Io c'ero #57: cosa ho imparato al convegno «La santità nella Storia» (seconda parte)

 

Il tramonto sull'ultimo giorno di convegno

Continuo il mio racconto di viaggio dopo il convegno La santità nella Storia, organizzato dal Dicastero delle Cause dei Santi e svolto al Pontificio Ateneo Augustinianum da lunedì 19 a mercoledì 21 (ma mi sono trattenuta fino a giovedì mattina).

Se nella prima parte ho raccontato i concetti che ho imparato e gli incontri che ho avuto, farò lo stesso nella seconda, aggiungendo le impressioni che mi hanno lasciato le parole di papa Leone XIV, nel suo primo impegno pubblico dopo l’intervento al polmone.

Anche stavolta, a ogni giornata di convegno, inserirò il rimando al relativo articolo di Vatican News, per completezza. Dato che, come al solito, non sono riuscita a essere sintetica, divido il mio racconto in due parti.

 

Autoinvitata alla «Lectio Petri»

Mi sono dimenticata di raccontare che lunedì sera ho saputo che la mia famiglia ospitante sarebbe andata al primo incontro del nuovo ciclo della Lectio Petri, la meditazione sulla Parola di Dio in dialogo con voci della cultura organizzata dal Cortile dei Gentili, che fa capo al cardinal Gianfranco Ravasi. Ho chiesto se potessi andare anch’io e ho ricevuto risposta affermativa; naturalmente avrei dovuto registrare la mia presenza.

Così, martedì sera, appena conclusa la seconda giornata di convegno, mi sono precipitata in piazza San Pietro per sottopormi ai controlli prima di entrare in basilica. Ogni volta che ci vado provo la stessa sensazione che ho vissuto nel luglio 1992, durante la mia prima visita lì insieme ad alcuni miei familiari.

Sono arrivata molto prima dei miei ospitanti, coi quali mi sono ritrovata poco prima che iniziasse l’incontro. Nel frattempo, ho rivisto il postulatore generale dei padri Dehoniani, il quale ha apprezzato così tanto il mio post sul Beato Martino Capelli, suo confratello, da averlo salvato in PDF e inoltrato all’archivista della congregazione.

Riconosco che non sono un’accanita seguace delle opere e delle meditazioni di Ravasi, ma la sua meditazione sui primi versetti del Cantico dei Cantici ha suscitato molte riflessioni in me. Mi sono perfino ritrovata a canticchiare, a mezza voce dato il contesto, i brani che il cantante Gianni Morandi, ospite culturale di quell’appuntamento, ha accennato, quasi come risonanze dei versetti biblici.

Quando io e i miei conoscenti siamo usciti dalla basilica per tornare a casa, abbiamo attraversato la piazza. Non ci ero mai passata di sera, quindi, per la prima volta, ho visto le finestre dello studio papale illuminate: mi è piaciuto pensare che papa Leone XIV stesse meditando sul discorso che avrebbe tenuto l’indomani a noi convegnisti.

 

All’Udienza di papa Leone

Come ogni volta che mi aspetta un’Udienza papale, ho faticato tantissimo a prendere sonno, semplicemente perché avevo paura di non sentire la sveglia. Alla fine mi sono alzata alle 6, così da arrivare all’appuntamento, davanti all’ingresso del Dicastero delle Cause dei Santi, prima delle 8.

Ero incerta se scendere alla solita fermata o se aspettare quella dopo, così, appena ho adocchiato un prete che aveva al collo il mio stesso pass (stavolta, per non scordarmelo, l’ho legato alla mia borsa), gli ho fatto cenno per capire se scendeva anche lui con me.

Si trattava di don Andrea, della diocesi di Albano, che sta lavorando a una pubblicazione sul Venerabile Ludovico Altieri: anche su questo personaggio avrei qualcosa da dire, ma, appunto, mi conviene aspettare che esca questo nuovo libro. Oltre a questo, mi ha fatto molto piacere apprendere che ha grande stima del mio arcivescovo; so di non doverne fare un punto d’orgoglio, ma almeno mi sono sentita consolata, dopo tante critiche che mi hanno ferita come se fossero rivolte direttamente a me.

Giunta a destinazione, ho scambiato qualche parola con una signora proveniente da Loppiano, parlandole dell’inserimento del Servo di Dio Igino Giordani nel libro Otto alla Costituente che ho scritto con Luigi Accattoli, poi ho salutato il postulatore di varie cause: per citare solo quelle che ho trattato qui sul blog, della Serva di Dio Domenica Crocifissa Lolli, del Venerabile Francesco Saverio Toppi e della Venerabile Enrichetta Beltrame Quattrocchi.

Di lì a poco, don Andrea mi ha presentato padre Massimo, dei Figli dell’Amore Misericordioso, direttore della rivista del santuario dell’Amore Misericordioso a Collevalenza, che consulto spesso e dalla cui rubrica sulla santità laicale ammetto di essermi ispirata per la mia rassegna estiva su Avvenire.

Rispetto all’udienza di settembre, ero determinatissima a finire nelle prime file, così da sperare di vedere ancora più da vicino il Papa, se non di essere tra i pochi fortunati a stringergli la mano. Ero sul punto di riuscirci, appena varcato il Portone di Bronzo, quando le Guardie Svizzere hanno fatto retrocedere tutto il gruppo, indicandogli di prendere un altro scalone. Il risultato è stato che ho trovato posto, purtroppo, nella quarta fila dal fondo, a cui sono state poi aggiunte altre sedie.

Papa Leone è arrivato puntualissimo, inondato dagli applausi e dalle grida di gioia di noi presenti. Ha subito commentato a braccio: «È bello vedere tanto entusiasmo per i santi di oggi, e grazie!». Del suo discorso, durato poco meno di cinque minuti (cronometrati: una suora vicino a me aveva registrato l’audio), trattengo soprattutto il punto in cui ha affermato:

La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana.

Carissimi, la testimonianza dei santi, profondamente inserita nella concretezza del loro tempo, ci ricorda la forza innovatrice e trasformatrice della Pasqua. Essi ci mostrano una storia plasmata dalla fede. Vi ringrazio perché, col vostro lavoro, voi contribuite a mettere in luce questa meravigliosa realtà.

Neanche stavolta, purtroppo, ho potuto avvicinarlo; nonostante avessi indossato un impermeabile rosso, non mi si vede neppure nelle foto di gruppo. In compenso, mentre stavo per uscire, ho salutato suor Luiza, che avevo conosciuto due anni fa, la quale mi ha presentato le religiose sedute accanto a lei: erano suor Giuliana e suor Leocadia, entrambe Suore Missionarie di San Carlo Scalabriniane. Nel pomeriggio, come mi hanno promesso, mi hanno consegnato del materiale sulla Beata Assunta Marchetti, loro cofondatrice, che conoscevo di fama.

Stavolta i lavori del convegno proseguivano dopo l’udienza, quindi siamo tornati tutti all’Augustinianum, mentre su piazza San Pietro iniziava a cadere la pioggia: l’Udienza Generale si è ugualmente svolta lì.

 

La fama di santità, spiegata bene (finalmente!)

Il terzo e ultimo giorno di convegno si è aperto con la relazione della professoressa Alessandra Bartolomei Romagnoli, che con sorprendente chiarezza ha spiegato in cosa consista esattamente la fama di santità e come essa si sia sviluppata in varie forme attraverso i secoli, fino ad arrivare alla nostra epoca e alle sfide che il digitale pone ai componenti del Dicastero delle Cause dei Santi e ai postulatori.

Accanto a me ho trovato seduto padre Robert Godding, direttore della Societé des Bollandistes, al quale ho riferito le mie impressioni circa il suo intervento del giorno precedente. Durante la pausa, invece, ho conversato con padre David, postulatore generale della Famiglia della Croce, a cui ho raccontato che mi sono occupata della Beata Conchita Cabrera de Armida al tempo della sua beatificazione.

Tra un boccone di torta e un sorso d’aranciata, invece, mi è stato presentato don Armando, dei Preti del Prado, a cui ho riferito il mio interesse circa il fondatore di quell’associazione di preti, il Beato Antoine Chevrier: è uno di quei personaggi che mi sono ripromessa di trattare prima o poi, ma non ne ho mai trovato l’occasione.

Prima del rinfresco di metà mattina, però, ci è stato riferito che c’era un dono per tutti noi: un Rosario da parte del Papa, nero per i signori, bianco per le signore. Se avete visto il post di ieri, vi sarete accorti che il Rosario che ho portato a casa è nero: la ragione è che un mio conoscente, anche lui al convegno, mi ha chiesto di fare a cambio col suo, per regalare la corona bianca a sua madre.

Ammetto di aver seguito poco l’intervento del professor Claudio Strinati, centrato sull’iconografia come fonte storica per indagare culti e santità, ma mi ha fatto riaffiorare alla memoria un desiderio che avevo sopito: visitare la basilica di Santa Cecilia in Trastevere, sia per vedere coi miei occhi la sua statua realizzata da Stefano Maderno, sia per rinnovare il mio legame con lei, che, come raccontavo qui, rimonta alla mia infanzia.

 

Santi sociali, Santi in Tv e sui libri

Nella pausa pranzo ho compiuto il mio abituale giro per Borgo Pio, impegnandomi a restare sobria negli acquisti: credo di esserci abbastanza riuscita, dato che, nei miei precedenti viaggi, ho fatto scorta di materiale per i Rosari che faccio a mano nel mio sempre più ridotto tempo libero.

Sono anche tornata nel negozietto di Vatican Design, dove ho scambiato qualche parola in inglese con la gentile commessa, la quale mi ha suggerito che, se l’indomani avessi voluto andare a San Pietro per la Messa nella memoria liturgica di san Giovanni Paolo II, avrei dovuto alzarmi nuovamente all’alba, dato che ci sarebbe stato un notevole afflusso di pellegrini polacchi.

Mentre stavo per uscire e per avviarmi di nuovo a Santo Spirito in Sassia per la Coroncina alla Divina Misericordia, ha ricominciato a piovere: ho quindi cambiato programma, tornando all’auditorium dell’Augustinianum.

Il primo intervento nel pomeriggio è stato tenuto da una relatrice che avevo ascoltato un annetto fa: si trattava di Marta Margotti, che alla giornata di studi storici su san Pier Giorgio Frassati a cui ho partecipato come relatrice aveva trattato la militanza del giovane nel Partito Popolare.

Questa volta ha presentato una carrellata di “Santi sociali” vissuti e canonizzati dai primi del Novecento a oggi, facendomi tornare alla memoria quella domanda che aveva caratterizzato una mia visita a Torino quattro anni fa: possono esistere Santi “a-sociali”, ossia totalmente estranei al loro tempo e alla società in cui vivono? 

Il convegno mi ha offerto una possibile risposta: solo alcune figure hanno inciso con forza durante il tempo della loro vita. Vale soprattutto per quelli vissuti a Torino e che hanno concentrato le loro opere nel cosiddetto chilometro quadrato della carità, che è stato ufficialmente proposto all’Unesco per diventare Patrimonio dell’Umanità (immaginatevi quest’ultima espressione con la voce di Alberto Angela…).

Subito dopo, è stato il turno di Matilde Bernabei, presidente della Lux Vide, la società a cui si devono moltissime fiction su personaggi biblici, Santi e candidati agli altari. Ero pronta a mandare una domanda tramite il numero WhatsApp fornito ai convegnisti, anzi, l’ho inviata appena ha finito di parlare… ma lei è uscita dalla sala!

Incalzata dal mio vicino di posto, con cui avevo condiviso la domanda, sono uscita dietro di lei, ma le stava alle costole anche il postulatore di Enrichetta Beltrame Quattrocchi, determinato a convincerla dell’opportunità di realizzare una miniserie su di lei, anzi, su tutta la sua famiglia (ammetto che non sarebbe un’idea malvagia).

Quando me la sono ritrovata davanti, le ho fatto a mia volta una proposta: realizzare una serie in cui raccontare al grande pubblico come si svolge davvero un processo di beatificazione, ostacoli compresi; in sostanza, una via di mezzo tra Doc – Nelle tue mani e il film (pesantemente critico circa la causa per dichiarare Santa una madre di famiglia non realmente esistita, va detto) L’ora di Religione. Le ho quindi lasciato il mio biglietto da visita, invitandola a cercare qui sul blog il post con le Litanie dei Santi… al cinema e in TV.

Per inseguire la produttrice, mi sono persa l’inizio di un’altra relazione che attendevo con molto interesse: quella del giornalista e scrittore François Vayne, col quale sono entrata in contatto per quanto concerne la Beata EugénieJoubert.

Ascoltando il resto del suo intervento, ho riconosciuto che ho moltissimo da imparare da lui, sia per il metodo di lavoro, sia per riuscire a entrare in comunione con le figure di cui scrivo perché mi va o perché mi vengono proposte dai periodici con cui collaboro.

Prima dell’inizio della sessione pomeridiana, sono riuscita a parlare con lui e con sua moglie Fatima, trovandoli molto cordiali e bendisposti nei miei riguardi. Se passeranno per Milano, spero proprio di riuscire a rivederli.

Delle conclusioni del cardinal Semeraro ho apprezzato decisamente il punto in cui si è lamentato perché l’espressione “santi della porta accanto” viene frequentissimamente applicata a personaggi di cui si aprono le cause, quando invece è il modo con cui papa Francesco definiva la “misura alta della vita cristiana ordinaria” presentata da san Giovanni Paolo II e, quindi, relativa a credenti viventi, non a quelli deceduti, men che meno che siano almeno Servi di Dio.

Il post-convegno ha avuto un ultimo incontro interessante, tra gli scaffali della libreria Ancora di via della Conciliazione: ho visto di persona, dopo aver seguito tante puntate di Verso gli altari su Padre Pio TV in cui è stato ospite, fra Nazario Vasciarelli, vicepostulatore della causa del Servo di Dio fra Modestino da Pietrelcina.

La giornata si è conclusa, per quanto mi riguarda, con una cena insieme a Luigi Accattoli, a sua moglie Maria Luisa e a Ciro Fusco, i quali sono stati i primi a convincermi che avrei dovuto partecipare al convegno. Effettivamente, ora mi sento di pensare che avessero ragione.

 

Ritorno a Santa Maria Maggiore prima di tornare a casa

L’idea di andare a Messa a San Pietro è sfumata dopo la conversazione con la commessa di Vatican Design, ma avevo già un piano di riserva: non entravo a Santa Maria Maggiore dallo scorso 7 settembre, quindi andare lì per celebrare a dovere san Giovanni Paolo II sarebbe stato l’ideale.

La Messa è stata celebrata nella Cappella Paolina, quella con l’icona della Salus Populi Romani, immagine che mi è diventata cara poco prima che papa Francesco le desse una rinnovata popolarità. Naturalmente mi sono fermata anche sulla sua tomba, trovando una sorta di parallelismo con quella del suo confratello gesuita sepolto nel mio Duomo, il cardinal Carlo Maria Martini. Ho anche sostato per qualche istante davanti alla Sacra Culla, che è esposta nella navata destra perché la sua abituale collocazione è in restauro.

Nel bookshop della basilica, i miei propositi di sobrietà sono crollati definitivamente: alle due cartoline che avevo preso al primo colpo si sono aggiunti una serie di ricordini che sono intenzionata a regalare a parenti e amici.

Ho lasciato Roma alle 11.01, ma già durante il viaggio ho ripreso i miei impegni di sempre, ragione per cui non ho abbozzato questo e l’altro post prima di venerdì. Avevo intenzione di pubblicare sabato il primo, ma la notizia dei nuovi Decreti del Dicastero delle Cause dei Santi, i primi dopo la lunga pausa estiva, ha scombinato i miei piani.


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