiosi per ragazzi e giovani, che spesso sono rientrati nelle raccolte curate dalla Fondazione Oratori Milanesi (FOM): ha infatti alle spalle quattro anni di studio di pianoforte e altrettanti di solfeggio.
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giovedì 31 agosto 2017

CineTestimoniando #6: «vedete, sono uno di voi»

vedete, sono uno di voi, Italia 2016, Ermanno Olmi, Istituto Luce Cinecittà, Rai Cinema, 76’.

Sono trascorsi cinque anni dalla morte del cardinal Carlo Maria Martini, già arcivescovo di Milano. Tra le numerose iniziative per ricordarlo, che in questo periodo non sono mai mancate, un film-documentario firmato da un notissimo regista italiano, che non ha mancato di dare la sua personale interpretazione della vita del Cardinale, con l’aiuto di un suo estimatore e biografo.

martedì 29 agosto 2017

Angelica Tiraboschi: il sorriso, la forza, la fede


Chi è?

Angelica Tiraboschi è nata il 22 novembre 1995 a Treviglio, in provincia di Bergamo e diocesi di Milano, primogenita di Marcello Tiraboschi e Romina Palazzi. Membro del Rinnovamento nello Spirito Santo, ha imparato presto come coniugare l’impegno credente e la propria vita di ragazza fatta di scuola, impegni e uscite con le amiche.
Nel giugno 2014, durante il suo servizio al Centro Ricreativo Estivo di Canonica d’Adda, iniziò ad avvertire dolori al seno: erano le avvisaglie di un carcinoma infiltrante di grado g3. Per non destare preoccupazione, scelse di non dire niente a nessuno, se non ai suoi conoscenti più intimi. Affrontò quindi le terapie all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO), sostenuta da chi le voleva bene, mentre cercava lei stessa di comunicare speranza agli altri malati.
È morta il 29 agosto 2015, nella sua stanza d’ospedale allo IEO; le mancavano tre mesi per compiere vent’anni. La sua tomba si trova nel cimitero di Pontirolo Nuovo, la cittadina dove viveva con i genitori e il fratello Simone.

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sabato 26 agosto 2017

Fra Antonino Pisano: un’offerta gioiosa per i fratelli


Ritratto fotografico di fra Antonino
(ma penso proprio che sia un fotomontaggio) (fonte)
Chi è?

Antonino Pisano nacque a Cagliari il 19 marzo 1907, terzo dei sette figli di Stefano Pisano, pescatore, e Raffaela Monni. Quando ebbe sette anni, si trasferì con la famiglia, grazie al fatto che il padre aveva trovato lavoro come guardia daziaria, nei pressi del santuario cagliaritano di Nostra Signora di Bonaria, retto dai padri Mercedari.
Insieme al fratello Efisio, iniziò a frequentare il Circolo Cattolico San Luigi, una sorta di oratorio annesso al santuario e al convento dei Mercedari, e maturò la vocazione religiosa. A tredici anni entrò in convento come aspirante, ma ne uscì a causa di una grave forma di miopia, Trascorse quindi un breve periodo tra i Cappuccini, ma ne fu espulso per le calunnie di alcuni compagni.
Riconosciuto innocente e dopo aver ottenuto un paio di occhiali speciali, fu riaccolto dai Mercedari del convento di Bonaria e si applicò con attenzione agli studi per diventare sacerdote. Si offrì vittima all’Amore Misericordioso, seguendo l’esempio di santa Teresa di Gesù Bambino: con lo stesso spirito e in unione al quarto voto tipico dei Mercedari, si dispose a dare gioiosamente la vita per la conversione dei peccatori. Si ammalò quindi di tubercolosi e morì a Cagliari il 6 agosto 1927, a vent’anni.
Il suo processo di beatificazione si è svolto dal 1945 al 1957 nella diocesi di Cagliari. I suoi resti mortali riposano nel santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari, ai piedi dell’altare maggiore, sul lato destro.

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venerdì 18 agosto 2017

Squarci di testimonianze #19: «Laura, una vita straordinaria» (ma resa con qualche libertà)


Un'immagine promozionale (fonte)
Lo scorso 11 agosto stavo saltando da un canale televisivo all’altro, per avere un po’ di musica di sottofondo mentre lavoravo al computer. Per sbaglio ho premuto il pulsante per andare al canale precedente e sono finita su Mediatext.it, dove stavano trasmettendo una telenovela in lingua originale con i sottotitoli. Dopo qualche istante, è stato trasmesso un breve spot, che non sono riuscita a trovare: in compenso, ce n’è una versione più estesa.
ATTENZIONE: per la presenza di scene di penitenze corporali pesanti, sconsiglio la visione a chi s’impressiona anche vedendo una sola goccia di sangue.



Incuriosita comunque dal titolo, l’ho cercato, scoprendo che si tratta di Laura, una vita straordinaria (titolo originale Laura, una vida extraordinaria), trasmessa dalla televisione colombiana Caracol nel 2015. La protagonista è la prima donna canonizzata di nazionalità colombiana: la serie è infatti nota anche come Laura, la santa colombiana.

sabato 5 agosto 2017

Cardinal Dionigi Tettamanzi, con il Vangelo come bussola

Stemma vescovile del cardinal Tettamanzi (fonte)

Chi è?

Dionigi Tettamanzi è nato a Renate, in provincia e diocesi di Milano, il 14 marzo 1934. A undici anni è entrato nel Seminario diocesano di Milano, frequentando prima la sede di Seveso, poi quella di Venegono Inferiore, dove ha completato il corso di Teologia. È stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1957 dall’allora Arcivescovo di Milano, monsignor Giovanni Battista Montini.
Nei due anni successivi ha risieduto presso il Pontificio Seminario Lombardo di Roma, frequentando allo stesso tempo la Pontificia Università Gregoriana. Nel 1959 ha conseguito il dottorato in Sacra Teologia, poi è rientrato in diocesi di Milano per insegnare dapprima nei seminari di Masnago e Seveso, poi, dall’autunno 1966, in quello di Venegono Inferiore, dove per oltre vent’anni ha tenuto la cattedra di Morale fondamentale. Nello stesso arco di tempo ha insegnato anche presso vari istituti teologici.
Dal 1987 al 1989 è stato Rettore del Pontificio Seminario Lombardo. Il 1° luglio 1989 è stato eletto Arcivescovo di Ancona-Osimo; è stato ordinato vescovo il 23 settembre seguente, nel Duomo di Milano. Il suo episcopato ad Ancona è terminato con la nomina a Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, avvenuta il 14 marzo 1991.
Il 20 aprile 1995 è stato nominato Arcivescovo di Genova, compiendo l’ingresso solenne il 28 giugno dello stesso anno. Dal 25 maggio 1995 al maggio 2000 è stato Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
L'11 luglio 2002 è stato nominato Arcivescovo di Milano; ha compiuto l’ingresso solenne il 29 settembre 2002. Il 28 giugno 2011, con l’elezione del suo successore, il cardinal Angelo Scola, è diventato Amministratore apostolico della Chiesa milanese. Dopo l’ingresso solenne del nuovo Arcivescovo, ha risieduto stabilmente alla Villa Sacro Cuore di Tregasio di Triuggio. Dal luglio 2012 al luglio 2013 ha guidato la diocesi di Vigevano, in attesa della nomina del nuovo vescovo. È morto oggi, 5 agosto 2017, nella Villa Sacro Cuore; aveva 83 anni.

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domenica 30 luglio 2017

Padre Leopoldo Mandić, un’ombra luminosa


Padre Leopoldo fotografato
nella sua celletta-confessionale
pochi giorni prima della morte
(fonte: galleria fotografica del sito ufficiale)
Chi è?


N.B.: l’usanza cappuccina di una volta prevedeva che i frati fossero noti col nome religioso seguito dal cognome geografico, ma san Leopoldo è ormai noto col cognome al secolo e io mi adeguo.

Bogdan Ivan (in italiano, Adeodato Giovanni) Mandić nacque a Castelnuovo di Cattaro in Croazia (oggi Herceg-Novi, in Montenegro) il 12 maggio 1866, da Petar (Pietro) Mandić e Dragica (Carlotta) Zarevic, penultimo di sedici figli. La sua famiglia era stata un tempo benestante, ma era caduta in miseria.
Il 2 maggio 1884 iniziò il noviziato tra i padri Cappuccini a Bassano del Grappa: con la vestizione religiosa, in quella stessa data, assunse il nome di fra Leopoldo da Castelnuovo. Professò poi i voti temporanei il 3 maggio 1885 e quelli perpetui il 28 ottobre 1888. Fu ordinato sacerdote il 20 settembre 1890 a Venezia, città dove aveva completato gli studi teologici.
Desideroso di dare la propria vita per la riconciliazione dei fratelli ortodossi con la Chiesa cattolica, fu inviato a Zara e a Capodistria, poi a Thiene. Dal 1909 e fino alla morte risiedette a Padova, salvo il biennio 1917-1919, quando, per non aver rinunciato alla cittadinanza austriaca, dovette essere destinato nel Sud Italia.
Nel 1923 fu nominato confessore dei cattolici sloveni e croati a Fiume, ma l’incarico gli fu revocato quasi subito, per intervento dell’allora vescovo di Padova, monsignor Elia Dalla Costa, che aveva accolto il desiderio del popolo padovano di rivolerlo tra loro. Padre Leopoldo tornò e, da allora, s’impegnò esclusivamente, a causa della sua balbuzie, nel ministero della confessione, dell’ascolto e della direzione spirituale.
Nel 1942 gli fu diagnosticato un tumore all’esofago, che lo portò alla morte il 30 luglio di quell’anno, nel convento di Santa Croce a Padova. Beatificato dal Beato Paolo VI il 2 maggio 1976, è stato canonizzato da san Giovanni Paolo II il 16 ottobre 1983.
La sua memoria liturgica cade il 12 maggio, giorno in cui compiva gli anni. I suoi resti mortali sono venerati nel Santuario a lui dedicato, in piazza Santa Croce 2 a Padova.

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venerdì 28 luglio 2017

Tutte (o quasi) le serie a cartoni cristiane – seconda parte

Non fanno dormire, davvero!
Quando ho deciso di stilare una lista di tutti i cartoni animati a sfondo biblico o comunque cristiano arrivate in Italia, non immaginavo che mi sarebbe venuto un lavoro davvero lungo. Ho quindi diviso a metà l’elenco: senza farlo apposta, la prima parte (che trovate qui) contava una gran parte di produzioni giapponesi, mentre in questa ce ne sono molte italiane.
Preciso che, come l’altra volta, non tutte le serie esaminate hanno avuto committenti e consulenti cattolici. Pronti con un altro tuffo nella memoria?

giovedì 20 luglio 2017

Tutte (o quasi) le serie a cartoni cristiane – prima parte


Alcuni momenti biblici in Superbook (fonte)
Da tempo stavo pensando a un nuovo post di tenore più leggero, sempre per tener fede all’impegno di non scrivere solo di “gente morta”. Lo spunto mi è venuto quando mi sono resa conto che non esiste in Rete un elenco il più possibile completo delle serie a cartoni animati sulla Bibbia o di ispirazione cristiana, almeno quelle arrivate in Italia.
Altri blogger si dilettano a comporre, ad esempio, dei listoni più corposi circa i cartoni giapponesi coi robot: ho preso spunto da loro per elencare tutte le serie (magari sui lungometraggi potrei fare un discorso a parte) di cui ho memoria. In gran parte dei casi, se le ho viste, inserisco anche qualche piccolo ricordo personale. Quando i nomi sono cambiati rispetto all’originale, uso quelli adoperati nell’edizione italiana.
Se ne ricordate altre, aggiungetele nei commenti o scrivetemi in privato; ho deciso di spezzare il post in due, sennò veniva troppo lungo. Adesso siete pronti a tuffarvi con me nel Grande Libro?


sabato 8 luglio 2017

Carla Ronci, con la Croce sotto gli abiti alla moda

Una delle foto più famose di Carla (no, non è una pubblicità della Piaggio...)
Chi è?

Carla Ronci nacque a Rimini l’11 aprile 1936, primogenita dei tre figli di Mario Ronci e Jolanda Casalboni. Visse con la famiglia a Torre Pedrera, in provincia di Rimini, crescendo come tante bambine e ragazze del suo paese. Ancor prima di iniziare le scuole elementari, a sei anni, fu ammessa ai sacramenti. Terminata la quinta elementare, fu inviata a lezione di taglio e cucito; in seguito, aiutò nel piccolo negozio di frutta e verdura gestito dalla madre.
La sua adolescenza spensierata, trascorsa nel lavoro e in piccoli svaghi come andare a ballare e leggere le riviste femminili, ebbe un mutamento di rilievo nel 1950: Carla, che già conosceva le suore Orsoline di Gandino, iniziò a interrogarsi sul perché si dedicassero senza risparmio ai figli degli altri. Cominciò, in seguito, a frequentare la parrocchia di Torre Pedrera: s’iscrisse all’Azione Cattolica e scelse il parroco, don Napoleone Succi, come direttore spirituale.
Nel 1955 Carla manifestò ai genitori di voler entrare in convento, ma ricevette un rifiuto deciso; anche il suo parroco, inizialmente, fu dello stesso parere, perché non voleva lasciarsi portare via il suo aiuto prezioso. Alla fine, la mattina del 3 febbraio 1958, dopo aver ottenuto il consenso della madre, partì con lei per Scanzorosciate, sede del noviziato delle Orsoline di Gandino. Tuttavia, dovette lasciarlo il 24 maggio seguente: suo padre, infatti, non si era mai rassegnato alla sua decisione.
Carla riprese la sua vita di sempre, finché, nel 1960, non sentì parlare dall’amica Teresa Ravegnini dell’Istituto Secolare “Ancelle Mater Misericordiae”, fondato a Macerata dal canonico Filippo Piccinini. L’anno seguente, dopo un corso di Esercizi spirituali nella Casa madre dell’Istituto, domandò di esservi ammessa: emise i primi voti il 6 gennaio 1962 e quelli definitivi dopo un anno esatto.
Nell’aprile 1969 ebbe i primi sintomi di un tumore ai polmoni: fu dunque portata all’ospedale Sant’Orsola di Bologna e da lì, il 1° aprile 1970, alla casa di cura “Villa Maria” di Rimini, più vicino a casa. Morì il giorno dopo, il 2 aprile 1970, alle 17.05; di lì a poco, avrebbe compiuto 34 anni.
La sua causa di beatificazione si è svolta nella diocesi di Rimini dal 1982 al 1986. Il 7 luglio 1997 il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò l’approvazione del decreto con cui Carla Ronci, i cui resti mortali riposano nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine del Carmine a Torre Pedrera, poteva essere dichiarata Venerabile. 

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